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GLI INDIGNADOS ?

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Sembra, ormai ovvio che per nascondere i problemi che assillano la società attuale, o qualsiasi forma diversa di espressione, di protesta o di apatia tutto debba diventare un tema sociologico da analizzare e dar modo nel frattempo di ritardare la soluzione dei problemi o meglio il modo di non affrontarli proprio, lasciando che le cose si aggiustino da sole. Dalla primavera di quest’anno non si fa che leggere su giornali, o ascoltare telegiornali e trovare su pagine web di mezzo mondo il termine Indignados. Il movimento degli Indignados è stato per lo più descritto attraverso cronache giornalistiche che si limitano spesso a esaltare l’immagine della piazza e il clamore della partecipazione di massa e farne una espressione folkloristica o di spettacolo più che altro di giovani stufi o peggio senza null’altro da fare. Mentre la politica italiana si gingilla ancora con diversivi come il condono fiscale, e il decreto per lo sviluppo appare solo una chimera le manifestazioni di piazza,  le proteste e le mobilizzazioni in Spagna e con  le ovvie differenze, l’indignazione e la mobilizzazione della intera società civile, nei paesi arabi come in America ed ora anche in Italia e Grecia diventano un fenomeno globale in questo 2011. La complessità del movimento e più in generale i cambiamenti in atto nei sistemi politici di riferimento ci inducono ad analizzarne i vari aspetti del fenomeno che potrebbero forse svelare la complessità degli Indignados e del momento storico in cui sono materializzati  in tutto il mondo.  Con questo termine si fa  riferimento a un variegato movimento di protesta sorto nella società civile spagnola nella primavera del 2011 e caratterizzatosi principalmente per l’interclassismo,  la negazione all’appartenenza partitica, la mancanza di un apparente ideologia e la critica alla situazione politica ed economica spagnola ed europea. Il nome scelto da un libro del novantenne francese Stéphane Hessel (Indignez-vous!), è il segno del livello raggiunto dalle masse globalizzate. In italiano potremmo tradurre  il termine con indignati, sdegnati, esacerbati, arrabbiati. Dunque Indignados per la corruzione in politica, per i costi della politica, per un sistema considerato l’antitesi della democrazia reale, per la gestione della crisi economica, per la sempre più precaria condizione del Welfare State, per l’assenza di prospettive per le nuove generazioni o  per qualsiasi altra cosa che ci diventa difficile spiegare?

Il dubbio affatto scontato è: perché proprio ora? Questi movimenti di protesta sono sorti in paesi così diversi e con ideologie e religioni a volte contrastanti tra loro, ed hanno saputo riunire un così grande numero di persone ed etnie e hanno riportato la gente nelle strade. Pensieri che in modo diverso riavvicinano alla politica e alla riflessione sulla gestione della cosa pubblica. La loro nascita sarà stata generata solo dalla crisi economica o dal rendersi conto del crollo dei sistemi politici esistenti?

Il momento storico che ha generato questo movimento è stato la gestione della crisi finanziaria esplosa nel settembre del 2008, ma le cause vere e proprie sono altre come una società con problematiche e modi diversi di vivere che attraverso la globalizzazione ha accelerato la propria integrazione tra modi di pensare e lavorare,  dove il profitto è sempre stato misurato in maniera diversa e nozioni dissimili di convivenza hanno creato nelle idee veri e propri terremoti.

Per capire come il mondo sta cambiando ci dobbiamo chiedere di cosa stiamo parlando quando parliamo di indignados. Capire se il fenomeno degli indignados rappresenta giovani senza futuro o disoccupati per colpa della crisi, se rappresenta la causa del cattivo funzionamento delle istituzioni

