L’inno al teatro di Branciaroli al Giovanni da Udine

Serata speciale per gli spettatori presenti ieri al Giovanni da Udine che hanno assistito a una vera e propria dichiarazione d’amore per il teatro, recitata dagli interpreti del “Servo di scena” di Ronald Harwood, magistralmente diretto e rappresentato da Franco Branciaroli. Di recente, anche sul grande schermo si sono viste dichiarazioni d’amore, in questo caso per il cinema. In “Hugo Cabret”, ambientato in una stazione ferroviaria, viene riproposta la scena del treno dei Lumière che entra in sala e spaventa il pubblico presente; allo stesso modo, il “Servo di scena” è un continuo spot per Shakespeare, ironicamente ripercorso dal suo protagonista che, nel tentativo di ricordare le battute di Re Lear, spara a raffica frasi tratte dai vari lavori del drammaturgo inglese: ma è tutta una scusa per rappresentare la gioia di essere artisti. Un po’ come accade nel pluripremiato film “The Artist”, coraggiosamente in bianco e nero e soprattutto senza parole, che riprende scene famosissime da altri capolavori del cinema e racconta la parabola discendente di un attore del “muto”: anche il “Servo di scena” è la storia di un attore stanco, sul viale del tramonto, che ha perso la brillantezza di un tempo, anche se questa di tanto in tanto torna a fare capolino.

Se il cinema anche di qualità continua a rubare idee al teatro, nella piéce di Harwood il teatro viene raccontato dal teatro. Si tratta della storia di una compagnia teatrale di secondo piano, a conduzione “familiare”, che recita Shakespeare durante la seconda guerra mondiale; non si fa intimidire dai bombardamenti e riesce a mettere in scena l’ultimo Re Lear. Sarà una delle rare occasioni in cui non sarà possibile dare un senso alla frase sentita mille volte nel mondo dello spettacolo: the show must go on. Con la morte del protagonista infatti stavolta finisce tutto: Branciaroli interpreta un Sir che non è mai stato nominato baronetto (anche se stranamente la scena concede spazio a “God save the Queen”), amato da tutti (eccezion fatta per la moglie che gli rinfaccia di aver rinunciato alla carriera cinematografica per stargli accanto): venerato dall’aiutante di scena, il brillante Tommaso Cardarelli, segretamente inseguito per 20 anni anche dalla regista, ha lasciato il segno anche nel cuore di una giovane e acerba attricetta. E così la morte di un personaggio tanto carismatico sarà anche la morte della compagnia.

Colpisce la scenografia, sapientemente organizzata da Margherita Palli su due piani: in basso quello dedicato ai camerini, dove si svolgono tutti i dialoghi, in alto il palcoscenico dove gli attori fanno gli attori interpretando Re Lear. Uno spettacolo da non perdere non solo per gli amanti di Shakespeare e dell’Inghilterra, ma per chi ama davvero il teatro. Purtroppo, troppo pochi per una piazza come Udine gli spettatori presenti, anche se molto calorosi con gli attori. In tempi di crisi,  il suggerimento per tutti è di rinunciare per una volta a una pizza per godersi una serata in perfetto stile british con il “Servo di scena”, in replica stasera e domani alle 20,45 e domenica alle 16.

Claudio Trevisan




Vite private, il volto ironico dell’amore

Prendete una coppia di separati, i quali dopo cinque anni decidono di risposarsi e il caso vuole capitino entrambi, con i nuovi rispettivi compagni, nello stesso hotel per il viaggio di nozze. La faccenda diventa ancora più incasinata se consideriamo che le camere dei due ex coniugi sono adiacenti, con terrazzo in comune. Cosa accadrà nell’eventualità di incontro tra i due? Il putiferio. Il caos più totale condito di esilarati battute, aneddoti e doppi sensi per una commedia in cui ogni cosa diventa oggetto di satira.

