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Azienda agricola ELIO: l’esperienza di Franco Venica e l’appassionante cultura di Alberto Tomasin

Azienda agricola ELIO: l’esperienza di Franco Venica e l’appassionante cultura di Alberto Tomasin

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Questa settimana vi portiamo nella cantina Elio con Alberto Tomasin e suo zio Franco Venica, a Cividale del Friuli in via Premariacco 104. Ci accolgono subito con grande gentilezza, genuina, di cuore, con la loro spontaneità e semplicità davvero unica. L’azienda è immersa tra i loro vigneti, circondata da case ed altri vigneti, un posto che dà la sensazione di essere familiare, come quando vai a trovare lo zio o il cugino che vivono in campagna. Si rispecchiano molto nei loro vini e secondo me specialmente nel loro Friulano, che risulta fresco, piacevole e di facile beva.

Alle domande ci risponde Alberto, un ragazzo molto giovane, ma appassionato e molto competente.

Qual è la storia della cantina?

La nostra è una piccola realtà a conduzione familiare, l’azienda esiste da sempre perché mio nonno, il mio bisnonno e  anche le generazioni precedenti, hanno sempre prodotto vino. Ovviamente una volta era una produzione di vino sfuso, vendevamo ad alcune osterie e il resto si usava per il consumo familiare. Con gli anni ci siamo pian piano avvicinati sempre di più all’imbottigliamento, poi dal 2015 siamo passati alla gestione biologica del Vigneto e quindi ci siamo orientati sempre di più verso la bottiglia, facendo meno sfuso. Durante il lockdown però è incrementato l’uso delle bag-in-box, dato che è più comodo rispetto alla dama di vetro in cui bisogna travasare.

Siamo passati da un imbottigliamento casalingo nel 2010, al primo imbottigliamento serio nel 2014 e poi siamo usciti con il Brand Elio nel 2017/18, così siamo passati dal nome di mio zio al nome di mio nonno, quindi il nome sull’etichetta è passato da Venica ad Elio.

Da cosa nasce la tua passione per il mondo vitivinicolo?

Sono di Cervignano e vivo in quella zona, praticamente tutti i weekend fino da quando ero piccolo, venivo a Cividale a trovare i nonni e lo zio, con mia madre e mio fratello. Da sempre ho dato una mano a fare i lavoretti in campagna e così sono diventato praticamente un uomo da vigna. Da qui è nata la mia passione, ho voluto da sempre andare all’agraria e poi sono andato all’università finendo la triennale di enologia e adesso sto finendo la magistrale.

Per ora causa aspetti tecnici, sto gestendo la parte della cantina, anche se per me la vera passione è stare in mezzo alla campagna, gestire le piante e vedere come lavora il vigneto.

Mi ricordo che quando ero piccolo, facevamo la pigiatura con i torchi di legno assieme a mio nonno, ho anche una foto che raffigura quel momento in cui pestavamo addirittura l’uva con i piedi e infine la lavoravamo col Torchio. Per ora usiamo ancora il torchio in legno, ma con le dovute attenzioni, ovviamente senza esagerare con la forza.

Qual è la filosofia della cantina?

Noi Innanzitutto produciamo il vino per il nostro consumo interno, poi ultimamente la produzione si è allargata e quindi vendiamo l’eccesso.

Il nostro focus sul vino è la semplicità assoluta, cercando di lavorare bene in campagna, per poi avere un ottimo prodotto da lavorare in cantina. Ci piace anche un po’ sperimentare e abbiamo delle varie prove un po’ in barrique, un po’ con degli affinamenti più lunghi su cui stiamo lavorando, ma puntiamo soprattutto sul biologico e addirittura cerchiamo di avvicinarci al biodinamico, anche se per ora non siamo pronti.

Il biodinamico è quasi una filosofia, un mondo a parte che ha molte valenze scientifiche e altre peculiarità diciamo legate alla tradizione.

Qual è il prodotto di punta della vostra cantina?

