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Il ruolo della massa e il ruolo del capo politico

Massa termine che si applica a vasti insieme di individui coinvolti in fenomeni dinamici quali l’ urbanizzazione, la secolarizzazione, le comunicazioni, ecc. Al concetto di massa ha fatto ampio riferimento anche la psicologia politica.

Come scrive Mario Toscano, giornale La Stampa, – Cultura, 22/6/2016, “Emilio Gentile, contemporaneista di fama internazionale, nel saggio “Il capo e la folla” (Laterza) tratteggia con lucidità i passaggi storici del rapporto tra governanti e governati e delle mutevoli accezioni della democrazia nell’arco di 2500 anni. Larga parte dell’analisi è dedicata agli snodi centrali della storia contemporanea. Furono le grandi rivoluzioni del XVIII secolo a inaugurare una fase nuova: la politica «diventava, per la prima volta nella storia, consapevole azione di capi e di folle che si proponevano di rigenerare la società e lo Stato», nascevano nuovi criteri di legittimazione del potere e una nuova idea di cittadinanza, ma nascevano anche nuovi modelli di capi…”

Le Bon sosteneva che «nella folla, le attitudini coscienti, razionali e intellettuali dei singoli individui si annullano, e predominano i caratteri inconsci. I fenomeni inconsci svolgono una parte preponderante nel funzionamento dell’intelligenza.» Nel rapporto tra Capo e folla esiste un senso erotico. Un rapporto erotico nelle regione profonde dell’ inconscio secondo Le Bon perché il Capo conosce molto bene «l’affascinante potere di seduzione che hanno le parole, le formule e le immagini»

Secondo Freud nella massa esistono legami libidici. Sono questi legami che tengono uniti gli individui e che annullano in loro quelle pulsioni di aggressività, di avversione e di ripugnanza, che ogni individuo prova per il proprio simile. Le pulsioni erotiche prevalgono, all’interno della massa, sulle pulsioni aggressive. Ma tali legami libidici hanno il loro presupposto fondamentale nella figura del capo. Per esempio scrive Freud: “ Nella disamina delle due masse artificiali, Chiesa ed esercito, abbiamo già veduto che il loro che il loro presupposto è che tutti vengano amati alla stessa maniera da uno solo, il capo.” Cosi nella massa esistono rapporti d’identificazione fra gli individui perché tutti desiderano essere amati e dominati da uno solo, il capo.”

L’anima delle masse è ricca di spiritualità e produttrice di cultura in senso lato. Se si tiene contro di queste valutazioni – alcune molto negative, altre molto positive – contrastanti fra loro, e tutte suffragate da dati ricavati dall’osservazione. Lo sforzo per decifrare la psicologia delle masse potrebbe sembrare destinato a rimanere sterile. E’ però possibile, secondo Freud trovare una via d’uscire e compiere un grosso passo in avanti nelle compressione della psicologia delle masse.

Secondo Platone La Repubblica cap. VIII, Il popolo diventa massa con la democrazia. Cioè quando il popolo vive nei desideri. “Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta d’illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.

Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.

Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.

Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.

E prima che nel sangue, nel ridicolo.”

Secondo vari autori del Novecento come Adorno, Fromm, e Marcuse nella società a regime capitalistico avanzato le masse, che pur si presentano socialmente emancipate e culturalmente illuminate, sono in realtà soggette ad un elevato grado di alienazione in stretta connessione con la persuasione occulta esercitata dai detentori del potere economico e politico mediante i mezzi dell’ industria culturale. Occorre perciò restituire all’individuo il senso del proprio valore, riportandolo alla preminenza dell’essere sull’atteggiamento più livellante dell’avere secondo Fromm.In altre parole possiamo dire che la massa ha bisogno il capo politico ma anche il capo politico ha bisogno la masse. Tucidide sosteneva “Democrazia a parole ma di fatto governo di uno solo”.Cosi il capo politico è un fatto naturale e la massa deve capire il ruolo del capo politico.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Docente di Filosofia