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Il segreto per comunicare efficacemente con i bambini e i ragazzi – Lezione 24

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IL VOSTRO LINGUAGGIO

Per essere positivi quando parlate, fate attenzione ai seguenti punti.

  1. Etichettare i bambini con attenzione. Viviamo in un mondo di etichette. Per rendere le cose semplici e per poter selezionare le 2000 tra le 4 miliardi di informazioni che colpiscono il nostro cervello ogni secondo, categorizziamo, etichettiamo e generalizziamo molto. Al supermercato, cerchiamo le carote nel reparto verdure, e il latte nel reparto latticini. Generalizzare e categorizzare ci assiste nel processare tutte le informazioni. Un’etichetta può fungere anche da guida o istruzione. Se un pendio è etichettato come ripido, sappiamo che dobbiamo scalare di una marcia. Le etichette e le generalizzazioni filtrano gli eventi esterni e influenzano il nostro comportamento. Anche un nome, che alla fine può essere considerato una sorta di etichetta, può avere connotati emotivi. Mi ricordo quando mio marito ed io abbiamo scelto il nome di nostro figlio. Le prime proposte avevano associazioni negative: nomi che associavamo a persone che ci risultavano antipatiche, combina guai, deboli, ecc.  Che cosa dite sui vostri bambini, come li etichettate senza neanche pensarci? Quando ci sentiamo etichettati in un certo modo, viviamo secondo quell’etichetta. Alcuni esempi sono: “Che stupido che sei!” “Sei un bambinello cattivo”, “Lui è così timido!”, “Sei un pappamolle”, “Non vali niente!”, “Per te è troppo difficile”, “Non sei proprio fatto per l’atletica”, “In famiglia non abbiamo orecchio musicale”. Quali sono le conseguenze di queste etichette? Beh, la verità è che cominciamo a credere che siano vere. Nello stesso modo in cui rispondiamo al nostro nome e non a quello di qualcun altro, impariamo a rispondere alle nostre etichette. Dite ai vostri bambini invece cose come: “Migliori ogni giorno, sei sano e forte, sei intelligente, sei bello, sei un campione, sei calmo, sei sicuro e non hai paura, è facile, puoi farlo, ci riuscirai, sei importante, credi di riuscire e riuscirai, ti andrà benissimo … come sempre”. Ripetete queste parole quanto più potete: ogni parola positiva è come una goccia d’acqua che, cadendo ripetutamente, riempirà velocemente l’inconscio del bambino con idee positive su se stesso che rafforzeranno il suo sentirsi magnifico. Nel 1968 Jane Elliot condusse un esperimento, oggi ormai famoso, a seguito dell’assassinio di Martin Luther King. Per aiutare a spiegare il razzismo, raccontò ai suoi allievi che tutti i bambini con gli occhi marroni erano superiori a quelli con gli occhi azzurri. Il risultato? I bambini con gli occhi marroni iniziarono a comportarsi in maniera del tutto superiore a quelli con gli occhi blu. Il loro comportamento fu influenzato dall’etichetta che era stata loro affibbiata. Le parole sono molto potenti: possono abbattere o elevare, far ammalare o curare, distruggere o salvare. Se le utilizzate in modo saggio, regalerete ai vostri bambini un vero e proprio tesoro che durerà per tutta la vita. Evitate di usare frasi negative che trasmettono concetti negativi ai vostri figli. Non serve a nulla, però, usare solo alcune frasi positive e poi quelle negative sono le più numerose! E per favore, cari genitori e cari educatori, astenetevi dal chiamare i vostri bambini con soprannomi o nomignoli stupidi come “Cicciobomba”, “Gnomo”, “Scheletrino”, “Tappo”, “Sporcaccione”, “Zucca vuota”: il bambino si “programmerebbe” in quella direzione e si danneggerebbe l’identità e la personalità.
  2. Linguaggio positivo. Capite ora come, usare un linguaggio incoraggiante e positivo fa sentire i vostri bambini più valutati e aumenta la loro autostima. Evitate di utilizzare frasi negative e frasi con il “NON”. Vi ricordate l’esempio: “Non pensare a un elefante rosa”? La mente, a livello inconscio, non processa i negativi. Esprimendo ciò che non volete, sollevate esattamente la consapevolezza della cosa in questione e aumentate in modo significativo la possibilità che questa avvenga. Ottenete ciò su cui focalizzate la vostra attenzione! Se dite ai vostri bambini, appena arrivati da scuola, di non mangiare biscotti, magari insinuate in loro qualcosa alla quale magari non avevano minimamente pensato ma, al solo ricordaglielo, un incredibile voglia li assale e passate i successivi 10 minuti a discutere in malo modo su quei dannati biscotti! Usate quindi solo comandi positivi e al posto del “non” usate concetti positivi di ciò che esattamente volete. Nel nostro esempio: “Dopo esserti lavato le mani, mangeremo insieme la tua pasta preferita!”. Potete utilizzare le frasi negative solo a vostro vantaggio. Per esempio, se vostro figlio sta per affrontare una prova difficile, potreste dirgli: “Questa prova sarà difficile”. Sarà molto meglio però dirgli: “Non posso dire che questa prova sarà facile”. La rappresentazione interna che si crea sarà esattamente l’opposto! (questo vale solo se il vostro bambino non è un “Bastian Contrario”: in questo caso dirgli che la prova è difficile sarà meglio, perché vorrà contraddirvi in questo!).
  3. Espressioni magiche. Come la particella negativa “non”, ci sono altre parole che vanno evitate:
  • parole come “provare”, per esempio. Provare è semplicemente una perdita di energie! Non esiste provare: esiste solo fare o non fare.
  • Un’altra di queste parole è “dovresti, dovrei”. Siete una di quelle persone che hanno una lista di “dovrei” che non si realizzano mai? Ricordatevi di tutti i “dovrei” che avete pensato con i vostri bambini, grandi idee che avrebbero fatto una grande differenza per i vostri bambini, ma che non avete mai fatto? Come cambierebbe la vostra vita se invece di dire “Proverò a …”, “Cercherò di …” oppure “Dovrei …”, dite cose come “Farò …”, “Sono in procinto di …” specificando una data ?
  • Attenzione anche ai: “non potere, non essere capaci”. Invece di dire ai vostri bambini che non sono capaci di fare qualcosa, dite loro che non hanno ANCORA trovato il modo di …. Quella semplice parolina “ancora”, a livello inconscio, determina tutto un altro risultato!
  • Sostituite anche i “ma” con “e”. Mi spiego. Avete appena terminato uno scambio di idee con vostra figlia e la prima parola che esce dalla sua bocca è “ma …”. Qual è la vostra reazione? Pensate che vi abbia realmente ascoltato? Pensate che sia contraria alla vostra proposta senza neanche prenderla in considerazione? Ora, pensate invece che abbia esordito con un “e …”. Vi farebbe sentire in modo diverso? Avete l’impressione che stia costruendo la sua idea in base alla vostra proposta?  La parola “ma” ha il potere di annullare tutto quanto è stato detto in precedenza. “Hai fatto bene i compiti, ma ci sono un paio di errori da correggere”. Il messaggio che arriva è solo che ci sono errori!
  1. Cambiare la cornice agli avvenimenti, ossia vedere il lato positivo nelle cose. Ora lo so che è difficile vedere sempre il lato positivo delle cose quando magari la vostra piccolina vi ha appena disegnato con i pastelli a cera i muri appena tinteggiati, o il vostro bambino inizia a vomitare quando state uscendo per una cena galante, o quando la maestra vi chiama perché vostro figlio è l’ultimo della classe in matematica. Questi non sono scenari che vi farebbero saltare dalla gioia! Quindi, come vedere il lato positivo anche nelle situazioni più estreme? Voglio introdurvi una tecnica che ho imparato in PNL detta “riincorniciare” e che vi aiuta a mettere le cose nella loro prospettiva, a creare nuove opportunità e ad approcciarvi alle cose in modo migliore. Ci sono due modi di incorniciare un evento:

