Il Teatrante di Thomas Bernhard, debutto 7 dic. teatro Rossetti Trieste

“Franco Branciaroli ritorna ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia  in veste di protagonista e regista de Il Teatrante di Thomas Bernhard, inserito nella stagione Prosa. Il debutto venerdì 7 dicembre con repliche fino a domenica 9. Interpreta un artista dall’ego smisurato e altrettanto solo e incompreso dal mondo, tratteggiato con ironia e sagacia dall’autore austriaco”.  Non è scontato portare sulla scena un eroe del teatro di Thomas Berhard: l’autore non ha mai reso facile la vita agli interpreti dei suoi ruvidi protagonisti. Rappresentano però sublimi cavalli di battaglia per attori capaci, come Franco Branciaroli. Interprete mai prevedibile, irregolare dona ad ogni sua prova un segno inatteso: basti ricordare le sue apparizioni recenti allo Stabile regionale (l’originalissimo Don Chisciotte o Servo di scena) ma anche i grandi spettacoli di produzione in cui, diretto da Antonio Calenda, ha ottenuto risultati memorabili, protagonista del brechtiano Vita di Galielo e di Edipo Re. Ora inserisce la figura di Bruscon – protagonista de Il Teatrante bernhardiano – nell’ambito di una riflessione sul Teatro e sul suo rapporto con la società attraverso la Memoria.  Il Teatrante di Bernhard, diretto e con protagonista Franco Branciaroli è ospite del Teatro Stabile regionale nella stagione Prosa, da venerdì 7 a domenica 9 dicembre.  Sia la trama che la stessa struttura del testo di Bernhard isolano il protagonista, come a voler evidenziare ulteriormente la sua già chiara condizione esistenziale e mentale: basti pensare che drammaturgicamente, Il teatrante è costruito quasi del tutto dal monologare di Bruscon, scritto addirittura senza punteggiatura. Un possente fluire in cui le battute, poche e scarne degli altri personaggi, si inseriscono come flash, senza possibilità di sviluppo.  Bruscon è un attore megalomane di origini italiane, in tour attraverso l’Austria con una compagnia composta per lo più da suoi familiari. Ebbene sono loro i primi a non comprenderlo, a preoccuparsi solo della mera sopravvivenza, e a farlo sentire solo con le proprie aspirazioni d’artista, con le proprie frustrazioni e con il proprio ego smisurato d’autore. Contro ogni accenno di buon senso, s’impunta nel voler mettere in scena un proprio pretenzioso dramma, che nessuno riesce a capire: La ruota della storia. Vi sfilano tutti i grandi, da Cesare a Napoleone, da Stalin a Madame Curie e tutti dalla gloria cadranno nel nulla… Tema pesante da affrontare, soprattutto se ci si ritrova in un paesino di provincia austriaco, dove meno di trecento anime vivono beate fra allevamenti di maiali e ricordi hitleriani; soprattutto se la messinscena non avverrà fra i velluti del palcoscenico, ma in una locanda squallida la cui pista da ballo è stata adattata agli attori. Depresso da questo scenario, Bruscon ci travolge, come un fiume in piena, con uno sfogo delirante e divertente che nulla risparmia: inveisce contro la famiglia priva di talento artistico, contro la moglie dalla salute malferma, contro l’arte e il teatro, addirittura contro il clima, contro quell’Austria (detestata dallo stesso Bernhard) ipocrita rispetto al proprio passato nazista…  A sopportare tanta mortificazione, lo aiuterebbe di certo una sala piena e plaudente: ma qui – già nei panni di Napoleone ­– il povero Bruscon incontra il suo inevitabile fallimento. Un fulmine incendia la chiesa del paese, gli spettatori si distraggono, accorrono e l’attore rimane solo davanti alla platea vuota.  Il Teatrante va in scena per il cartellone Prosa dello Stabile regionale da venerdì 7 a domenica 9 dicembre: due recite sono serali (20.30) mentre quella di domenica è pomeridiana con inizio alle 16.

