domenica , 24 Ottobre 2021
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_Hom1n1Lupus_ gli Arearea CI raccontano

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Consiglio a tutti i miei lettori di  visionare su YouTube alcuni spezzoni della Hofesh Schekter Company o della Batsheva Dance Company: a chi crede  che di danza non interessi nulla, magari perché convinto sia rimasta ferma a lustrini e sdolcinature, potrebbe essere molto utile comprenderne invece la forza energica che, specie all’estero (e come al solito, un ahimè ci sta), ha ormai pervaso corpi e palcoscenici. E perché suggerisco preventivamente questo? Per comprendere, poi, che non serve necessariamente “emigrare” per vedere buona, sana danza altrettanto efficace: basta cogliere le occasioni offerte dagli Arearea, a Udine. Finalmente DANZA. Finalmente energia, comunicazione senza tanta filosofia, senza gesti ripetitivi e ripetuti al parossismo, ma DANZA.Corpi che si offrono generosamente nel movimento continuo, forte, volitivo eppure anche morbido, fluido. Ieri sera, alla terza e penultima replica del nuovissimo lavoro di Roberto Cocconi e Luca Zampar mi sono decisamente tirata su di morale (da addetta ai lavori parlando): stanca di non-danza, stanca di alienazioni in palco ecco presentarsi quattro uomini primitivi e attualissimi allo stesso tempo. Per comprendere di più il lavoro drammaturgico, lo studio profondo che sta dietro ogni ideazione coreografica di questo tipo, vi rimando alla brochure di sala perché questo spettacolo VA VISTO e basta: si spiega da sè, senza parole e intellettualismi eppure non è mai didascalico, nemmeno quando con un sorprendente inserimento di una canzone del Trio Lescano tra tanta musica di autori islandesi e un cross-over tra vari stili contemporanei, 3 degli interpreti motteggiano con ironia incombendo sul quarto a terra, impaurito. Nemmeno quando c’è lotta di conquista. Tutto quello che riguarda i 4 uomini è ancestrale: i loro ritmi, la loro forza fisica, il contatto con la terra-così animalesco, reattivo, istintivo – gli indumenti di Margherita Mattotti  sontuosamente “grezzi”. Invece l’ambientazione scarna, i riflessi metallici dell’inesorabile presenza del Monolite (di  Kubrickiana memoria) rimanda a un Futuro gelido in cui tutto è già deciso: come un Grande Fratello incombente, il Monolite (sapientemente mosso, dall’interno da Emanuele Gereon e con le luci esatte di Claudio Parrino) fa nascere i quattro corpi, li risveglia, li dirige, offre loro stimoli ma anche limiti di spazi. Perché è lì, in quel luogo che si deve
consumare la storia dell’Umana sopravvivenza e sopraffazione (Hobbes voluto e citato).Vorrei parlare anche degli interpreti ma ci vorrebbe un articolo per ciascuno. Li cito perciò  brevemente considerando ogni loro performance ottima: Bernardo Cecioni- il Potente; Roberto Cocconi-l’Elegante; Giovanni Leonarduzzi-il Sorprendente; Luca Zampar-il Vincente…ma non Vittorioso. _Hom1n1Lupus_ coinvolge e cattura anche fisicamente: i subwoofer volutamente potenti, risuonavano anche nei corpi del pubblico a richiamare echi tribali e  innati . _Hom1n1Lupus_ è
come il buon vino: più si avvarrà del tempo, migliore diventerà. Da vedere e riconoscervi la personale Appartenenza al genere umano.

info@arearea.it
lostudio@arearea.it
www.arearea.it

Immagini tratte dal sito della Compagnia Arearea.

Cynthia Gangi

© Riproduzione riservata

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