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Borderwine 2021: viaggio multiculturale verso il vino naturale

Si è svolta a Udine, domenica 25 e lunedi 26 luglio, la manifestazione sul vino naturale “Borderwine” all’interno dei giardini del cinema Visionario tra le ore 18 e le ore 23 .
Una manifestazione accogliente e genuina, multiculturale, dove i confini sono solo quelli sulle cartine, uniti tutti da un unico credo: il vino naturale.
Secondo questa direzione si è tenuto l’ evento che raccoglie insieme a musica e buon cibo, preparato dalla storica Osteria Pieri Mortadele, 30 produttori di vino. Per citarne alcuni Radikon, Harkamp, Vignai da Duline, Rocco di Carpeneto e molti altri provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dall’Italia, dall’Austria e dalla Slovenia che troverete all’interno del sito dell’associazione organizzatrice, www.borderwine.eu .
Durante la rassegna, la domenica, si sono potute apprezzare la performance illustrativa del duo friulano Francesco Scallettaris e Gio Di Qual, sulla nascita dei vini naturali nel beaujolais: Jules Chauvet, per poi continuare con un approfondimento sulla macerazione della luce nel Collio-Brda chiamata: l’anima del vino è nelle bucce, a cura di Gaetano Saccoccio. A conclusione, nella giornata di lunedì, la sorpresa di un’eccezionale masterclass su uno dei vitigni a bacca bianca, punta di diamante della regione: sua maestà la Vitovska.
Un tripudio di raffinatezza, fatta di vini biologici, da meditazione o anche di freschezza e di incredibile impatto. La qualità fa da padrone, insieme a vignaioli che hanno spiegato con passione come cercano di valorizzare il proprio territorio ed i propri collaboratori, perché ogni vignaiolo che si rispetti è geloso delle proprie viti e fa mettere mano a queste solo a persone fidate e di esperienza, inoltre grazie ai loro racconti si capisce quanto sudore e quanti sacrifici si devono fare in questo mestiere, che è il mondo della produzione del vino naturale.
Grazie a questa manifestazione possiamo prenderci il tempo per capire che dietro ad ogni bottiglia di vino c’è un racconto, fatto di uomini, di lavoro e di storia del territorio, basta solo fermarsi un attimo a scambiare due parole con chi il vino lo produce, perché il vino non bisogna solo berlo, ma anche viverlo.
Filippo Frongillo
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