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Positivo e negativo: Popper e la dialettica

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“Panta rei”, il tutto scorre dicevamo nel precedente articolo, con il materialismo storico Marx avrebbe voluto infatti toccare diversi settori dello scibile in una considerazione dialettica della totalità atta ad indagare la prassi sociale nell’unità organica delle sue manifestazioni.
Così si sarebbe arrivati all’annullamento della contraddittorietà del reale, da cui non ci si può liberare per via contemplativa, se non finendo per giustificare la presunta “razionalità” dell’ordine di cose esistente. Sviluppandosi su queste basi il marxismo arrivò a contestare la validità del principio d’identità e non contraddizione, considerandolo poco più che una finzione logica che mostra però i suoi limiti quando applicato concretamente al mondo materiale.
A completamento di questo azzardo i marxisti definirono il materialismo dialettico dottrina scientifica scatenando l’opposizione e la critica di Karl Raimund Popper che invece lo definiva interpretazione “storicista” poiché teorizzava una meta prefissata del corso storico, la società senza classi.
A riguardo Popper ritenne invece che non esista un senso della storia precostituito rispetto alle interpretazioni e alle decisioni umane poiché la storia assume il senso che gli uomini le danno .

E’ Popper quindi, in questo percorso, che ci illumina la strada mostrandoci che è l’uomo a fuggire dal reale e da sè stesso cercando di essere qualcosa che in realtà non è, cerca l’assoluto in una dimensione che non lo contempla e che al contrario comprende un positivo ed un negativo i cui confini sono quasi invisibili. Infatti la critica di fondo a queste teorie è quella di essere organizzate in modo tale da sfuggire al rischio della falsificazione; esse sono dottrine onni-esplicative ossia non suscettibili di sufficiente falsificabilità oppure dirette a “parare” le prove di falsificabilità con continue “ipotesi di salvataggio” (ipotesi ad hoc).

Per capire il rapporto tra dialettica, realtà e contraddizione, la prossima puntata chiederemo aiuto ad Hegel.

 

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

© Riproduzione riservata

About Federico Gangi

Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013. Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, laureato in Legge alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Trieste. Ideatore della Fedarmax e di Brainery Academy, co-fondatore e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

9 commenti

  1. Ettore Mondello

    Caro Federico, trovo i tuoi articoli sempre tanto stimolanti, anche se non sempre capisco dove vuoi andare a parare. Hai messo due Karl a confronto, uno noto a tutti, l’altro solo agli addetti ai lavori. Il primo Karl si è spremuto le meningi per far prendere alla storia una piega favorevole alle masse; e quasi ci riusciva se la sua eredità non fosse stata raccolta da nemici giurati dell’umanità. L’altro Karl non ha voluto far prendere nessuna piega alla storia e, come ogni buon liberale, si è limitato a rendere comprensibili le rivoluzioni (anche in campo scientifico) senza propiziarne alcuna. L’epistemologia fa meno rumore dell’ideologia, ma certamente anche meno danni (e non perché in gioco ci sia qualcosa di meno importante). Infatti l’epistemologo esercita sempre una sana scepsi e sa ridere di sè davanti allo specchio, mentre l’ideologo si prende maledettamente sul serio e non accetta di essere contraddetto, neppure da argomenti oggettivamente più convincenti. L’epistemologia cerca il dialogo, laddove l’ideologia cerca solo supino consenso. Grazie Federico per aver messo a tema questo argomento. Aspettiamo ansiosi il contributo su Hegel, nelle cui spoglie mortali mi sono imbattuto recentemente a Berlino visitando il cimitero monumentale Dorotheenstädtischer Friedhof (urca che difficile!). Anche lui, però, per inseguire lo spirito Assoluto, ha perso d’occhio il destino dell’individuo, che a noi che seguiamo con simpatia il “Discorso” invece sta tanto a cuore.
    Ettore Mondello da Roma

    • Federico Gangi

      Caro Ettore,
      ti ringrazio sia per i complimenti sia per le osservazioni riguardo la chiarezza espositiva che, a volte, può essere nebulosa. Dal tuo commento traggo comunque che il nucleo dell’articolo è stato compreso e questo è molto importante vista la difficoltà di unire una serie di articoli legati dal binomio positivo-negativo, dall’assoluto e dal contingente e così via cercando di garantire una minima chiarezza.