Nel cast figurano – oltre al già citato Branciaroli nel ruolo di Bruscon – Daniele Griggio (il locandiere), Tommaso Cardarelli (Ferruccio, figlio di Bruscon), Valentina Violo (Sarah, figlia di Bruscon), Valentina Cardinali (Erna, figlia dei locandieri), Melania Giglio (la signora Bruscon), Cecilia Vecchio (la locandiera).

Informazioni e biglietti per lo spettacolo sono disponibili presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, sul sito www.ilrossetti.it. Per informazioni si può contattare anche il centralino del Teatro allo 040.3593511.

La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste.




LA COTOGNA DI ISTANBUL: UNA PERLA NELLA STAGIONE TEATRALE ERT FVG

La gialla cotogna di Istanbul è la canzone di due innamorati: a Sarajevo negli anni ’90 sboccia l’amore fra Maximilian Von Alternberg, ingegnere austriaco e la tenebrosa Maša Dizdarevic. In quel crogiolo di razze, di culture, di lingue e di persone si sviluppa un viaggio mirabilmente raccontato, anzi cantato, dallo scrittore triestino Paolo Rumiz, narratore ieri sera sul Palco del Teatro Bon a Colugna di Tavagnacco assieme a Ornella Serafini (canto), Cristina Verità (violino, canto), Daniele Furlan (clarinetto) Orietta Fossati (tastiere) e Alfredo Lacosegliaz (tamburitza, aggeggi).La scrittura secondo il protagonista della storia è un atto notarile. Ma la scrittura di Rumiz, fatta di endecasillabi, diventa per una sera voce, musica, suoni, profumi, sapori: fra minuti gialli di follia e patti sigillati con il silenzio, sere dolcissime color zafferano e zampilli color rubino. La storia si sviluppa fra Vienna e il Bosforo ma al centro c’è Sarajevo: una Sarajevo che sotto la neve diventa “macerie vestite da sposa”. Tutt’altra Sarajevo rispetto a quella che possiamo vedere in queste settimane sul grande schermo, raccontata per immagini dalla premiata ditta familiare Castellitto/Mazzantini in “Venuto al mondo”, assolutamente vuota rispetto alle meraviglie che riesce a farci immaginare il “viaggiatore” Rumiz. Ne “La cotogna di Istanbul” ci si accorge che l’amore regna sovrano quando per la prima volta il protagonista riesce a coniugare il  verbo “mi manchi” o un bacio è così lungo che un barbone teme che i due innamorati siano rimasti congelati; o se si arriva a raggiungere il treno alla penultima fermata per potersi vedere un po’ prima. Tristezza aleggia durante tutto il reading musicale: ma gli eventi si incastrano in maniera così dolce che l’amaro si dimentica in fretta. Un racconto di amore e morte ricco di musicalità proveniente dai Balcani e dal Danubio, sicuramente una perla nella stagione teatrale ERT Friuli Venezia Giulia. Applausi a ripetizione per gli interpreti da parte di un pubblico caloroso che ha fatto registrare il tutto esaurito.

