lunedì , 23 Maggio 2022
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Diabolik: la recensione del film dei Manetti Bros

Diabolik: la recensione del film dei Manetti Bros

Biabolik dei Manetti Bros

Questo ottimo film dei Manetti Bros vuole essere un consapevole e studiato omaggio all’ormai mitico e omonimo fumetto delle sorelle Giussani.

Proprio l’evidente volontà di rispettare l’iconografia dei personaggi e degli ambienti illustrati nel fumetto costituiscono il grande punto di forza – e quindi di debolezza, per chi non gradisce la scelta – di questa pellicola.

Il fatto di prediligere immagini statiche, situazioni con pochi personaggi in scena, la cura maniacale dei dettagli e l’ambientazione stereotipata negli anni Sessanta sono funzionali a immergere lo spettatore nell’immaginario originale del fumetto.

Scelta molto coraggiosa, che non può non essere apprezzata da chi ne ha le scatole piene dei soliti film tutta azione e niente sostanza, e probabilmente anche da chi ama la creatura editoriale concepita dalle sorelle Giussani.

Diabolik dei Manetti Bros: un prodotto tutto italiano che se ne sbatte del mainstream e del politically correct

In questo film è stato prodotto e girato in Italia, con attori tutti italiani. Lo stato immaginario di Clerville nel quale è ambientata l’azione è evidentemente l’immagine patinata dell’Italia degli anni Sessanta, nella quale non c’è traccia di multiculturalismo a prescindere né di politically correct a tutti i costi.

Il focus è tutto sulle ambientazioni del fumetto e sulla necessità di ricreare immagini che possano essere in qualche modo accostate alle vignette nelle quali vengono disegnati i personaggi originali.

Anche la recitazione è stata finalizzata a questo scopo. Molto bravi da questo punto di vista tutti gli attori, in particolare la splendida Miriam Leone, che interpreta Eva Kant. Tanto di cappello anche a Luca Marinelli, che ha egregiamente svolto l’arduo compito di incarnare una leggenda, Diabolik.

Molto curata la fotografia, con un’attenzione costante ai giochi di luce necessari a restituire l’immagine patinata dei personaggi, in particolare gli occhi azzurri dell’inafferrabile Diabolik, in azione nella sua tuta nera attillata.

Altro punto di forza di forza della pellicola è la colonna sonora, curata da Pivio e Aldo De Scalzi, mentre Manuel Agnelli interpreta due canzoni: Le Profondità degli Abissi e Pam Pum Pam.

Biabolik dei Manetti Bros

Diabolik dei Manetti Bros: un film con al centro la relazione uomo-donna e lo scontro tra bene e male

Diabolik, che vive sotto la falsa identità di Walter Dorian, è un uomo d’azione che vive dividendosi tra due donne: da una parte la fedele e succube Elisabeth Gay, dall’altra Eva Kant, femme fatale indipendente e sicura di sé. Due figure agli antipodi, ma sarà la seconda a rimanere a fianco dell’uomo mascherato, alla fine.

Al rapporto di sudditanza esistente tra Walter e Elisabeth, inconsapevole della seconda vita del compagno, subentra la relazione paritaria tra Diabolik ed Eva.

Perché, alla fine, Diabolik senza Eva non riuscirebbe a compiere le sue imprese mirabolanti, mentre Eva, senza Diabolik, sarebbe una donna frustrata alla mercé del primo cialtrone di turno.

Il secondo asse sul quale si muove la storia è lo scontro tra il bene, rappresentato dall’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea), e il male rappresentato dall’inafferrabile ladro mascherato. Forse sarebbe meglio parlare di opposizione tra regole sociali e quelle personali di Diabolik, che è un delinquente, è vero, ma segue un suo preciso codice.

Tra questi due assi si muove un personaggio ambiguo, il vice ministro Giorgio Caron, anch’esso dotato di una doppia vita, che cerca goffamente di sedurre (e ricattare) Eva Kant. Comportamento che ovviamente non gli porterà molta fortuna.

Insomma lo scontro tra bene e male fa alla fine i conti con la realtà di un mondo imperfetto. Da un lato c’è Diabolik, pronto a uccidere a sangue freddo per perseguire i suoi scopi, ma con un suo codice personale al quale non deroga, dall’altro il mondo dell’alta società borghese, che dietro un’apparente perfezione nasconde pochezza e malafede, con un sistema di regole sulle quali lo stesso ispettore Ginko ha molti dubbi.

Diabolik dei Manetti Bros: un ottimo prodotto per intenditori

Insomma, finalmente una storia tradizionale, con pochi personaggi ben caratterizzati, che funziona bene, ma con un’avvertenza: si svolge lentamente. Non aspettatevi azioni al fulmicotone alla James Bond, la scena più movimentata è quella all’inizio della pellicola, che vede Diabolik seminare le forze dell’ordine di Clerville con la sua super-accessoriata Jaguar E-Type.

Una scena che potrebbe creare aspettative errate negli spettatori più giovani o abituati alle pellicole tutta azione, magari fine a sé stessa.

Perché il Diabolik dei Manetti Bros è un prodotto concepito in modo diametralmente opposto: poca azione, tutta finalizzata a riprodurre su video l’immaginario del fumetto.

Un film con una forte personalità, lontano mille miglia da certa brodaglia mainstream che giunge da oltre oceano, alla quale molti, forse troppi, si sono abituati.

Dal momento che questo film di fatto introduce Diabolik, descrivendo l’origine del personaggio, magari si può sperare in un sequel, augurandoci che sia all’altezza di questa pellicola…

Alessandro Marotta

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