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“Zent de Gris”, Grizzo riscopre la sua genealogia

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150 metri lineari di carta, 150 metri quadrati di esposizione, una quarantina di famiglie censite: sono questi i numeri della mostra “Zent de Gris. Ricerca sulle origini e sulla storia delle nostre famiglie”, che sarà inaugurata sabato 22 dicembre presso le ex scuole elementari di Grizzo, frazione di Montereale Valcellina. La mostra è frutto del lavoro del circolo culturale “Chei del Talpa – Gris”, associazione che promuove la ricerca storica e le iniziative di recupero storico dell’identità locale. Una raccolta di cognomi e soprannomi che si propone l’obiettivo di dare una identità alle famiglie che hanno abitato la frazione di Grizzo dalla prima metà del ’600 ai giorni nostri, e che costituisce un unicum nel suo genere, almeno per la Provincia di Pordenone, sia per quantità di dati raccolti che per metodo di indagine e ricerca storica adoperati.

Tecnologia e ricerca storica.  Il lavoro che sta alla base di questa mostra affonda le radici nel lontano 1976, quando il gruppo Chei del Talpa, attraverso lo spoglio dei registri parrocchiali, tentò di ricostruire la genealogia dei nuclei familiari della borgata. La ricerca fu interrotta per difficoltà di ordine pratico: allora si compilava tutto a mano, per cui la disorganizzazione nel sistema di raccolta dei dati fu tale da convincere ad interrompere il lavoro intrapreso. Il progetto, però, non fu relegato in una soffitta. In anni recenti, animato dallo spirito di alcuni soci, il gruppo di ricerca ha dato nuova linfa a quell’iniziativa. “Le ricerche d’archivio” – afferma Luigi Alzetta, membro del consiglio direttivo dell’associazione – hanno apportato nuovi risultati che hanno irrobustito quello zoccolo iniziale di lavoro, ma l’aiuto principale è stato fornito dalla tecnologia il cui utilizzo è stato determinante”. Un segno dei tempi che cambiano, evidentemente, con una ricerca, quella attuale, figlia delle potenzialità offerte dagli strumenti informatici. Per unificare e relazionare tra loro i dati raccolti, è stato infatti utilizzato il software di genealogia myheritage. “Il progetto ha richiesto due anni di lavoro” – dichiara soddisfatto Alzetta – ma abbiamo ottenuto ottimi risultati che garantiscono la validità del metodo d’indagine”.

Si è detto dell’ausilio del mezzo informatico, ma non si possono certo trascurare l’importanza e il ruolo primario della ricerca d’archivio. Un binomio inscindibile, quello tra metodo di ricerca tradizionale e apporto tecnologico, che ha permesso all’associazione di uscire dagli angusti confini del primo tentativo di indagine. “Attraverso lo spoglio dei documenti dell’archivio Diocesano di Pordenone, in particolare della sezione notarile e del fondo pergamene “Montereale-Mantica” – continua Alzetta –  si è potuti risalire alle famiglie del Seicento e, in alcuni casi, avere notizie dei nuclei familiari che abitavano a Grizzo nella prima metà del ’400”. Per risalire ai rami alti degli stemmi genealogici è stato fornito un valido aiuto dalle messe di suffragio, ovvero i lasciti alla chiesa dai quali si evincono preziosi dati anagrafici sulle persone defunte. La mostra, oltre alla riproposizione dei grandi alberi genealogici, è stata arricchita con foto di gruppi familiari d’epoca risalenti a fine ’800 e ai primi decenni del ’900. È corredata, inoltre, da importanti documenti d’archivio relativi a nuclei familiari di Grizzo.

Interessante è la questione del soprannome; in alcuni casi esso diviene cognome vero e proprio e va a sostituire l’originale. Altrettanto degno di nota è il fatto che a Grizzo la maggior parte dei soprannomi di famiglia siano derivati dal nome della moglie. La nuova famiglia che si veniva a formare dall’unione di marito e moglie manteneva il cognome paterno, con l’aggiunta del soprannome riferito alla moglie. Ad esempio, l’attestazione del cognome Alzetta Boschian risale al 1799, quando Alzetta Francesco “Fabbro” sposa Orsola Boschian; Borghese Carulin risale al 1842, quando Borghese Pietro sposa Carolina Vincini da Venezia. Seguono, per occorrenza, i soprannomi derivati dal nome di persona: de Piere, Pieron, Matiu, Nanon, Dore (Isidoro), Checut, Seschet (Ceschet, da Franceschetto), Pascal (da Pasquale), Taviu (da Ottavio). Infine, ci sono i soprannomi derivanti dal mestiere di famiglia: Baccalà trae origine dal mestiere di battere il baccalà svolto a Venezia, Ferassa dal fatto che la famiglia possedeva una fucina per la battitura del ferro, Burat e Buratut dal mestiere di buratto, che si occupava della vagliatura del grano per toglierne le impurità.

Un lavoro corale. “Sicuramente la ricerca costituisce un punto d’approdo” – conclude Alzetta –. La mostra espone le risultanze degli ultimi due anni di lavoro, e non deve ritenersi un punto fermo, bensì  un punto di partenza per nuove iniziative che abbiamo in cantiere”. Nell’organizzazione di questa mostra si è rivelato fondamentale il lavoro di gruppo. Accanto all’attività di documentazione vera e propria, l’associazione ha coinvolto a vario titolo diverse persone: c’è chi ha fornito un prezioso contributo alla realizzazione degli allestimenti, chi si è occupato del lavoro fotografico e della stampa, chi si è sobbarcato problemi organizzativi  e logistici.

C’è molta attesa da parte dei residenti e non solo per questa mostra. Animati dal desiderio di scoprire origini e discendenze, non resta che darsi appuntamento sabato 22 dicembre alle ore 16.00 presso le ex scuole elementari di Grizzo, dove a presenziare la cerimonia di apertura della mostra ci sarà Pier Carlo Begotti. Studioso di lingua friulana e docente universitario, Begotti ha ricoperto numerosi incarichi: è stato Presidente del Consorzio Centri Friûl Lenghe 2000 (2002-2005) e dell’Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane (2005-2006), direttore di “Strolic Furlan” (1994-2002) e di “Sot la Nape” (2002-2005); è Vicepresidente della Società Filologica Friulana (2001), membro dell’Accademia San Marco di Pordenone (2001) e ricercatore nell’ambito del gruppo di lavoro LINMITER (Terminologia delle Lingue Latine Minori) della Unione Latina (Parigi).

Vito Digiorgio

About Vito Digiorgio

Vito Digiorgio
Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

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