Domenica alla Fenice seconda inaugurazione di stagione

Domenica 18 novembre 2012 alle ore 15.30 andrà in scena al Teatro La Fenice un nuovo allestimento di Tristan und Isolde di Richard Wagner, secondo appuntamento della doppia inaugurazione della Stagione lirica 2012-2013 con la quale la Fondazione Teatro La Fenice intende celebrare il doppio bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi (1813-1901) e di Richard Wagner (1813-1883). La serata seguirà infatti di due giorni la prima di Otello di Giuseppe Verdi, le cui repliche si alterneranno a quelle di Tristan per tutta la seconda metà di novembre. Le due opere saranno entrambe dirette dal maestro coreano Myung-Whun Chung, in un originale e stimolante accostamento che darà al pubblico la possibilità di ripensare il controverso rapporto tra i due titani dell’opera ottocentesca, attraverso due capolavori per ragioni diverse legati a Venezia e al suo mito.

Azione (Handlung) in tre atti su libretto dello stesso Wagner tratto dall’omonimo romanzo in versi di Goffredo di Strasburgo, Tristan und Isolde fu composta da Wagner tra Zurigo, Venezia (che gli offrì ispirazione per le atmosfere notturne del secondo atto e per la melopea del pastore all’inizio del terzo) e Lucerna tra il 1857 e il 1859 e andò in scena per la prima volta il 10 giugno 1865 al Nationaltheater di Monaco di Baviera, con il sostegno del sovrano Ludwig II di Baviera.

Artefici del nuovo allestimento di Tristan und Isolde, prodotto con il sostegno del Freundeskreis des Teatro La Fenice, saranno il regista scozzese Paul Curran, lo scenografo e costumista Robert Innes Hopkins e il light designer David Jacques.

Proposta in lingua originale con sopratitoli in italiano e in inglese, l’opera avrà come interpreti principali il tenore inglese Ian Storey nel ruolo di Tristan, il basso coreano Attila Jun in quello di re Marke, il soprano austriaco Brigitte Pinter in quello di Isolde, il baritono americano Richard Paul Fink in quello di Kurwenal e il mezzosoprano finlandese Tuija Knihtilä in quello di Brangäne; Marcello Nardis sarà Melot, Mirko Guadagnini il pastore, Armando Gabba il pilota, Gian Luca Pasolini il giovane marinaio. Myung-Whun Chung dirigerà l’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice, maestro del Coro Claudio Marino Moretti.

La prima di domenica 18 novembre 2012 (turno A) sarà seguita da quattro repliche, venerdì 23 alle 17.00 (turno B), domenica 25 alle 15.30 (turno C), mercoledì 28 (turno D) e sabato 1 dicembre (turno E) alle 17.00.

I biglietti per le rappresentazioni sono in vendita a prezzi compresi tra i 15 e i 220 euro (tra i 30 e i 500 euro per la prima del 16 novembre) presso le biglietterie Hellovenezia (Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Tronchetto, Lido, Mestre, Dolo, Sottomarina), tramite biglietteria telefonica (041 2424), biglietteria on-line (www.teatrolafenice.it) e biglietteria via fax (041 2722673).




Boreyko e Suwanai al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

L’artista che devastato da una passione infernale cerca la morte nell’oppio trovandovi una realtà allucinata in cui l’amata diviene melodia e il mondo dapprima visione, figurazione, infine delirio. Cos’è la Symphonie fantastique se non uno straordinario collage di ritagli di vita intriso di romanticismo fino all’ultima delle note, un lavoro di splendida incoerenza concettuale travestita di finti significati – o meglio, di fantasia – appiccicati l’uno con l’altro a formare un capolavoro, né più né meno, che se non è un unicum nella storia della musica, senz’altro è una chiave di volta, un punto di ripartenza. In un groviglio confuso di idee e fantasie, episodi di esistenza e sogni, il compositore francese fonde vita vissuta ed immaginata, realtà ed ideali in un racconto musicale più onirico che autobiografico. Se l’amore per l’attrice Harriett Smithson e la forzata aderenza al “programma” di vita d’artista restano ad oggi un tentativo poeticamente forse non memorabile di dare al materiale un senso di unicità e coerenza (dai contenuti di stampo forzosamente romantico), la musica invece è rivoluzionaria nel vero senso della parola. Lo è nell’utilizzo dell’alchimia, degli impasti strumentali, del timbro orchestrale, nella concezione coreografica del suono. Né va negata la strabiliante adesione al dettato musicale dell’immagine evocata, secondo quel concetto di musica a programma che è cifra basilare del poema sinfonico che con Berlioz nasce e che dominerà l’ideale artistico di musicisti tra i più importanti della seconda metà del secolo e del primo novecento.

Sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine l’Orchestre National de Belgique guidata da Andrey Boreyko offriva una prova del capolavoro di Berlioz che chi abbia avuto fortuna di ascoltare, non dimenticherà facilmente. La formazione belga ha dimostrato di possedere lo spessore tecnico delle compagini sinfoniche di primo livello assecondando al meglio il disegno interpretativo, dal gusto più russo che francese, del direttore. Una sinfonia fantastica in cui Boreyko ha potuto dare sfogo a tutto il suo temperamento in una lettura vibrante, energica, emozionante. Un profluvio di sapori e colori, di alchimie, perfettamente restituite da un’orchestra impeccabile, densa e brillante, capace di sostenere al meglio i cinque tempi dell’opera sia nei passi più elegiaci (un valzer di beethoveniana poesia) che nei momenti apertamente infuocati (un Sabba teso e delirante di diabolica furia).

Non solo Berlioz al GdU, tutt’altro. La prima parte di concerto ha visto la talentuosa Akiko Suwanai e il suo Stradivari impegnati nel concerto per violino e orchestra op.77 di Brahms. Virtuosismo ed ottimo gusto al servizio della musica del compositore tedesco, protagonista dei primi impegni stagionali del teatro udinese. Esecuzione di gran classe ed eleganza quella della violinista giapponese, tecnicamente ineccepibile e molto curata nel suono (aiutata dall’ampia cavata e dalla pienezza di suono dello strumento) pur senza pagare dazio all’espressività, anzi, cogliendo appieno il gusto romantico del concerto. Chi invece ha convinto meno in Brahms è stato il direttore che è parso ingessato, forse imbrigliato dall’obbligato rapporto con la solista, che non è riuscito a trovare quella coerenza di intenzioni e quella spontaneità che hanno caratterizzato il suo Berlioz. Se è vero che l’orchestra è suonata diafana e morbida nei passi più soffusi, Boreyko non è riuscito ad evitare un certo senso di pesantezza e rigidità, quasi metronomica, nei momenti di forte orchestrale, soprattutto nella prima parte di concerto.

Paolo Locatelli

paolo.locatelli@ildiscorso.it

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TRIESTE: I migliori amici” inaugura al Bobbio la 22esima edizione di TI RACCONTO UNA FIABA.

Lo spettacolo di animazione “I migliori amici” inaugura al Bobbio
la 22esima edizione di TI RACCONTO UNA FIABA.

Parte con una produzione del Gradsko Kazaliste Zorin Dom di Karlovac la XXIIa edizione di TI RACCONTO UNA FIABA, la rassegna di spettacoli per le famiglie che la Contrada organizza da oltre vent’anni nelle mattinate festive invernali.
Il primo appuntamento che inaugura la rassegna domenica 4 novembre è “I migliori amici”, spettacolo di animazione non verbale interpretato da Giulio Settimo, recente acquisto della squadra di attori del Settore per l’Infanzia e la Gioventù della Contrada.
Strutturato secondo la tecnica del Teatro di figura, “I migliori amici” nasce dalla vera storia dell’amicizia fra l’italiano Giulio Settimo e il croato Pe
đa Gvozdić, che pur non conoscendo l’uno la lingua dell’altro sono diventati grandi amici durante gli studi all’Accademia d’arte drammatica e teatro di figura di Osijek.
Comunicando inizialmente solo con mani e piedi, Giulio e Pe
đa hanno creato un proprio linguaggio, assolutamente incomprensibile per chi stava loro attorno, assolutamente chiaro per loro due. Capirono così che la comunicazione va al di là delle parole e della lingua, è già nel gesto, nei suoni, nei simboli, e quella fu la loro prima – e più importante – lezione di “teatro di figura”.
Lo spettacolo parla quindi del valore dell’amicizia, che non conosce confini, differenze, lingua: “I migliori amici” è una storia non verbale, arricchita dalla musica di Tin Tonkovi
ć. Si ritorna quindi all’infanzia, rivivendo mondi a noi vicini per trasmetterli ai più piccoli, trasformando alcuni oggetti apparentemente comuni, grazie alla forza dell’immaginazione. Giulio e Peđa danno vita ai palloncini, danno loro forma e carattere e giocano proprio come giocano i bambini. Lo spettacolo è dedicato al pubblico più giovane, ma i due autori e registi dello spettacolo si dicono certi che saprà catturare l’attenzione anche dei grandi.
“I migliori amici” sarà in scena al Teatro Bobbio domenica 4 novembre alle ore 11.00. Il biglietto unico è di 7 euro; “Card Teatro Bobbio” per 5 ingressi a 25 euro; “Card Teatro Bobbio” per 8 ingressi a 36 euro. Gli ingressi delle due Card sono non nominali e usufruibili per tutti i titoli di TI RACCONTO UNA FIABA.
Informazioni: 040.390613; teatroragazzi@contrada.it; www.contradateatroragazzi.it.