‘Vite private’, ironica commedia dell’inglese Noel Coward, è stata ampliamente apprezzata dal gremito pubblico del Teatro Sociale di Gemona del Friuli. Lo spettacolo del circuito Ert FVG ha visto tra i protagonisti un simpaticissimo Corrado Tedeschi nel ruolo di Elyott e di Benedicta Boccoli nel ruolo della ex moglie Amanda. Altrettanto spassosi sono stati Elisabetta Mandalari e Andrea Garinei, Sibilla e Victor, ossia gli interpreti dei nuovi compagni della frivola coppia.

La scenografia si presenta con la facciata dell’hotel in cui è ben visibile il terrazzino che congiunge le stanze delle due coppie. Dalle primissime battute comiche si intuisce l’inetta figura di Victor e Sibilla, vittime di un matrimonio di convenienza da parte dei più cinici Elyott e Amanda. I due, piuttosto disillusi di fronte al nuovo matrimonio, scoprono accidentalmente di amarsi ancora o quanto meno di attrarsi ancora fisicamente. Inoltre il loro casuale incontro gli permette di comprendere la totale mancanza di sentimenti verso i corrispettivi coniugi. Dopo esilaranti sketch, alcuni molto piccanti ma sempre stemprati da superficialità e ironia, Elyott e Amanda abbandonano tutto e tutti e fuggono insieme a Parigi. La scenografia cambia e propone un salotto ben addobbato con tanto di pianoforte; è qui che il duo Tedeschi-Boccoli danno vita a una lotta a colpi di battute pungenti e cuscinate vere e proprie. Dopo i focosi attimi del ritrovato amore ritornano subito al pettine tutti gli asti e i rancori che li fecero separare cinque anni prima. Nel finale si assiste all’isteria più totale di Victor e Sibilla, che nel frattempo hanno raggiunto la coppia che scoppia, per un miscuglio di risate a non finire.

Un concentrato di divertimento, una commedia dalla spiccata ironia inglese, per guardare con leggerezza l’amore e tutto ciò che comporta nel bene e nel male.

Carlo Liotti

 




Stasera Vite private Teatro Sociale Gemona del Friuli 21 febbraio 2013 – 21:00

Private lives è una delle più note e più riuscite commedie di Noel Coward. La storia, ambientata nella Francia degli anni Trenta, vede protagonisti Elyot (Corrado Tedeschi) e Amanda (Benedicta Boccoli) che, divorziati da cinque anni, si sono entrambi recentemente risposati. Ma durante la loro nuova luna di miele scoprono con orrore di non aver solo casualmente prenotato lo stesso albergo, ma di alloggiare addirittura in camere adiacenti con il terrazzo in comune. Il loro disappunto iniziale si trasforma inaspettatamente in gioia quando, dopo una lunga serie di comici eventi ed esilaranti colpi di scena, scoprono di essere ancora disperatamente innamorati e decidono così di fuggire insieme a Parigi. Dopo l’entusiasmo per lo straordinario ritorno di fiamma, sia Amanda sia Eliott si rendono conto che nessuno dei due è realmente cambiato. Ed ecco riaffiorare i vecchi litigi, i malcelati rancori e le incomprensioni di sempre che, solo cinque anni prima, li avevano portati alla separazione. Che dire? Un’autentica, divertentissima, intensa storia d’amore alla quale, come tutte le più belle storie d’amore, non è mai troppo facile apporre la parola fine.

di Noel Coward con Corrado Tedeschi e Benedicta Boccoli e con Elisabetta Mandalari e Andrea Garinei
regia di Giovanni De Feudis musiche originali di Alessandro Mancuso 

Produzione: La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Repliche in altri teatri – – 22 febbraio 2013  – 20 febbraio 2013 19 febbraio 2013

 




“Itis Galileo” al Verdi di Gorizia: tutto esaurito per il genio di Paolini

C’è fame, ancora. E sete, anche. E non sono questi, soltanto, quei desideri bestiali e quasi primordiali, ancorché necessari, che l’uomo deve assecondare per sentirsi appagato, e in vita. C’è fame, ancora, e sete, anche, ma di cultura, di sapere e di conoscenza. Una cultura libera, che non ha colore né bandiera, che non viene impartita dogmaticamente dalle istituzioni e da quegli insegnanti eruditi, polverosi accademici, che riferiscono soltanto nozioni e formule precostituite. Una cultura che diventa cibo quotidiano predisposto per una tavola a cui tutti possono avere la possibilità di sedere, indipendentemente dalla preparazione e dai condizionamenti, dalla race, dal milieu e dal moment storico, per il solo fatto di essere degli esseri pensanti, creatori di idee, veri artisti del pensiero, libero.