democratiche o della globalizzazione economica  ci porta ad analizzare una  realtà  di questioni cruciali per il pensiero e l’azione politica come l’organizzazione, l’ideologia ed il linguaggio e di una  questione, spesso sottovalutata che è la passione e la forza di credere nella speranza di cambiare il corso degli eventi di intere generazioni. Viene messa in discussione la forme classiche di organizzazione politica in quanto questi movimenti , hanno optato per una forma organizzativa non centralizzata, senza leader, il loro status attuale è “Siamo tutto fuorché un partito”,  ma neanche  un movimento, almeno per come la scienza politica e la cronaca  hanno concepito i movimenti fino ad ora.  Essendo una forma nuova di espressione popolare non si capisce come debba organizzarsi e come debba rappresentarsi e quale soggetto civilistico debba essere indicato. Un’altra caratteristica comune ai movimenti della primavera 2011 è quella di vedere soprattutto i problemi concreti per fare appello a grandi ideali ad una “democrazia reale” che possa essere accettata da un ampio spettro di persone, superando i confini tradizionali di destra e sinistra, di asiatico o di occidentale, di materialista o spirituale. Guardare quindi ad una mutata condizione di vita, tutto ciò superando un secolo come il XX caratterizzato dalla violenza, dei genocidi e della barbarie e dalle guerre. L’assioma di questo nuovo modo di essere è quello che non esiste un linguaggio universale, ma piuttosto che siano le lotte a creare il nuovo linguaggio delle masse. Ora non è difficile constatare come manchi un linguaggio per pensare e per fare la politica adatto a questi tempi nuovi. In altre parole in che modo e come divulgare e pensare oggi  la politica nel XXI secolo? Di cosa parlare e con quali argomenti? Si dice che i giovani sono apatici, la società è apatica ma il suo contrario è certamente la passione. Quando i giovani e la società si appassionano – manifestazioni, proteste, mobilizzazioni, ecc. – sono subito bollate come azioni violente. Se si considera invece la passione come l’anima  della politica allora l’organizzazione, ideologia, ed linguaggio hanno ancora un senso di realtà nel momento storico che stiamo vivendo e solo se la passione viene intesa come qualcosa di opposto agli interessi, solo se la  passione è intesa  come base della politica vissuta come amicizia/amore  e non come odio dai concetti politici di Carl Schmitt di opposizione amico/nemico si può creare un nuovo modo di concepire la civile convivenza. In altre  parole: senza passione  non c’è politica. E la passione deve sempre essere organizzata, pensata, e formulata per dare i suoi frutti e non restare solo una manifestazione un poco goliardica e di pura facciata solo per uccidere la noia e l’apatia.

Enrico Liotti

Enrico.liotti@ildiscorso.it

® DIRITTI RISERVATI e © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

About Enrico Liotti

Giornalista Pubblicista dal 1978, pensionato di banca, impegnato nel sociale e nel giornalismo, collabora con riviste Piemontesi e Liguri da decenni.

3 commenti

  1. gianni tirelli

    UNA SOCIETA’ IN SECCA

    “La quantità di soldi in circolazione è direttamente proporzionale alla loro capacità distruttiva”.

    Cercare di combattere l’attuale crisi planetaria, immettendo liquidità sul mercato, è come volere riempire il letto di un fiume in secca, con secchi d’acqua. La sorgente, si è prosciugata per sempre, e la poca acqua rimasta, è appena sufficiente per dissetare i nostri figli. Se tutti noi, non riconvertiremo al più presto, lavoro in fatica, sottomettendoci alle leggi ineluttabili della natura, e cessando ogni tipo di violazione e profanazione, tutte le sorgenti si spegneranno, e allora, solo nella follia e nel sangue, placheremo l’arsura dei nostri perversi crimini contro Dio, e perpetrati in suo nome.