AL ROSSETTI DA OGGI 1 NOV. : IL TITANIC IL RACCONTO DI UN SOGNO

“Dedicato al Titanic nel centenario dell’affondamento, il primo musical della Stagione 2012-2013 al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Scritto e diretto da Federico Bellone, fra le musiche un indimenticabile tema di Ennio Morricone, protagonista l’ottimo Danilo Brugia Titanic – il racconto di un sogno avvincerà anche per la storia sentimentale e avventurosa e gli effetti speciali della messinscena. Debutto giovedì 1 novembre alle ore 20.30 alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti e repliche fino a domenica 4”.

Dopo il debutto nazionale a Bologna è subito in scena a Trieste, ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il musical inedito dedicato al Titanic, nel centenario dell’affondamento: nuova produzione italiana firmata da Barley Arts è un appuntamento da non mancare, da giovedì1 adomenica 4 novembre alla Sala Assicurazioni Generali. Titanic – il racconto di un sogno si basa su un copione coinvolgente – avventura, mistero, una struggente storia d’amore – e si avvale di una messa in scena in forma di musical – come quella che Federico Bellone presenta per la prima volta in Italia – che assicura un ulteriore accrescimento delle emozioni. Il sentimento infatti trova la sua via espressiva delle musiche – intense, coinvolgenti concepite dallo stesso Bellone e da Cristiano Alberghini e arricchite da un tema del Maestro Ennio Morricone – e percorre la storia attraverso i momenti coreografici, le calde scene d’assieme, le interpretazioni generose di un cast elegante, capitanato dal romantico protagonista Danilo Brugia, dalla carismatica Dora Romano e dalla toccante Valentina Spalletta. Ritraggono figure che compongono l’affresco di un’epoca, ma ognuna singolarmente porta con sé una sfaccettatura del leggendario sogno collettivo simboleggiato dal Titanic. L’idea del musical è di Federico Bellone, già direttore artistico per Stage Entertainment con al suo attivo spettacoli come La Bella e La Bestia e Flashdance: in Titanic si impegna come autore, regista e coproduttore, sostenuto da  Barley Arts, realtà di alto profilo che nel mondo dei concerti cura nomi quali Bruce Springsteen, Sting e i Gun‘n’ Roses e che, dopo il successo di We Will Rock You, affronta nuovamente la realizzazione di un musical. Oggetto di molte rivisitazioni teatrali e soprattutto cinematografiche, la vicenda del Titanic appassiona Bellone da sempre: vi si è dedicato per anni, anima e corpo, coinvolgendo nella creazione del libretto e delle musiche artisti di pregio, prima di ipotizzare la messinscena. Fondamentale, secondo lui il workshop realizzato quest’estate: «Una modalità di lavoro inusuale in Italia (ma frequente all’estero)» – ha spiegato. «È stata l’occasione di sperimentare con gli interpreti, una sezione essenziale di musicisti e con elementi di costume e scena scarni le potenzialità del materiale scritto: ha permesso di precisare molte scelte e comprendere la forza della storia.