E’ in fondo questo il messaggio che viene tràdito dal racconto dell’esperienza di Galileo: un uomo che, prima di essere il padre della scienza moderna, manifesta tutte le debolezze e le meschinità della sua indole, ma che con mente aperta, fino al termine della sua vita, servo anche al dubbio, quasi un cartesiano metodico, conscio di poter sbagliare anche nell’ambito in cui emerge come genio (sulle cause effettive del manifestarsi delle maree), o di poter accondiscendere ai prestiti euristici di chi come lui è dedito alla sperimentazione (il cannocchiale che gli olandesi al tempo costruivano con perizia già prima di lui), non smette mai di votare se stesso alla conoscenza e alla ricerca, forse solo più accorto dinnanzi ai suoi delatori rispetto al coevo Giordano Bruno.

Una narrazione monologica che per tutta la sua durata lascia col fiato sospeso senza possibilità di distrazione, quella del talento di Paolini che, come ultima sfida teatrale, sceglie di raccontare la vita di Galileo, servendosi immancabilmente della sua originale ed amabile arte scenica e della sua indiscutibile maestria nel saper rendere tematiche complesse accessibili ad un pubblico vasto ed eterogeneo.

Ieri al Verdi di Gorizia, dove lo spettacolo è tornato dopo due anni di tournée in tutti i teatri italiani, “Itis Galileo” ha registrato il sold out: l’attore è riuscito ad umanizzare una figura che spesso rimane intrappolata fra le catene cronologiche dei libri di scuola, lontana dal quotidiano, ammuffendo tra le carte di manoscritti che nessuno comprende; Paolini ironizza, facendo accenno anche all’attualità, liberando il matematico dalle oscurantistiche visioni che lo rendono oggetto di studio per soli specialisti, anche di quelle, forse più difficili da illuminare, dell’era post-Inquisione. E’ così che attraverso una scenografia essenziale, ornata solo dall’incantesimo della parola dell’autore, veniamo catapultati in un’epoca in cui per poter esprimere un’idea nuova e contraria alla morale condivisa si correva il rischio di perdere anche la vita: una gigantesca sfera che come un pendolo troneggia al centro del palco, retta da quelle catene che sembrano simboleggiare i limiti imposti dalla “vecchia scuola” cui s’oppone Galileo, le luci di una candela e quelle artificiali delle stelle dall’alto, una gigantografia calata sullo sfondo e raffigurante degli appunti di una notte trascorsa ad osservare Giove.

Tra silenzi, improvvisazioni, accellerazioni e sospensioni, battute improvvise ed interazioni con la platea, Paolini fa nascere il desiderio di leggere il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”, quando oggi nessuno ha il tempo neppure di sfogliare un libro, né ancor meno di disquisire su ciò che accade al di fuori del nostro pianeta, perché neppure alza il proprio sguardo al cielo. La cultura irrompe a teatro, ma lo fa liberamente, e senza dogmi, rendendo amichevoli confidenti le sue storie e le sue tradizioni, e compagne di tutti, senza noia, senza asperità, ma col sorriso sulle labbra.

 

Ingrid Leschiutta

 ingridleschiutta@live.it

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Giuseppe Giacobazzi presenta il suo nuovo spettacolo Apocalypse al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Scooterone, rayban, indomita volontà di sentirsi – no, anzi – di “essere” giovani… Quarantenni attenzione! Al Teatro Stabile regionale arriva per una sola sera – venerdì 22 febbraio – Giuseppe Giacobazzi, con la sua irresistibile ironia sui tic da machos seduttori dei quarantenni italiani, con le sue battute roventi sull’attualità quotidiana e sui rapporti e i confronti – non sempre costruttivi – con le donne.