a)     Riincorniciare il significato, cercando nuove opportunità. Nel nostro esempio di cena galante e il bambino che inizia a star male, cercare un nuovo significato e vedere il lato positivo potrebbe essere: un’opportunità per passare del tempo di qualità con il vostro bambino, o un’opportunità per risparmiare sui soldi della babysitter e sulla cena e magari concedervi qualcos’altro che desideravate con i soldi risparmiati.

b)     Riincorniciare il contesto, guardando la stessa cosa in un altro modo. Nell’esempio della maestra che vi dice che il vostro bambino è l’ultimo della classe in matematica, invece di rattristare la famiglia con questo problema, potete pensare a quanto il vostro bambino sia bravo in altre cose e potete supportarlo in matematica in modo che diventi bravo anche lì; oppure pensare che per salire, bisogna partire dal basso e voi amate le sfide.

Il riincorniciare un evento è molto utile anche con certi comportamenti dei nostri bambini che d’acchito sembrano inappropriati. Focalizzarci solo sul comportamento errato del bambino, può portarlo a sentirsi criticato oltre modo o attaccato, il che può aumentare ulteriormente il comportamento problematico o può portare il bambino a stare sulle difensive. Quando, quindi siete di fronte ad un comportamento che ritenete inappropriato, identificate l’intenzione positiva  dietro quel comportamento e aiutate il bambino a trovare un comportamento alternativo, magari dicendogli che quel comportamento è più appropriato in un altro posto o contesto.

