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Alessandro Haber e Bandini, grande spettacolo al Palamostre

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Martedì 25 febbraio 2014 Palamostre di Udine The fool on the hill
Alessandro Haber , quartetto Savinio e Giampaolo Bandini

Ieri sera eravamo in pochi intimi (un centinaio di persone) a curiosare tra gli arrangiamenti insoliti del quartetto d’archi e dalla formidabile chitarra di Bandini. Un sottofondo quasi onirico che sicuramente i
Beatles avrebbero mai e poi mai pensato che viole e violini potessero così bene interpretare .Ottimi .
Bravissimi questi Savinio .I “fab four” così non si erano mai sentiti .
La storia ,narrata sul palco da Alessandro Haber ,andava di pari passo con la musica :il pensiero visionario di quell’uomo che da fan sfegatato di John Lennon e soci diventerà poi il killer del proprio mito .Mark Chapman passa, attraverso la voce del protagonista, da amore sfegatato per la nuova musica che viene da Liverpool , all’odio estremo che nasce dal sentire che col passare del tempo il successo , ed il denaro che ne consegue , porta il proprio astro nascente a perdere per strada gli ideali i sogni in cui il pubblico, in partenza , si identificava.
Il grosso rischio, da sempre, di ogni artista:perdere i propri fan dopo che anni e anni di carriera avevano creato la base su cui fondare un succeso da consacrare nel tempo ,a causa forse della perdita di contatto con la realtà che spesso si rischia quando la gloria diventa fine a se stessa, il personaggio creato vive solo di aparenze dopo aver lasciato evaporare i contenuti. é qui che il protagonista allora si pone di fronte al dubbio :amare così tanto John Lennon lo autorizza ad ucciderlo dando ascolto alle voci interiori del maligno che gli suggerisce che lui non può continuare così tradendo quei propositi che lo avavano lanciato lungo la sua carrierra musicale ? Il killer a questo punto , gli fa il favore di interompere un eventuale peggioramento regalandogli con la morte la gloria eterna agli occhi del mondo ?
Haber iterpreta cosi bene il folle ,sul palco, che credo proprio che la cosa gli venga fin tropo naturale. Da sempre ha vestito i panni ,sul piccolo e sul grande schermo, dello psiocopatico o del disadattato o quanto meno esaurito e sinceramente ho sempre apprezzato tutti questi ruoli , ma ieri sera mi sentivo anch’io un pò Mark Chapman (anche se non esco mai con un revolver in tasca).Anche a me si è rotto l’incantesimo. L’impegno dell’attore per sintonizzarsi con il pubblico in sala e stato veramente minimo .
Poteva almeno imparare la parte a memoria ,anzichè leggerla . Evitare di fumare sul palco mentre i musicisti suonavano con quel tale impegno .Avere un pò più attenzione per quei poveri spettatori (anche se tropo pochi ed immagino la delusione degli artisti) che magari in quell’ora di spettacolo potevano vedere un interprete un filino più consapevole e meno superficiale , quasi ansioso di terminare il compitino alla svelta.
Comunque non avrei sparato,sono pacifista.

Pensateci e pensatemi Al. GA.

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