UNA SCENA DEL MUSICAL

Ora affrontiamo il debutto con maggiore consapevolezza» Dopo il debutto i produttori Federico Bellone e Claudio Trotta hanno ufficializzato l’intenzione di esportare il musical all’estero, intento che comincia a prendere forma. Il primo segnale arriva da Londra dove si sta concretizzando l’interesse della Phyl McIntire Entertainment, produttore di We Will Rock You e già partner di Barley nella messa in scena italiana del musical con le canzoni dei Queen. Bellone dirige un cast concentrato e molto preparato: nella parte di Francesco, il giovane e affascinante clandestino che si imbarca sul translatlantico ricco di sogni ed entusiasmo, troviamo Danilo Brugia, già affermato attore, a breve anche sugli schermi televisivi di Rai 1 protagonista della seconda serie della fiction Rossella. Con lui sul palco, nella parte di Madame Duval la straordinaria Dora Romano, già diretta da registi del calibro di Ermanno Olmi e Glauco Mauri, solo per citarne alcuni. Valentina Spalletta, personaggio televisivo e attrice teatrale, già  protagonista del musical Aladin di Stefano D’Orazio è la giovanissima cantante lirica Isabelle Duval, affascinata e poi perdutamente innamorata corrisposta di Francesco. Insieme a loro un nutrito cast di attori cantanti come gipeto, Marco D’Alberti, Luca Giacomelli, Marco Massari, Antonio Orler, Nicoletta Ramorino, Angelo de Maco, Andrea Fazio, Camilla Mafezzoli, Sergio Maniscalco e Angela Pascucci darà vita ad uno spettacolo struggente e sorprendente. Il musical parte da un flashback: Bruce Ismay, ai vertici della compagnia navale del Titanic, risponde ai giornalisti in merito al naufragio e ricorda allora la partenza, quando i passeggeri affollano con entusiasmo le rispettive classi e i ponti. Francesco, un clandestino italiano in cerca di fortuna, stringe amicizia con John: un biglietto di terza classe per raggiungere la sua donna. Nelle cabine più lussuose viaggia invece la giovane soprano Isabelle Duval, seguita dalla madre, austera ed egoista, cui non riesce a ribellarsi. Mentre il Titanic aumenta in velocità per raggiungere l’America con sorprendente anticipo, Isabelle e la madre visitano la nave: è qui che Francesco vede per la prima volta la giovane donna. Poco dopo assieme a John conosce una coppia di anziani che dà loro un’importante lezione sull’amore. La sera stessa – mentre vengono ignorate le segnalazioni di iceberg – in prima classe si dà una splendida festa e Francesco, camuffato elegantemente, vi si intrufola per corteggiare Isabelle. La giovane se ne innamora e danza a lungo con lui. All’apertura del secondo atto l’impatto con l’iceberg è già avvenuto ma pochi ne hanno colto la gravità: Isabelle e la madre litigano per Francesco, che intanto brinda all’amore assieme a John. Sul ponte di comando gli ufficiali capiscono che il naufragio è vicino, che il sogno di gloria diverrà tragedia e danno l’allarme. Quando ormai il panico dilaga, Isabelle pensa solo a trovare l’amato Francesco. Sul Carpathia i pochi superstiti comprendono di essere identici davanti al destino, ricchi e poveri, nobili e semplici: solo l’amore rimane immortale. Cent’anni fa, al momento del varo, non si poteva immaginare un esempio più alto di ingegneria navale: il Titanic era stato concepito sicuro, veloce, lussuoso, per coprire una linea settimanale di collegamento fra l’Inghilterra e New York. Era all’avanguardia non solo per la tecnologia (la sua stazione radio era la migliore mai montata su una nave) e le macchine, ma anche per la concezione degli spazi, degni di una crociera. Il Titanic fu fra le prime navi munite di piscina coperta, palestra, campo di squash, per non dire dello sfarzo degli arredi e del lusso delle cabine di prima classe… Partì per il suo primo viaggio il 10 aprile 1912 da Southampton, ma nella notte del 14 aprile entrò in collisione con un iceberg che squarciò lo scafo: il transatlantico affondò in meno di tre ore. Perì l’intero equipaggio e delle oltre 2000 persone imbarcate, solo 700 furono tratte in salvo dal Carpathia. Per il mondo fu uno shock la cui emozione non ha ancora smesso di riverberare nell’immaginario collettivo. Titanic il racconto di un sogno va in scena alla Sala Assicurazioni del Politeama Rossetti dall’1 al 4 novembre, da giovedì a sabato alle ore 20.30 e – sabato 3 e domenica 4 – anche alle 16, spettacolo inaugurale del cartellone Musical e grandi eventi.

La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste,la Regione FriuliVenezia Giulia ela Provinciadi Trieste.

 

(Carlo Liotti per la redazione)




Presentata la Stagione 2012/2013 degli Amici della Contrada.

