martedì , 30 Novembre 2021
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Il segreto per comunicare efficacemente con i bambini e i ragazzi – Lezione 38

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IL SEMAFORO DEI COMPORTAMENTI

Quando lavoravo in azienda, ho imparato che in genere le azioni (siano esse azioni strategiche, che comportamentali) possono essere ricondotte a tre tipologie ed essere paragonate ad un semaforo:

–       le azioni da fermare (il semaforo rosso): sono quelle che non portano a nulla o portano a perdite;

–       le azioni da continuare (il semaforo verde): sono le azioni proficue, quelle da incentivare per ottenere ulteriori profitti;

–       le azioni nuove su cui fare attenzione (il semaforo giallo): sono le nuove azioni, tutto quello che si inizia per cui non c’è un riferimento e che apre nuove strade.

Quando sono diventata mamma, per deformazione professionale, ho continuato a catalogare anche le azioni dei bambini in questo modo. Ci sono dei comportamenti “rossi” assolutamente da fermare, ci sono dei comportamenti “verdi” assolutamente da incentivare e ci sono dei comportamenti nuovi che bisogna insegnare ai bambini.

Ogni comportamento crea una conseguenza. Insegnare questo ai bambini significa insegnare a essere responsabili. Dobbiamo essere coerenti con le conseguenze per ogni comportamento.

  1. I comportamenti da “rosso”: quelli da fermare.

Questi comportamenti sono quelli che non vi piacciono e che volete che i vostri bambini smettano di avere. Possono essere mordere, picchiare, dire parolacce, lasciare le cose in giro, spettegolare, ecc. La cosa bella di questo tipo di comportamento è che rientra nel libero arbitrio del bambino: il bambino, cioè, può scegliere di assumere o no questo tipo di comportamenti, può esercitare la sua libertà di scelta e fare qualcos’altro. Il nostro compito è insegnargli che ci sono altri comportamenti che può assumere, molto migliori, con conseguenze positive (comportamenti da “arancione” o da verde). Rendere responsabili i bambini significa anche metterli nella condizione di scegliere il comportamento migliore da adottare.  In fondo educare è una parola che deriva dal latino “ e ducere” che significa “tirare fuori” e non mettere dentro. Tirare fuori il meglio dei bambini. Solo se uno è il meglio di ciò che può essere, può realizzarsi. Una cosa che ho imparato sulla mia pelle è che per far smettere un comportamento che non ci piace, brontolare e lamentarsi porta a poco, se non a nulla. Riprendendo le presupposizioni della PNL, ho fatto mio il motto: se una strategia non funziona, cambiala! Il fatto di brontolare e lamentarsi non fa altro che dare attenzione al comportamento negativo e siccome otteniamo quello su cui focalizziamo la nostra attenzione, alla fine incoraggiamo ulteriori comportamenti da “rosso”.

Se succedesse sempre quello che vuole il bambino, d’altro canto, non conoscerebbe alcun limite. Questo lo trasformerebbe in una persona molto egoista e irrispettosa verso i genitori e tutte le persone che lo circondano e che hanno le proprie necessità. Insegnare ai bambini come si fa, dare loro delle ricette per fare della loro vita una “torta” buonissima è molto importante perché insegna a crescere, a diventare indipendenti e sicuri di sé e ad avere rispetto degli altri. La libertà propria può svilupparsi fino al punto in cui non si lede la libertà altrui.

