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D_I_O_GENE Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 14 apr fino al 15 mag

D_I_O_GENE Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 14 apr fino al 15 mag

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Museo Archeologico Nazionale di NapoliGiovedì 14 aprile 2016 ore 17
Luigi Auriemma“D_I_O_GENE”mostra a cura di Marco De Gemmis e Patrizia Di Maggio

Abbiamo invitato Luigi Auriemma, la cui arte è da sempre caratterizzata dalla compresenza di immagine e parola, a intraprendere un confronto con il Doriforo, tradizionalmente ritenuto canone policleteo fatto statua. Sapevamo che con questa celebre opera, rinvenuta nella “Palestra Sannitica” di Pompei quasi allo scadere del ‘700, l’artista
avrebbe potuto entrare in sintonia per avviare una delle sue ricerche, inanellando una catena di riflessioni e connessioni e pertinenti ma talvolta inattesi passaggi per ambiti diversi del sapere. Gli anelli hanno dato corpo a queste opere che si vedono in mostra, accomunate da un’intenzione formale di geometrica purezza che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda della geometria già insita nella statua ispiratrice e in tutti i contenuti da essa chiamati in causa e nei ragionamenti e suggestioni affiorati nel corso dell’indagine.

Così Luigi Auriemma: “D_I_O_GENE è una sigla che deriva dai titoli delle opere e da quello che rappresentano: ‘DIO, GENE’; ‘DI Origine GENEtica’ e ‘Doriforo Ieri OGgi E Nell’Eternità’. Per questo motivo la parola DIOGENE è frammentata da trattini. In questo progetto, del Diogene filosofo troviamo i concetti di essenzialità, di libertà di parola e di ricerca dell’uomo. La figura del filosofo è marginale, quasi inesistente in questo progetto. È importante la parola Diogene, non il suo significato; il contenitore, non il contenuto, per la sua capacità di includere altre parole. Nell’istallazione centrale utilizzo la parola di Policleto nota dai frammenti riportati dalle fonti; nel secondo lavoro, composto da quattro pannelli, utilizzo la parola che si ispira all’uomo (nella sua totalità), rappresentato con la forma delle molecole, delle basi azotate, delle eliche del DNA; nell’ultimo lavoro le parole si confrontano con la silhouette specchiante del Doriforo. I materiali utilizzati sono vetri con parole e forme riflettenti, che creano un dialogo, uno scambio di rimandi, informazioni ed emozioni tra specchio, forme e trasparenze, tra l’opera e l’osservatore.”

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