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“La rosa nel piatto” Pordenone, Museo Civico d’Arte Ricchieri, 25 settembre 2013 ore 17.30

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Nel contesto della mostra di incisioni “Le Rose del Redouté” dedicata appunto a Pierre-Joseph Redouté considerato un’autorità nel campo della riproduzione iconografica delle rose, allestita fino al 30 novembre presso il Museo Civico d’Arte di Pordenone, non poteva mancare un approfondimento sul tema dedicato alla secolare tradizione della Ceramica Galvani dove la rosa domina come motivo decorativo accanto al noto “Galletto” che contrassegna il celebre marchio pordenonese.
Se ne parlerà, mercoledì 25 settembre alle ore 17.30, a Palazzo Ricchieri, sede della mostra in Corso Vittorio Emanuele. Interverranno esperti e appassionati cultori della ceramica Galvani: Paola Pavan, che recentemente ha pubblicato per le edizioni Biblioteca dell’Immagine uno studio sulla “Vita di fabbrica” che mette in luce l’attività di tante abili mani femminili intente alla decorazione floreale, Vincenzo Sogaro, appassionato collezionista e cultore della materia, accompagnati da Annalisa Marini, presidente della Compagnia delle Rose e per il Museo da Isabella Reale. Per l’occasione saranno esposti anche alcuni disegni e oggetti in ceramica appartenenti al ricchissimo archivio Galvani conservato presso i depositi del Museo civico d’arte Seguirà quindi una visita guidata alla mostra stessa.
Il decoro “alla rosa” è un motivo decorativo di gusto popolare che appartiene alla più vasta famiglia delle decorazioni floreali. Fu largamente impiegato, su scala quasi industriale, a partire dal XVIII secolo, in tutte le aree “ceramiche” italiane. In particolare Liguria (Albisola e Savona), Lombardia (Milano e Lodi), Emilia (Bologna e Faenza), Marche e Umbria (Pesaro e Deruta), Veneto (Bassano, Este e Treviso), Campania (Vietri), Sicilia (Caltagirone). La decorazione antica (secolo XVIII) pesarese è una delle più famose. Le prime produzioni sono accurate, quasi calligrafiche e degne di un illustratore botanico. Tale decorazione, grazie alla fortuna e diffusione del gusto Rococò ebbe grande successo anche in altri paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia).
La qualità della decorazione scade man mano che la produzione si rivolge anche agli acquirenti meno facoltosi. Per evidenti motivi di costo infatti il decoro non è più eseguito a mano libera con l’ausilio di zaffere, ma utilizzando cartoni e mascherine, che riducevano il tempo di decorazione a un minuto circa.
Il decoro utilizzato dalla Galvani deriva direttamente da quello in uso nelle aree venete. La prima produzione della Galvani, nei primi decenni dell’Ottocento, è di bassa qualità dal punto di vista dell’esecuzione pittorica perché destinata al mercato locale, limitato al territorio friulano e ad acquirenti con poca capacità di spesa. Le ceramiche d’uso (piatti, brocche, tazze) venivano vendute nei mercati, da venditori ambulanti, in quanto i negozi di stoviglie o di oggetti d’arredamento ancora non esistevano. La rosa e gli altri fiori sono realizzati con tratti svelti e poco accurati, ottenendo, peraltro, un effetto a mezza via tra naif e stilizzazione. La Galvani utilizzò il decoro dalle origini (la fabbrica nacque nel 1811) sino alla fine della produzione, intorno al 1973.
Più correttamente si tratta di una “decoro a grandi fiori policromi”, perché la rosa è, in prevalenza, accompagnata da altri fiori . Il decoro fu rivisitato e rilanciato negli anni Trenta, anche per rispondere alle esigenze di un mercato locale più abbiente e internazionale. Nascono così le famose decorazioni denominate dalla sigla R.A. (rustico antico), R.M. (rustico moderno) e T.F. (tutto fiori). I colori sono vivaci e contrastanti, e il rosso delle rose ha una tonalità particolare, detta “rosso Galvani”. Gli esemplari di maggior qualità tecnica sono quelli T.F. (l’intera superficie è coperta da fiori,
senza soluzione di continuità) e quelli su fondo colorato (giallo e verde i più frequenti). E’ necessaria una grande abilità per ottenere la sovrapposizione dei colori senza macchie o sbavature.
La rosa è utilizzata anche nella decorazione all’aerografo degli anni Trenta (sia come soggetto principale sia come contorno), con raffigurazioni “sintetiche” di sapore futurista: con questa lunga tradizione alle spalle, nell’immaginario collettivo la produzione Galvani si identifica con il decoro alla “rosa”.

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