giovedì , 2 Dicembre 2021
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Parigi e pensieri, è la fine di una fase

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Me ne vado dal mio bel appartamento parigino. Lascio 4 mesi di esperienze. La moquette è un po’più sporca di prima, c’è intriso il vino che abbiamo bevuto, ci sono le impronte dei passi che abbiamo fatto.
Il mio letto è lì che mi guarda, ci ho dormito tutte le notti che Parigi mi ha regalato. È stato un onore riposare accanto a gente come Jim Morrison e Oscar Wilde che dormono beati e tranquilli a Pére Lachaise, a due passi dal mio palazzo.
L’appartamento di avenue philippe auguste ha la vista più bella di tutta la città. Mi mancherà. Mi mettevo spesso, anche solo due minuti, a guardare la città che si sveglia, la città ricoperta dalla nebbia. Lo sbrilluccichio della tour.
Mi mancheranno anche le quattro chiacchiere con il mio amico portiere, uno scansafatiche che ce ne son pochi così.
Credo di essere un’altra persona, di essere cambiata, ma la malinconia degli addii, il magone della fine, quelli son ancora con me, come sempre.

Finisce una fase.
Non cambio solo appartamento (mi trasferisco dall’11° arrondissement al 3°), cambio i compagni di viaggio. Molte persone se ne vanno domani, altri già partiti. Se ne ritornano a casa dopo l’esperienza erasmus, ognuno con un’impressione diversa, con un bagaglio più o meno riempito.
Persone amiche, persone che ho solo conosciuto, persone superficiali, altre che valgono milioni. C’è anche chi ha rappresentato molto per me, fin troppo. C’è chi mi ha fatto capire che sono in grado di voltare pagina, che la mia vita non era già scritta e segnata, senza via d’uscita. Anzi, sono io che l’ho capito da sola, lui è stato solo un pretesto, inconsapevole, ma utile. Ne manterrò un buon ricordo, certo, niente di troppo poetico, ma io, essendo una donna, e per di più nata sotto il segno dei pesci, la poesia ce la infilo lo stesso.

Le valigie son terminate, è ora di andare. Mi prendo ancora una mezzora per ascoltare alcuni dei pezzi che sono stati il sottofondo, la colonna sonora di questi periodi. Ancora 5 minuti per sgranocchiare i biscotti (non sono les madeleines, delicate, del caro proust, sono delle sberle a 100 kilocal con il ripieno al cioccolato) che mi riportano alle mattine assonnate, alle colazioni prima di gettarmi nella metro con direzione ospedale-tirocinio-speriamo che oggi io me la cavi. Ancora due minuti per guardarmi nello specchio gigantesco dell’entrata, per riconoscermi per ritrovarmi, per darmi coraggio.
Sarà l’inizio di qualcosa di nuovo.
Resetto tutto. Si cambia quartiere (cambiare quartiere a Parigi è come cambiare città), si cambia letto, cucina, supermercato, amici, desideri, pensieri.
Mi viene in mente una canzone di ligabue che fa “..e sarà un bel souvenir, da mettere poi via ridicendoci avanti..” ecco. Pur avendo un senso di vuoto dentro in questo momento (anche se in realtà sono ricolma di ricordi), voglio chiudere l’uscio di questo appartamento con la speranza di continuare, di camminare finchè troverò davvero la mia strada. Se mai ne esiste davvero una.

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Il discorso è composto da idee, parole, fatti ed esperienze con il fine di in-formare coscienze libere e responsabili. Le cose sono invisibili senza la luce, le parole sono vuote senza un discorso.

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