Teatro Giovanni da Udine 11-12 -13 gen. Aggiugi un posto a tavola

La leggendaria commedia musicale sarà in scena da venerdì 11 a domenica 13 gennaio

Aggiungi un posto a tavola e… al Teatro Nuovo Giovanni da Udine arriva un diluvio di allegria

Firmata dall’inossidabile coppia artistica Pietro Garinei e Sandro Giovannini, scritta con la regina della commedia italiana Jaja Fiastri e con le musiche di Armando Trovajoli, è uno dei più grandi successi di sempre del teatro italiano. Nel ruolo di don Silvestro spicca Gianluca Guidi che ha anche ripreso la regia originale dello spettacolo

 Ritorna in scena a Udine in tutto il suo splendore Aggiungi un posto a tavola, una delle più amate commedie musicali italiane che ha fatto cantare e ballare intere generazioni di spettatori. Firmato dall’inossidabile coppia artistica Garinei e Giovannini, scritto con la mitica Jaja Fiastrirecentemente scomparsa e musicato da Armando Trovajoli, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine da venerdì 11 a domenica 13 gennaio.  

Da quando è stata rappresentata per la prima volta – correva l’anno 1974 – Aggiungi un posto a tavola ha mietuto successi senza precedenti diventando uno degli spettacoli di maggior successo di un’epoca leggendaria per il teatro italiano. Incredibile la sua fortuna non solo in Italia e all’estero, con oltre 30 edizioni viste da 15 milioni di persone in Inghilterra, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, Spagna, Russia, Ungheria, Messico, Argentina, Cile, Brasile, Venezuela e Finlandia.

Un successo universale nel vero senso della parola, dunque, per una commedia che è prima di tuttoun inno alla felicità e all’amorealla speranza e alla solidarietà. La storia, liberamente ispirata ad After me the deluge di David Forrest, narra le avventure di don Silvestro, parroco di un paesino di montagna che un giorno riceve una telefonata a dir poco inaspettata: all’altro capo del filo, infatti, c’è Dio in persona che lo incarica di costruire una nuova arca per salvare se stesso e il villaggio dall’imminente secondo diluvio universale. Il giovane parroco, aiutato dai compaesani, riesce nell’impresa nonostante più di qualcuno tenti di ostacolarlo, ma al momento di salire sull’arca la situazione si complica… riuscirà don Silvestro a salvare l’umanità dall’estinzione? Naturalmente sì se a volerlo è l’Onnipotente: finalmente tornato il sereno, tutto il paese si ritroverà unito davanti a una lunghissima tavola imbandita con… un posto in più per Lui!

Il ruolo di don Silvestro, già del mitico Johnny Dorelli, è interpretato alla perfezione dal figlio Gianluca Guidi che ha ripreso anche la regia originale dello spettacolo. “Aggiungi un posto a tavola è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, migliorare – spiega Gianluca Guidi nelle note di regia – di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro”.

Nel cast artistico dello spettacolo troviamo, accanto a Gianluca Guidi, Enzo Garinei (“La voce di Lassù”), Emy Bergamo (Consolazione), Marco Simeoli (Sindaco Crispino), Piero Di Blasio (Toto), Camilla Nigro (Clementina) Francesca Nunzi (Ortensia) e un ensemble di 17 artisti, cantanti e ballerini.

Strepitoso anche il cast creativo che ha affiancato Guidi nella ripresa della commedia: le coreografie sono del grandissimo Gino Landi, le scenografie imponenti – l’Arca, la canonica, la piazza, la tavola imbandita per tutto il villaggio (più uno!) – sono di Gabriele Moreschi che ha ripreso quelle originali di Guido Coltellacci assistito da Cristina Arrò. I costumi sono di Francesca Grossi che ha adattato i disegni originali dei raffinati costumi, sempre di Coltellacci. Il disegno luci è di Umile Vainieri; il disegno fonico è di Emanuele Carlucci; la realizzazione dei contributi video è di Claudio Cianfoni. La scena è stata realizzata dalla scenotecnica di Mario Amodio, che fu il costruttore nella prima edizione e da Antonio Dari per la parte meccanica; i costumi dalla Sartoria Brancaccio. La produzione è di Alessandro Longobardi per Officine del Teatro Italiano in collaborazione con Viola Produzioni.