Apocalypse scritto e diretto da Andrea Sasselli e interpretato dal comico romagnolo è una novità per le scene italiane, tutto costruito sulla sua mimica e sul suo umorismo davvero unico.

Dai reality show ai telegiornali, dalla pubblicità alle mode del momento, ogni aspetto della nostra vita quotidiana passa nel “tritatutto” comico ed esilarante di Giacobazzi, che forse dà il suo meglio nella descrizione del rapporto di coppia e – appunto – nell’analisi degli stereotipi legati all’immagine del quarantenne perennemente “giovane”.

Risate incontenibili e riflessioni amare ma reali: tutto questo e molto altro è Apocalypse.

Dopo una eclettica carriera costruita fra radio, teatro, piccole televisioni ed avviata fin dal 1985,  Giacobazzi approda dopo il 2000 amedia di primo piano: nel 2005 ottiene una piccola parte nel film documentario il 37 sulla strage di Bologna e a settembre, partecipa a Zelig OFF . Da qui il successo nazionale: a febbraio 2006 viene notato dagli autori di Zelig Circus che lo “arruolano” per la prima serata di Canale 5.

Nell’aprile del 2006, Raffaella Carrà apprezza il suo famoso brano sulle rotonde di Ravenna e lo chiama come ospite in prima serata su RAI 1 nella trasmissione Amore.

Nel 2007 Giacobazzi è in prima serata su Canale 5 nella nuova edizione di Zelig dove riscuote un enorme successo e, abbandonate per un attimo le sue famose “povesie”, si volge piuttosto a vicende di vita quotidiana.

Nello stesso anno partecipa ad una puntata di Don Matteo su Rai1 e interpreta un assassino.

Nel 2008 è presente al Maurizio Costanzo show e d’estate esce la sua seconda fatica letteraria: Una vita da paura che diventa immediatamente un best seller, nello stesso periodo partecipa al fortunato progetto Tom Tom Cabaret e ad autunno trionfa ancora a Zelig.

L’anno successivo è diviso fra tour teatrale e il nuovo libro, Quel tesoro di mio figlio scritto a quattro mani con Duilio Pizzocchi.

Fra il 2010 e il 2011 prende parte a Zelig e propone un nuovo spettacolo teatrale Una vita da paura, applaudito anche al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Del 2011 è anche il film Baciato dalla fortuna in cui recita al fianco di Vincenzo Salemme e Alessandro Gassman mentre a Natale, debutta nel genere del “cinepanettone” con Vacanze di Natale a Cortina insieme a Christian De Sica.

In questa stagione alterna le repliche di Apocalypse alle presenze a Zelig.

Apocalypse è un appuntamento “fuori abbonamento” al Politeama Rossetti solo venerdì 22 febbraio alle ore 21.

Informazioni e biglietti per lo spettacolo sono disponibili presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, sul sito www.ilrossetti.it. Per informazioni si può contattare anche il centralino del Teatro allo 040.3593511.

La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste.




La Bohème di Puccini torna al Teatro La Fenice

Recensione – Ritorna al Teatro La Fenice di Venezia La Bohème pucciniana nel fortunato allestimento di Francesco Micheli già proposto durante le scorse stagioni, spettacolo che piaceva all’esordio e continua a conservare le sue buone ragioni.