                                                                                                                                                                                     C. Trevis




Domani 5 dic. SPETTACOLO DI DAVIDE SCIUTO AL TEATRO PALAMOSTRE

Un filo rosso che unisce Dante al Tiepolo sui temi del tempo e dell’eternità. È questo il percorso dello spettacolo di Davide Sciuto Il Tempo e l’Eternità nella Divina Commedia e nell’arte di Giambattista Tiepolo”, in programma domani 5 dicembre alle 20.45 nel teatro Palamostre. L’iniziativa, che si inserisce perfettamente nel programma culturale de “Le Giornate del Tiepolo” e fa parte del cartellone di Udine Natale, presenterà una lectura Dantis di Sciuto con l’ausilio degli attori Gianni Nistri, Alessandro Vasta, Federica D’Angelo e Matteo Venier, che leggeranno passi significativi tratti dal canto X dell’Inferno, dal canto XI del Purgatorio e dai canti III e XXX del Paradiso, illustrati con riferimenti agli aspetti più “poetici” dell’ arte pittorica del Tiepolo.  La cornice dello spettacolo proporrà non soltanto le immagini delle arti figurative, proiettate su grande schermo, ma anche la musica classica, grazie alla partecipazione della chitarrista Maria Clara D’Eredità e del pianista Luca Cigaina, affiancati dal soprano Anna Viola e dalla danzatrice Thalia Percic. Il programma includerà opere musicali di rilievo storico, in rigorosa sintonia con la selezione poetica dantesca e con il tenore pittorico del Tiepolo, il cui personaggio artistico sarà animato sulla scena dall’attore Alex Campagner che, alla maniera della commedia dell’arte, dialogherà con il pubblico. Per l’occasione, inoltre, la casa editrice l’Orto della Cultura ha prodotto un dvd in lingua italiana e tedesca con una sintesi dello spettacolo e le musiche originali. Ingresso libero. Per informazioni: Davide Sciuto tel. 3477115029 – e-mail: davide.sciuto@gmail.com.




ROSSETTI TRIESTE: Hedda Gabler di Ibsen spostato a marzo 2013

In seguito a un mutamento nel calendario dei suoi impegni di lavoro nel cinema, Isabella Ragonese non potrà prendere parte allo spettacolo Hedda Gabler di Ibsen, che andrà in scena per la regia di Antonio Calenda, nuova produzione dello Stabile regionale. Il regista ha scelto di affidare il ruolo a Manuela Mandracchia, interprete fra le più ammirate del teatro italiano. Per ragioni tecniche lo spettacolo al Politeama Rossetti andrà in scena a marzo; lieve anticipazione anche per Non è vero ma ci credo”.  In seguito a un mutamento nel calendario dei suoi impegni cinematografici Isabella Ragonese ha dovuto rinunciare a prendere parte – nel ruolo del titolo – allo spettacolo Hedda Gabler, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e dalla Compagnia Enfi Teatro, per la regia di Antonio Calenda.  Il regista ha scelto di affidare il ruolo della protagonista ibseniana a Manuela Mandracchia: le prove dello spettacolo sono già in corso.  Manuela Mandracchia è fra le più affermate e ammirate interpreti del teatro italiano. Ha recitato con i maggiori registi (da Luca Ronconi a Massimo Castri), ha diviso la scena con attori si assoluto rilievo (Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Mariangela Melato) ed è stata insignita di prestigiosi premi, fra cui menzioniamo almeno due Premi Ubu. Si è impegnata anche nei ruoli di regista e autrice teatrale e intreccia al lavoro sul palcoscenico interessanti lavori nel cinema.  Al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per ragioni tecniche lo spettacolo sarà programmato in date diverse da quelle inizialmente annunciate: Hedda Gabler debutterà il 7 marzo e replicherà l’8, il 9 e il 10 marzo (il 10, doppia replica pomeridiana e serale). Lieve anticipazione anche per le date dello spettacolo Non è vero ma ci credo con Sebastiano Lo Monaco che andrà in scena il 4, 5 marzo alle 20.30 e il 6 marzo alle 16.  Informazioni anche sul sito www.ilrossetti.it e al centralino del Teatro 040-3593511.