Aggiungi un posto a Tavola sarà in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine venerdì 11 gennaio (ore 20.45), sabato 12 gennaio (ore 16.00 per la rassegna “Teatro Insieme” e ore 20.45) e domenica 13 gennaio (ore 17.00).

Venerdì 11 gennaio alle 17.30 Gianluca Guidi incontrerà il pubblico nel foyer del teatro per un nuovo appuntamento di Casa Teatro dal titolo “Farò da solo”. Conduce il giornalista Gian Paolo Polesini.

Biglietteria del Teatro aperta da martedì 8 gennaio dalle 16.00 alle 19.00 (chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi). L’acquisto dei biglietti è possibile anche online su www.teatroudine.itwww.vivaticket.it, nei punti vivaticket e, dal 9 gennaio, ogni mercoledì dalle 10 alle 13 nel Temporary Ticket Store del Teatro alla Libreria Feltrinelli in centro a Udine (galleria Bardelli).

Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it. Previste speciali riduzioni per i possessori della G-Teatrocard.

 

VENERDÌ 11, SABATO 12 GENNAIO 2019 – ORE 20.45

SABATO 12 GENNAIO 2019 – ORE 16.00 TEATRO INSIEME

DOMENICA 13 GENNAIO 2019 – ORE 17.00




Davide Enia, autore palermitano, narra L’Abisso 11 gennaio a Cervignano, 12 gennaio a Contatto/Udine

Davide Enia, autore, scrittore e regista palermitano, è una delle voci più originali del teatro di narrazione. Il suo libro Appunti per un naufragio (edito da Sellerio) ha vinto di recente il Premio Mondello 2018. Dalla materia incandescente di questo libro di testimonianza poetica sulle migliaia di sbarchi a Lampedusa e sull’umanità che approda sulle sue coste, quando vi riesce, si è generato L’abisso, il suo ultimo, formidabile ed emozionante, racconto per il teatro: in scena 11 gennaio ore 21 al Teatro Pasolini di Cervignano e 12 gennaio ore 21 al Teatro Palamostre di Udine per Teatro Contatto. La narrazione civile fa leva sulla forza evocativa degli antichi canti dei pescatori, intonati lungo le rotte tra Sicilia e Africa, sull’arte sublime e arcaica del cunto palermitano, dove l’elemento epico dallo scontro tra i paladini si sposta a un nuovo campo di battaglia: il mare aperto.




Massimo Lopez e Tullio Solenghi show

Saranno due artisti che dagli anni Ottanta hanno fatto la storia dellintrattenimento in Italia a inaugurare il 2019 del Circuito ERT. Massimo Lopez e Tullio Solenghi, dopo le tre date nello scorso ottobre, saranno protagonisti di altrettante serate in Friuli Venezia Giulia nei prossimi giorni. Il Massimo Lopez e Tullio Solenghi Show farà tappa martedì 8 gennaio al Teatro Sociale di Gemona del Friuli (ore 21) e mercoledì 9 gennaio al Teatro Italia di Pontebba (ore 21) prima di congedarsi dal pubblico regionale mercoledì 16 gennaio dal Teatro Verdi di Maniago (ore 20.45).

Quindici anni dopo lultimo lavoro assieme, Massimo Lopez e Tullio Solenghi hanno deciso di calcare nuovamente le assi dei palcoscenici italiani per dedicare questo spettacolo al terzo mancantedel Trio che li rese famosi, la compianta Anna Marchesini.

La scintilla che li ha convinti ad imbarcarsi in questa nuova avventura è scoccata durante il programma televisivo Tale e Quale Show di Carlo Conti, in cui Lopez e Solenghi vestirono i panni di Simon e Garfunkel. In sede di scrittura e composizione dello Show, l’idea dominante è stata quella di riappropriarci dello stile che ci ha contraddistinto fin dall’esordio col Trio, coniugandolo su nuovi contenuti – raccontano i due – ne è così scaturito un racconto scenico senza un apparente filo conduttore, un po’ a scatole cinesi, dove una semplice frase o una singola intonazione possono agevolare la scena successiva.

