mercoledì , 19 Maggio 2021
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” Caramelle, panna e dolciumi in scena”

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Sul “Nutcracker” di Matthew Bourne, che ha esordito nel 1992 ad Edimburgo, è già stato detto tutto, sono usciti articoli e critiche, interviste all’autore ecc.ecc…Perciò, che altro aggiungere? Forse il parere di chi l’ha ballato da ragazzina e che, quindi, per tutta la durata dello spettacolo di venerdì sera al Politeama Rossetti, (all’interno della programmazione stagionale del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia) ha canticchiato mentalmente ogni brano, con la memoria intatta da allora? Un’occhiata alla brochure e ,per nulla scandalizzata dalla lettura di Bourne che non ha ambientato il primo atto nella ricca casa di Clara-la protagonista- addobbata per il Natale bensì in un orfanotrofio, mi sono accinta a gustarmi il balletto confortata dai colori kitch ma accoglienti del teatro triestino. Già dall’Overture il corpo di ballo cattura la mia totale simpatia: il brano solitamente lo si ascolta e basta, a sipario chiuso e questo viene rispettato dal coreografo che , però, fa camminare Clara sul proscenio rivolta al pubblico e con la sua mimica già ci permette di capirne il personaggio e il carattere, i sogni. Lo stesso accade per tutti gli altri 15 orfani: l’ingenuo, la piagnucolona, i gemelli ingegnosi e sorridenti, la timida, l’ammiccante (splendido interprete, nel secondo atto, della “danza araba”), i tre forzuti e muscolosi e così via. Bourne, agli esordi, disponendo di pochi ballerini dovette adattare il quadro che prevedeva la presenza di numerosi invitati alla festa natalizia, con questa scelta di ambientazione; da lì il riadattamento anche della seconda parte dello Schiaccianoci: Clara sogna che grazie al pupazzo diventato alto quanto un uomo -ma inquietante per le movenze da manichino da ventriloquo- le mura grigie della camerata si spacchino per trasportarla a Candiesland-il paese dei Dolciumi- dove tutto è effimero e tutti “si assaggiano a vicenda”(forse un po’ troppo reiterato). Dal punto di vista della trama, non c’è altro da raccontare se non che Sugar (la figlia viziata degli avidi direttori dell’orfanotrofio) viene preferita a Clara dallo Schiaccianoci ormai trasformatosi in un bel ragazzone.Alla fine del sogno, però, tutto si coronerà come la protagonista desiderava. C’è moltissimo da dire, invece, della scelta di trasformare le tradizionali Danze delle Nazioni rispettivamente in: Danza Spagnola-Liquirizie(focosi e ironici la ballerina e i 2 partners, abbastanza banale la coreografia); Danza Araba-Berlina alla panna (spassoso e intrigante l’interprete, semplicissima la coreografia); Danza Cinese- le Marshmellow Girls (splendidi costumi stile fine anni ’50) e infine Trepak danza cosacca- i tre motociclisti Gobstopper (caramelle molto amate in America e Inghilterra) perfetti nella mimica un pò da machos e un pò da “rintronati”. Ma per esprimere un parere sulle coreografie direi che Bourne è decisamente bravo nei pezzi di gruppo, dove gli interpreti sono sempre “in parte” anche quando sono posizionati al fondale: tutti diretti con grande attenzione , un ensemble sincrono e perfetto. Mi ha decisamente entusiasmato poco per le parti soliste e del pas des deux del II atto, dalla musica così trascinante verso un trionfo di virtuosismo finale, completamente disatteso; forse, per ciò che ricordavo del mio vissuto, è veramente mancato un pò di pathos. Costumi coloratissimi in contrasto, voluto, con la monocromia del I atto ma anche elganti (per il quadro dei Pattinatori-Valzer dei Fiocchi di neve e per le Marshmellows); scenografia efficacissima sia per le esagerate e distorte dimensioni della camerata dell’orfanotrofio che per la torta gigante di Candiesland, su cui, tra le candeline, erano posizionati i ballerini. Luci ben fatte ma forse un pò ingenue nelle sottolineature dei finali (voluto?). Bravissimi i solisti:
Clara HANNAH VASSALLO
Sugar bambina / La principessa ASHLEY SHAW
Fritz /Menta Forte DOMINIC NORT

A cui aggiungerei gli atletici Gobstopper e i gemelli/amorini di cui, però, non mi sono pervenuti i nomi. Notoriamente Bourne predilige magari ballerini meno tecnici ma più capaci dal punto di vista espressivo e , a mio avviso,l’interprete dello Schiaccianoci apparteneva decisamente a questa tipologia. Teatro quasi pieno, pubblico soddisfatto. Ed anche io.

Cynthia Gangi

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