martedì , 3 Agosto 2021
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Il Sogno di Garibaldi e la lotta di contadini definiti poi “Briganti”

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L’Italia ai nostri giorni è colpita da numerosi problemi,primo fra i quali la crisi economica, ma vorrei fare un salto nel tempo ed approdare nel Sud del Nostro Paese. Alla vigilia del processo unitario, regioni come la Campania,Il Molise,la Puglia, la Basilicata e la Calabria erano territori quasi prevalentemente agricoli. C’erano immense distese di spighe di grano, piccoli rilievi ricoperti di uliveti, con madorli e ulivi, sontuose montagne verdi di pini dove da cui scendevano piccoli torrenti e numerose aziende agricole fortificate: le”masserie”, e diverse colline sulla cui sommità spiccava il campanile di una chiesa e la Torre di un castello baronale;un paesaggio molto variegato  come lo era la gente che vi abitava. Gli abitanti erano  genuini, semplici, e per la maggior parte analfabeti dediti al lavoro della terra o  al pascolo di bestiame. Sia la terra che il bestiame  appartenevano solitamente ai signorotti  propretari di  Masserie  come anche ai  Baroni che risiedevano nel castello sito al centro del paese.  La loro vita era fatta di stenti, i signorotti e la nobiltà locale appoggiata dal clero li vessava in svariate maniere, questo sistema andava avanti dai tempi del lungo dominio spagnolo, rimasto immutato dopo la  creazione del Regno delle due Sicilie dai Borbone. Numerosi sono stati i tentativi di rivolta dall’episodio di  Masaniello e passando per le guerre Napoleoniche ma la situazione era rimasta uguale. La gente viveva in modo modesto in capanne di campagna o in case diroccate ai margini dei paesi e la vita per loro scorreva sempre nello stesso modo, anche la capitale Napoli dove viveva la corte Borbonica nel lusso del palazzo reale e delle Reggie di Caserta , di Portici e di Capodimonte, appariva tanto lontana, solo li’ infatti risiedeva una piccola borghesia intellettuale

Vittorio Emanuele

Vittorio Emanuele

e mercantile, e si concentravano le poche industrie, i cantieri, gli arsenali e il primo tratto ferroviario in Italia. La situazione non era delle piu incoraggianti anche se non molto diversa da altre situazioni del resto d’Europa. Il regno borbonico era finito nell’occhio del ciclone per vari motivi nell’opinione pubblica internazionale,anche per via delle lettere a riguardo che aveva scritto il Primo Ministro Inglese Gladstone sulla condizione di arretratezza del Sud’Italia. Nell’Alta Italia,  il Piemonte si stava ingrandendo a spese degli  Austriaci, da tempo arbitri supremi delle questioni della penisola Italiana, ma partì a un certo punto da uno scoglio di Quarto nei pressi di Genova una spedizione detta “dei Mille” comandata dal Generale Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

che già si era distinto in altre imprese anche in Sud America. Garibaldi, agiva in buona fede, volendo creare una Patria fondata sugli ideali liberali e repubblicani, mentre nei palazzi di Torino il Re Vittorio Emanuele II di Savoia, cercava col pretesto dell’unità nazionale di allargare ulteriormente il suo regno e il Primo ministro Camillo Benso Conte di Cavour, principale protagonista di questo progetto,  si impegnava astutamente districandosi in complicati giochi diplomatici, cercando aiuti e sostegni in tutti i modi da parte della maggiori potenze europee e forse anche dalla Massoneria Internazionale. Nel momento in cui Garibaldi sbarco’ a Marsala nel maggio 1860 e si proclamo’ dittatore in nome di Vittorio Emanuele, a Napoli il Re Francesco II di

Francesco II di Borbone

Francesco II di Borbone

Borbone, salito al trono un anno prima a seguito della morte del padre Ferdinando II cercava di continuare l’operato del suo predecessore,  convinto che il suo regno era inespugnabile essendo bagnato da 3 parti dal mare e da una parte dall’acqua santa dello Stato della Chiesa. Egli si mise subito al lavoro con l’intenzione di salvare il salvabile concedendo una costituzione liberale e formando un nuovo governo nel quale si distingueva la figura del ministro degli interni Liborio Romano noto massone e uomo facilmente corruttibile. Questi ebbe un influenza rilevante sul Sovrano a riguardo di importanti decisioni fra le quali la spedizione di un esercito contro i Garibaldini che quasi non opposero resistenza nella battaglia di Calatafimi  facilitando l’avanzata di Garibaldi verso Nord. In tutte le province dello Stato delle 2 Sicilie tanti contadini, tanti soldati sbandati e tanti delinquenti comuni o gente diventata criminale per vendicarsi da torti subiti dai potenti, si unirono agli originari”Mille” sia per la promessa di amnistia fatta da Garibaldi, con la speranza di potersi riscattare dal loro passato entrando nel futuro esercito Italiano, sia per vedere finalmente cambiare l’ordine sociale. Garibaldi,dopo aver concluso  vittoriosamente la sua impresa, veniva frettolosamente congedato e inviato nell’isola di Caprera da Vittorio Emanuele dopo l’incontro avvenuto presso la località di Teano,  in Campania e tutti coloro che tornavano dall’impresa con molte aspettative e con in mano l’attestato garibaldino rientravano trionfalmente nei loro paesi festeggiati da amici e parenti. Ma, dopo la gloria,  un’amara sorpresa li attendeva: il Re era stato sostituito da un altro Re che aveva aggiunto nuove tasse e tributi alle precedenti, nei municipi e nelle prefetture vi erano gli stessi funzionari passati con facilità dai Borbone ai Savoia e che non avevano dimenticato il passato, inoltre erano presenti nuovi soldati mandati dal Piemonte-carabinieri, bersaglieri e guardia nazionale- che parlavano un dialetto incomprensibile e che avevano nuovi mandati di cattura ai danni di costoro che poi diventarono “I Briganti”. La delusione di queste persone era grandissima e incommensurabile, essi si sentivano traditi e si rifugiarono nelle montagne, soprattutto nell’Appennino lucano, vivendo di rapine e di espedienti, guidati dal Capo indiscusso Carmine Crocco,