Mercoledì 17 ottobre, alle ore 11.30, presso la Sala Giorgio Polacco in via Limitanea 8, è stato presentato il nuovo cartellone dell’Associazione Amici della Contrada per la Stagione 2012/2013. Sono intervenuti Maria Grazia Plos, presidente dell’Associazione, Paolo Quazzolo, direttore organizzativo, e Livia Amabilino, presidente della Contrada – Teatro Stabile di Trieste. Fondata nel 1998, l’Associazione culturale Amici della Contrada ha raccolto, in anni di intensa attività, un numero crescente di consensi sia da parte del pubblico – che è progressivamente cresciuto – sia da parte delle istituzioni, che hanno reputato le iniziative del sodalizio degne di attenzione. Sorti con l’intendimento di diffondere la cultura teatrale e di sostenere l’immagine della Contrada – Teatro Stabile di Trieste, gli Amici propongono da sempre svariate attività, dagli incontri con gli attori alle mostre, dalle presentazioni di spettacoli alle serate multimediali, dalla produzione di pubblicazioni sullo spettacolo, sino alle serate di “Teatro a Leggìo”, che costituiscono l’attività che ha reso celebre l’associazione. L’iniziativa, infatti, si è vivacemente imposta all’attenzione del pubblico cittadino – e non solo – divenendo così uno degli appuntamenti irrinunciabili tra le manifestazioni culturali offerte a Trieste. In un momento particolarmente difficile per le istituzioni culturali, l’associazione ha continuato a mantenere intatte la qualità e la varietà dell’offerta, meritandosi così, la passata stagione, un aumento dei soci. Il cartellone del “Teatro a Leggìo” 2012/2013, che si terrà nella consueta sede del Teatro Orazio Bobbio, arricchirà ulteriormente la propria offerta, proponendo agli abbonati un appuntamento in più rispetto la passata stagione. Quest’anno infatti sono previste otto serate che, come di consueto, spaziano dai classici ai testi di autore contemporaneo, dalla drammaturgia italiana a quella europea e nord-americana. Il “Teatro a Leggìo”, che si realizza grazie al contributo della FondazioneCRT e con il patrocinio della Provincia e del Comune di Trieste, prenderà avvio lunedì 22 ottobre, alle ore 17.30, con un testo divertente: Due gatte randagie di Aldo Nicolaj. Il testo viene proposto sull’onda del grande successo ottenuto lo scorso anno da un’altra commedia dell’autore piemontese. La regia di questo testo a due voci è affidata ad Elke Burul, che ormai vanta una lunga e consolidata consuetudine con il “Teatro a Leggìo”. Il secondo appuntamento è previsto per il 26 novembre e porterà sul palcoscenico del “Leggìo” un autore sinora mai affrontato, Harold Pinter, di cui sarà proposto Un leggero malessere. A dirigerlo Mario Mirasola, che porterà al “Leggìo” tutta la sua esperienza quale regista Rai. Dopo la pausa natalizia, gli appuntamenti riprenderanno il 21 gennaio con il testo dell’autore contemporaneo Juan Carlos Rubio 100 mq, per cui è prevista la partecipazione di Ariella Reggio. La regia è affidata a un nome nuovo per il “Leggìo”, ma di sicura esperienza: Marco Casazza. Il 18 febbraio sarà la volta di una prova d’attore, Caro bugiardo di Jerome Kilty, per la regia di Maurizio Zacchigna. Sulla scena Maria Grazia Plos e lo stesso Zacchigna. Francesco Macedonio sarà chiamato a dirigere, il 25 marzo, Emigranti di Slawomir Mrozek, testo messo in scena dalla Contrada oltre vent’anni fa, che porta sulla scena il difficile rapporto tra un intellettuale e un contadino emigrati a Parigi. L’ultima parte della stagione vedrà una serie di appuntamenti che si susseguiranno tra di loro a ritmo serrato. Il 15 aprile Sabrina Morena dirigerà Ariella Reggio in Tre donne alte di Edward Albee, drammatico testo dell’autore nord americano che affronta il tema della vecchiaia. Il 22 aprile tornerà gradito ospite degli Amici della Contrada Paolo Puppa, nella doppia veste di autore e attore, con Cronache venete, antiche storie mitiche rivissute nel disagio e nella solitudine, entro il Nord Est di oggi. La stagione si concluderà infine lunedì 29 aprile con un grande classico, L’ispettore generale di Nikolaj Vasil’evic Gogol’ per la regia di Elke Burul, interpretato dagli allievi diplomandi dell’Accademia Teatrale “Città di Trieste”. Come sempre a interpretare i testi a leggìo sarà chiamato un gruppo di attori che ormai ha maturato vasta esperienza in questa particolare e raffinata forma di teatro: Ariella Reggio, Maria Grazia Plos, Adriano Giraldi, Maurizio Zacchigna, Elke Burul, Daniela Gattorno, Marzia Postogna, Lorenzo Zuffi, Paola Saitta, e molti altri ancora. Accanto al cartellone di “Teatro a Leggìo”, l’Associazione proporrà una serie di altri appuntamenti culturali, al momento in fase di progettazione. Le sottoscrizioni all’Associazione possono essere rinnovate fino alla fine di ottobre presso il Teatro Orazio Bobbio al lunedì dalle 9.30 alle 12.30 e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30; da novembre le sottoscrizioni possono essere effettuate il giorno stesso di ogni iniziativa organizzata dall’associazione (fino a mezz’ora prima dell’inizio). La quota associativa ordinaria è di 18 euro, 15 per gli abbonati alla Contrada e 10 per chi presenta un nuovo socio.

Informazioni: 040.390613; info@amicicontrada.it; www.amicicontrada.it.




