giovedì , 4 Giugno 2020
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Il 4-4-3 dello statista di Milanello

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State guardando una partita in televisione, la vostra squadra sta tenendo il pareggio in casa in un incontro molto sofferto e importante. Verso l’ottantacinquesimo minuto uno spettatore in camicia e giacca scura scavalca i tabelloni pubblicitari, entra in campo e prende il possesso del pallone. La partita si interrompe.

Lo spettatore, diventato attore davanti a migliaia di spettatori increduli, non ha violato una regola prettamente attinente al gioco del calcio bensì non ha rispettato il suo ruolo di spettatore e, allo stesso tempo, di garante passivo del buono svolgimento dell’evento sportivo.

Sul prato verde, il nuovo attore prende il posto dell’allenatore imponendo alla vostra squadra di schierarsi con un 4-4-3, con la spiegazione che questa tattica l’avrebbe portata alla vittoria. Dopo un breve discorso delirante, l’arbitro lo intima a lasciare il campo minacciandolo di far perdere la squadra di casa, la vostra, per 3-0 a tavolino. Iniziano i fischi dal pubblico, il piccolo uomo viene placcato dagli addetti alla sicurezza che lo trascinano fuori dal rettangolo di gioco.

La partita riprende. L’allenatore sostituisce il vostro bomber con un giovane reduce da molti prestiti in provincia e ormai maturo per l’esordio, al novantaduesimo minuto l’arbitro fischia un fallo al limite dell’area, il nuovo entrato prende il pallone, lo posiziona, calcia, sfera all’incrocio dei pali, la vostra squadra ha vinto.

Scrivo l’articolo in tribuna stampa, sono entusiasmato per la vittoria, per il ragazzo che ha segnato un gol bellissimo appena entrato, per la squadra che ha lottato e ha vinto, per la vittoria stessa. Esco dallo stadio e vedo che un giornalista con la barba sta intervistando l’invasore di campo, gli chiede chi gli stia antipatico, perché abbia fatto un gesto così eclatante, l’ometto si sistema la camicia e, mentre mi avvicino, proclama al microfono: “Ho scelto di scendere in campo perché non voglio vedere la mia squadra perdere a causa di uomini mediocri e immaturi legati a doppio filo con…”, vedendo il mio sguardo si interrompe. Lo fisso sorridendo e con tono gentile: “Le confesso che dopo la vittoria della squadra che stava per condannare con il suo irresponsabile gesto, mi ero completamente dimenticato di lei. E’ sceso in campo, ha interrotto il regolare svolgimento del gioco rischiando di far perdere la sua squadra, ha fatto il suo show da clown, ma alla fine? Il nulla, se non due orecchie per ascoltare e una bocca per parlare, a ricordarle che bisogna parlare la metà e ascoltare il doppio. Racconterò questa storia ai miei nipoti, la chiamerò la storia dello statista di Milanello. Lo farò per insegnare ai giovani che prima viene un gruppo, poi l’individuo; che sono i politici ad aver bisogno dei cittadini e non viceversa; che rispettare gli altri, le regole e i valori non è essere mediocri, ma grandi.”

Federico Gangi

federico.gangi@ildiscorso.it

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About Federico Gangi

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Pubblicista iscritto all'albo Fvg dall'aprile 2013 Diplomato al liceo classico “J. Stellini”, attualmente frequenta la Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trieste. Agli studi universitari ha affiancato diverse attività lavorative nel Triveneto. Ideatore della Fedarmax, direttore della Calcetto Udine e promotore del giornale on-line Il Discorso, di cui è direttore editoriale.

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