    Che i soldi non siano fonte di felicità, ma l’esatto contrario, è un dato di fatto e, oggi, ancora più di ieri.
    L’origine di ogni male è lo sponsor e chi lo rappresenta! La propaganda (o pubblicità, come oggi preferiscono definirla, pur non essendo corrispondente alla sua origine etimologica, poiché, pubblicità deriva da pubblico – relativo ad un ambito cui appartengono o si riferiscono i diritti o gli interessi di una collettività civilmente ordinata” mentre, per propaganda, s’intende un’azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo ad influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse – sottoporre a bombardamento (o lavaggio del cervello propagandistico) – la propaganda, dicevo, e tutto il suo indotto, alimentano il PIL in ragione di un buon 90%.
    Possiamo tranquillamente dichiarare che, il prodotto interno lordo delle nazioni liberiste, poggia le sue fondamenta sulla sabbia o per essere metaforicamente più illuminanti, sull’aria fritta. Il Sistema si ingrassa attraverso la propaganda e quindi, attraverso il consumo di prodotti effimeri, di nessuna qualità e durata (cose del tutto superflue che esulano dai reali bisogno della gente), e sulla base di tutto questo, edifica il suo impero di carta straccia.
    Com’è possibile scorgere un prossimo futuro, quando i ricorrenti e sempre più frequenti scricchiolii ci avvertono del suo imminente crollo?
    Lo sponsor è menzogna e quindi, illegalità. Può, questo mondo non deflagrare se, menzogna e illegalità, sono le ragioni, della sua stessa esistenza?

    Con tutti questi soldi in circolazione, potremmo acquistare l’intero sistema solare. Ma alla fine, che senso avrebbe? Cosa ce ne faremmo e quali vantaggi ne avremmo in cambio? Nessuno, oltre lo stupido piacere di ostentare una proprietà virtuale. “ Vedi quel mucchietto di stelle lassù, sono tutte mie!”
Per tanto, quella montagna di denaro in circolazione della quale non si scorge la vetta, non ha alcun reale potere d’acquisto, non essendoci, oggi, nulla che valga la pena acquistare. E’ solo l’ostentazione di un potere effimero, improduttivo, sia dal punto di vista etico morale che di vero benessere.

    E’ assolutamente necessario comprendere che, i ricavi più sostanziosi dell’Impero Industriale che ci governa e che ci opprime, non provengono dalla costruzione, ma dalla distruzione, dalla violazione e profanazione dell’ambiente, dell’etica, della morale e del buon senso.
Per questo, oggi, il loro valore è pari a zero.

    Tutti quei milioni di euro, incassati da calciatori, piloti, attori, cantanti, presentatori, commercianti inquinatori ed affini, in realtà non sono che carta straccia.
In genere, i depositari di tutta questa ricchezza (farina del diavolo) appartengono alla categoria del’intrattenimento; una sottocultura improduttiva e deviante, che fa leva sugli istinti più bassi degli individui, relegandoli dentro un’ignoranza abissale e una subdola schiavitù.

    Questi personaggi (con la retorica delle solite eccezioni), investiti di un tale potere mediatico (senza il quale, schiatterebbero per crisi di astinenza, in breve tempo), si avvalgono di un tale privilegio, per soddisfare vizi, manie, perversioni sessuali e mitigare, ansie, paranoie e depressione.

    L’origine di tutto questo denaro è relativa e risultato ultimo della deforestazione, della sottrazione energetica del sottosuolo, del degrado ambientale, dell’estinzione delle specie animali e vegetali, dell’inquinamento delle acque e del territorio. E’ il risultato della violazione e profanazione che ha prodotto guerre, violenza, prostituzione, pedofilia e stupri di massa-
È il denaro sporco di una società necrofila, lavato con il sangue dei suoi cittadini.

    Tutto ciò, non è ricchezza, ma la peggiore delle povertà, della miseria più nera.
Stiamo precipitando come un’enorme pietra, lungo il ripido crinale di una montagna, ad una velocità incontrollata e, presto, ci schianteremo contro la granitica ottusità del nostro cuore malato.

    Su proposta della facoltà di sociologia
 dell’Università di Urbino, Valentino Rossi ha ricevuto una laurea honoris causa in “Comunicazione e pubblicità”. Deprimente e sconcertante!! Ha poi dell’incredibile che, con tutti i soldi che guadagna, fra gare e pubblicità (lui come mille e mille altri) si senta in dovere di evadere le tasse. 

    Questi comportamenti, non sono semplicemente relativi a un’ingordigia di fondo, ma sconfinano nel campo della psicopatica del primato ad ogni costo, e nella narcisistica ostentazione di una ricchezza assunta a mero parametro di potere personale, indotta da una crisi di astinenza e dipendenza mediatica.

