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Quanto cibo si spreca in Italia?

Quanto cibo si spreca in Italia?

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Il grande problema del cibo e dell’alimentazione è primario se non vogliamo ancora dimenticare che la maggior parte della popolazione mondiale e malnutrita e che lo sfruttamento del nostro pianeta è ai limiti della sostenibilità. Non a caso l’EXPO in corso a Milano è dedicato a questi temi, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” lo slogan e la Carta di Milano lo strumento per spingere la politica a trovare strumenti per la riduzione del 50%, entro il 2020, degli attuali volumi di cibo commestibile sprecato. In Francia è stata approvata una legge che prevede due anni di prigione e una multa di 75.000 euro per i manager delle catene della grande distribuzione scoperte a gettare il cibo invenduto, obbligandoli, da luglio 2016, a stipulare degli accordi con le associazioni che si occupano di donare il cibo non scaduto.

Iniziative importanti di propaganda e dissuasione verso pratiche ingiuste considerando la carenza di cibo in molte zone della terra (800 milioni soffrono la fame nel mondo) e per diversi cittadini in difficoltà economiche. Cerchiamo però di analizzare il problema dello spreco alimentare analizzando dati, problemi e soluzioni.

Quanto cibo viene sprecato in Italia?

L’Osservatorio Waste Wacher stima lo spreco alimentare in Italia attorno alle 5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari pari ad un valore di 8 miliardi di euro, sprecando dei prodotti cereali il 30%, del pesce il 30%, di frutta e verdura il 45%, di carne il 20%, di radici e tuberi il 45%. All’incirca 600 grammi di cibo a settimana per  ogni famiglia. Inoltre Waste Wacher stima che con gli alimenti invenduti rimasti nei magazzini della grande distribuzione si potrebbero sfamare 600.000 persone in Italia.

Un’indagine condotta nel 2011 dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con Fondazione Banco Alimentare ONLUS e Nielsen Italia, valuta in 6 milioni di tonnellate l’eccedenza della filiera agroalimentare italiana. Nello stadio della trasformazione industriale  il 35,3 % dell’eccedenza è donato a food banks o enti caritativi sparsi sul territorio, mentre un 32,2 % di prodotti alimentari è smaltiti in discarica. Secondo questo studio i motivi della resistenza alla riduzione dello spreco sono diversi: valutazioni economiche; rischi di immagine; modalità di generazione dell’eccedenza alimentare; carenze gestionali; caratteristiche degli operatori presenti sul mercato. (Tabella tratta dallo studio citato)

Tabella studio Politecnico

Tra le soluzioni proposte dagli studiosi “il consumatore rappresenta una sfida importante nella riduzione dello spreco alimentare, anche se va notato che molte famiglie italiane adottano normalmente pratiche di prevenzione delle eccedenze, sia per limitare i casi di scadenza degli alimenti, sia per il recupero degli “avanzi”. In tale ambito, una prima azione consiste nello sviluppo della consapevolezza a riguardo dei comportamenti di consumo alimentare, per l’adozione di pratiche di spesa più efficienti. Le aziende di trasformazione e di distribuzione potranno implementare soluzioni, ad esempio nel packaging e nell’uso delle promozioni, che favoriscano le buone pratiche dei consumatori.

Concludiamo con alcuni dati della FAO sullo spreco nelle singole fasi: fatta 100 la quantità complessiva, a livello mondiale, di cibo sprecato nelle diverse fasi della catena dalla produzione fino ai consumatori (valori in percentuale e in milioni di tonnellate): produzione agricola 510 (32%), dalla raccolta alla trasformazione 180 (11%), distribuzione 200 (13%), consumatori 345 (22%).

Continua…

 

About Federico Gangi

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Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

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