      Federico Gangi

  2. Renato Campanella

    Complimenti davvero per l’articolo che io ho trovato ottimamente scritto e splendidamente argomentato. La contingente azione di due forze che intrinsecamente sospingono l’individuo alla ricerca dell’assoluto porta alla piena comprensione dell’essenza del pensiero. In Marx il materialismo storico determina la condanna dell’alienazione come strumento di lotta di classe per addivenire alla palingenesi di un nuovo ordine, più equo, nel quale Stato e individui si fondono, divenendo, in ultima analisi, una sola cosa. La chiave proposta da Popper è tuttavia più sottile e, al tempo stesso, più complessa: lo storicismo diventa, intrinsecamente, esso stesso strumento di oppressione e obnubilante per le menti; emerge pressante l’urgenza di delineare la limitatezza del pensare umano, così com’è, caratterizzato da congetture e ipotesi. Argutamente Popper conclude criticando i mezzi di comunicazione di massa che, lungi dal dimostrarsi mezzi per spalancare le porte della mente, si rivelano anch’essi alienanti e mortificanti non solo della capacità di giudizio ma anche di espressione dei singoli individui.
    Grazie per lo stimolo e per lo spazio concessomi. Continuerò a seguirvi!

    Renato da Roma

  3. Ada Abbagnana

    Accidenti che discorsi complicati! Non vi pare però così che il giornale diventi un pò troppo per addetti ai lavori? Io penso che ci si possa esprimere con chiarezza anche quando si affrontano temi altolocati. Non era proprio il Decartes che parlava di idee chiare e distinte? Dico questo anche come matricola alla facoltà di filosofia, alla quale mi sono iscritta – come potete immaginare – nonostante il parere contrario dei miei genitori e dei parenti, che già mi vedono disoccupata di lungo corso. Però la filosofia – c’è poco da fare – affascina e strega, al di là della sua spendibilità nel mercato del lavoro. Mi sono chiesta, leggendo l’editoriale di Gangi ed il commento di Campanella: ma sono deficente io che non vi capisco, o siete voi che dovete fare pace col garbuglio che ch’avete in testa? Se siete veri filosofi dovete anche accettare la critica ed il dissenso. Io ho letto Marx e pure Popper (magari voi non ci credete), e devo dire – a parte i loro deragliamenti nell’analisi matematica che ignoro totalmente – erano di una chiarezza estrema, perché nella loro mente le idee si presentavano chiare e distinte. Voi invece fate gli azzeccagarbugli immaginando che il popolino rimane a bocca aperta e vi loda per la vostra erudizione. No, cari miei, questa non è erudizione, ma uno stato di confusione mentale che serve solo a darvi delle arie. Marx, Popper, Hegel e gli amici che il “Discorso” si è guadagnato sul campo non si meritano tutto questo.
    Se siete davvero democratici, allore mi pubblicate la lamentela. Se no, dovrò concludere che state lì solo per ricevere i complimenti di qualche ruffiano della vostra cerchia.
    Chiari e distinti saluti.
    Ada Abbagnana (Bologna)

    • Federico Gangi

      Cara Ada,
      mi permetto di darti del tu, come vedi il tuo commento è stato pubblicato arricchendo il nostro Discorso. La rubrica “Pensieri…” è solo una piccola parte del giornale e mi sono permesso di aprirla con un percorso riguardante un tema complesso come il “negativo”. Hai ragione quando dici che l’argomento poteva essere esposto in modo più semplice ma, nell’ambito di questa specifica rubrica, ho voluto argomentare delle tesi in modo più approfondito. Detto questo io non mi considero un filosofo e ho cercato di racchiudere in poche righe quello che tu avrai letto in un intero libro di Popper o Marx o chiunque altro. Altre rubriche invece, come Macchiatofreddo, cercano di arrivare ai problemi in modo più semplice e diretto, almeno questa è l’intenzione. Spero quindi che, leggendo anche altri articoli de Il Discorso, tu possa capire il senso di questa mia risposta.

      Grazie per averci scritto sperando non sia la sola volta.