Circa l’allestimento ricordo quanto scritto in passato:

“Lo spettacolo è fresco, giovanile, coinvolgente nella sua bozzettistica semplicità. Non una Bohème sconvolgente o che si proponga chissà quali orizzonti interpretativi ma, cosa forse ancor più difficile, originale senza sconvolgere drammaturgia ed ambientazione. Le scene firmate da Edoardo Sanchi propongono una Parigi da vendere ai turisti, immaginata piuttosto che veritiera, uno sfondo fumettistico che accompagna e racconta da vicino le sfortunate storie dei Bohémiens pucciniani. La vicenda è incastonata in una cornice di simboli che rimandano alla Ville Lumière, dalla Tour Eiffel alle Folies Bergère, il tutto a costellare i luoghi che prescrive il libretto e che si è abituati ad associare all’opera. Insomma c è tutto quello che ci si aspetterebbe di trovare in una Bohème, dalla soffitta alla neve del terzo atto, ma non solo. Anche il secondo atto è magnificamente risolto senza scadere nei zeffirellismi in sedicesimo di facile effetto che si vedono un po’ dappertutto. La Parigi da cartolina, stereotipata, che viene proposta tende necessariamente a mitigare la pulsione naturalista dell’opera, spostandola su un livello favolistico o quantomeno romanzesco. La regia di Micheli, in perfetta sintonia con l’ambientazione, è scorrevole, spontanea ed immediata, coinvolgente e simpatica pur concedendosi alcuni siparietti di forzata comicità di cui non si sarebbe sentita la mancanza.”

Da Diego Matheuz era lecito attendersi una direzione di spessore sinfonico e così è stato. Il maestro venezuelano sapeva scovare nella partitura dettagli nascosti, ripensando i rapporti tra strumenti o le sezioni orchestrali così che alcune pagine, tra le più celebri del repertorio, parevano animate da nuova luce. Piaceva immensamente un secondo atto vibrante, sostenuto da una tensione pulsante e culminato con un valzer delizioso per leggerezza ed elasticità, piacevano le scene d’assieme della soffitta del primo e del quarto atto, di frenetico virtuosismo; alterna invece la resa delle grandi arie (ottimi i momenti solistici del primo atto, meno convincente “donde lieta uscì” dove si avvertiva qualche perfettibile scollamento tra solista ed orchestra). L’approccio sinfonico alla materia operistica, spinto alle estreme conseguenze, comportava qualche isolato bisticcio col palcoscenico quando i solisti non riuscivano a seguire od assecondare i repentini giochi agogici del podio. Peccati veniali che non rovinavano una direzione ricca di fascino e vita.

Maria Agresta era un’eccellente Mimì, per bellezza della voce, per la linea immacolata, per la finezza del fraseggio, per varietà di colori, per intensità. Una prova maiuscola che impone il soprano come interprete di riferimento, nel panorama attuale, del ruolo pucciniano. Di rado capita di ascoltare un’aria del primo atto tanto morbida ed intensa, risolta in un carezzevole canto a mezzavoce o un finale quarto tanto partecipe benchè miniaturizzato nel gusto.

Corretto Massimiliano Pisapia, Rodolfo di lungo corso, chiamato a sostituire l’annunciato Aquiles Machado. Il tenore può vantare voce di timbro piacevole nel medium e buon volume, l’interprete è convenzionale ma convincente.

Marcello era il baritono Simone Piazzola, cantante dotato di ottima natura e interprete valido, capace di enfatizzare il lato infantile e impulsivo del giovane pittore.

Ekaterina Bakanova, Musetta, esibiva voce di bel colore perfettamente gestita in un canto sicuro e partecipe nonché invidiabile verve. Impeccabile il momento solistico del secondo atto, ottimamente sostenuto dall’orchestra di Matheuz.

Sergey Artamonov era un Colline di buon gusto che sapeva risolvere l’aria del quarto atto con la richiesta intensità, evitando il protagonismo primadonnesco in cui è facile inciampare. Convinceva l’esuberante Armando Gabba, Schaunard con tutte le carte in regola, tutte all’altezza le parti minori.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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Settimana intensa nelle stagioni ERT: Giuffrè, Paolini, gli Oblivion e molti molti altri

Gli Oblivion a Sacile!

Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli – in arte gli Oblivion – ritornano nelle stagioni ERT con il nuovo spettacolo:
I cinque madrigalisti moderni saranno ospiti lunedì 18 febbraio del Teatro Zancanaro di Sacile.
Lo spettacolo andrà in scena anche in marzo: il 26 a Casarsa della Delizia e il 27 a Cividale del Friuli.

