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“Niente di nuovo infine”, intervista con l’autore

Marhian Bissila, nato in mezzo alla foresta tropicale nella Repubblica del Congo è docente di diritto di cittadinanza attiva che funge talvolta da interprete – traduttore con la figura di mediatore culturale. Dirigente sindacale presso la Cisl di Udine, è co-presidente dell’Anolf-Cisl nonché legale rappresentante dell’Ust-Cisl di Udine e bassa friulana al Consiglio Territoriale per l’Immigrazione della provincia di Udine. E’ anche presidente fondatore dell’Associazione Congo Brazzà-Friuli che fa da capo all’associazione dei parlamentari Italia-Congo di cui è presidente l’onorevole Jean Léonard Touadi, candidato capolista PD alle elezioni regione del Lazio.

Ecco la presentazione del suo libro ai lettori del discorso.it

Partiamo dal titolo: Niente di nuovo infine.

Il titolo può essere spiegato osservando la copertina: un ragazzo africano con le mani sulla testa, disperato e infelice. Per interpretarlo attraverso un esempio: è come un atleta che partecipa a una corsa, arriva al traguardo e si rende conto che alla fine non c è niente. In una nota introduttiva specifico che questo libro non è un autobiografia, non è un’accusa né una denuncia; il protagonista non ha un nome e le sue vicissitudini sono un collage di diverse esperienze tra cui la mia. Molte esperienze, vissute da diverse persone e interpretate da un unico soggetto, il quale non avendo un nome può personificare chiunque si riconosca in lui.

Una storia molto comune, l’abbandono del proprio paese.

È la storia di un ragazzo, nato e vissuto nella Repubblica del Congo (nota anche come Congo-Brazzaville) nel cuore dell’Africa, tra la foresta equatoriale. Orfano di padre morto in guerra, il giovane si vede costretto a partire poiché nel suo paese non c’è meritocrazia, la corruzione è altissima e, nonostante il ragazzo sia laureato in Management non riesce a trovare un impiego nella sua città. Il governo e la società non forniscono sbocchi occupazionali e posizioni importanti per chi è privo di fama, per chi non ha un nome. Decide quindi di partire e cercare fortuna altrove.

Quali sono le difficoltà del viaggio?

Il protagonista intraprende il primo viaggio con altri due ragazzi, Dibulumanzenguele e Youda, l’obiettivo è arrivare in Libia per poi imbarcarsi e raggiungere l’Europa. È a questo punto che nascono le prime difficoltà, legate al territorio africano e ai conflitti aperti nel continente. Intraprendono il viaggio via terra, attraverso la foresta del bacino del Congo, le strade sterrate e i passaggi difficoltosi. Si spostano a piedi e molto raramente in macchina fino a raggiungere Douala la sua capitale economica del Camerun. Il problema principale è la mancanza di percorsi stradali che colleghino le varie città e i vari paesi, per questo motivo i ragazzi sono costretti a partire via terra. Non c è il problema delle frontiere; non essendoci vie stradali non occorrono documenti per passare da uno stato all’altro. Il primo tentativo di raggiungere la Libia fallisce a causa dei conflitti armati in Ciad, i quali avrebbero messo in serio pericolo la vita dei tre ragazzi, se essi si fossero addentrati nel paese in guerra.

Si presenta dunque il primo grande scoglio, raggiungere la Libia. E quindi?

Il primo viaggio è una sconfitta. Il protagonista decide di tornare a casa, mentre i suoi compagni decidono di rimanere a Doula in cerca di impiego. Al rientro, scopre che il suo quartiere si sta svuotando. Gran parte dei giovani stanno abbandonando il paese e le città sono sempre meno popolate. La madre disperata per la condizione sociale del figlio, un giorno mentre stavano cercando instancabilmente la soluzione a questo spinoso problema, incontra un vecchio amico, Mr Roger Kiyindou, che in passato fu suo fidanzato, una persona con un’importante posizione nel paese. L’uomo lavora presso il ministero della finanza e inoltre è anche direttore artistico di alcuni gruppi musicali. Attraverso varie raccomandazioni riesce a procurare al ragazzo un visto turistico, per un concerto a Valencia; in realtà gli ingaggiati avrebbero dovuto ricevere un visto di lavoro, essendo stati chiamati per allestire il concerto nella città spagnola, ma si tratta sempre di procedure poco chiare e legate a lobby internazionali.

Trovato il modo di raggiungere l’Europa vola in Spagna?

No, facendo scalo a Fiumicino, il giovane decide di fermarsi in Italia. Non era importante la destinazione finale per lui, era fondamentale raggiungere l’Europa. Qui però inizia la sua odissea; non conosce la lingua, non conosce nessuno e ha un visto di 3 settimane. Fortuna vuole che facendo scalo a Fiumicino dove aveva la coincidenza per Valencia, incontra in aeroporto un italiano di Udine, il signor Paolo, che in passato lavorò in Libia come metalmeccanico in  un impianto petrolifero. I due parlandosi in francese riescono a capirsi. Paolo, ascoltata la storia del ragazzo e decide di portarlo con se a Udine, di ospitarlo in casa sua e di aiutarlo a cercare un lavoro. Purtroppo il problema è che con un visto turistico non si può lavorare in Italia. Inoltre alla scadenza del visto il ragazzo diventerà clandestino e sarà quindi costretto a non uscire di casa. Se dovesse essere fermato dalle forze dell’ordine sarebbe sicuramente espulso e metterebbe nei guai la famiglia che lo ha ospitato. Rinchiuso in casa, costretto all’isolamento, non può neanche contattare i parenti ignari del suo destino.

