LE BORSE DI NUOVO GIU’: SEGNALI DI CAMBIO D’EPOCA

In Europa le borse perdono tutte, Parigi cede il 4%, Francoforte perde quasi il 3%, Londra il 2%. A Milano il Ftse Mib perde il 4%.  I ricorrenti problemi sulla sostenibilità della spesa pubblica della Grecia fanno tremare ancora i mercati e l’Unione europea apre alla necessità di possibili, e ulteriori, manovre correttive degli altri paesi membri i cui titoli di Stato sono sotto l’attacco della speculazione.

La disoccupazione avanza, le tasse e i prezzi aumentano, i consumi calano e le aspettative non sono positive né per le famiglie né per le imprese. Lo Stato deve ridurre la spesa pubblica perché non può più contare sullo strumento del debito, tanto in voga dagli anni ’80, e già da più di un decennio è costretto a rivedere elementi strutturali della propria economia come il lavoro e le pensioni.

L’Italia non è più in grado, sembra, di garantire ai suoi cittadini quello che finora ha garantito: il pensiero che per aumentare i servizi bastasse aumentare la spesa finanziandola con la vendita di titoli di Stato, i cui interessi sarebbero stati pagati con i maggiori introiti derivanti dalla crescita economica costante, si è rilevata controproducente ed ha permesso che la stabilità di molti paesi fosse in mano di terzi. Questo non è solo un problema italiano, ma se lo mettiamo a fianco dei nostri peccati storici come l’evasione fiscale, i soldi pubblici gettati al vento, l’abusivismo e la criminalità organizzata, il problema entra in casa ancora più pesantemente. 

In questo scenario non possiamo fare altro che rimboccarci le maniche nel nostro piccolo e, collettivamente, spingere la classe politica ad assumere una condotta molto più attenta all’etica pubblica e alla legalità. Tagliare i costi dei parlamentari è solo una goccia, e un bell’esempio, ma la situazione generale richiede tagli molto più ingenti che potrebbero toccare punti importantissimi, come la sanità; quindi è urgente, finalmente, che il cambiamento sia radicale e che il verbo “tagliare” non si usi solo con un’accezione economica ma anche culturale: che si tagli l’evasione fiscale, che si tagli il malcostume del clientelarismo, che si tagli la mentalità egoistica e “facilona” del malaffare. Abbiamo la possibilità di migliorare e, per fare ciò, non servono solo i soldi.

Federico Gangi
federico.gangi@ildiscorso.it

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