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Pordenone: appuntamento con la storia

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Mercoledì 16 dicembre presso la Sala conferenze della Biblioteca Civica di Pordenone si è svolto il primo di una serie di appuntamenti riguardanti la storia. L’incontro, dal titolo 1453-1683. Da Costantinopoli a Vienna: Pordenone nel secolare conflitto tra la Serenissima e la Sublime Porta, è stato condotto dallo studioso Roberto Gargiulo, autore di diversi volumi tra cui La battaglia di Lepanto (2004), Mamma li turchi (2006), L’ultima vittoria di Napoleone (2009).

Scopo dell’incontro è stato quello di ricostruire il ruolo avuto dalla cittadina pordenonese nello scenario dei grandi eventi a cavallo tra la caduta di Costantinopoli (1453) e l’assedio di Vienna (1683). Gargiulo è partito dal presupposto che spesso tendiamo ad appiattire sotto la definizione generica di turchi un mondo estremamente complesso e articolato. Gli ottomani sono una popolazione musulmana, ma rappresentano una realtà specifica all’interno del mondo islamico. Discendenti dalle tribù nomadi turco-mongole che all’inizio dell’XI secolo sono migrate progressivamente verso l’Anatolia, devono il loro nome ad Osman I, fondatore della dinastia degli Osmani. Due sono i fattori che permettono a queste tribù una rapida conquista dell’Impero bizantino: le grandi doti militari e la capacità di assimilare tecniche di combattimento e modelli dal nemico vinto. Uniti ad una notevole capacità di equilibrio politico questi elementi determinano una preponderanza militare schiacciante nei confronti delle forze dell’occidente cristiano.

Il punto di partenza per la narrazione dei fatti storici è il 1453, anno della presa di Costantinopoli, evento che sancisce una stabile presenza ottomana nell’Europa balcanica. L’autore dell’impresa, Mehmet II, si pone l’obiettivo di cogliere l’eredità dell’Impero bizantino, ponendosi a cavallo tra Oriente e Occidente. Istanbul (in turco significa “città nuova”) è una sorta di rifondazione che non vuole rinnegare la tradizione storica ma reinterpretarla. Fin da subito è chiaro quali siano gli obiettivi strategici dell’espansione: Roma e Vienna, le due capitali del mondo cristiano. Elemento caratterizzante della storia ottomana sarà la costante militare nella vita sociale, che porterà spesso i militari a gestire una parte del potere reale in mancanza di una figura politica (sultano) di riferimento. Nel ’500 il Mediterraneo diviene un “lago musulmano” e la potenza terrestre, quantitativamente superiore a qualsiasi forza cristiana, si avvale dell’apporto di milizie ausiliarie degli stati di recente assoggettati.

Le tattiche belliche sono versatili, ma la principale è il logoramento dell’avversario attraverso razzie, incursioni, depredazioni. Gli akingi, razziatori di professione, sono arruolati nei territori balcanici di recente conquista (macedoni, greci, albanesi). Sono dei predoni, compiono razzie, distruggono i raccolti, rapinano e soprattutto sono armati alla leggera, il che consente loro di muoversi agilmente sul territorio. La pratica degli ottomani di decapitare il nemico deriva loro dalla credenza animista, tipica delle tribù delle steppe, dell’effusione del sangue per estinguere l’animo del nemico. Il Cinquecento, ribattezzato dagli spagnoli il siglo de oro, è anche un secolo di violenza generalizzata, di guerra continua. Se da un lato la violenza è un tratto caratterizzante dell’espansione politica, gli ottomani non esitano a stipulare tregue col nemico all’unico scopo di prendere tempo e preparare la nuova offensiva. La pragmatica dell’azione politica, commenta lo storico, è qualcosa che va bel oltre gli ideali: emblematico è l’atteggiamento di Venezia con la Sublime Porta, che ondeggia tra rapporti commerciali e stato di conflitto.

Tre sono le incursioni che i turchi mettono in atto. La prima, nel 1472, che costituisce essenzialmente una puntata esplorativa, conduce circa 15 mila ottomani a 3 miglia di distanza da Udine. Venezia riesce ad approntare in questa circostanza il sistema difensivo. Nel 1477 una nuova orda ottomana irrompe sull’Isonzo, mettendo in atto razzie, saccheggi, incendi. Pordenone, che costituisce un corpus separatus, data la sua natura di feudo imperiale all’interno dei possedimenti veneziani di terraferma, viene risparmiata perché gode di un ottimo sistema difensivo. In linea teorica i cittadini di Pordenone avrebbero dovuto godere dell’immunità, essendo la Casa d’Austria in rapporti di alleanza con il governo ottomano. Ma si trattava, come detto, di alleanze mascherate da reali opportunità politiche. Nel 1499 i turchi avviano un’incursione strutturata, spingendosi nei territori tra Tagliamento e Livenza, provocando danni incalcolabili sul territorio. Si segnala nella

difesa di Pordenone Jacopo di Porcia, figura di nobile letterato, che riesce ad allertare la popolazione dell’offensiva turca. Ben altra sorte tocca agli abitanti di Aviano, che rifugiatisi nel castello, vengono raggiunti e passati per le armi. Migliaia di prigionieri vengono condotti verso l’Isonzo e arruolati nelle milizie scelte ottomane.

Ma i pordenonesi diverranno protagonisti in fatti militari successivi, nella battaglia di Lepanto, nell’assedio di Candia e nell’assedio alla città di Vienna. Nel 1538 il feudo pordenonese passa nelle mani della Serenissima: inizia per la cittadina un secolo di fioritura artistica e di ripresa economica, sotto il manto protettore di famiglie come i Mantica e i Richieri. Nella battaglia di Lepanto (1571) vi sono molti pordenonesi in una galera veneziana allestita nella battaglia tra lega cristiana e flotta ottomana. Il nobile Silvio da Porcia, comandante della fanteria veneziana, è una delle glorie pordenonesi che si distingue a Lepanto. A seguito della presa di Candia nel 1669, i turchi tentano l’assedio alla città di Vienna nel 1683 predisponendo un esercito di 150 mila uomini. Proprio quando per la capitale austriaca sta per capitolare, irrompe sulla scena Padre Marco d’Aviano, al secolo Domenico Cristofori, grande figura di predicatore e abile diplomatico, che riuscirà a recuperare un’unità di intenti nel campo cristiano e a dare slancio alla controffensiva. Lo scontro, conclusosi con la vittoria cristiana e il ripiegamento delle forze ottomane, sancirà la fine delle velleità turche sulla città di Vienna.

In questo primo incontro lo studioso ha dunque ripercorso le vicende di Pordenone nei secoli che vedono affermarsi la potenza politica ottomana, sottolineando la particolare posizione della cittadina prima come feudo imperiale e poi come possedimento veneziano. I prossimi appuntamenti con la storia di Pordenone, curati sempre da Gargiulo, sono: 15 aprile 1809. Il combattimento di Pordenone: la grande armata di Napoleone sul Noncello (23 maggio) e Il sogno di una nuova patria. I pordenonesi nel Risorgimento italianao (30 maggio).

Vito Digiorgio

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About Vito Digiorgio

Vito Digiorgio
Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

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