Arriva a Trieste il nuovo spettacolo degli Oblivion Othello, la h è muta il 4 e 5 febbraio al Politeama Rossetti

Anno domini 2013: cosa avrà ispirato agli Oblivion l’anno della doppia celebrazione per gli anniversari di Verdi e Wagner, unita – non dimentichiamolo – a quella per il loro stesso decennale?I cinque pare si siano concentrati sull’Otello: la prima opera di Verdi in cui si avverte chiaramente l’influsso di Wagner. Ed ecco la rivoluzionaria e comica scoperta che “profana” il doppio bicentenario Verdi-Wagner… La differenza tra l’Otello verdiano e quello shakespeariano, sta tutta nella “h”. Su queste danno vita ad un evento eccezionale: Othello, la h è muta, il loro nuovo, esilarante e coinvolgente spettacolo coprodotto con lo Stabile regionale che – dopo esser stato già applaudito in molte città italiane – arriva finalmente al Politeama Rossetti, il 4 e il 5 febbraio.

Come da tradizione con questi formidabili artisti, molto legati allo Stabile regionale e al pubblico triestino che li ha assurti a loro beniamini, la disponibilità di biglietti è “agli sgoccioli”: chi non se li volesse perdere si dovrà affrettare al botteghino! Non era da dubitare che la classica vicenda shakespeariana – in mano agli Oblivion – prendesse pieghe del tutto inattese. «Da Otello a BalOtello in tutti i Mori, in tutti i Iaghi… » si anticipa dal copione. Potrà dunque capitare che i personaggi verdiani si dimentichino i testi di Arrigo Boito per usare quelli di Mogol o di Zucchero. Un progetto speciale per i cinque eclettici attori e cantanti, diventati in poche stagioni amatissimi dal pubblico teatrale. Dopo aver coprodotto e ospitato nel 2010 e nel 2011 il loro primo spettacolo teatrale Oblivion Show e poi anche la loro seconda opera Oblivion show 2.0 Il sussidiario, entrambi per la regia di Gioele Dix, lo Stabile del Friuli Venezia Giulia ha coprodotto anche questa nuova messinscena con la Malguion srl. La scorsa stagione invece solo due quinti del gruppo (Davide Calabrese e Lorenzo Scuda) hanno calcato il palco del Politeama Rossetti, portando in scena Far finta di essere G…, un progetto nato con il patrocinio della Fondazione Gaber. 10 anni sono passati da quel 2003 in cui Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli si sono incontrati per la prima volta e hanno iniziato a “frequentare” maestri eccellenti come il Quartetto Cetra e Giorgio Gaber, fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione. Sette anni di gavetta nei teatri di rivista e nei musical, poi nel 2009 la svolta: I promessi sposi in 10 minuti su YouTube, un geniale e divertente micro-musical che ad oggi vanta oltre 2,7 milioni di visualizzazioni. Nasce così Oblivion show che conta oltre 200 repliche nei più importanti teatri e città italiane in due stagioni di tour. Arriva anche il debutto in tv nel 2011 a Parla con me di Serena Dandini e poi a ZeligMigliaia di studenti impazziscono per le loro parodie culturali e nascono così le “lectio dementialis” nelle scuole italiane (con la pubblicazione anche di un libro e un dvd). Anche il loro secondo, esilarante lavoro teatrale Oblivion show 2.0 Il sussidiario, ha già raggiunto le 110 date nei teatri italiani nella sola stagione 2012-2013 e chiuderà il tour il 23 e 24 maggio al Politeama Rossetti… Intanto gli Oblivion continuano a inventare, sorprendere e ad essere richiesti: fra le loro più recenti avventure, quella di essere stati protagonisti di un fumetto su Topolino

Othello, la h è muta si avvale dei testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda, che ha firmato anche gli arrangiamenti musicali. Giorgio Gallione è stato coinvolto nella creazione dello spettacolo per una consulenza registica.  

Gli Oblivion sono Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli.

 Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Malguion srl e Bags Entertainment. Othello, la h è muta va in scena martedì 4 e mercoledì 5 febbraio al Politeama Rossetti alle ore 20.30.

