mercoledì , 19 Maggio 2021
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Raccontare il deserto “Tinawen Tenere”

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Ha preso il via ieri sera a Pordenone la seconda edizione del festival “Raccontare il deserto Tinawen Tenere”, dedicato all’esplorazione dell’Africa dei tuareg e di altre culture. Il festival, organizzato in collaborazione con Mondo Tuareg e i Pnbox Studios, è promosso dall’Associazione Via Montereale col patrocinio del Comune di Pordenone e il sostegno della Regione, della Fondazione Crup e della Bcc Pordenonese. L’Associazione Via Montereale nasce nel 1999 con lo scopo di sensibilizzare alla cultura della diversità e promuovere incontri con autori dei paesi lontani per approfondirne culture e tradizioni.

Il primo appuntamento, tenutosi ieri sera presso la Sala incontri dell’ex Convento di San Francesco, ha visto come protagonisti Ludovica Cantarutti, Presidente dell’Associazione Via Montereale, e Dario Cristiani, dottorando in Studi sul Medioriente e Mediterraneo al King’s College di Londra, analista ed esperto di Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Nel corso del dibattito, dal titolo “Anatomia geopolitica e ruolo del Sahara nell’era del villaggio globale”, Cristiani ha analizzato le recenti vicende che hanno caratterizzato i Paesi del Nord Africa, prospettando scenari e sviscerando problematiche legate ad un’area ad alto tasso di instabilità.

Con le rivolte in Tunisia e in Egitto e con la caduta del regime di Gheddafi in Libia lo scenario nel Nord Africa è cambiato radicalmente, portando a una serie di conseguenze l’ultima delle quali – in ordine temporale – è stata il collasso dello Stato maliano. La fascia nordafricana è stata concepita da europei ed americani come uno spazio legato alle dinamiche del terrorismo. Gli attentati alla Torri Gemelli del 2001 hanno modificato la percezione della minaccia del terrorismo e, successivamente, gli attentati del 2004 e 2005 a Londra e Madrid hanno amplificato la paura e il terrore a livello globale. Il Sahara si caratterizza per la presenza sul territorio di svariati gruppi terroristici con caratteristiche e finalità molto diverse tra loro, ma nella semplificazione indotta anche dai mass media si è portati a identificare la zona sahariana come area di localizzazione dei terroristi di Al Qaeda, come covo di una minaccia “globale”. In realtà i gruppi terroristici hanno differenti matrici.

Lo spazio del Sahara è diventato negli ultimi quindici anni uno dei centri principali dell’economia illegale. La striscia del Sahel costituisce uno dei transiti privilegiati per lo spaccio di cocaina, eroina ed altre droghe. Questi traffici illeciti, che seguono la cosiddetta rotta del “decimo parallelo” e sono gestiti da gruppi di criminalità organizzata, sono favoriti in primis dalle ridottissime capacità di controllo del territorio da parte dei governi locali e soprattutto dall’alto tasso di corruzione. Il deserto da un punto di vista prettamente economico può rappresentare anche un’opportunità, se pensiamo alle risorse presenti nel sottosuolo. Nuovi attori si sono affacciati in questa regione, attratti da materie prime e ricchezze del sottosuolo. Il Sahara, tuttavia, costituisce a livello globale una delle zone geofisiche o geopolitiche dove l’uomo ha più difficoltà a gestire le caratteristiche del territorio.

Il Sahara è una zona molto complessa a livello geopolitico, rappresenta una sfida che richiederebbe risorse e capacità militari di controllo del territorio che gli stati locali non possiedono. Il Sahara rappresenta un “buco nero” dal punto di vista geopolitico, è uno spazio di creazione di minacce asimmetriche che interessano direttamente i Paesi dell’Unione Europea. In questa zona agisce una miriade di attori locali, alle prese con una problemi endemici di controllo del territorio e con nuovi problemi causati dai sommovimenti geopolitici. I cambiamenti sollecitati dalla “primavera araba” hanno poi amplificato l’interesse di attori esterni per questa regione: Paesi come la Cina, l’India e la Turchia si sono affacciati sulla regione con una chiara strategia di impatto sul territorio nordafricano. “Le analisi delle dinamiche nello spazio sahariano – ha concluso Cristiani – sono in gran parte ancora basate su una visione immaginifica e romanzata, piuttosto che sulla corretta descrizione delle caratteristiche a livello geopolitico ed economico. Bisognerebbe allontanarsi una volta per tutte da questa visione mitizzata che aleggia sul Sahara”.

Il festival prosegue questa sera con la presentazione del libro “Yemen” di Marilena Piccinin e con la proiezione del film “Il tè nel deserto” di Bertolucci. Domani si terrà la presentazione del libro “Lettere ad Agadez” di Emilio Borelli, mente in serata spazio al teatro con l’unico atto di Orietta Borgia “Esodi”, interpretato da Leda Palma. Venerdì Carla Manzon e Paolo De Zan leggeranno al pubblico poesie inedite dello scrittore Mahmoudan Hawad; il poeta sarà presente all’incontro con il pubblico presentato da Liviana Covre. Sabato, infine, Alessandro Massacesi dell’Osservatorio mediterraneo di Ortona presenterà un’anteprima del suo libro dedicato ai tuareg.

Vito Digiorgio

About Vito Digiorgio

Vito Digiorgio
Giornalista pubblicista iscritto all’Albo dei giornalisti dal 2013. Si è laureato all'Università di Udine con una tesi sulla filologia italiana. Collabora con alcune testate giornalistiche on line.

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