SIAMO AL CAPOLINEA?

Molto probabilmente il sorriso ironico dei due statisti Francese e Tedesco alla domanda del giornalista sulla credibilità della tenuta italiana ha indispettito non poco i nostri animi patriottici.

Se pensiamo che nella storia dell’Unità economica europea non erano mai accaduti episodi del genere ci rendiamo conto di come la nostra visibilità è caduta molto in basso quasi a paragonarci al di la della facile ironia a qualsiasi “repubblica delle banane”. E’ triste constatare che ne il carisma di Giorgio Napolitano, ne l’apprezzamento dei nostri economisti, non ultimo l’ex governatore della Banca d’Italia Draghi, nominato di recente governatore della BCE e ne le nostre personalità politiche più eminenti e rappresentative  riescano a porre una diga a questa rappresentazione burlesca della cosa pubblica. Sembrerebbe quasi che i nostri interlocutori europei abbiano smesso di aver pazienza – vedasi l’ultimatum di tre giorni per dare programmi e scelte definitive – e  bocciato definitivamente un primo ministro che sembra giocare al Monopoli più che a governare uno stato in un momento di vera crisi economica. Da italiani, con orgoglio patrio, siamo giustamente offesi di questo atteggiamento spazientito della Merkel e Sarkozy,  ma da un punto di vista più razionale siamo sempre più indignati ed impotenti nel constatare il vicolo cieco di dove ci ha condotti questa politica della barzelletta. Credo fermamente che anche all’interno della destra legittimata dal voto popolare a governare questo ultimo sprazzo di legislatura ci sia qualcuno ben più degno e più responsabile che possa veramente dimostrare ai nostri interlocutori che le istituzioni italiane sono molto più serie di chi ci rappresenta nel governo della cosa pubblica. A poco possono servire le frasi di Sarkozy in cui ripone la fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane: politiche, finanziarie e economiche.

Sono giorni che il Cancelliere tedesco interpella direttamente il Quirinale e rivolge i suoi interrogativi a Draghi e alle istituzioni. Il messaggio di domenica al di la della sceneggiata è chiarissimo : “basta barzellette e dateci i fatti”. L’ultimatum di tre giorni avvisa i naviganti che ogni frase ed ogni scelta sarà giustamente soppesata dove gli europei fanno ben intendere che il loro affidamento è sulle istituzioni italiane e non certamente sulla persona Berlusconi. Non è certo Bossi che alzando le barricate facilita il compito di scelte dure ma necessarie e spetta all’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche mostrare il senso di responsabilità che il premier evidentemente non possiede.

Non credo che i due leader francese e tedesco siano stati  arroganti solo per beffeggiare l’Italia in difficoltà ma  forse la certezza del disastro europeo che potrebbe nascere dal vuoto politico di risposte italiane che non siano all’altezza della grave situazione. Per troppo tempo Berlusconi, Bossi, Gasparri ed i vari portavoce del governo hanno continuato a proclamare : “Non c’è stato e non c’è rischio Italia”, “Non c’è fretta, stiamo realizzando un vero piano di sviluppo”. E’ dal 2007-2008 che il premier s’ostina a gridare che “Non c’è crisi. Siamo i primi in Europa”  con effetti catastrofici su quel popolo che lui stesso continua a chiamare sovrano. Un popolo che si è stancato che ogni giorno di più manifesta la sua indignazione e avverte che la pazienza sta terminando.
Sembra quasi che i paesi europei chiedano  alle forze responsabili della maggioranza di sfiduciare  loro il premier, prima delle elezioni perché non c’è più tempo. Che mandino ai prossimi vertici europei un capo di governo di cui nessuno ridacchi più e sia credibile per gli impegni che dovrà assumersi. Sembra quasi che il segnale verso Berlusconi sia quello di non andare più  a Bruxelles, perché trascina verso il basso non solo l’Italia, ma l’intera zona euro. “Sarebbe ora che chi ci governa prendesse maggiore consapevolezza della realtà internazionale che rischia di travolgerci, di trasformare l’Italia da Stato fondatore in Stato affondatore dell’Unione europea” come indicava Monti nel Corriere della Sera, del 16 ottobre 2011.
Berlusconi ignora le norme più semplici di vita politica e continua a governare come un manager industriale e sicuramente non farà alcun passo indietro. Ma  anche in Italia se  esistano uomini della destra davvero responsabili, è ora che qualcuno prenda in mano le redini della situazione e consigli il primo ministro di farsi da parte elegantemente e senza rumore da un palco acclamante, purtroppo solo alle sue barzellette che ci propina ormai da troppo tempo.

Enrico Liotti

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