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Boris Pahor si racconta a “Dialoghi in biblioteca”

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Lo scrittore presenterà il suo ultimo libro “Figlio di nessuno. Un’autobiografia senza frontiere”, appena edito da Rizzoli

“Queste sono le memorie di una “cimice”: così infatti l’Italia fascista definiva apertamente gli sloveni, “figli di nessuno” per un quarto di secolo”. Si presenta così “Figlio di nessuno. Un’autobiografia senza frontiere”, l’ultimo libro di Boris Pahor, in cui lo scrittore si racconta a 360 gradi.  Il volume, edito da Rizzoli, sarà protagonista del prossimo appuntamento con “Dialoghi in Biblioteca”, il ciclo di appuntamenti  organizzato dalla biblioteca civica “Joppi” e dall’assessorato alla Cultura, in programma mercoledì 4 aprile alle 18 nella sala Corgnali della biblioteca. Dialogheranno con l’autore il giornalista Gianpaolo Carbonetto e la coautrice Cristina Battocletti.

Dall’infanzia poverissima segnata dalle discriminazioni alla Resistenza, dalla guerra in Libia alla scoperta dell’amore, dall’impegno politico a quello letterario, Pahor traccia in questo libro il bilancio senza reticenze di una vita trascorsa ad attraversare confini fisici e spirituali, e solleva un velo sugli aspetti più privati del suo passato regalandoci un autoritratto inedito e umanissimo. Trovano posto in questa narrazione le passioni intellettuali e gli amori in carne e ossa: quello travolgente per Arlette, la ragazza francese conosciuta in sanatorio all’indomani della liberazione e che lo restituì alla vita, l’inquieta relazione con Danica, giovane antifascista trucidata insieme al marito dai collaborazionisti sloveni o dai comunisti in un mistero ancora non risolto. E poi il matrimonio con la bellissima Rada, permeato da una profonda condivisione ma segnato da assenze e allontanamenti sentimentali.

Mentre sullo sfondo si delinea uno scorcio potente del secolo scorso che restituisce alla memoria la storia degli sloveni dei nostri confini orientali, in un intreccio di eventi storici e vissuto privato. “Non ho paura della morte come tale – riflette Pahor in pagine memorabili sul senso e il pensiero della fine –, è più il dispiacere infinito di perdere la vita. Certo, anche il mistero imponderabile di ciò che c’è dopo mi provoca inquietudine. Ma più di tutto mi dispiace perdere le cose positive della vita: le donne che ho amato, e la natura”. E alle soglie dei cento anni ci regala il privilegio di accompagnare un grande uomo e un grande testimone nel suo più intimo viaggio nel passato e nel futuro.

Boris Pahor (Trieste 1913)  è il maggiore scrittore sloveno di cittadinanza italiana. Ha dato voce all’esperienza della deportazione politica, vissuta nei lager nazisti, nel suo capolavoro Necropoli. Pahor ha scritto una trentina di titoli, tradotti in più di dieci lingue, tra i quali Il rogo del porto, Una primavera difficile, La villa sul lago.

Cristina Battocletti è nata a Udine nel 1972 e lavora al “Domenicale” del “Sole 24 Ore” dove cura gli spettacoli e segue i festival cinematografici, oltre a occuparsi di letterature dei Balcani. Ha vinto diversi premi letterari.

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