INIZIA LA STAGIONE ERT-FVG DA GRADO CON :STASERA NON ESCORT

Stasera non escort 26 ottobre 2012 – 20:45

Un gruppo di attrici comiche “scende in campo” per commentare con una satira dissacrante lo stato delle donne italiane di oggi. Partendo dal presupposto che per una donna contemporanea l’unico lavoro sicuro e ben remunerato sembra essere quello della escort, le attrici posano il loro sguardo impietoso sulle disparità tra i sessi, nella sessualità, nell’immagine offerta dai media, nel mondo del lavoro. Un mondo, quello della società di oggi, talmente assurdo e paradossale da fornire un’infinità di spunti comici, sebbene di fronte alla desolazione di certi scenari il riso si faccia a volte amaro.Le attrici si alterneranno sulla scena tra monologhi e canzoni, dissertando in modo comico sulla realtà contemporanea, soffermandosi su temi cari al mondo femminile: dall’autostima all’incomunicabilità tra i sessi, dalle fiabe alla pubblicità, presentando al pubblico personaggi esilaranti quali: la signora Varagnolo (la desperate housewife di Pinerolo), l’antropologa esperta in escort, la cantante di liscio Daccela e le velone. Quattro straordinarie attrici disposte a tutto pur di demistificare a colpi di risate i luoghi comuni sul mondo delle donne.



L’ Orchestre National de Belgique, Akiko Suwanai e Andrei Boreiko per la seconda inaugurazione del cartellone Musica al Giovanni da Udine

La ricca stagione musicale del Teatro Giovanni da Udine prosegue Venerdì 19 ottobre 2012 con un altro imperdibile concerto che vedrà protagonista l’Orchestre National de Belgique che inaugurerà la fase riservata all’abbonamento del turno B della musica, (sono naturalmente ancora possibili le sottoscrizioni), turno che contiene appuntamenti di assoluta levatura con i Münchner Philharmoniker, diretti da Lorin Maazel, che chiuderanno la programmazione musicale mercoledì 22 maggio 2013, lo straordinario pianista Daniil Trifonov, la Philharmonia Orchestra, diretta da Esa-Pekka Salonen, senza dimenticare la FVG Mitteleuropa Orchestra diretta da Philipp von Steinaecker con il mezzosoprano Vivica Genaux.
L’Orchestre National de Belgique, formazione che ha ormai superato i tre quarti di secolo di attività, si presenta guidata dal russo Andrey Boreyko, dal settembre 2012 suo nuovo direttore principale. Il concerto, Brahms e Berlioz gli autori in programma, ospiterà Akiko Suwanai, la più giovane violinista di sempre ad aver vinto il Concorso internazionale Cajkovskij ed oggi abitualmente solista con le grandi orchestre diretta dai più prestigiosi direttori d’orchestra.
Akiko Suwanai suona uno Stradivari “Dolphin”, il violino appartenuto a Jascha Heifez che le è stato affidato dalla Nippon Music Foundation.




21 ott.alle ore 17 alla Sala Bartoli–di Lei dunque capirà di Claudio Magris

“Recita straordinaria – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – di Lei dunque capirà di Claudio Magris 

 

 

Ottima prova d’attrice di Daniela Giovanetti diretta da Antonio Calenda. Lo spettacolo è una delle più fortunate produzioni del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia replicato a livello nazionale e internazionale con successo fin dal debutto avvenuto nel 2006: a Trieste una replica speciale, prima di approdare al Piccolo Teatro di Milano dove lo spettacolo apre la sua tournée 2012. Biglietti in vendita da martedì 16 ottobre”.

 

 New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.  In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.  Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.  Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo. Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.  La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.  La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente. Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».  Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.  Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.  I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella.

 

New York, Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia,  repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… E nella stagione 2012-2013 ancora piazze importanti, fra cui il Piccolo Teatro di Milano, Venezia, Torino, Genova, la Svizzera.

 

In apertura del tour 2012 di Lei dunque capirà, lo Stabile regionale propone al pubblico di Trieste una recita straordinaria dello spettacolo – domenica 21 ottobre alle ore 17 alla Sala Bartoli – prima della partenza per Milano, dove si va in scena dal 23 al 28 ottobre nella stagione del Piccolo Teatro.

 

Lei dunque capirà di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile del Friuli Venezia Giulia abbia presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la messinscena de La Mostra.

 

Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, Lei dunque capirà è sorprendente: i topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.

 

La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…

Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.

 

La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente.

Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».

 

Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.

 

Lei dunque capirà è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

I biglietti per lo spettacolo saranno in vendita da martedì 16 ottobre in internet e presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale: i prezzi vanno dai € 15 (interi) ai € 12 (riduzione per gli abbonati alla stagione 2012-2013). Ai possessori di abbonamento “stelle”, lo spettacolo “costerà” soltanto una stella




La Contrada riparte con le “Maldobrie” di Carpinteri&Faraguna.