Carmine Crocco

Carmine Crocco

dal suo Luogotenente Nicola Summa”Ninco Nanco“e da tanti capibanda come Michele Caruso,Coppa, Caporal Teodoro,Sergente Romano,Secchitello e Malacarne.  L’ex Re Francesco II dalla piazzaforte di Gaeta, dove difendeva alacremente l’ultimo lembo del suo regno, appoggiato dagli Spagnoli e dalle autorità Pontificie decise di sostenere i briganti e di mandare come supporto il Generale Spagnolo Borjes e questi si ritrovavano ad essere un esercito regolare con Crocco loro Generale. I successi dell’esercito dei briganti, appoggiati da numerosi popolani furono strepitosi, e agevolati da una perfetta conoscenza del loro territorio,riconquistarono tutta la zona del Melfese, le cittadina di Rionero in Vulture e , luogo di nascita di Crocco, parte dell’Irpinia, del Sannio, della Daunia e della Murgia, rimettendo i vessilli borbonici al posti di quelli sabaudi.La reazione del Governo di Vittorio Emanuele fu immediata:fu mandato un Esercito di riconquista comandato dal generale Enrico Cialdini,convinto di essere mandato in un luogo selvaggio da civilizzare,dimenticando che anche quella era parte della Nuova Italia,ed adotto’ sistemi di repressione agghiccianti.Costui,infatti,mosso da pregiudizi e convinto che tutta la popolazione civile appoggiasse i briganti,attuò tremende rappresaglie che culminarono in massacri di innocenti e nella distruzione di 2 intere borgate del Beneventano:Casalduni e Pontelandolfo.Il terrore diffuso dai metodi di Cialdini,seguiti dalla sconfitta definitiva di Francesco II,dal ritiro dell’appoggio Papale e in ultimo dalla rottura fra il generale Borjes e Crocco in seguito a contrasti sul come gestire la guerra, ridusse l’esercito dei briganti nuovamente in un insieme di bande che si ritirarono dalle piazzeforti conquistate e continuarano a spostarsi da una località all’altra senza ancora  arrendersi e con l’unico scopo di cacciare il cosiddetto “invasore Piemontese” e purtroppo rendendosi anche loro colpevoli di svariati delitti.Ci fu presto l’epilogo nel 1864:il capobanda Caruso” tradi'”,probabilmente per dissidi personali,gli ex compagni,passando dalla parte dei Savoia,svelo’ i rifugi e i piani dei Briganti,che furono presto definitivamente sconfitti;Ninco Nanco braccato in un bosco vicino Avigliano, il suo paese natale,fu fucilato sul posto; Crocco,invece, fuggi’ nello stato pontificio convinto di avere giustizia e appoggio.I soldati papalini arrestarono l’ex Generale dei Briganti presso Veroli,in Ciociaria,che fu mandato prima a Marsiglia e condannato a morte,poi dopo vari trasferimenti e inseguito alla  decisione di commutare la sua pena ai lavori forzati  a vita,fu confinato nella colonia penale di

Il regno delle 2 Sicilie

Il regno delle 2 Sicilie

Portoferraio nell’Isola d’Elba,dove mori’ nel 1905;tale era la fama di costui che numerosa era la gente che assisteva ai suoi vari spostamenti da una carcere all’altro.

Il nuovo Governo fra tante contraddizioni si insediò nelle nuove province dell’Italia Meridionale dando vita all’annosa questione Meridionale e per molti contadini fu una sconfitta a cui posero rimedio nell’immigrazione oltre Oceano.Tutt’oggi è ancora viva nella memoria della gente del Sud’Italia in generale e della Basilicata in particolare le”gesta” dei briganti,infatti ogni estate viene ricordata in una rievocazione storica:La Festa della Grancia,nella splendida cornice della piccola località di Brindisi di Montagna in provincia di Potenza.

  Andrea F.

About Andrea Forliano

Andrea Forliano
Nato a Bari il 22/05/1978,vive a Trieste,di formazione umanistica sta completando il corso di laurea in Storia indirizzo contemporaneo,è da sempre appassionato di storia,viaggi,letteratura,politica internazionale e in costante ricerca di conoscere nuove culture.Inoltre segue l'attualità,il calcio,il cinema e il teatro

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