I biglietti ancora disponibili si acquistano presso i consueti punti vendita dello Stabile regionale, alla Biglietteria del Politeama Rossetti e sul sito del Teatro www.ilrossetti.it. Informazioni anche allo 040-3593511.




LA LOCANDIERA con NANCY BRILLI 6-7-8 feb. 2014TEATRO GIOVANNI DA UDINE

Nella locanda tenuta da Mirandolina, il conte d’Albafiorita e il marchese di Forlipopoli si contendono il suo cuore, il primo riempiendola di doni, il secondo offrendole la sua protezione; solo il Cavaliere di Ripafratta, misogino dichiarato, si dimostra indifferente e ostile per principio all’universo femminile e all’amore, ma…locandiera2
Rappresentata per la prima volta al Teatro S. Angelo di Venezia nel 1753, e pubblicata lo stesso anno, la commedia vede lo sviluppo drammaturgico del personaggio di Mirandolina che ormai non ha più niente a che fare con la sua progenitrice, la servetta Colombina, acquistando una profondità e un valore psicologico e sociale che la renderanno presto un classico di tutti i tempi, con imitatori oltralpe: La Jeune Hôtesse del francese Claude Carbon Flins des Oliviers e anche locandiera1la Mirandolina del tedesco Carl Blum. Come accade in tutti i classici, ogni epoca ha sottolineato gli aspetti di maggiore attualità rispetto al proprio tempo; in questa edizione Nancy Brilli, nella direzione di Giuseppe Marini, ha centrato il personaggio nel desiderio di riscatto da un mondo avido e narcisistico, dove il tornaconto personale pare essere l’unica, ossessiva modalità di rapporto tra le persone.

con Nancy Brilli
e (in o. a.) Fabio Bussotti, Giuseppe Marini, Maximilian Nisi
e con Fabio Fusco e Andrea Paolotti

scene di Alessandro Chiti

costumi di Nicoletta Ercole

disegno luci di Michelangelo Vitullo
adattamento e regia di Giuseppe Marini
produzione Società per Attori




La furia che impazza nell’arte come in ufficio

ALTRO SUCCESSO E OTTIMA SCELTA PER TEATRO CONTATTO

Recensione:

Ieri sera in prima assoluta è stata presentata al Teatro San Giorgio di Udine per Differenze, la stagione di Teatro Contatto, la “furia avicola” di Rafael Spregelburd , “scienziato teatrale” di Buenos Aires. Diretta assieme a Manuela Cherubini, che ne ha pure curato la traduzione, la “furia” si dipana in due tempi, due atti unici, che affrontano temi piuttosto diversi (arte e burocrazia): filo conduttore della serata è il tentativo di rovesciare l’ordine delle cose, la ribellione nei confronti dell’ordine costituito.furia2

Ordine che nella prima parte è sconvolto da Cecilia Giménez, approssimativa restauratrice di un affresco della cappella di Borja in Spagna che, tornata dalle ferie, scopre che un suo lavoro, la trasformazione dell’Ecce Homo di un anonimo pittore del primo Novecento in una specie di scimmione ha scatenato un tam tam mediatico, sia in tv che sui social network, tanto da indurla a reclamare i diritti d’autore sul merchandising venduto alle frotte di curiosi che vanno in pellegrinaggio alla scoperta della singolare opera. Sono più lunghe le code per la “classica” Gioconda o quelle per lo “scandaloso” restauro? Forse ci si mette in fila per lo stesso motivo, forse ci si accoda bovinamente alla massa oppure si segue solo la moda. Sembra che l’arte sia davvero arrivata al capolinea, ammesso che si tratti davvero di arte.

Nella seconda parte invece un gruppo di impiegati statali che vivono di burocrazia trascorre il tempo tra spostamenti di faldoni, trasferimenti di stanza e di armadi: arrivano a nascondere di proposito le pratiche importanti per ritrovarle al momento giusto e rendersi così “indispensabili” alla macchina farraginosa dello Stato. Il chiacchiericcio sterile fra i furia1colleghi si trasforma via via in un insolito crescendo che li porta a fare a gara fra chi è più bravo a rompere gli schemi. Si arriva così ad azioni impensabili per degli anonimi travet, come bruciare per gioco banconote da 50 e 100 euro. E fra tentativi di ricordare i prezzi in lire e confrontarli, attualizzarli in una sorta di complicato quanto sterile esercizio contabile, si prova a denunciare la crisi dell’euro e dell’Europa stessa.