Sul palco, accompagnati dalla Jazz Company del M° Gabriele Comeglio, Lopez e Solenghi daranno vita a una carrellata di voci, imitazioni, sketch, performance musicali e improvvisazioni. Il pubblico potrà assistere a un nuovo incontro tra Papa Bergoglio (Lopez) e Papa Ratzinger (Solenghi) in un esilarante siparietto di vita domestica, e non mancheranno, tra gli altri, i duetti musicali di Gino Paoli e Ornella Vanoni e di Dean Martin e Frank Sinatra.
In quasi due ore di spettacolo, Tullio e Massimo, da vecchie volpi del palcoscenico, si offrono alla platea con l’empatia spassosa ed emozionale del loro inconfondibile “marchio di fabbrica”.

 

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it o chiamando lUfficio IAT di Gemona (0432 981441), il Teatro Italia di Pontebba (0428 91065) e lUfficio Turistico di Maniago (0427 709063).




Dall’ 11 gennaio CARLO CECCHI, INAUGURA CON IL SUO “ENRICO IV” IL CARTELLONE 2019 DEL TEATRO VERDI DI PORDENONE

E’ affidato a Carlo Cecchi, nel duplice ruolo di regista e interprete di una memorabile edizione dell’ “Enrico IV” di Luigi Pirandello, l’incipit 2019 al Teatro Verdi di Pordenone. Dopo gli indimenticabili allestimenti de L’Uomo, la bestia e la virtù (portato in scena nel 1976 con innumerevoli riprese fino alla edizione televisiva del 1991) e di Sei personaggi in cerca d’autore(quattro stagioni di tournée teatrale in Italia e all’estero dal 2001 al 2005), Carlo Cecchi torna a Pirandello con uno dei testi più noti del drammaturgo siciliano, Enrico IVappunto. “Doppio” è la parola chiave: non solo per il duplice ruolo di Cecchi in questo allestimento che ha pensato, diretto, e che interpreta ogni sera nel ruolo protagonista. “Doppio” è anche il rapporto che Cecchi ha dichiaratamente con Pirandello, «punto focale, nodo centrale nella tradizione del teatro italiano, come tutti lo considero il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile», s Carlo Cecchi, vera icona del teatro italiano contemporaneo, firma adattamento e regia, e divide la scena con molti attori, fra i quali Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò. Le scene, essenziali e incisive, sono di Sergio Tramonti, i costumi di Nanà Cecchi, il light design è a cura di Camilla Piccioni. Per gli abbonati del Teatro Verdi lo spettacolo è incluso nei pacchetti Blu, Giallo, Rosso, Verde, Fidelity Platinum e Gold. Biglietti direttamente al Verdi dalle 16 alle 19 dal lunedì al venerdì e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, tel 0434 247624. Biglietteria online sul sito www.comunalegiuseppeverdi.it Venerdì e sabato dalle 19 l’appuntamento è con l’happy caffè drink e smart food al Bar Licinio.

Enrico IV porta in scena i grandi temi della maschera, dell’identità, della follia e del rapporto tra finzione e realtà. Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nell’XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione ed infine per drammatica costrizione. L’amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; forse in “Enrico IV” più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale. Enrico IV di Carlo Cecchi è un allestimento acuto e sorpredentemente ironico affidato in scena a un gruppo di ottimi attori di diverse generazioni. La critica, nell’applaudire lo spettacolo ne ha sottolineato la modernità, la freschezza, l’essenzialità, che sono caratteristiche peculiari del regista fiorentino e che contribuiscono a rendere i suoi lavori di folgorante semplicità. “Enrico IV” fu scritto per Ruggero Ruggeri, il “Grande Attore” del primo Novecento. Dopo di lui, molti altri Grandi Attori si sono “cimentati” con questo monumento alla Grandattorialità.«Prima di tutto – sottolinea Cecchi – ho ridotto drasticamente molte delle lunghissime battute del Grande Attore; conseguentemente gli altri personaggi acquistano un rilievo che spesso, soverchiati dal peso delle battute del protagonista, rischiano di perdere. In alcuni dialoghi ho “tradotto” la lingua dell’originale in una lingua teatrale a noi più vicina. E ho fatto della follia e della recita della follia di Enrico IV, che nell’originale ha una causa clinica un po’ banale, una decisione dettata da una sorta di vocazione teatrale: non per nulla, il teatro, il teatro nel teatro e il teatro del teatro, sono il vero tema di questo spettacolo» Carlo Cecchi riprende uno dei testi più belli e penetranti di Luigi Pirandello, privilegiando l’aspetto psicologico e di critica sociale rispetto alla sontuosità testuale. Così facendo, facilita il pubblico a seguire una vicenda delicata, costantemente in equilibrio tra realtà e finzione. Cecchi interpreta un Enrico IV ascetico, vestito di ruvido saio, un capocomico più che un Imperatore: a 150 anni dalla nascita di Pirandello e a 95 dalla prima recita dell’Enrico IV, Cecchi dimostra la straordinaria attualità di questo testo drammaturgico rivendicando l’importanza del libero pensiero e l’importanza di essere pur sempre “liberi”, ancorchè in una prigione.