Ma quali ricette (non mi piace chiamarle “regole”)? Prima di tutto quelle che mettono uno “stop” ai comportamenti che non vi piacciono. Siete voi a doverle decidere, voi genitori, voi educatori, insegnanti, nonni, zii e dovete essere voi i primi a rispettarle, dando il buon esempio. Discutetene con il vostro partner, con amici, pensate alle regole della vostra famiglia di provenienza, mettetele in discussione, leggete, documentatevi, prendete a modello altre famiglie in cui le cose vi sembrano funzionare, ecc. e stabilite delle ricette familiari, delle ricette che fanno della “vostra squadra – famiglia” una buona squadra, delle ricette per stare insieme, giocare insieme. Queste ricette vanno presentate una alla volta (mai tutte insieme) e anche applicate una alla volta. La ricetta può essere poi trascritta da qualche parte insieme ai vostri bambini per tenerla sempre presente. Come abbiamo già imparato, le ricette come gli obiettivi, vanno formulate in positivo e quindi non: “non lasciare le cose in disordine”, ma “si ripongono le cose al proprio posto”, non “non si urla”, ma “si parla in tono normale e pacato”, ecc. D’altronde per fare una torta, non direste mai quello che non serve ma quello che serve, non come non si fa una buona torta ma come si fa! Una volta trascritta, la ricetta va presentata, spiegata ai bambini, dimostrata  e vanno chiarite anche le conseguenze. Questo è molto importante: le ricette danno una struttura e aiutano a creare un modello del mondo in cui si sa che cosa aspettarsi da noi stessi e dagli altri. Quando sappiamo che cosa aspettarci, ci sentiamo più sicuri. Ovviamente le conseguenze devono essere sempre le stesse e ci devono essere per insegnare a vivere secondo la ricetta (altrimenti la torta “smonta”!). Se ogni volta che il nostro bambino adotta un comportamento da “rosso”, noi non agiamo e non mettiamo in atto le conseguenze e non siamo coerenti, non facciamo altro che confondere il bambino. Queste conseguenze devono essere logiche, ossia collegate al comportamento negativo e non campate in aria: per esempio se il bambino urla, una conseguenza logica potrebbe essere quella di dargli attenzione e ascoltarlo solo quando il bambino parla in un tono di voce normale. Il fatto di stabilire: “Se urli, non giochi” non ha nessuna connessione e il bambino non imparerebbe le logiche conseguenze del suo comportamento sbagliato. Le conseguenze non devono risultare punizioni, ma pure conseguenze logiche. Se il bambino impara per “punizioni”, imparerà per paura senza capire il perché un comportamento è sbagliato.  Come già detto le punizioni avvengono a “fattaccio” già successo e non permettono al bambino di porre rimedio allo sbaglio. In più la paura della punizione non rende responsabili. Se volete che i vostri bambini smettano di fare qualcosa, lasciateli imparare dalle conseguenze naturali delle loro azioni. Se conoscono le conseguenze, avranno il controllo della loro vita e delle proprie scelte. Se, per esempio, il vostro bambino che è andato a casa di un amico sa che vi deve chiamare se fa tardi, la conseguenza logica del non chiamare è il fatto che la prossima volta non potrà andare a casa dell’amico. Rendete quindi le conseguenze realistiche e implementabili. Il non incontrare più amici per un anno non è né realistico, né implementabile! Essere coerenti e fermi sulle proprie posizioni è fondamentale. Pregare i bambini, chiedere loro il perché delle loro azioni o ignorare i loro comportamenti da “rosso” non fa altro che alimentare quel tipo di comportamenti. E’ vero che ignorare certi comportamenti significa non dare attenzione al comportamento negativo e a non incentivarlo, ma d’altra parte significa anche inviare messaggi di “non mi interessa quello che fai”. Io adotto la strategia dell’ignorare la prima volta e poi, al riproporsi del comportamento negativo, intervengo.

2.    Comportamenti da “giallo”: quelli da iniziare.

I comportamenti da “giallo” sono quelli che volete far iniziare ai vostri bambini, su cui magari i vostri bambini non sono molto d’accordo, come imparare a vestirsi da soli, mettere in ordine le proprie cose, fare i compiti, ecc. Per farli iniziare ad assumere un nuovo comportamento, c’è bisogno di un po’ di motivazione. Questo perché se il nuovo comportamento fosse già qualcosa che i bambini vogliono fare, lo farebbero già. Ripulire la camera, fare i compiti, aiutarvi ad apparecchiare e sparecchiare la tavola nel senso stretto del loro significato non sono compiti così attraenti per i bambini, vero? Ci sono due modi per insegnare ai bambini nuovi comportamenti: in modo cosiddetto razionale per i bambini più grandicelli, e in modo più spontaneo e divertente per i bambini più piccoli e cioè con il metodo dell’”impara a fischiettar” che spiegherò nel capitolo 9.

Il metodo razionale per insegnare a dei bambini ad adottare un nuovo comportamento funziona come sul lavoro. Quando si affidano nuovi compiti a una persona, si spiegano quali sono i compiti e si richiede un accordo. Poi si chiarificano gli incentivi per l’esecuzione dei compiti (stipendio, premio di produzione, vacanza, ecc.) e le conseguenze per il mancato raggiungimento dei risultati. Dopodiché si verifica se la persona ha le risorse per attuare questi nuovi compiti e in caso negativo si forma la persona, insegnandole quanto ancora non sa. Durante l’attuazione e fino alla fine dello svolgimento del compito, si valuta la persona assistendola nel seguire la giusta direzione. Anche con i bambini, direi dai 4-5 anni in su, questo sistema funziona benissimo. Tra poco vedremo in dettaglio come implementare questo processo.

3.    Comportamenti da “verde”: quelli da far continuare.

I comportamenti da “verde” sono quelli che per di più ignoriamo, purtroppo. Questo perché siamo così contenti che i nostri bambini adottino il comportamento che dovrebbero adottare, che pensiamo di non sottolinearlo. Per esempio sul lavoro, quante volte vi sentite dire che avete fatto un bel lavoro? Vi piacerebbe sentirvelo dire più spesso? Ciò vi incoraggerebbe  a impegnarvi di più e ottenere altri risultati simili? Come ho ripetuto più volte, credo davvero che otteniamo quello su cui focalizziamo la nostra attenzione. Quindi se notate i comportamenti che date per scontati di solito e li sottolineate con degli apprezzamenti, otterrete ancora comportamenti simili. E quindi, invece di riprendere i bambini per qualcosa che hanno fatto di sbagliato, imparate a riprenderli per quello che fanno di giusto.

La prossima volta vedremo tutto nello specifico e vi spiegherò come attuare il tutto.

Con affetto

Vostra

Siria

Dr. Siria Rizzi – Certified NLP Trainer – ABNLP

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