BOTTEGA DEL TEATRO ISCRIZIONI FINO AL 21 DICEMBRE

C’è tempo fino al 21 dicembre per iscriversi ai laboratori gratuiti, rivolti a giovani tra i 16 e i 29 anni, de la Bottega del Teatro, uno dei pilastri del progetto Magic, Mestieri Artistici per Giovani Innovatori e Creativi, realizzato nell’ambito di Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani e di cui il Comune di Udine è capofila.   La Bottega del Teatro, a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, si svolgerà da gennaio a giugno 2013, e avrà come sedi il Teatro S. Giorgio e Udine e la sala prove di Officine Giovani.  Un’esperienza di pratica teatrale che in pochi mesi avvicinerà un gruppo di giovani al teatro e alla sintassi della messa in scena nelle sue possibili componenti, anche nella complessità e nell’intreccio di più linguaggi artistici, dal video all’espressione fisica, alla musica.  I docenti coinvolti nella Bottega del Teatro sono attori, registi, scenografi, coreografi, costumisti e musicisti: Giorgio Monte, Manuel Buttus, Francesca Breschi, Cristian Finoia, Arianna Romano,  Barbara Stimoli, Giulio Venier e Marco LonderoUn laboratorio di sei mesi, incentrato sulla propedeutica teatrale (con appuntamenti di 3-6 ore alla settimana per un totale di 84 ore) e concepito come un cantiere che smonta e rimonta le componenti della rappresentazione teatrale.  Un laboratorio di pratica delle dinamiche teatrali di base diventa allora occasione per un itinerario dall’idea teatrale alla sua rappresentazione in forma di dimostrazione finale di lavoro aperta al pubblico e in relazione con la città, i suoi luoghi, le sue dimensioni di vita. Per 20 ore due videomaker e un gruppo di stagisti della bottega video entreranno inoltre nella bottega teatrale mettendo il linguaggio video al servizio della drammaturgia e della rappresentazione finale.  I  partecipanti alla Bottega del teatro saranno selezionati, in prima istanza, sulla base del curriculum e di lettera o un video messaggio motivazionale da inviare entro il 21 dicembre 2012 alla Segreteria della Bottega dell’Arte del Teatro e in seconda istanza in base alla partecipazione a un pomeriggio di workshop a cura dei docenti della Bottega che sarà convocato nel mese di gennaio 2013. Per partecipare ai laboratori della Bottega del Teatro è possibile scaricare il modulo di iscrizione dal sito www.cssudine.it ed inviarlo entro le ore 18 del 21 dicembre 2012 per posta ordinaria (farà fede il timbro posta) a CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Segreteria Progetto Magic – Bottega del Teatro, via Crispi 65, 33100 Udine o a info@cssudine.it oggetto: Magic-Bottega del Teatro. Accanto a questo percorso si svilupperanno anche 4 laboratori intensivi durante 8 week end (2 week end per 20 ore di lezione per ogni laboratorio intensivo aperti a 10 partecipanti fra i 16 e il 29 anni) che consentiranno anche ad altri giovani (10 per ogni laboratorio per un totale di 40 ragazzi ), con diversi interessi e vocazioni di avvicinarsi alle tecniche e pratiche di alcuni mestieri specifici della scena teatrale come il costumista e lo scenografo, assieme a percorsi brevi di training specifici per attori-cantanti e sul lavoro fisico , dal movimento alla danza. Questi laboratori intensivi saranno aperti a giovani interessati ad avvicinarsi o ad approfondire specifici mestieri e specializzazioni artistiche e potranno interagire con la messa in scena creata durante il laboratorio di propedeutica.

 




Un transatlantico carico di…AMARCORD!”- Luciano Cannito a Cormons.