Michele Mariotti saluta Bologna con Don Giovanni

Da Aix-en-Provence a Bologna il passo è più lungo di quanto sembri e c’è il rischio che qualcuno si perda per strada. Don Giovanni non si è proprio perso, ma è arrivato a destinazione affaticato e imbolsito. Anche perché in Francia Jean-François Sivadier costruì lo spettacolo sul carisma debordante e l’esuberanza fisica di Philippe Sly, che oltre ad essere bravissimo è bello come un dio. A Bologna invece c’è Simone Alberghini, che fra i tanti pregi non ha quell’energia straripante necessaria per catalizzare uno spettacolo simile. Che è uno spettacolo strano, va detto. Un gioco di sipari tra quinte e palcoscenico su cui si incrociano attori e personaggi, tecnici e donnine belle, confondendo e mischiando via via sempre più realtà e finzione, finché interprete e interpretato non diventano un tutt’uno. Però fra trucco e parrucco para-settecentesco e vita da “gente di teatro”, con alcolici e sostanze varie, spesso si perde l’orientamento e si rinuncia a seguire una drammaturgia contorta che puzza parecchio di esercizio di regia astratta. Regia che c’è ed è molto buona, anche perché l’hanno ripresa in tre: Rachid Zanouda, Federico Vazzola (che con Klara Cibulova e Cyprien Colombo è anche attore sulla scena) e Milan Otal.

Foto: Rocco Casaluci

Questo divertissement sul teatro in senso lato potrebbe funzionare, ad Aix lo si è visto, ma al Comunale qualcosa non gira. Un po’ perché, come detto, Alberghini è non ha quella verginità selvatica da Ecce Homo, un po’ perché anche gli altri non sembrano crederci fino in fondo.
Federica Lombardi ad esempio è bellissima nella sua maestosità giunonica e riempie la sala di suoni morbidi come il velluto, ma è il genere di cantante (almeno in questo caso) che tende più a sublimare l’azione che a incendiarla. Certo il suo Mozart è una meraviglia strumentale, soprattutto nell’aria del second’atto. Il buon Vito Priante canta con eleganza e varietà ma è un po’ troppo in odore di buffo per il contesto. Paolo Fanale è strepitoso nella prima aria, solo molto buono nella seconda, e dà un tono assai serioso a Don Ottavio. Salome Jicia ha temperamento, note e tutto quel che serve per rendersi un’ottima Elvira.
Bellissima sorpresa la Zerlina di Lavinia Bini (che legato e che accenti di malizia!), mentre Roberto Lorenzi è un Masetto solido ma non indimenticabile. Ha parecchia potenza ma non altrettanto controllo il Commendatore di Stefan Kocan.

In mezzo a tanto trambusto risplende la stella di Michele Mariotti, che fa un Mozart molto suo e poco alla maniera di oggi. Niente strepiti né furore, nessuna secchezza né alcuna esasperazione dei contrasti agogici e dinamici ma una raffinatezza olimpica che riesce a farsi teatro battuta dopo battuta, senza mai crogiolarsi nella contemplazione del bello fine a sé stesso. Un sacco di finezze d’articolazione, di accenti (Giovinette che fate all’amore ritmato a questo modo, ma senza frenesia, non lo si era mai sentito) e nessuna concessione all’edonismo.
Il 18 dicembre l’Orchestra del Comunale suona che è una meraviglia con gli archi in stato di grazia.
Trionfo.

Paolo Locatelli
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TEATRO GOLDONI, CAPODANNO CON CARLO & GIORGIO: DOPPIA REPLICA DI “TEMPORARY SHOW”

 

Il capodanno più divertente si festeggia al Teatro Goldoni di Venezia con Carlo & Giorgio e il loro spettacolo campione di incassi Temporary Show. Il duo comico sarà in scena in doppia replica lunedì 31 dicembre (ore 21.00) e martedì 1 gennaio (ore 17.00) per salutare il 2018 e dare il benvenuto al nuovo anno tra risate e buonumore.