In effetti, se l’euro tanto bistrattato da Spregelburd non se la passa tanto bene, di certo non va meglio al peso argentino, più caro all’autore latinoamericano, che solo una settimana fa si è svalutato del 15 per cento in poche ore. Se Roma (o Francoforte) piange, Buenos Aires non ride. Vale a dire, tutto il mondo è paese, in tempi di crisi. In replica stasera e domani sempre alle 21 al Teatro San Giorgio.

Claudio Trevisan




Sabato 1 febbraio in scena al Teatro Nuovo il celebre Prigioniero della seconda strada. Protagonisti Maurizio Casagrande e Tosca D’Aquino.

Due tra i più popolari attori italiani, Maurizio Casagande e Tosca D’Aquino, entrambi noti anche al pubblico televisivo, saranno in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine sabato 1 febbraio, alle ore 20.45, come interpreti della celebre commedia di Neil Simon, Prigioniero della seconda strada, con la regia di Giovanni Anfuso, in una produzione La Contrada-Teatro Stabile di Trieste.PRIGIONIERO_05_2014©foto Tommaso le Pera

Questo testo di sorprendente attualità ha per oggetto una piccola famiglia aggredita dalla crisi economica. Lui, il marito, è un piccolo uomo onesto; lei, la moglie, una donna coraggiosa che sa volare alto, come solo le donne sanno fare. La pièce prende il via in una serata estiva, tremendamente calda, a New York. Sul divano di casa sua, sulla Seconda Strada, Mel non riesce a dormire funestato da diversi, esilaranti contrattempi condominiali, ma soprattutto dal problema di come non dire alla moglie di essere stato appena licenziato, cosa di cui si vergogna enormemente. L’affettuosa moglie Edna cerca di carpire il motivo della sua dichiarata insoddisfazione verso il lavoro di dirigente d’azienda che compie onestamente da ventidue anni. PRIGIONIERO_02_2014©foto Tommaso le PeraDopo che i ladri svaligiano interamente la casa, non resta al povero Mel che affidarsi a “terapie psicologiche” che lo lasceranno ancora più solo; tocca a lei, ora, sostenere la famiglia, ma le sorprese non mancheranno!

Commedia tra le più amare di Neil Simon, la più amata dall’autore, Prigioniero della seconda strada ritrae un’umanità ferita dalla società, ma sempre capace di riscatto, in un ritmo dove il comico è come una luce sulle difficoltà dei rapporti umani e sul sollievo per la rivelazione che alla fine, a contare sono proprio solo quei rapporti di vicinanza difficile che, pur nel conflitto, si dimostrano amorevoli e veritieri e motori di autentico riscatto.




5 feb. 2014 Teatro Palamostre ore 21 La Contrada – Teatro Stabile di Trieste IL METODO

Gli esami non finiscono mai, specie se in ballo c’è un posto ambito da direttore generale per una multinazionale giapponese, i candidati ammessi alle prove sono pochi e il  gioco necessariamente si fa duro. Per una gara di questo tipo sono convocati quattro manager, tre maschi e una femmina, rinchiusi in una stessa stanza per essere sottoposti  a una raffica di sondaggi attitudinali, il primo dei quali consiste nello smascheramento dello psicologo dell’azienda che, sotto mentite spoglie di aspirante al posto, si è infiltrato nel gruppo. Inevitabili gli sgambetti, i sospetti, gli inganni e i raggiri reciproci, nella centrifuga di un gioco dalle regole impietose, che finiscono col mettere a nudo anche imbarazzanti verità personali.
Ispirato al prontuario di reali tecniche effettivamente adottate per la selezione del personale (Il Metodo Grönholm, nell’originale catalano dell’autore Jordi Galceràn), lo spettacolo si colloca a metà tra la commedia crudele e il thriller, con un crescendo di tensione dal finale inaspettato che ben si presta alle sfaccettate corde interpretative di quattro bravissimi attori di provenienza regionale, guidati con sapienza geometrica dal regista friulano Andrea Collavino.

