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Immersi nelle terre del basso Friuli

Immersi nelle terre del basso Friuli

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Se siete amanti della natura incontaminata, non può passarvi inosservata la zona lagunare friulana, un ambiente ricco di biodiversità delimitato dal Tagliamento e l’Isonzo.

A circa un ora di strada da Udine, prima di imbattersi sulla costa friulana, ecco che troviamo la città di Aquileia, impossibile non soffermarci dato che è stata un’importante città dell’impero romano, nata addirittura nel 181 (a.C.). Nonostante sia stata rasa al suolo da Attila nel 452 (d.C.), ancor’oggi si possono ritrovare tante bellezze artistiche intatte. Centro di estrema bellezza è la basilica di Aquileia, con al suo interno una complessità di affreschi e mosaici unica in tutta Europa, divenendo per molti secoli motivo di pellegrinaggio. Importante anche il ruolo che assume dal 1077, come Stato patriarcale di Aquileia, estendendo il proprio potere sul Friuli ed oltre, fino al 1420. Dal 1998 Aquileia è patrimonio dell’UNESCO, continuando ad essere motivo di studi oggigiorno da archeologi di tutto il mondo.

Imboccando la strada verso la costa, ecco che troviamo la laguna di Grado ed il suo mare, imbattendoci così nell’isola di Barbana. Questo piccolo appezzamento di terra isolato ospita ogni anno migliaia di turisti che vengono ad ammirare le bellezze del santuario dedicato a Maria, costruito secoli fa, accolti dai frati che abitano ancora sull’isola.

Continuando ad osservare la bella laguna notiamo prima di arrivare a Grado come nelle isolette siano sparsi molti casoni ancora intatti nel tempo, edifici che venivano costruiti anni fa come riparo per i pescatori che andavano al largo, per portare in città poi il pescato. Fra mercati e ristoranti, una volta arrivati a Grado, è d’obbligo fermarsi a degustare le prelibatezze del posto. Noterete come in molti ristoranti, ma anche in molte case, troviate il famoso Boreto alla graisana, piatto tipico gradese.

Suggestivo colpo d’occhio nel centro storico di Grado

Il Boreto alla graisana nasce nelle tavole dei pescatori di un tempo, traduzione di una vita fatta di mare e di pesca, è una pietanza unica per la semplicità degli ingredienti e della preparazione. Per cucinarlo, occorre del pesce misto (cefali, anguille o altre varietà) e dopo averlo pulito viene tagliato in tranci. In una pentola con dell’olio si soffriggono degli spicchi d’aglio, che si toglieranno quando saranno quasi al punto di bruciare. Successivamente si aggiungono i tranci del pesce tagliato precedentemente; sale e pepe in abbondanza. Si copre d’acqua, lasciandolo cuocere fino ad ottenere un vero e proprio sugo. Una volta terminato si può degustare con una buona porzione di polenta, magari abbinando il tutto con un bicchiere di rosso data la piacevole sapidità del piatto.

Una pietanza che rimarca per l’ennesima volta come in regione ci siano molte tradizioni che durano da secoli, e che con molto orgoglio dobbiamo far conoscere a chiunque abbia il piacere di essere accolto nella nostra magnifica regione.

Luca Fasano

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