Il nostro prodotto di punta, forse quello più accattivante è il rosso Rubest. Il nome è stato scelto da una parola derivante dal celtico, la quale voleva dire vento freddo proveniente dall’est. Questo vento che si chiama Bora è una componente fondamentale del territorio,  che dà la sua impronta a quest’uvaggio di antichi cloni di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, insieme a del Carmenere, che viene affinato esclusivamente in acciaio. Abbiamo pure una versione che fa un passaggio in legno che si chiama FIAR. Un altro nostro prodotto di punta è sicuramente il Friulano, soprattutto per la storia che è legata a questo territorio, assieme al Rosato fermo che produciamo da oltre 40 anni che è abbastanza inusuale dato la tradizione regionale sul Rosè.

Come vedi il mondo del vino In questo momento e che posto ha il vino friulano al suo interno?

Vedo bene il mondo del vino, in questo momento c’è un interesse crescente da parte dei giovani e ovviamente questa è una bella cosa. In Italia abbiamo una grande tradizione vinicola e quindi è giusto mantenerla ed alimentarla.

Il Friuli nonostante abbia delle buone potenzialità, lo vedo ora un po’ in disparte, dato che non abbiamo grossi numeri e non c’è una grande cooperazione, che secondo me è una delle peggiori cose. Abbiamo tante piccole realtà e se queste non fanno numero aggregandosi, almeno su qualche linea bisognerebbe cooperare.

Una delle peculiarità del Friuli è avere tante varietà di vitigno, in un’azienda come la mia che produce circa 10.000 bottiglie all’anno, abbiamo tante tipologie di vino a livello di varietale e da una parte questo può essere un pregio, ma può succedere data l’ampia scelta e la poca disponibilità che alcuni tipi di vino vadano esauriti quasi subito.

Secondo me c’è la difficoltà a creare un prodotto di punta che faccia da porta bandiera,  anche se le nuove generazioni sono un po’ più propense a lavorare insieme rispetto a quelle precedenti. C’è da lavorare, ma sicuramente in futuro si potrà fare qualcosa di buono.

Come ti vedi tu e la tua cantina Tra 10 anni?

Io mi vedo qua a lavorare in cantina, anche se adesso non abbiamo troppo spazio disponibile, l’obiettivo è di far crescere la cantina. Abbiamo anche qualche collaboratore, di qualche azienda agricola con cui facciamo un po’ di scambio di manodopera, poi c’è qualche parente che ci dà una mano per la raccolta dato che vendemmiamo ancora tutto a mano, anche se è più faticoso questa è la via che abbiamo scelto .

Spero che l’azienda abbia una crescita esponenziale e noi puntiamo ad un livello medio alto, dato che stiamo lavorando molto per ottenerlo, sia in campagna, che in cantina.

Cosa ne pensi dell’enoturismo?

Noi attualmente facciamo enoturismo e siamo molto contenti di farlo. Facciamo anche un po’ di frasca e siamo iscritti alla strada del vino e dei Sapori, poi sono anche nel circuito delle cantine aperte, dei vigneti aperti, calici di stelle, eccetera.

Siamo sempre contenti di fare accoglienza in cantina, di raccontare e spiegare il nostro prodotto. Vediamo che c’è un bel riscontro, poi da poco è stata legiferata la legge sull’enoturismo e siamo spesso la tappa di vacanze organizzate.

Manca però la valorizzazione del territorio e le infrastrutture per offrire meglio questo servizio, dato che il territorio non è molto grande, però è fatto di tantissime piccole realtà, che magari si visitano in giornata e quindi sarebbe bello organizzare dei tour che comprendano tutto il Friuli .

Filippo Frongillo

©Riproduzione riservata

 

 

About Filippo Frongillo

Grande appassionato di vino e gastronomia, sente la missione di raccontare e valorizzare le aziende e i prodotti del Friuli Venezia Giulia dopo aver vissuto 5 anni in Trentino-Alto Adige.

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