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MUSEO ETNOGRAFICO, VISITA GUIDATA ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DEL TORCHIO

Venerdì 19 settembre alle 17 a palazzo Giacomelli

L’esperto di storia della viticoltura Geremia Nonini illustrerà

storia, tecnica e diverse tipologie del torchio vinario

 

Continua il viaggio del museo Etnografico alla scoperta dei prodotti artigianali che hanno fatto la storia del Friuli. Nell’ambito della mostra “La lunga storia del torchio”, in esposizione a palazzo Giacomelli per tutto il mese di settembre, venerdì 19 settembre alle 17 è in programma una visita guidata con Geremia Nonini, esperto di storia della viticoltura che illustrerà storia, tecnica e diverse tipologie del torchio vinario. I visitatori potranno approfondire i segreti di questa antica arte ammirando da vicino una cinquantina di modellini in scala 1:10, fedelmente riprodotti sulla base di fonti antiche, rilevamenti e verifiche nei musei specializzati. Un percorso che riprende tutti i periodi principali della storia del torchio, a partire dalla sua versione primordiale in cui le vinacce, poste in una conca di pietra appena sbozzata, venivano pressate con alcune pietre caricate sulla parte superiore. Fanno parte dell’esposizione modelli e varianti di torchi a pressione diretta, a sacco (le vinacce venivano strizzate per torsione del sacco di fibre vegetali in cui venivano poste), a leva, a cunei, a vite centrale.

Non esistono a tutt’oggi precisi riscontri documentari o archeologici sui primitivi metodi usati per spremere le uve. Possiamo soltanto immaginare una spremitura fatta con le mani o con i piedi (tuttora praticata) considerando che questi erano i mezzi naturali più immediati a disposizione dei primi vinificatori. Probabilmente le operazioni di pigiatura dell’uva e di torchiatura (o strizzatura) delle vinacce, in seguito ben distinte, si riducevano a una sola operazione ma è verosimile che ben presto si siano “inventati” attrezzi idonei a spremere fino all’ultima goccia di succo che con la fermentazione si sarebbe trasformato nel prezioso vino. Così prezioso da diventare bevanda prescelta per le libagioni rituali e da chiamare in causa gli Dei dell’Olimpo con Dioniso (Bacco per i romani), nato da Giove, dio del vino e della viticoltura che, con la sua strana corte di sileni, satiri, fauni e baccanti ha avuto un importante ruolo nella mitologia. L’importanza del torchio strumento fondamentale per la produzione del vino è dimostrata anche dall’elevato significato simbolico attribuitogli nel culto religioso: la vite, il grappolo ed il vino sono tutti elementi presenti nella Bibbia con una forte carica simbolica.

La visita guidata è gratuita, mentre l’ingresso al museo ha il costo di 1 euro e permette di visitare i tre piani delle raccolte e prendere visione dei numerosi video presenti nelle sale. L’esposizione è visitabile fino al 30 settembre. Per informazioni: museo Etnografico del Friuli – palazzo Giacomelli, aperto dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 19 (tel. 0432.271920).