  1. Comunicare a livello inconscio (presupposizioni linguistiche, doppi legami e comandi nascosti). Ottenere una prospettiva diversa su un problema o sul modo di vedere e percepire le cose può essere raggiunto anche usando dei trucchi linguistici detti “presupposizioni”, trucchi che vi fanno presupporre determinate cose che arrivano inconsciamente a chi vi rivolgete, facilitandovi la comunicazione. Sono dei trucchetti che ho imparato nel campo del business e che ho adottato con mio figlio e vi assicurano funzionano (senza abusarne, sennò sarete scoperti!).  Vi do alcuni esempi:

– “Vuoi lavorare sulla tua ricerca scolastica adesso o dopo il nuoto?” Ciò che si presuppone e che l’ascoltatore deve accettare inconsciamente, è il fatto che si lavori sulla ricerca e che lo si faccia oggi. Sembra dare all’ascoltatore una scelta (sull’ora o sul dopo) e quindi viene accettata di buon grado, ma in realtà siamo noi a dettare le cose e quindi il fatto di lavorare sulla ricerca non viene nemmeno messo in discussione. Questo “trucchetto” viene chiamato “doppio legame”. Questo tipo di presupposizioni è ottimo anche con il cibo: “Vuoi le carote lesse o grattugiate?” (si presuppone che vengano mangiate le carote). Se invece chiedeste: “Vuoi mangiare le carote?” probabilmente la risposta sarebbe negativa.

– “Non risolvere questo problema di matematica troppo velocemente”. Qui si presuppone che il problema si risolve. La questione è solo sulla velocità e, in più, utilizziamo bene una negazione!

– “Dopo che avrai finito i tuoi compiti, noterai com’è facile risolvere simili problemi”. Qui, presupponiamo il fatto che i compiti saranno finiti e che è facile risolvere problemi simili (Comando nascosto: è facile risolvere simili problemi).

 

  1. Comunicare con storie e metafore. Quando volete comunicare qualcosa di importante ai vostri bambini, fatelo magari con una storia, una metafora che ricalchi la situazione o il problema che si sta affrontando con dei personaggi nella stessa situazione e proponete delle soluzioni con una morale. La morale, il significato di quello che volete raccontare, arriverà direttamente all’inconscio dei vostri bambini e sarà accettato senza doverlo rielaborare. Il vostro bambino è insicuro per esempio? Beh, raccontategli la storia di Filomena e la nocciolina magica:

“Mamma” disse Filomena, “se solo potessi mangiare una nocciolina, tutto sarebbe meraviglioso. Sarei più grande, forte e molto potente!”. “Filomena” rispose sua madre dolcemente “sei un elefante. Sei già il più grande e forte animale della giungla”. “Ma mamma” ribatté Filomena “gli elefanti dovrebbero mangiare noccioline ed io non ne ho neanche mai vista una. Di sicuro se ne avessi una, sarei migliore, più grande e forte di quanto sono adesso”.  Si allontanò con la testa bassa, tutta triste, trascinando le zampe. La mamma di Filomena rimase lì un po’ a pensare e poi decise di intraprendere un lungo viaggio per andare a trovare l’uccello Cocoloco, che aveva molta esperienza e sapeva molte cose perché aveva viaggiato per tutto il mondo. Quando raggiunse la sua casa, disse: “Cocoloco, posso avere un momento del tuo tempo?” e l’uccello rispose con fare molto educato: “Certo Mamma Elefante come ti posso aiutare?”. “Mi stavo chiedendo se in tutti i tuoi viaggi hai mai avuto la possibilità di vedere una nocciolina …” disse la mamma; “E’ per Filomena”. “No signora, mi dispiace tanto, ma ho un piccolo seme di vaniglia che sarei molto contento di regalarti”. L’uccello Cocoloco era molto generoso. La Mamma Elefante accettò il seme, ringraziò e ritornò a casa con quel dono stretto nella sua proboscide. Raggiunse casa proprio prima del tramonto e Filomena corse fuori per salutarla. “Dove sei stata mamma?” chiese l’elefantina “Ero così preoccupata!”. La madre sorrise e le porse il seme di vaniglia a Filomena che, sovraeccitata, lo prese senza nemmeno guardarlo  con la sua proboscide e se lo portò alla bocca. Se lo gustò per un attimo e poi lo inghiottì. Uno sguardo di totale gioia brillò sul suo muso. Alzò la testa, tirò indietro le grandi orecchie bene aperte e, sapendo che stava diventando più grande e più forte, si sentì più felice che mai. Quando la mamma le disse che quello che lei pensava essere una nocciolina era in realtà un seme di vaniglia, Filomena sembrò confusa. All’improvviso sorrise e si rese conto che la magia per farla diventare grande, forte e potente non era in una nocciolina. Era in lei!

Una fiaba è come un viaggio nell’inconscio, mette in luce sentimenti, stati d’animo: leggere o sentirsi raccontare una fiaba, immaginarne le sequenze, è come compiere un percorso di crescita, un processo di maturazione. La fiaba dà sempre una spiegazione a ciò che accade intorno a noi.

Abbiamo messo molta carne al fuoco: prendete un punto al giorno ed esercitatevi e apprezzate i miglioramenti.

Buon lavoro! Con affetto vostra

Siria

Dr. Siria Rizzi – Certified NLP Trainer – ABNLP

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