La Contrada riporta finalmente in scena, dopo tanti anni di assenza dal palcoscenico del Teatro Bobbio, le celebri “Maldobrie” di Carpinteri e Faraguna. Richieste a gran voce da anni dal pubblico triestino, queste “storie di mare e di terra ambientate nelle vecchie province dell’Impero Austro-Ungarico” (come le definivano gli stessi autori) inaugureranno venerdì 19 ottobre la nuova Stagione di Prosa della Contrada. Fin dalla prima storica edizione del 1970, “Le Maldobrie” si sono guadagnate il favore degli spettatori triestini, che a distanza di oltre quarant’anni continuano ad apprezzare, applaudire e richiedere costantemente spettacoli ad esse ispirati. Il merito va sicuramente agli autori, Carpinteri e Faraguna, che con le loro “maldobrìe” hanno saputo rievocare un mondo che affonda le radici nella memoria familiare di Trieste e del suo entroterra, in un periodo di tempo che spazia nei primi decenni del ‘900. Il tutto attraverso un dialetto inventato, che mescola sapientemente tra di loro parole triestine con termini veneti, sloveni, austriaci, istriani e dalmati. Un linguaggio, però, dove ciascuno riesce a ritrovare qualcosa del suo lessico familiare. Queste commedie sono composte da scenette definite, appunto, “maldobrìe”, termine di origine croata composto dalle parole “malo”(poco di buono, cattivo) e “dobro” (buono), per indicare delle “birbonate”, degli scherzi bonari ma arguti. E i personaggi che le interpretano, pur essendo inventati, portano sulla scena una galleria di figure tipiche di queste regioni: dal comandante marittimo alla popolana, dal piccolo borghese alla dama nobile. Entrambi nati nel 1924 a Trieste, Lino Carpinteri e il compianto Mariano Faraguna (scomparso nel 2001) furono i fondatori del settimanale umoristico “La Cittadella”, che uscì abbinato al quotidiano “Il Piccolo” per cinquantaquattro anni consecutivi, diventando lo specchio della vita cittadina, acuto osservatore e ironico commentatore delle vicende politiche, sociali e culturali di Trieste. Giornalisti, scrittori e autori teatrali, Carpinteri e Faraguna pubblicarono dal 1966 i sei libri delle “Maldobrìe” e altri testi, crearono la trasmissione radiofonica “Il Campanon” per la RAI del Friuli Venezia Giulia e adattarono per le scene teatrali la fortunata trilogia formata da Le maldobrie (1970), Noi delle vecchie province (1972) e L’Austria era un paese ordinato (1974), tutte rappresentate dal Teatro Stabile regionale. Il grande successo della “trilogia” fu legato anche alla sapiente regia di Francesco Macedonio e all’interpretazione di Lino Savorani e di quel gruppo di attori che sarebbe andato a costituire in seguito la compagnia della Contrada: Orazio Bobbio, Ariella Reggio, Lidia Braico, Mimmo Lo Vecchio, Gianfranco Saletta, Riccardo Canali. A distanza di dodici anni da L’Austria era un paese ordinato, dietro invito della Contrada (che nel frattempo era stata fondata proprio da Bobbio, Reggio, Braico e Macedonio), Carpinteri e Faraguna tornarono al teatro scrivendo nel 1986 Due paia di calze di seta di Vienna, la prima – e sicuramente la più fortunata – delle numerose commedie che i due autori, sempre ispirandosi alle “maldobrìe”, avrebbero scritto negli anni per la compagnia della Contrada. Seguirono, dal 1986 al 2004, Un biglietto da mille corone, Marinaresca, Co’ ierimo putei…, Sette sedie di paglia di Vienna, Putei e putele, Pronto mama…?, Locanda Grande e Cosa dirà la gente?. Otto anni dopo l’ultimo testo di Carpinteri e Faraguna allestito dalla Contrada – Cosa dirà la gente? nel 2004 – lo Stabile privato triestino propone una nuova edizione ispirata alle “Maldobrie”, che dopo tanti anni riescono ancora mantenere inalterata tutta la loro verve comica. Ovviamente diretto da Francesco Macedonio, Direttore artistico della Contrada e acclamato regista di tutte le opere di Carpinteri e Faraguna, lo spettacolo si affida alle corde recitative di due degli interpreti “storici” di questi testi: Ariella Reggio e Gianfranco Saletta. Con loro in scena gli attori della compagnia stabile della Contrada, presenti in tutte le produzioni dialettali che tradizionalmente inaugurano il nuovo cartellone del Bobbio: Adriano Giraldi, Maria Grazia Plos, Marzia Postogna, Maurizio Zacchigna, Massimiliano Borghesi, Paola Saitta e Lorenzo Zuffi. Ad arricchire il cast, infine, la presenza di cinque allievi attori dell’Accademia Teatrale “Città di Trieste”: Laura Antonini, Stefano Bartoli, Matija Kralj, Federico Minca e Giorgia Pavanello. Scenografie e costumi sono di Andrea Stanisci, le musiche, arrangiate da Fabio Valdemarin, sono di Massimiliano Forza, mentre il disegno-luci è di Bruno Guastini. Realizzato con il sostegno della Camera di Commercio di Trieste, “Maldobrie” è il primo spettacolo in abbonamento della Stagione 2012/2013. Lo spettacolo debutta venerdì 19 ottobre alle 20.30 e rimane in scena fino a domenica 28 con i consueti orari del Teatro Bobbio: serali 20.30, martedì e festivi 16.30, lunedì riposo. Parcheggio gratuito all’interno della Fiera di Trieste (ingresso principale in P.le De gasperi) per tutte le recite, tranne quella di martedì 23. Prevendita dei biglietti, prenotazione dei posti e cambi turno presso la biglietteria del Teatro Bobbio (tel. 040.390613/948471 – orari: 8.30-13.00; 15.30-18.30) o al TicketPoint di Corso Italia 6/C (tel. 040.3498276/3498277 – orari: 8.30-12.30; 15.30-19.00). Prevendita On Line: Circuito VIVATICKET by Charta (vivaticket.it). La Campagna Abbonamenti 2012/2013 della Contrada prosegue per tutta la durata delle repliche delle “Maldobrie” fino al 28 ottobre. Informazioni: 040.948471 / 948472 /390613; contrada@contrada.it; www.contrada.it.