Venerdì 30 novembre, al Teatro Comunale di Cormons, Luciano Cannito ha presentato “Amarcord”, il suo “Io mi ricordo” portato in danza e ispirato al film felliniano del ’73. Non facile  ma coraggiosa impresa perchè, se pur cinema e coreografia differiscano al punto da non rischiare grandi confronti, la poderosa genialità di Fellini resta presente nell’immaginario collettivo e la notorietà del suddetto film anche; perciò i confronti, in realtà, si fanno. E direi che, data la difficoltà, Cannito è stato molto bravo; intanto si è scelto con cura i collaboratori: lo scenografo (Carlo Cettolavigna) ha senz’altro compreso la difficoltà di combinare velocità indispensabile ai cambi scena, spazi necessari al corpo di ballo e , non ultimo, l’importanza di riuscire a fare letteralmente sparire il fondale in un buio sorprendente dal quale far apparire, incombente e magico, ad esempio il Transatlantico Rex. Su dimensioni così impalpabili si sgretolano i confini fra realtà e sogno e la visione onirica dell’infanzia di Titta (Federico da adolescente?) si disegna pian pianino con quadri che rispettano molti punti cardine della pellicola, in un clima da fiaba universale. Così il  privato si staglia sulla Storia, strappandole il proscenio  per esaltarne la dimensione umana in tutti i suoi aspetti, senza rimpianti o condanne veri. Le luci di Alessandro Caso  hanno ben sposato la narrazione. I costumi dalle stoffe morbide e sempre eleganti di Roberta Guidi Di Bagno hanno ben figurato su tutti gli interpreti. Le musiche sia d’epoca o di Nino Rota (impossibile non citarlo, ma in effetti forse troppo presente ad ogni apparizione del personaggio di “Gradisca”) o quelle confezionate appositamente dal bravo Marco Schiavoni (compositore notissimo per i coreografi): tutte molto efficaci ma, unica nota negativa, a volte troppo lunghe per scene conseguentemente altrettanto prolisse. Molti quadri, quindi,  che danno così grande spazio al corpo di ballo tanto presente in scena . Al riguardo affermo con piacere che è sempre confortante vedere tanti giovani preparati che non si risparmiano al pubblico nè in energie nè in voglia di comunicare un personaggio, anche se in parti di un gruppo e non necessariamente da solista. E a proposito di questi ultimi, in ordine di apparizione : che dire che già non sia stato detto del giovane e bello Nicolò Noto, così osannato e ammirato nella trasmissione “Amici 12” ? Onestamente Cannito ha scelto di farne non un protagonista ( Titta è tutt’altro che centrale anche nel film), ma uno dei tanti personaggi nella folla di fantasmi che popolano “Il Ricordo”, unico e  vero “attore principale”. Nicolò è bravo, pulito nelle linee e nella tecnica classica a cui aggiunge elementi di acrobatica…Il personaggio di Titta gli si addice per età e phisique du role. Nulla da aggiungere. Ho trovato bravissima, morbida ma anche estremamente intensa Rossella Lucà nella parte della madre di Titta ( che nel film era di Pupella Maggio): precisa  ma veramente coinvolgente, specie nel bellissimo passo a tre che rappresentava la sua morte. Brava, brava, brava. Convincenti anche Diego Millesimo (il padre) , Grazia Striano e Vittoria Pellegrino (amiche di Gradisca) puntuali, belle e molto capaci. Giovanissime ma fanno davvero ben sperare. Comunque brave e sempre “in parte” anche tutte le altre ragazze del corpo di ballo come anche i ballerini tra i quali ( mi concedo una nota personale) c’era anche un Giacomo De Leidi che iniziò i suoi studi di danza alla scuola del ” Piccolo Teatro Città di Udine”: un bel work in progress, direi! Anche lui, come molti dei suoi compagni di “Amarcord”, con una  bellissima performance di presenza e tecnica. Tutta la narrazione (meglio sarebbe aver visto il film per comprenderla appieno) è contrassegnata dalla centralità della Donna : ecco quindi la presenza di Gradisca  a rappresentare la Bellezza; perchè contro il dolore e la vita che si spegne, in attesa della rinascita , non c’è che la Bellezza: la neve che incanta, la deserta e fredda regalità del Grand Hôtel, l’apparizione commovente di un pavone  nel cielo nevoso, che espande la dimensione magica. Sabrina Brazzi (Prima ballerina del Teatro alla Scala-Milano) è decisamente bella, elegante ma forse non adattissima a sostituire una più sanguigna Rossella Brescia (gravemente infortunata) per una Gradisca felliniana. Però, nel drammatico passo a due con l’ufficiale tedesco , ho potuto notare un cambio di intensità molto evidente: mi è sembrato chiaro che la ballerina scaligera si senta decisamente a suo agio in una tessitura coreografica che implichi un caratterizzazione dalle tinte più fosche, oscure e forti; quindi i bamboleggiamenti e le vaghezze di Gradisca, quasi onnipresente anche solo per brevi attraversamenti del palco, non le si addicono più di tanto. Spettacolo impegnativo per tutti che è stato molto apprezzato dal pubblico. Merita senz’altro di essere visto e applaudito.
  