 Con Temporary Show (Lo spettacolo più breve del mondo) – spettacolo che sta facendo registrare continui sold out in Veneto e fuori regione – Carlo & Giorgio approfondiscono il loro impegno artistico e la loro capacità di osservare gli umori del quotidiano, in una chiave sempre più proiettata sugli aspetti, talora grotteschi, della vita di tutti noi. I due autori ed attori veneziani sono, oggi più che mai, una delle realtà più significative del teatro veneto, e si stanno affermando sui palcoscenici italiani.

 Carlo & Giorgio

TEMPORARY SHOW (LO SPETTACOLO PIÙ BREVE DEL MONDO)

di Carlo D’Alpaos, Giorgio Pustetto e Cristina Pustetto

regia Paul Kargγokris

scenografia e regia luci Paolo Lunetta 

Uno show in linea con i nostri ritmi, perché, si sa, non abbiamo un attimo di tempo, le nostre giornate sono talmente piene di impegni da non darci un secondo di tregua: dobbiamo fare tutto e subito in tempo reale, senza fermarci mai e sempre con la sensazione di non avere abbastanza tempo. Figuriamoci poi potersi concedere un’intera serata a teatro. Sì perché oggi tutto è temporary, provvisorio, sfuggente: l’arte moderna dura lo spazio di una mostra, i cinema proiettano film di cui spesso non ricordi più nemmeno il titolo, a teatro si va in scena ogni sera per poi smontare tutto e spostarsi veloci in una nuova piazza. Anche la moda vive in un respiro, i temporary shop sono ormai la nuova tendenza consumistica. Siamo così alle prese con la frenesia e il senso di “provvisorietà” che ci sentiamo temporary perfino noi stessi, in crisi di identità e in cambiamento costante ogni giorno, al punto da chiederci: ma quello di un’ora fa ero sempre io?. E quindi, proprio per venire incontro alle esigenze del pubblico, ecco Temporary Show: per chi va di fretta e non ha tempo da perdere, un’esperienza ai confini della brevità” (Carlo & Giorgio).

“Un’opera, quella di Carlo & Giorgio, ‘trasettica’, in quanto non più luogo ideale, perfettamente in sé raccolto e concluso, per mettervi a dimora immagini decantate attraverso il calcolo e il pensiero, la regola e la ‘misura’, bensì un campo indeterminato, turbato, ‘sregolato’, di un fluire diretto dell’emozione sulla scena stessa che, in tal modo, sfugge alle convenzioni spaziali e temporali, e si determina nella flagranza, affettiva, gestuale e tattile, di un atto creativo che non conosce il rigore dell’attesa e che esclude la contemplazione estatica evocata dal distacco tra l’essere e l’agire, in cui la piccola realtà della nostra vita posa consolata e come recinta di difese”.

(Paul Kargyokris)

BIGLIETTI

Biglietteria del Teatro Goldoni tel. 041.2402014
martedì > sabato 10.00/13.00 – 15.00/18.30
On line Biglietteria online del Teatro 

INFORMAZIONI 

www.teatrostabileveneto.it

 




S.VITO AL TAGLIAMENTO: venerdì COPENAGHEN con ORSINI-POPOLIZIO-LOJODICE 21 dic. 2018

Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana
Lojodice sono i tre attori che chiuderanno il 2018 di SanVitoTeatro, la stagione
promossa da ERT e amministrazione comunale. Venerdì 21 dicembre alle 20.45
l’Auditorium Centro Civico ospiterà l’unica data nel Circuito regionale di Copenaghen,
pièce scritta nel 1998 dal drammaturgo inglese Michael Frayn.
“Perché Werner Heisenberg è venuto a Copenaghen?”. È questa la domanda che si pone
Margrethe Bohr, moglie di Niels, all’inizio dello spettacolo. E a questa domanda lo
spettacolo cerca di dare una risposta.
I fatti: nel 1941 il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una
Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti
opposti, probabilmente vicini a un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i
due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di
quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato
svariate ipotesi. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco
voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era per metà ebreo, l’appoggio
politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O, al contrario, essendo mosso da
scrupoli morali, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era
schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione?
Su questi presupposti l’autore dà vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali
si sovrappongono, dando un valore universale alle questioni poste dai protagonisti.
Le diverse ipotesi fatte all’epoca vengono enunciate una dopo l’altra e quindi vengono
messi in scena diversi incontri tra i due fisici, con diversi andamenti.
Come struttura portante dell’impianto drammaturgico, quindi, la drammaturgia riprende
quel Principio di Indeterminazione e di Complementarietà pronunciati molte volte nella
pièce e così determinanti per l’elaborazione della teoria della relatività ad opera di Einstein.
Non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità perché una
verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata.                                                              Tutto è umano niente è assoluto.