Carlo Giuffrè a Tolmezzo

Carlo Giuffrè, uno degli attori che hanno fatto la storia del teatro italiano, sarà ospite del circuito ERT per una sola replica di Questi fantasmi!, un testo classico del suo maestro Eduardo De Filippo con il quale Giuffrè iniziò la carriera. L’appuntamento è per martedì 19 febbraio alle 20.45 al Teatro Luigi Candoni di Tolmezzo.
Italo Svevo a Teatro

La coscienza di Zeno,

Doppia replica a Monfalconetrasposizione teatrale del celebre romanzo scritto nel 1923 da Italo Svevo. Lo spettacolo, diretto da Maurizio Scaparro e interpretato da Giuseppe Pambieri, sarà al Teatro Comunale di Monfalcone martedì 19 e mercoledì 20 febbraio alle 20.45.

Paolini studia Galileo

Marco Paolini, dopo le fortunate repliche di inizio stagione del nuovissimo Ballata di Uomini e Cani, sarà ospite delle stagioni di prosa di Palmanova e Maniago con ITIS GALILEO.
Il monologo sarà mercoledì 20 febbraio al Teatro Modena della città stellata e giovedì 21 febbraio al Teatro Verdi del centro pordenonese. Entrambe le serate andranno in scena alle ore 20.45.

Vite private con la coppia Tedeschi-Boccoli

Quattro repliche in compagnia di una delle commedie più conosciute di Noel Coward. martedì 19 febbraioa Cordenons, mercoledì 20 febbraio a Casarsa, giovedì 21 febbraio a Maniago e venerdì 22 febbraio a Cividale del Friuli. In scena, diretti da Giovanni De Feudis, saliranno Corrado Tedeschi e Benedicta Boccoli.
Ennio Marchetto e i suoi costumi di carta!  A qualcuno piace carta!è uno show che circuita da anni con successo. Il merito è di un inteprete straordinario come Ennio Marchetto, cabarettista e trasformista di caratura mondiale. A qualcuno piace carta! sarà giovedì 21 febbraio al Teatro Benois-De Cecco di Codroipo e venerdì 22 febbraio al Teatro Mons.Al Lavaroni di Artegna

La storia del Capitano Shakleton a Colugna :

Antartica racconta la storia del Capitano Shakleton e della sua temeraria e coraggiosa impresa del 1914.Antartica, un monologo diretto da Bobo Nigrone e interpretato da Silvia Elena Montagnini, verrà presentato al Teatro Luigi Bon di Colugna venerdì 22 febbraio.




TEATRO CONTRADA : DUE DI NOI In scena dal 22 febbraio al 25 febbraio

Due di noi  è il titolo che racchiude tre atti unici, concepiti per essere recitati da un’unica coppia d’attori, che raccontano di tre emblematiche e paradossali situazioni matrimoniali.

Nella prima, un marito e una moglie, entrambi col sistema nervoso logorato da un pargoletto insonne ed urlante, tornano in vacanza a Venezia nella stessa camera d’albergo dove avevano trascorso la luna di miele. Il confronto passato/presente è inevitabilmente comico, tenero, con una punta d’amarezza.

Nella seconda la comunicazione di coppia è praticamente azzerata: la moglie sopperisce dialogando in modo surreale con il piede del marito, l’unica parte del corpo che ne tradisce qualche sprazzo emotivo, ad onta della sua ostentata e glaciale indifferenza.

foto FabioLovino

L’ultima situazione consiste in un vero e proprio virtuosismo drammaturgico e attorale: marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e il nuovo boyfriend di lei. Qui il meccanismo comico è potenziato dal fatto che gli stessi due attori, grazie ad un diabolico meccanismo di entrate, uscite e travestimenti, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli diversi, dando vita ad un vorticoso crescendo di equivoci fino al paradosso finale.