  Cynthia Gangi




Colugna di Tavagnacco 4 dic. : La cotogna di Istanbul

Spettacolo tratto dall’omonimo romanzo-canzone, scritto al ritmo di ballata, fascinoso e avvolgente come una storia narrata attorno al fuoco. Racconta di Max e Maša, e del loro amore. Max Altenberg, viennese, incontra a Sarajevo Maša Dizdareviç, “occhio tartaro e femori lunghi”, donna splendida e selvaggia con una storia incredibile alle spalle. Una sera lei gli canta la canzone del frutto giallo, senza sapere che essa contiene il loro destino. Tre anni dopo Maša si ammala e proprio allora l’amore divampa. Da quel momento, all’ombra della “nera signora”, si leva un vento che muove anime e sensi, accende la musica e il verso, mescola lingue, strappa lacrime e sogni e procede al ritmo di ballata. Un’avventura che, alla fine di tutto, porta Max verso le sponde del Bosforo attraverso i luoghi di lei, in un viaggio che è rito, scoperta e resurrezione. Le musiche che interpretano e affiancano la narrazione sono state composte nei variegati stili e modi presenti nelle aree geografiche percorse dal racconto. Canti apocrifi e melodie bosniache si alternano a echi di valzer viennese fino a toccare sonorità del prossimo MedioOriente, in un affresco musicale che celebra le musicalità dell’area danubiano-balcanica attraverso suggestioni timbriche e fascinazioni linguistiche.




Lady Europe Teatro Palamostre Udine 11,12,13 e 14 dicembre [Teatro Contatto] UDINE

Drammaturgia e regia Rita Maffei collaborazione alla scrittura Enzo Martines
interpreti in scena Francesca Breschi, Emanuele Carucci Viterbi, Rita Maffei, Bruno Chiaranti, Anna Chiara Giusa, Li Lei, Fatou Sylla, Tommaso Romanelli, Daniel Samba, Luigina Tusini, Quing Xu / Bernard Yao Della e al pianoforte Chiara Piomboni scene/luci spazio scenico Alessandro Verona installazioni, immagini e video Luigina Tusini
Lady Europe vuole indagare sullo stato contemporaneo del nostro Vecchio Continente. Lo mettiamo in scena come fosse “sotto osservazione”, radiografato sotto l’occhio di monitor, per studiarne lo stato di salute. D’altra parte, la Signora Europa ormai ha una certa età e non è più nel pieno delle sue forze.
L’obiettivo di creare un’Europa delle culture, prima che una confederazione di Stati e dopo un mercato comune, non è ancora raggiunto e lo stato di crisi, non più congiunturale, ma di sistema, rimette in discussione la posizione della vecchia Europa innanzitutto nei confronti di se stessa.
Ci interroghiamo, con l’autoironia che la sua età impone, sulla capacità di resistenza della Signora, su come si relaziona con il mondo che la osserva, con quelli che vengono a vivere a casa sua, con chi pregusta il sapore della sua carne, con il suo glorioso passato e con l’incerto futuro.
E’ un Continente alla deriva, da salvare o saldamente ancorato alle sue storiche certezze? E’ un cadavere da spolpare o una signora in crisi di menopausa? Come aiutare questa donna forte e disperata? Le analisi economiche, politiche e sociali consentono punti di vista contraddittori, come è normale, quando si vive nel vortice degli eventi e in piena recessione.
E’ possibile vederla da un punto di vista diverso se osservata attraverso una metafora teatrale? Lady Europe è un progetto di installazione abitata teatral/musicale.
Entriamo assieme nel salotto di Lady Europe, una signora di mezz’età elegante, ancora piacente e radical chic, moderatamente intellettuale, low profile, minimal, understated.
Conosceremo Butler, il suo maggiordomo tuttofare, che vigila su di lei, comunica alla stampa il suo stato, cerca di gestire il suo tracollo, tenta il recupero.
Entriamo in un luogo al suono di canzoni, karaoke, blob televisivi di suoni e immagini, abitato da miti e da delusioni, da passanti, immigrati, bambini, badanti, adolescenti, business men, un mix di antica grandeur e attuale recessione, da vecchiaia incipiente e folate di vita.