    E’ automatico domandarsi, cosa poi se ne facciano mai di tutto questo denaro che, oltre all’intrinseca capacità di soddisfare i normali bisogni quotidiani, le ambizioni, vizio e perversione, deve comunque fare i conti con la brevità della vita e la precarietà della salute.

    L’uomo fu posto sulla terra, dice la Genesi, perché “la coltivasse e la custodisse”; ma il giardino c’è già, le materie prime ci sono già. – Ecco, allora, un altro tema importante per la giustizia e per la solidarietà: la destinazione universale dei beni – Il primato non è quello della proprietà privata.
    Essa è al massimo una delle vie, come la democrazia per la politica, che sono state scelte nell’interno della storia per cercare di raggiungere quella verità primaria che è la destinazione universale dei beni.
S. Ambrogio, vescovo di Milano, in una sua opera scrive queste parole: “La terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri. Perché allora, voi ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo sul suolo? Quando tu aiuti il povero, tu o ricco, non gli dai del tuo, ma gli rendi il suo. Infatti, la proprietà comune, che è stata data in uso a tutti, tu solo la usi; la terra è di tutti, non solo dei ricchi. Dunque, quando tu aiuti il povero, restituisci il dovuto, non elargisci il non dovuto”.
    Ecco un tema che dal punto di vista concreto, è di attualità. Pensiamo al problema del debito delle nazioni povere o a quello della fame. Noi siamo assisi nel mondo a una tavola nella quale abbiamo tutto, anzi, siamo con problemi di linea e di dieta.
Dall’altra parte della tavola ci sono tantissime persone, molte più di noi, che ricevono soltanto le briciole.
    C’è, allora, bisogno di ricordare a questo punto anche un’altra componente, quella della giustizia, che deve reggere non soltanto le scelte politiche, ma anche le scelte sociali.
    Una poetessa ebrea fuggita dal nazismo e rifugiata in Svezia, Nelly Sachs, scrisse una ballata sui profeti che ha un’antifona veramente necessaria ai nostri giorni distratti ed egoisti che non ascoltano le voci che inquietano. Diceva: “Se i profeti irrompessero per le porte della notte, incidendo ferite nei campi della consuetudine, se i profeti irrompessero per le porte della notte, cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini, ostruito d’ortiche, sapresti ascoltare?”.
    Il dramma del nostro tempo è questo: la nostra superficialità, la nostra banalità fa sì che, si vedono tutti quelli che muoiono di fame, si vedono le ingiustizie, si sentono ma, esse, vengono poi omologate in una immensa chiacchiera televisiva. Le nostre orecchie sono ostruite di ortiche e non ascoltano più la voce del principio della solidarietà e della giustizia che vuol dire impegno e riconoscimento di un dono, ma anche amore per gli altri”.

    Gianni Tirelli

  2. roger passalacqua

    Ma quali indignados? I cosiddetti indignados nostrani hanno mostrato il loro vero volto che é sostanzialmente lo stesso dei dei famigerati no-global, degli altrettanto famigerati no-tav ovvero coloro che si oppongono a qualsiasi cosa, per dirla con il principe De Curtis ‘…a prescindere…’! I veri indignados non sono quelli che manifestano per le strade (non avendo nulla di meglio da fare da mattina a sera) ma coloro che ogni giorno tirano la fatidica ‘carretta’ per contribuire allo sviluppo e al mantenimento di questo Paese e di questa società. Sono veramente indignato (senza la s finale e con la t al posto della d) che venga consentito a questi figuri di calpestare tutto e tutti in nome del vuoto di idee e di convinzioni. Ma tanto hanno già incassato la solidarietà dei Di Pietro e dei Vendola, a cui si aggiungeranno presto anche Gargamella (Bersani) e compagnucci, giusto per trasformare questo ‘carnevale’ nell’ennesima dimostrazione al mondo dell’inaffidabilità della classe politica, sia quella che ci governa in questo momento (datosi che non fa nulla) che quella che aspira a governarci (che non cambierà nulla). Basta! Basta! Basta!
    Roger Passalacqua – Bardonecchia (TO)

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