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21 ott.alle ore 17 alla Sala Bartoli–di Lei dunque capirà di Claudio Magris

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“Recita straordinaria – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – di Lei dunque capirà di Claudio Magris 

 

 

Ottima prova d’attrice di Daniela Giovanetti diretta da Antonio Calenda. Lo spettacolo è una delle più fortunate produzioni del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia replicato a livello nazionale e internazionale con successo fin dal debutto avvenuto nel 2006: a Trieste una replica speciale, prima di approdare al Piccolo Teatro di Milano dove lo spettacolo apre la sua tournée 2012. Biglietti in vendita da martedì 16 ottobre”.

 

 New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.  In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.  Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.  Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo. Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.  La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.  La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente. Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».  Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.  Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella.

 

New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.

 

In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.

 

Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.

 

Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.

 

La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…

Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.

 

La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente.

Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».

 

Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.

 

Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella

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