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L’alba dei libri di Alessandro Marzo Magno: quando Venezia era capitale mondiale del libro a stampa

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Sabato 21 aprile la Libreria del Centro di Mestre ha ospitato il giornalista e autore di vari volumi sulla storia veneta Alessandro Marzo Magno, che ha presentato il saggio L’alba dei libri, alla sua III edizione per i tipi della Garzanti editore. Il sottotitolo Quando Venezia ha fatto leggere il mondo è significativo dell’intento di questo libro: raccontare la straordinaria avventura imprenditoriale e culturale della prima industria moderna, la stampa.

Di fronte ad un pubblico che ha seguito con trasporto e vivo interesse la presentazione, l’autore, rispondendo a numerosi interrogativi, ha esposto dettagliatamente particolari e retroscena di un tema affascinante e ricco di spunti: la storia del libro e della stampa. Si è parlato del binomio tra un oggetto, il libro, la cui produzione nel ’500 costituisce l’attività economica più importante, e di una città, Venezia, che ha rappresentato il fulcro, l’epicentro della diffusione del libro. Venezia nel ’500 è la capitale indiscussa del libro, detiene il primato di stamperie e tipografie, è in grado di stampare libri in qualsiasi lingua. I manufatti nati dai torchi veneziani varcano i confini dell’Europa, aspergendosi come semi in tutto il mondo.

Lo studioso ha ripercorso le tappe della nascita della stampa, la cui invenzione si deve a Gutenberg (1453). Si è poi soffermato sui fattori che hanno reso possibile l’esplodere del fenomeno stampa proprio nella laguna. A Venezia, città cosmopolita in cui convivono diverse comunità etniche e linguistiche (armeni, ebrei, turchi), paragonabile all’odierna New York, opera una classe mercantile molto dinamica. L’attività commerciale, gli scambi che sono alla base dell’economia veneziana, rendono possibile l’accantonamento di capitali. Venezia, infine, si dimostra una città aperta alla libera circolazione delle idee, culturalmente vivace e ricettiva alle innovazioni. La vicinanza dell’università di Padova fa sì che la Serenissima si caratterizzi per un tasso di alfabetismo superiore alla media nazionale. Sono tutte variabili che intrecciate fra loro hanno costituito il clima fertile per lo sviluppo di quella che per l’epoca ha rappresentato senza dubbio una tecnologia all’avanguardia.

Narrare la nascita e la storia del libro a Venezia significa discutere di una serie di primati. Agli interrogativi: dove si è pubblicato il primo Corano in arabo? E il primo Talmud? Dove sono nati i primi tascabili e i primi bestseller? La risposta in tutti questi casi non può che essere univoca: a Venezia. E la lista dei record potrebbe proseguire. Nel XVI secolo si codifica il libro come oggi lo conosciamo, inteso come manufatto composto da testo, punteggiatura, note e apparati.

Questa “industria”, favorita dalle condizioni materiali di cui si è detto, è resa anche possibile da personaggi come Aldo Manuzio, dotati di fiuto e capaci di dare seguito a progetti lungimiranti.

Manuzio, oltre che stampatore, è un vero e proprio editore, con un progetto solido in mente e una chiara visione del mercato: stampa i libri a maggiore diffusione, i classici greci e i classici latini; importa dal greco al volgare la punteggiatura così come la conosciamo oggi; inventa il corsivo, considerato un carattere più leggibile; stampa i testi in volgare, contribuendo in modo determinante alla diffusione del volgare fiorentino.

Tra le tante pagine di storia della stampa veneziana, singolare è la vicenda del primo Corano in arabo stampato nel 1538 ad opera del milanese Alessandro Paganini. Forse per l’avversione dei musulmani nei confronti della stampa, in particolare relativamente al loro testo sacro, forse per l’effetto grafico ed estetico abbastanza discutibile, aggravato dalla presenza di errori di forma e di contenuto, l’iniziativa si rivela un vero fallimento. Si ipotizza che i tipografi, consapevoli del loro errore, abbiano mandato al macero tutto il prodotto per recuperarne la carta o che abbiano sospeso l’iniziativa fin dalle prime prove. A lungo si è ritenuto che tutte le copie fossero andate distrutte o perdute fino a quando, nel 1987, un esemplare di quella tiratura è stato ritrovato presso il convento dei frati minori di San Michele. Ma di storie come queste se ne potrebbero raccontare altre. Venezia è il centro dell’editoria ebraica, vi si pubblicano libri in armeno, cirillico-bosniaco e serbo. Nel 1501 Ottaviano Petrucci stampa il primo libro di musica polifonica. Nel 1527 escono per i tipi di Manuzio i Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino, primo libro pornografico della storia, corredato da un ampio apparato iconografico. Fiorisce la stampa di atlanti, carte nautiche e carte geografiche: il ’500 è anche il secolo delle circumnavigazioni, delle scoperte geografiche.

Uno splendore destinato a ridimensionarsi nella seconda metà del ’500 e a calare nel corso del ’600. Emblematico del mutamento di clima è il rogo del Talmud in Piazza San Marco nel 1553. La censura ecclesiastica si estende a macchia d’olio, Roma impone il suo controllo sulla produzione libraria tramite l’Indice dei libri proibiti istituito da Paolo IV nel 1558. Nel XVII secolo il grosso dei libri che si stampano è a carattere eminentemente religioso. In questa fase involutiva, che segnerà un’impronta indelebile nella storia del libro in Italia, le capitali della stampa si sposteranno nel Nord Europa. Parigi, Lione, Anversa si sostituiranno gradualmente a Venezia come centri di produzione e irradiazione della cultura.

Vito Digiorgio

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About Vito Digiorgio

Vito Digiorgio
Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

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