A CHRISTMAS CAROL MUSICAL” ACCENDE LA MAGIA DEL NATALE AL GIOVANNIDA UDINE

Venerdì 21 dicembre ore 18.00

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

A Christmas Carol Musical

L’incantevole e Magico Musical di Natale

liberamente tratto dal romanzo di Charles Dickens

È sicuramente lo spettacolo più atteso delle feste da grandi e piccini: è A Christmas Carol Musical, l’incantevole e magico musical di Natale in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, per l’unica data in Regione, venerdì 21 dicembre con inizio alle ore 18. Primo appuntamento della fortunata rassegna per le famiglie “Teatro Insieme”, – che  conta sul sostegno di Amga Energia & Servizi, società del Gruppo Hera Comm – il musical che vedremo in scena al Teatro Nuovo ricalca fedelmente la celebre storia dell’avaro Ebenezer Scrooge, il tirchio banchiere uscito dalla penna inarrivabile di Charles Dickens Era il 1843 e, da allora, questo formidabile racconto ha saputo incantare milioni di bambini – e di adulti! – giungendo sino a noi con tutta la sua intramontabile poesia e il suo fondamentale messaggio sul significato più vero dell’amicizia e dell’amore verso il prossimo.

Nel 1843 Londra, alla vigilia di Natale, è un grigio labirinto di vicoli e casette imbiancato dalla neve e appena illuminato dalla fioca luce delle lanterne. È qui che ha il suo ufficio e i suoi interessi Ebenezer Scrooge il più avido e avaro degli affaristi: un uomo del tutto insensibile all’atmosfera natalizia o all’indigenza dei suoi dipendenti, che affama il suo sfortunato impiegato Bob Cratchit e, soprattutto, odia letteralmente il Natale, solo causa di ozio e di inutile dispendio di soldi. Mentre nelle case il fuoco scoppietta e nell’aria si spande il profumo di anatra arrosto pronta per accogliere gli amici, Scrooge rifugge da ogni rapporto umano. Nemmeno l’invito a cena di suo nipote, l’unico parente che egli possiede, riesce a fargli cambiare idea. Durante la notte, però ecco che accade qualcosa di sorprendente: Scrooge riceve infatti la visita del fantasma del suo defunto socio Jacob Marley, morto sette anni prima, che gli annuncia la visita di tre spiriti. Lo spirito dei Natali passati gli mostra gli errori della sua vita trascorsa, quello del Natale presente gli fa vedere la felicità che il Natale genera, mentre lo spirito dei Natali futuri gli rivela il suo orrendo destino qualora non si ravveda. Al mattino, Scrooge si risveglia profondamente cambiato nell’anima e apre finalmente gli occhi a sentimenti di generosità e amore: dispensa regali, sorrisi e auguri ai passanti, al suo impiegato, a suo nipote e al mondo intero, in un lieto fine che scalderà il cuore di tutto il pubblico.

Le musiche e le liriche originali accompagnano melodiosamente la narrazione della storia, le scene di ballo ricreano l’allegria delle famiglie nelle giornate più felici e ci saranno molti effetti speciali davvero sorprendenti che riusciranno a sciogliere il cuore di ghiaccio di Scrooge e a convertirlo, una volta per sempre, alla magia del Natale.

Il famoso canto di Natale di Charles Dickens rivisitato in versione musical è scritto e diretto da Melina Pellicano, le liriche sono di Marco Caselle che ne ha curato, insieme a Stefano Lori, anche le musiche. Sul palco un cast artistico di 20 elementi, effetti speciali, musiche originali, 150 costumi ed imponenti scenografie.