Un vicolo cieco. 

Un giorno al telegiornale sente una proposta di sanatoria per gli immigrati che lavorano come badanti e si riaccende in lui la speranza. Paolo gli offre un contratto come badante del padre di sua moglie Allinexie. Iniziano le prime regolarizzazioni dei documenti.

Ma l’odissea non è ancora finita, anzi siamo solo all’inizio.

Quando si regolarizza un permesso di soggiorno affinché  possa essere rinnovato bisogna dimostrare di aver percepito un compenso che dia reddito; la procedura seguita da Paolo non va bene, poiché era stata fatta solo per procurare i documenti di soggiorno al ragazzo. Paolo purtroppo non può permettersi di stipendiare il protagonista e quindi la soluzione è temporanea. La storia del protagonista è una storia di fortuna; decide di iscrive all’Università per meglio integrarsi, poi trova poi un posto come volontario nell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) che è l’associazione del sindacato Cisl. Essendo un’associazione dei volontari, percepisce dei rimborsi spesa e trova finalmente un sostentamento dopo che lo stesso Paolo era diventato segretario del detto sindacato.

Quale parte della storia ti appartiene?

Trovare casa a Udine è stato difficile perché i proprietari hanno paura, essendo extracomunitario, che se avessi perso il lavoro non avrei potuto pagare l’affitto. Questa mia esperienza l’ho fatta vivere al protagonista del libro. Alla fine trova un monolocale, frequenta l’Università e lavora presso la Cisl. Lo scopo della sua vita diventa aiutare i ragazzi che sono ancora in difficoltà. Scopre tante realtà differenti: chi ha un’espulsione, chi ha perso il lavoro, chi non ha i documenti in regola. Scopre inoltre che in Italia non si possono fare alcuni mestieri senza cittadinanza (ad esempio il legale, l’assistente sociale, il poliziotto). Ed è per questo motivo che molti ragazzi immigrati iscrivendosi all’Università non scelgono facoltà come giurisprudenza o scienze sociali. Inoltre si accorge che se non hai un lavoro devi essere immediatamente espulso (legge Bossi-Fini). Molti si iscrivono all’Università per avere il permesso di studio. Quando non si hanno tutte le carte in regola non si ha il diritto alla tessera sanitaria. Questo provoca il terrore di andare in ospedale per paura di una denuncia e della conseguente espulsione.

Ci sono messaggi molto forti durante tutto il racconto, problemi quotidiani di molti immigrati.

Il protagonista arriva in regola con il visto ma diventa clandestino. Tutti i sogni svaniscono, si vive nel terrore e arriva la delusione. Un esempio concreto l’ho riscontrato alla Casa dello Studente di Udine. Ci sono molte difficoltà ad avere il posto nella Casa dello Studente per i ragazzi africani. Inoltre ulteriori difficoltà sono legate alla mancata concessione della residenza per i soggetti che alloggiano alla Casa. L’impossibilità di ricevere la residenza comporta la negazione a fare la patente di guida e la negazione dell’apertura di un conto in banca. Tanti immigrati vengono per lavorare, per inviare soldi ai famigliari e un domani per ritornare in patria. Spesso accettano di essere sfruttati per non essere espulsi. Oltre all’integrazione mi sta a cuore che entri nella legislazione italiana anche l’inclusione ovvero il riconoscimento e la concessione della cittadinanza ai ragazzi che nascono in Italia da genitori stranieri e che frequentano tutte le scuole primarie e secondarie in Italia.

Quali sono i tuoi progetti e sogni futuri? 

Ho in progetto di scrivere e scoprire le realtà dell’imperialismo e del colonialismo, approfondire alcuni aspetti della vita dell’esploratore friulano Pietro Savorgnan di Brazzà, approfondire la sua vita in Africa, per aumentare i collegamenti tra il Congo e l’Italia. La scrittura è il passaggio di un messaggio, per dare voce a chi non ce l’ha. Inoltre per me è un ulteriore modo per integrarmi nella società, che può essere d’esempio ad altri ragazzi. Il mio libro non è una denuncia ma sono tanti lamenti di anime afflitte. Sogno per il futuro che tutte le forze politiche e sociali lavorino per l’integrazione di questa gente. La condanna di Amnesty International sottolinea come in Italia ci siano ancora episodi di sfruttamento degli immigrati. http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura

Vorrei concludere dicendo che il libro è dedicato a mio figlio Marhian Bissilia jr e a tutti gli africani che vivono in queste Township, in Africa. Un pensiero va anche a quei popoli che vivono ancora in modo primitivo nelle foreste. I governi fanno contratti con paesi stranieri come la Cina e concedono la distruzione delle foreste senza tutelare queste popolazioni pacifiche. Queste persone vengono erroneamente chiamate pigmei, ovvero sotto-popolazioni arretrate. In queste terre dell’Africa noi cittadini civilizzati siamo i bantu (plurale di muntu: essere umano). Ecco quindi che anche queste persone sono bantu, perché sono in tutto e per tutto esseri umani. I governi dovrebbero riconoscerne i diritti in quanto esseri umani.

Un libro intenso, carico di sentimento, in grado di contestualizzare i problemi quotidiani della società moderna.

 

Carlo Liotti

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