Questa commedia fu rappresentata per la prima volta a Londra nel 1970 e costituì l’esordio teatrale di Michael Frayn, autore allora sconosciuto, che solo una decina d’anni dopo sarebbe diventato famoso in tutto il mondo grazie al successo di Rumori fuori scena

di Michael Frayn regia di Leo Muscato scene di Antonio Panzuto costumi di Barbara Bessi

luci di Alessandro Verazzi con Lunetta Savino  Emilio Solfrizzi

produzione ErreTiTeatro30 in collaborazione con LeART’

 


ENRICO LIOTTI 




ANTARTICA: Colugna di Tavagnacco 22 febbraio 2013 – 20:45

Lo straordinario viaggio di Shackleton con Silvia Elena Montagnini regia di Bobo Nigrone produzione Onda Teatro Associazione Cuturale
in collaborazione con Cineteca Storica e Videoteca del Museo Nazionale della Montagna – CAI-Torino

 

Questa è una storia vera.
Un’avvincente narrazione che ci presenta uno spaccato degli anni delle grandi esplorazioni: gli inizi del ’900, e un suo protagonista estremo quanto dimenticato dalla maggior parte del pubblico: Sir Ernest Henry Shackleton.
Nel  1914 il Regno Unito sponsorizza la Spedizione Imperiale Trans-antartica.  L’obiettivo degli uomini della spedizione è quello di raggiungere il Polo Sud, attraversarlo con le slitte trainate dai cani per poi essere recuperati dalla nave Aurora nell’altro lato del continente.
La nave che parte si chiama “Endurance”, Resistenza, un nome profetico, ed è capitanata da Shackleton, esploratore di grande esperienza. L’Endurance viene però bloccata dai ghiacci e distrutta dalla banchisa a migliaia di chilometri dalle più vicine terre abitate. Nel frattempo incombe e arriva il lungo inverno antartico: buio totale per mesi.
Grazie alla forza e al coraggio del capitano che riesce a tenere insieme gli uomini, a trovare stratagemmi per sopravvivere nel corpo e nello spirito a situazioni estreme, che sfida onde alte fino a trenta metri con una scialuppa lunga sette per chiedere soccorso, tutti gli uomini torneranno in Inghilterra sani e salvi un anno e mezzo dopo.
Le grandi avventure hanno da sempre ispirato l’essere umano, che, trovandosi di fronte a enormi difficoltà da superare deve riuscire a mantenere la mente calma, il coraggio fermo, il corpo vigile e resistente, e spesso, per riuscirvi supera i propri limiti e le proprie paure, per questo chi ci riesce è spesso chiamato “eroe”.
La narrazione scorre sul filo della tensione che accompagna la storia del capitano e dei marinai, il tutto coadiuvato da immagini video originali giunte fino a noi attraverso i ghiacci, riprese originali dell’impresa di questo eroico manipolo di uomini.

 

 




Dal 19 al 21 febbraio al Teatro Rossetti Rain Man con la grande prova di Luca Lazzareschi

