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CACCIA. IL 31 GENNAIO STOP ALLE DOPPIETTE.

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L’ENPA: «MENO SPARI MA ANCORA MOLTE IRREGOLARITA’. DENUNCE PER FUNZIONARI CHE AVALLANO CALENDARI ILLEGITIMI»

Finalmente, il 31 gennaio si chiude ufficialmente la stagione venatoria 2011-2012, ovvero la possibilità di uccidere per “divertimento” milioni di animali selvatici. Moltissime persone potranno tornare a camminare nei boschi e nelle campagne senza correre il rischio di essere ferite o, peggio, uccise; gli agricoltori, invece, rientreranno nel pieno possesso della loro proprietà privata, ancor oggi violata dalle “doppiette” in virtù di un privilegio anacronistico. Vale a dire della facoltà concessa dall’articolo 842 del codice civile di accedere liberamente ai fondi agricoli senza il consenso del proprietario.

Quest’anno si è sparato meno rispetto al passato: alcune regionihanno infatti compiuto un percorso di adeguamento nei confronti della legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica 157/92, modificata un anno e mezzo fa per renderla conforme alla direttiva europea che impone il divieto di sparare durante la fase di migrazione pre nuziale o quella di dipendenza dei piccoli nati dai genitori. Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania hanno adottato calendari ridotti, per tempi e per alcune specie, suscitando spesso l’ira della controparte.

Altre regioni, invece, ignorando leggi e normative nazionali ed europee, sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato, ma anche le procedure d’infrazione a carico del nostro Paese, continuano ad emanare calendari venatori illegittimi, ricorrendo spesso ad espedienti per impedire l’impugnativa delle associazioni animaliste ed ambientaliste. E’ il caso, ad esempio, dei calendari approvati per legge – impugnabili soltanto dal Governo – o di quelli varati con delibere “last minute” con effetto immediato. La Regione Lazio ha seguito proprio quest’ultima strada per prolungare la stagione venatoria – per alcune specie – fino alla prima decade di febbraio.

L’Enpa e le altre associazioni animaliste e ambientaliste hanno però cambiato strategia e il caso della Sardegna – che ha riadottato un calendario venatorio palesemente illegittimo ignorando la sentenza del Tare del Consiglio di Stato che ne accertava le violazioni – è emblematico. Infatti, è stata depositata una denuncia penale presso la Procura della Repubblica di Cagliari nei confronti di chi lo ha avallato; una procedura che si ripeterà in casi analoghi nei confronti di amministratori e funzionari delle altre regioni.

L’Europa del resto ha ancora il mirino puntato sul nostro Paese, come testimonia anche la recente apertura di una nuova procedura d’infrazione sui richiami vivi che porterebbe al pagamento di sanzioni pecuniarie da parte dei cittadini.

 

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