Positivo e negativo: Popper e la dialettica

“Panta rei”, il tutto scorre dicevamo nel precedente articolo, con il materialismo storico Marx avrebbe voluto infatti toccare diversi settori dello scibile in una considerazione dialettica della totalità atta ad indagare la prassi sociale nell’unità organica delle sue manifestazioni.
Così si sarebbe arrivati all’annullamento della contraddittorietà del reale, da cui non ci si può liberare per via contemplativa, se non finendo per giustificare la presunta “razionalità” dell’ordine di cose esistente. Sviluppandosi su queste basi il marxismo arrivò a contestare la validità del principio d’identità e non contraddizione, considerandolo poco più che una finzione logica che mostra però i suoi limiti quando applicato concretamente al mondo materiale.
A completamento di questo azzardo i marxisti definirono il materialismo dialettico dottrina scientifica scatenando l’opposizione e la critica di Karl Raimund Popper che invece lo definiva interpretazione “storicista” poiché teorizzava una meta prefissata del corso storico, la società senza classi.
A riguardo Popper ritenne invece che non esista un senso della storia precostituito rispetto alle interpretazioni e alle decisioni umane poiché la storia assume il senso che gli uomini le danno .

E’ Popper quindi, in questo percorso, che ci illumina la strada mostrandoci che è l’uomo a fuggire dal reale e da sè stesso cercando di essere qualcosa che in realtà non è, cerca l’assoluto in una dimensione che non lo contempla e che al contrario comprende un positivo ed un negativo i cui confini sono quasi invisibili. Infatti la critica di fondo a queste teorie è quella di essere organizzate in modo tale da sfuggire al rischio della falsificazione; esse sono dottrine onni-esplicative ossia non suscettibili di sufficiente falsificabilità oppure dirette a “parare” le prove di falsificabilità con continue “ipotesi di salvataggio” (ipotesi ad hoc).

Per capire il rapporto tra dialettica, realtà e contraddizione, la prossima puntata chiederemo aiuto ad Hegel.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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