UNO SPETTACOLO IMPERDIBILE, PIACCIA O NON PIACCIA : IMITATIONOFDEATH

Corpi distesi seminudi in penombra. Questo è il benvenuto al pubblico di Imitationofdeath, ieri sera finalmente al Palamostre di Udine. Nel nuovo spettacolo di Stefano Ricci e Gianni Forte, innovatori e provocatori del nostro tempo, i 16 giovani attori attendono gli spettatori sul palco fermi, in posizione orizzontale.

Due spettatori si salutano e uno dei due prova a fare una battuta: vorrebbe salire sul palco, avvicinarsi irrispettosamente a quelle nudità. Meglio che stia seduto e magari anche zitto.

Mentre gli ultimi entrati si accomodano sulle poltrone i corpi, meno comodi, iniziano a muoversi freneticamente. Saranno 75 minuti in cui questi corpi atletici si inseguiranno, si toccheranno, si faranno male, resteranno spogli, fra salti, rumori, dolori. Faranno coppia: coppie che provano a ballare, maschi e femmine su scomode zeppe. Coppie che provano a comunicare ma non ci riescono: emettono solo fumo. Faranno gruppo, con una continua energia piena di vibrazioni.  Saranno supereroi, ma anche uomini e donne persi nella loro solitudine.

Musiche che vanno da Casadei alla Pausini accompagneranno il loro viaggio. E le loro voci.

La voce della ragazza che elenca gli orgasmi di una vita, inclusa la durata in minuti del rapporto consumata con oggetti o uomini. Risuonano improvvise le note di Eternità dei Camaleonti. La voce dell’uomo che si fa domande sul senso della vita e si chiede perchè non riesce mai ad accorgersi di quando gli amici stanno per suicidarsi, forse perchè non sa ascoltare. Ma se la morte è un inferno senza “wifi”, non sarà poi cosi dura morire. E nel finale, qualcuno accoglie quasi come una liberazione quello che sembra un suicidio collettivo, che si porta dietro le cose di una vita: scarpe, medaglie vinte ai giochi della gioventù, mattoncini lego. Una serie di flash che colgono situazioni e momenti che sono entrati nelle vite di molti di noi.

Si chiude sulle note suggestive di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd. Un vero peccato peccato che non ci sia il tutto esaurito: comunque numerosi gli spettatori e alla fine tutti rispettosi, anche se gli applausi non sono poi tutti convinti

Ma Imitationofdeath è uno spettacolo imperdibile, piaccia o non piaccia, e va seguito in apnea: si replica stasera alle 21.

 

C.  Trevis




TROVARSI DI PIRANDELLO AL ROSSETTI DAL 4 DICEMBRE

Nuovo appuntamento con il cartellone Prosa allo Stabile regionale: dal 4 al 6 dicembre va in scena Trovarsi di Pirandello, per la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, protagonista Mascia Musy.

 

