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Alice e Peter: un film che utilizza i classici per i ragazzi per raccontare una storia  con poca magia

Alice e Peter: un film che utilizza i classici per i ragazzi per raccontare una storia con poca magia

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Alice e Peter

 

Rose (Angelina Jolie) e Jack Littleton (David Oyelowo) sono una improbabile coppia nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana: lei bianca di alta estrazione sociale, lui nero di umili origini, per di più dall’oscuro passato.

I due hanno tre figli, Peter, Alice (Keira Chansa) e David (Jordan A. Nash), che trascorrono un’esistenza spensierata nella tranquilla magione di famiglia, immersa nel verde e nella natura, nella quale i tre rampolli amano perdersi nei loro giochi fantasiosi.

Tutto sembra andare nei migliori dei modi, ma il dramma è dietro l’angolo, e la felice famigliola si trova a dovere affrontare un terribile lutto e fare i conti con il passato di Jack.

Ognuno cercherà di affrontare la situazione al meglio delle sue possibilità, cercando il proprio (precario) equilibrio tra mondo reale e realtà immaginata.

Una storia che mescola forzatamente elementi di Alice nel Paese delle Meraviglie e Peter Pan

Nel racconto si ritrovano i personaggi di entrambi i classici della letteratura per ragazzi: il Coniglio Bianco, il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori, la Regina Bianca, i Bimbi Sperduti, Capitan Uncino, il Coccodrillo.

Il problema è che tutti questi elementi paiono essere messi lì alla rinfusa, ben riconoscibili all’interno di un racconto nel quale sembrano però essere dei semplici ornamenti.

Detta con altre parole, le storie dei due classici non si mescolano in modo armonioso nel film, la cui narrazione sembra più che altro sfruttare i miti a loro associati per rendere attrattiva una vicenda di per sé non molto coinvolgente.

Anche gli effetti speciali lasciano alquanto a desiderare, e non basta l’ennesima presenza di Angiolina Jolie in costume e parruccone per regalare un po’ di magia a questo film.

Alice e Peter: quando il politically correct fa più danni che altro

Anche se stiamo parlando di un film fantasy, fa veramente sorridere l’immagine della Londra dell’età vittoriana che ci viene presentata, nella quale vive una società armoniosamente multietnica, come il politically correct ormai impone, ignorando bellamente la realtà storica. Sarebbe stato meglio ambientare la vicenda in un contesto astorico e atemporale.

Il film cerca goffamente di ignorare il razzismo imperante nell’Ottocento britannico, spostando il conflitto nella lotta di classe, contrapponendo non bianchi contro neri, ma ricchi contro poveri, e buoni contro malviventi.

I confini tra realtà e fantasia sono del resto molto labili in tutta la narrazione, e anzi è proprio il continuo giocare sui loro confini il carattere distintivo di questo film.

Peccato che questo gioco alla fine stufa, lasciando lo spettatore perso in una fumosa indeterminatezza, mentre l’arco narrativo dei personaggi si perde per strada, in una indefinita regione sperduta tra il mondo reale, l’Isola del Tesoro e il Paese delle Meraviglie.

Alice e Peter: un’occasione mancata

Questo film era stato annunciato come una sorta di prequel dei due personaggi protagonisti dei rispettivi classici per ragazzi. Una idea interessante e originale, che però si è persa per strada.

Questa pellicola è una semplice storia in costume che utilizza gli stereotipi creati da Alice nel Paese delle Meraviglie e Peter Pan, priva di spunti originali e che si trascina stancamente per un’ora e mezza.

Certo, per chi è di bocca buona e magari vuole guardare un film fantasy di poche pretese in famiglia magari può andare bene lo stesso. Chi si contenta gode.

 

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Alessandro Marotta

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