A testa in giù: Solfrizzi in scena a Cordenons AUDITORIUM ALDO MORO Martedì 18 dic

Uno dei commediografi contemporanei più apprezzati, Florian Zeller, ha ideato undivertente gioco teatrale in cui il pubblico è testimone non solo delle azioni e dei dialoghi dei personaggi, ma anche dei loro pensieri, espressi parlando in disparte. Il titolo dello spettacolo è A testa in giù e ledizione italiana ha per regista Gioele Dix e per interpreti principali Emilio Solfrizzi e Paola Minaccioni. Il Circuito ERT lo ospiterà domani, martedì 18 dicembre, allAuditorium Aldo Moro di Cordenons. Alle 21 sul palco del teatro pordenonese saliranno anche Bruno Armando e Viviana Altieri.

L’envers du decor è il titolo originale dello spettacolo ed è andato in scena la prima volta nel gennaio del 2016 al Théâtre De Paris, con Daniel Auteil nel ruolo di protagonista e regista.
La tram
a racconta di un invito a cena, quello che Daniel fa, contro il consiglio della moglie, al suo miglior amico Patrick e alla sua nuova partner Emma per la quale ha lasciato la moglie. Emma, giovane e carina, provoca una tempesta negli animi dei commensali, scuotendo le loro certezze, risvegliando frustrazione, gelosia e invidia.
Come detto, l
originalità dello spettacolo risiede nel fatto che i personaggi esprimano ad altra voce di fronte al pubblico anche i propri pensieri. Leffetto è dirompente spiega Gioele Dix e trasforma una comune vicenda in un formidabile e spassoso labirinto di gesti e parole; per le attrici e gli attori si tratta di recitare su un doppio binario, una prova al tempo stesso complicata ed esaltante”.

 

Florian Zeller è lautore più rappresentato nel Circuito ERT in questa stagione. Oltre alla data di Cordenons di A testa in giù, dellautore francese vedremo in marzo per tre serate lattesissimo Il padre con Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere e in febbraio a Tolmezzo Mi amavi ancora con Ettore Bassi e Simona Cavallari.

Maggiori informazioni al sito www.ertfvg.it e chiamando il Centro Culturale Aldo Moro di Cordenons (0434 932725).




La compagnia I Pesci propone la prova aperta di ‘Supernova’ Martedì 18 dic, dalle 20 al Kulturni dom di Gorizia – Ingresso libero

Con il progetto ARTEFICI. Residenze creative FVG ArtistiAssociati mette in dialogo artisti e compagnie italiani e internazionali delle arti performative (in particolare teatro e danza) con il territorio goriziano attraverso la pratica della residenza artistica e, successivamente, con la restituzione e lo scambio degli artisti con il pubblico.

Il prossimo appuntamento in programma sarà martedì 18 dicembre, con la Compagnia I Pesci di Avellino, al Kulturni dom di Gorizia, alle 20, con la prova aperta di ‘Supernova’. L’ingresso è aperto al pubblico ed è gratuito.

Supernova vedrà in scena Alessandro Gioia, Lia Gusein-Zadè, Fiorenzo Madonna e Luca San Giovanni.

L’universo umano, ed è anche questa la suggestione, può in qualche modo rispecchiarsi nelle dinamiche dei corpi celesti trovando nel cosmo e nelle sue meccaniche, apparentemente lontane da ogni passione, una sorta di correlativo oggettivo. Per tale motivo il lavoro si sviluppa in tre movimenti: esplosione, evoluzione e collasso. L’immagine di una supernova diventa la metafora di una famiglia. Supernova, quindi, è la parabola di una famiglia. Tre fratelli, cresciuti insieme ma destinati a condizioni sociali divergenti. La madre, forza attraente e respingente allo stesso tempo, plasma il carattere dei figli e ne determina i singoli percorsi, le rispettive aspirazioni e i relativi desideri. Alla morte grottesca e improvvisa del padre, i tre figli si scoprono adulti loro malgrado. Differenti le reazioni: fuga, responsabilità, stallo. La famiglia si disunisce, uno dei tre parte: l’idillio dell’infanzia è spezzato. Sette anni dopo, al capezzale della madre morente questi percorsi si intrecciano nuovamente di fronte al disfacimento della famiglia e delle memorie ad essa legate. Distacco e ritorno in una realtà che non muta, eternamente consegnata al vano tentativo di sfuggire il tempo: l’uomo al cospetto del vuoto non può far altro che osservare la natura effimera della propria esistenza. Si scappa dalla morte per tornare alla morte.