Va in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Rain Man, atteso spettacolo della Compagnia della Rancia diretto da Saverio Marconi e interpretato da un ottimo cast con Luca Lazzareschi e Luca Bastianello nei primi ruoli. Tratto dal celeberrimo film del 1988, lo spettacolo debutta al Politeama Rossetti martedì 19 febbraio e vi replica fino a giovedì 21Il rispetto e la voglia di conoscere sono le basi di una convivenza armoniosa fra persone diverse e in ossequio a ogni “diversità”. Lo sapeva sicuramente Kim Peek, che fin da bambino soffrì della “sindrome del saggio”, alterazione neurologica rarissima che si manifesta in chi è colpito da autismo. Oltre alle dolorose limitazioni dell’autismo, Peek dunque aveva “ricevuto” dalla sua malattia una serie di capacità straordinarie, mnemoniche soprattutto (ricordava l’intera opera di Shakespeare, o tutti i prefissi degli Stati Uniti). La sua storia colpì Barry Morrow che lo conobbe a un convegno e nacque così la sceneggiatura di Rain Man, ispirata e dedicata a lui. Kim Peek ha consacrato tutta la sua vita – e anche la popolarità donata dal film a questo problema, prima molto poco discusso – al sogno di diffondere l’idea di «riconoscere e rispettare le differenze negli altri, trattandoli come vorreste essere trattati voi»È anche la condivisione del sogno di Kim Peek a spingere la Compagnia della Rancia a quest’avventura nel teatro di prosa, a cui il regista Saverio Marconi ritorna con entusiasmo e nell’intento di sensibilizzare in merito al problema dell’autismo «Conoscevo attraverso il film la storia toccante di Raymond, ma solo grazie alla preziosa collaborazione scientifica con l’Associazione Autismo Italia e al lavoro sul personaggio ho potuto scoprire questo universo» dice infatti il regista. «Sono rimasto profondamente colpito dalle statistiche che indicano due soggetti colpiti da autismo su 1000 e mi auguro che lo spettacolo possa puntare l’attenzione sull’unicità e la complessità nelle relazioni con le persone autistiche, non solo durante l’infanzia e l’adolescenza ma soprattutto in età adulta». Vent’anni dopo il successo del film diretto da Barry Levinson con Tom Cruise e Dustin Hoffman, che all’epoca vinse 4 premi Oscar, Rain Man aveva trovato già nel 2008 la via del palcoscenico, debuttando all’Apollo Theatre di Londra, con un adattamento curato da Dan Gordon. Saverio Marconi lo ha condotto per la prima volta davanti alle platee italiane, in un allestimento molto accurato che accresce l’impatto emotivo della già toccante storia di Raymond – affetto da autismo – e del cinico fratello Charlie. Questi scopre l’esistenza di Raymond solo alla morte del padre, che lascia al figlio malato la maggior parte del patrimonio. Iniziato con i peggiori intenti (Charlie vorrebbe addirittura rapire Raymond, e diventarne il tutore per mettere le mani sul denaro) l’itinerario dei due fratelli diventa molto più di un viaggio assieme verso Los Angeles: si rivela un percorso di reciproca conoscenza, di responsabilità e rispetto che alla fine cambia entrambi, e insegna a Charlie cosa significhi amare incondizionatamente. Una scena – di Gabriele Moreschi – divisa in settori quadrati, evoca la gabbia che imprigiona gli autistici e la rigorosissima precisione nei dettagli tanto importante per chi soffre di questa malattia; allo stesso tempo offre aperture di forte impatto su orizzonti del passato o sull’anima dei personaggi. Per lo spettacolo Marconi ha scelto un cast di ottimo livello, e due protagonisti capaci di grande forza interpretativa e interiorità. Gli rispondono bene Luca Bastianello, che alla somiglianza con Cruise aggiunge una propria profondità d’analisi per tratteggiare la positiva evoluzione di Charlie e Luca Lazzareschi, che affronta con carisma e personalità il confronto con Dustin Hoffmann. Lazzareschi commuove, fa sorridere, emoziona anche nel ripetere gli incolori “sì” che senza particolare senso dice il suo Raymond. 

Rain Man va in scena per il cartellone Prosa dello Stabile regionale da martedì 19 a giovedì 21 febbraio: due recite sono serali (20.30) mentre quella di mercoledì 20 è solo pomeridiana con inizio alle ore 16.

Rain Man è uno spettacolo prodotto dalla Compagnia della Rancia con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con Autismo Italia Onlus. Le scene sono del già citato Gabriele Moreschi, i costumi di Carla Accoramboni, il disegno luci di Valerio Tiberi e quello fonico di Enrico PorcelliSaverio Marconi firma la regia con regista associata Gabriela Eleonori.

Informazioni e biglietti per lo spettacolo sono disponibili presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, sul sito www.ilrossetti.it. Per informazioni si può contattare anche il centralino del Teatro allo 040.3593511.

 La Stagione 2012-2013 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. Si ringraziano tutti i Soci, in particolare il Comune di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trieste.