Ivor Bolton dà il la alla Stagione del Giovanni da Udine

Per uno strano gioco di nomi è l’Ouverture del Don Giovanni di Mozart ad aprire la stagione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Mozarteumorchester sul palco, Ivor Bolton sul podio, teatro colmo o poco meno. Orchestra e direttore hanno la musica del genio salisburghese nel sangue e sanno suonarla con invidiabile disinvoltura e stile inappuntabile. Bolton opta per una lettura illuministica, dagli equilibri apollinei, in cui la dimensione melodrammatica del brano è deliberatamente accantonata in favore della leggerezza e della trasparenza di suono. L’ouverture mozartiana esce dalle mani del direttore come una splendida scultura canoviana in cui il marmo, pur lavorato nel sublime stile neoclassico, non riesce a scansare del tutto quel senso di rigidità e freddezza che ne sono cifra intrinseca. Non ci sono i colori tetri né la tragicità presagita nell’andante iniziale, non l’esuberante vortice dionisiaco dell’allegro ma un’eleganza sinfonica, più versata alla ricerca della qualità del suono che alla restituzione di un significato teatrale – che in simile contesto non avrebbe peraltro alcun senso ricercare.

Ancora Mozart con il concerto 23 per pianoforte e orchestra e sul palco del GdU sale il pianista Fazil Say, autore di una prova di grande spessore. Un Mozart estroverso e brillante quello del musicista turco. Non c’è quell’intimo raccoglimento a cui hanno abituato taluni grandi ma un’urgenza espressiva che si tramuta in immediatezza, freschezza d’animo. Il suono, di perlaceo splendore, si innalza spavaldo su quel cuscino di velluto che Bolton sa cavare dall’orchestra, il temperamento del pianista è convogliato in forza espressiva, mai in forzature o cadute di gusto. L’allegro è affrontato con esuberanza creando un piacevole effetto di contrasto sulle tinte pastello scelte da Bolton, l’adagio, teso ma raccolto, si stempera nella funambolica conclusione con un crescendo di tensione. Qualche minimo inciampo nell’allegro finale non rovina una prestazione maiuscola, applauditissima dal pubblico (a sua volta ricambiato con due preziosi bis).

Se già nella prima parte di concerto Bolton era piaciuto, con la terza di Brahms il direttore inglese conquista il pubblico. L’orchestra, rimpolpata nell’organico, trova una straordinaria compattezza di suono pur senza perdere di leggerezza e precisione. L’ispirazione compositiva del tedesco, che nella terza sinfonia raggiunge vertici assoluti sia nella costruzione e manipolazione della linea melodica ed armonica che nella caleidoscopica varietà di colori, è restituita dall’Orchestra Mozarteum fino all’ultima delle sfumature. Non è cosa di tutti i giorni un Brahms tanto sobrio nel gusto, liberato dalle incrostazioni post-romantiche di tradizione, eppure intenso, poetico ma garbato. Nella lettura di Bolton non c’è spazio per l’effetto facile né per ruffianerie di sorta, la musica è linguaggio comune, un discorso in divenire che il maestro sa rendere scorrevole forte di una sottile gestione del ritmo, evitando al pari dell’eccessiva rigidità l’utilizzo dozzinale del rubato che spesso affossa le esecuzioni della musica brahmsiana. Le sezioni orchestrali si inseguono ed abbracciano in un gioco ad incastro perfettamente calibrato in cui trovano posto le mille suggestioni della partitura con coerenza e straordinario senso di unità, senza cedimenti o cali di tensione.

 Paolo Locatelli

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