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L’azzardo di un Paese

Chiudono i cinema, piangono i teatri, crollano le scuole, accumulano polvere le biblioteche. Ma fortunatamente le città si colorano di lucine vivaci, i bar si riempono di totem con pulsanti lampeggianti, i supermercati ti propongono il biglietto della fortuna alla fine del conto; non c’è cura più salvifica nei periodi di crisi che affidare gli ultimi spiccioli alla Dea Bendata. Il messaggio è chiaro: “Gioca responsabilmente…..ma mi raccomando Gioca!!”. Una pubblicità su tre ti esorta a tentare, a non indugiare; potresti vincere la casa che hai sempre sognato e che non potresti mai comprarti o magari un bel gruzzolo ogni settimana per vent’anni e al diavolo il lavoro. E per fortuna che esiste la rete e gli smartphone, poiché sarebbe un problema non poter giocare comodamente anche da casa, seduti sul divano!

Siamo sempre più invasi da sale gioco; basta fare una passeggiata nei centri urbani o prendere un caffè al bar per accorgersi di come la macchina del “Gioco” abbia invaso i nostri spazi. Una volta c’erano i Juke-box oggi ci sono le Slot Machine!

Ma poi perché chiamarlo gioco, visto che non ci si diverte praticamente mai e anzi la costante consapevolezza di aver gettato in fumo quei quattro spicci rende ancora più amara l’esistenza. È più che altro un investimento con probabilità di successo pressoché nulla. Il nome più corretto non è Gioco ma “Suicide Investment”.

La crisi economica è la maschera di una crisi molto più profonda e più importante; siamo dentro una crisi sociale, caratterizzata dalla completa perdita di valori, dallo svuotamento umano delle persone, trasformate in zombie affamati di una fame atavica e insaziabile.

Carlo Liotti