      Federico Gangi

    • Benedetto Fornero

      Salve a tutti, vorrei intervenire anch’io sulla vexata qaestio. Premetto che sono anch’io studente di filosofia, al secondo anno fuori corso dell’Università di Napoli, e che ho appena presentato la tesi. Quindi, credo, a ragion veduta, di avere un pochino più di voce in capitolo rispetto alla invero un po’ supponente Ada.
      Una volta tanto che finalmente un giornale, anche se solo elettronico, presenta, con linguaggio agile e comprensibile, qualche concetto che sia diverso dall’ultima notiziola di gossip o dai risultati calcistici e relative polemiche, parte repentinamente la levata di scudi. Con buona pace di Federico e Renato, e a beneficio della matricola Ada, provo a rispiegare quanto già esposto. La contrapposizione dialettica di tesi e antitesi presuppone un percorso epistemologico volto a inferire l’essenza del pensiero indipendentemente dal più evidente empirismo che l’esperienza concreta potrebbe fornirci. Se Marx, col materialismo storico, aveva giustificato le ataviche motivazioni alla base dello sfruttamento e della sottomissione delle masse, non scevre da cause che avrebbero portato alla formazione del capitale come inteso dalla borghesia predominante del diciannovesimo secolo, Popper riteneva invece, in contrapposizione, che la confutazione di queste teorie potesse porre le basi per una diversa weltanschauung che non ponesse più lo Stato quale invincibile e opprimente moloch a cui sottostare bensì fornisse agli individui e al loro libero pensiero gli strumenti per liberarsi dal giogo infernale della dittatura, ancorchè di origine proletaria. In parole povere, alla violenza di un pensiero dominante e sovrastante si para innanzi una concezione che vede al centro l’individuo libero di condizionamenti, seppure provenienti dagli stimoli della moltitudine dei media che oggi ci soggiogano, e capace di pensare e di esternare il proprio pensiero. Cara Ada si tratta di tesi e antitesi di cui, auspicabilmente, ci parlerà Federico prossimamente quando ci presenterà il pensiero hegeliano, sicuramente in modo più autorevole di quanto non abbia fatto io in questo momento. Ada non preoccuparti se non comprendi appieno: sei all’inizio di un percorso e il linguaggio di Federico o di Renato lo acquisirai solo col tempo (e con lo studio appassionato). Per ora limitati a non offendere.
      Grazie per l’attenzione e continuate così.

      Benedetto Fornero, Napoli

      • Federico Gangi

        Caro Benedetto,
        il tuo nome indica aulica chiarezza e ti ringrazio per il notevole contributo a questo Discorso.
        A presto

        Federico Gangi

  4. Elisa Cuffaro

    Ciao Federico, scusami ma sono infuriata con Ada. Non sopporto che qualcuno che legge solo superficialmente i tuoi articoli si permetta di darti addosso con tanta protervia. E’ vero, quello che scrive Federico non è immediatamente assimilabile, ma se gli concedi una seconda ed una terza lettura, allora esce fuori il tesoro. Per seguire il “Discorso” a volte è necessario ritirarsi nel deserto della meditazione, accettare la sfida del silenzio e – consentitemi di dirlo – della contemplazione. Non a caso Jaspers parlava dell’Umgreifende, che non si manifesta a chi risolve l’essere nella sostanza, bloccando la creatività della vita nell’immobilismo dell’ipostasi. L’essere viene incontro al pensiero non come un oggetto qualsiasi della natura, ma come una rivelazione inattesa, di fronte alla quale la ragione depone la sua ambizione onnidescrittiva e si lascia condurre ad altezze per l’innanzi inaccessibili. Credo che Federico ci stia allenando proprio a questo modo nuovo di relazionarsi coll’altro da noi. Suggerisco ad Ada – prima che sia troppo tardi – di entrare nella prospettiva pacificatrice dell’umiltà. Federico con te è stato paziente, dandoti una lezione colossale di civiltà.
    Ci tengo comunque a dire che non conosco Federico e non faccio parte di nessuna cerchia, ma sto sperimentando una totale sintonia col suo modo di presentare i chiaroscuri del pensiero filosofico. Un bravissimo anche a Renato Campanella.
    Buona meditazione a tutti, anche ad Ada: I hope some day you join us (da Imagine di John Lennon)
    Elisa (Forni di Sopra)

    • Federico Gangi

      Ciao Elisa,
      le tue parole sono davvero di grande finezza. Hai colto il mio intento che, per quanto umile, sono sicuro possa aiutare me stesso e chi circonda Il Discorso a riflettere maggiormente sulle proprie azioni, sul rapporto con gli altri e sul mondo.
      Voglio comunque ringraziare Ada per il suo contributo, per la sua tesi, per il suo coraggio di dire: “so di non sapere”.
      Grazie a tutti

      Federico Gangi

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