Composto nel 1932 e messo in scena a Napoli, Trovarsi è uno degli ultimi drammi di Pirandello ed affronta la tematica cara all’autore dell’identità in relazione all’essere e all’apparire. Non è però fra i suoi testi più rappresentati, probabilmente a causa della sua astrazione quasi metafisica. Ciononostante è un’opera suggestiva, pervasa da emozioni che scaturiscono dalla vicenda dell’attrice Donata Genzi e del suo giovane innamorato, Elj, incapaci di conciliare le esigenze della vita e quelle dell’ideale artistico. Nell’allestimento firmato da Enzo Vetrano e Stefano Randisi – personalità registiche fra le più interessanti nel teatro italiano, molto competenti e creative nell’universo pirandelliano – il plot viene molto asciugato, diventa più incisivo e sobrio e la dimensione metafisica si trasforma in un punto di forza della messinscena, connotata da grande intensità poetica. Nel testo c’è anche un’evocazione biografica di Pirandello, che da un lato si sente vicino all’attrice che sacrifica la propria vita in nome dell’arte (egli stesso confidò, a proposito della propria esistenza «ho dimenticato di vivere»), dall’altro racchiude nella figura della protagonista un monito a Marta Abba sua giovanissima attrice e musa.       Per lei lo scrittore provò sempre un desiderio incompiuto di amore carnale e il terrore che qualcuno, potesse portargliela via. Trovarsi che Marta Abba avrebbe recitato, sembra prospettarle proprio i rischi di un amore giovane e impetuoso. Donata Genzi è ammirata dal pubblico per la palpitante verità con cui tratteggia i personaggi, ma si spettegola sul fatto che non abbia mai conosciuto nella realtà quell’amore che sa restituire in scena con tanta emozione. Invece la celebre attrice è una donna frustrata dall’assenza di sentimenti veri nella propria vita: agli amici, una sera, confida dolorosamente di non riuscire a “trovarsi” in nessuna delle tante figure che interpreta sul palcoscenico. Ma in quella stessa occasione entra nella sua vita Elj, giovane scandinavo, ribelle, spericolato che la trascina quella notte stessa in una rischiosa avventura in barca: il vento li fa naufragare, Elj le salva la vita e le fa conoscere l’amore, la passione a cui presto si abbandonano. Ma i due si rivelano anche molto diversi: Elj viaggia nella vita come in mare, spinto dalla sregolatezza del vento e desidererebbe che Donata lo seguisse, abbandonando il teatro. La donna è tentata, ma decide di recitare un’ultima volta, anche davanti a Elj, prima di affrontare la nuova vita. Quella sera, per la prima volta, mentre recita gesti d’amore, comprende la profonda differenza fra il teatro e il suo vero sentire: differenza che le permette finalmente di “trovarsi”, di essere contemporaneamente attrice e donna innamorata. Elj invece si sente tradito, turbato da quella rappresentazione tanto simile alla loro intimità di coppia e rifiuta Donata e il suo progetto esistenziale ed artistico. La donna, nonappena trovata la propria pienezza, è condannata nuovamente alla solitudine. Vetrano e Randisi hanno costruito lo spettacolo secondo un taglio attuale, quasi bergmaniano, che evidenzia la modernità del dramma di Donata Genzi: vive in effetti le lacerazioni di una donna la cui affermazione professionale provoca conflitti con la sua vita privata, solitudine, incomprensione. «C’è un prologo – scrivono i registi ­– in cui Donata, dopo una vita piena di successi teatrali e di solitudine amorosa, scende le scale di un faro sul mare dove abbiamo recluso Elj, anche lui solo e spezzato, dopo la sua grande delusione. E la visita che la vecchia attrice fa al suo giovane amante le permette di rivivere, tornando giovane anche lei, tutta la storia d’amore, le gioie, i tormenti, le esaltazioni e le delusioni passate con lui. I luoghi del racconto diventano astratti, con un denominatore comune che sono quelle sedie da teatro, circondate da immagini più sognate che reali, che hanno a che fare sempre, insistentemente, col mare». Protagonista dello spettacolo è una molto lodata Mascia Musy affronta con forza introspettiva la figura di Donata. Al suo fianco, tratteggia Elj in tutta la sua passione ribelle Angelo Campolo, che il pubblico dello Stabile ha già applaudito in recenti spettacoli di produzione come Picasso e la ragazza rapata e Ultimo Giorno. Completano il cast Giovanni Moschella, Ester Cucinotti, Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino.

 Trovarsi di Luigi Pirandello vanta l’adattamento e la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, il disegno luci di Maurizio Viani e le scene e i costumi di Mela Dell’Erba Lo spettacolo è una produzione E. A. R. Teatro di Messina in collaborazione con Daf – Teatro dell’Esatta Fantasia e debutta martedì 4 dicembre alle ore 20.30 con repliche il 5 alle ore 16 e giovedì 6 nuovamente alle 20.30.   

Informazioni e biglietti per lo spettacolo sono disponibili presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, sul sito www.ilrossetti.it. Per informazioni si può contattare anche il centralino del Teatro allo 040.3593511.

 La Stagione2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste,la Regione FriuliVenezia Giulia ela Provinciadi Trieste.

C.L.