scheda:

IL METODO

di Jordi Galcèran
con Adriano Giraldi, Riccardo Maranzana, Maria Grazia Plos, Maurizio Zacchigna
traduzione Pino Tierno
regia Andrea Collavino




GLI UOMINI VENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE APPLAUSI E CONSENSI PER PAOLO MIGONE

Recensione:

Esaltante serata di comicità e spettacolo al Teatro Politeama Rossetti di Trieste con un fantastico Paolo Migone ieri sera 28 gennaio 2014, con l’adattamento del libro di John Gray proposto dal cabarettista.

Dal libro di John Gray che si basa su un pensiero tanto semplice quanto efficace: gli uomini e le donne hanno due diversi modi di pensare, di parlare, di amare, nasce uno spettacolo esilarante e ottimamente interpretato dal cabarettista arcinoto, grazie alle sue apparizioni in Zelig,  Paolo Migone. I comportamenti di uomini e donne assumono quindi spesso significati diametralmente opposti e la grande padronanza comica della scena del poliedrico cabarettista nato in Brasile , ma cresciuto a Livorno ne esaltano le differenze senza ferire nessuno dei due sessi.  Per esempio, tanto l’uomo in determinati momenti della sua giornata ha bisogno di “ritirarsi nella sua caverna”, in POL2solitudine, quanto la donna, alle prese con le stesse problematiche del partner, sente di dover condividere i propri sentimenti con gli altri, è ben scenicamente dimostrato con la cuccia che Migone crea sotto la sua scrivania per elaborare le soluzioni ai suoi problemi esistenziali senza bisogno dell’apporto ingobrante della sua compagna diametralmente diversa da lui – ricordiamoci che viene da Venere -. II dialogo, contrariamente a quanto si possa pensare, non è però impossibile,  anzi: dal momento che si imparano a riconoscere e apprezzare le differenze tra i due sessi, tutto diventa più facile, le incomprensioni svaniscono e i rapporti si rafforzano, e con questo assioma che il nostro scienzato POLdall’occhio nero ed eterno consunto camice bianco dopo una serie interminabile di gag e paradossali situazioni di incontro-scontro dice che l’importante, e che  possiamo imparare ad amare e a sostenere nel modo migliore le persone che sentiamo vicine di qualunque sesso esse siano. Luci e scene ben assortite rendono lo spettacolo piacevole e godibilissimo e dopo due ore trascorse in un baleno, si esce dalla sala con qualche sorriso in più e con la certezza che l’eterna guerra donna contro uomo e viceversa non sono altro che splendidi momenti di incontro per confermare che l’una è complementare all’altro e che comunque la scelta di marziani e vesuviane di incontrarsi e vivere sul pianeta terra in fin dei conti è stata una scelta felicemente coronata nell’arco dei millenni.

Enrico Liotti

enrico.liotti@ildiscorso.it

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La Clemenza di Tito secondo gli Herrmann al Teatro La Fenice

Recensione – È uno spettacolo che lascia il segno questa “Clemenza di Tito” in scena al teatro la Fenice di Venezia (in replica fino al 1 febbraio) e ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, quale sia la potenza comunicativa del teatro mozartiano e quanto parli ancora al presente. Merito senz’altro di Ursel e Karl-Ernst Herrmann, autori di regia, luci scene e costumi e di un cast all’altezza della situazione in ogni singolo componente.

Una sala bianca, che potrebbe richiamare lo stile neoclassico come il design più à la page, è il Campidoglio titino che ospita questa scalata al trono imperiale, questa lotta tutti contro tutti in cui ogni personaggio diventa vittima e carnefice, congiurato e pedina, in una corsa al potere cieca e spietata.
C’è posto per i sentimenti nelle stanze del potere? Si direbbe di no guardando lo spettacolo degli Herrmann, anzi, ogni segno di umanità pare ritorcersi contro chi lo esprima, rivelandosi di fatto una debolezza. E l’imperatore Tito, al vertice della piramide, pare il più fulgido esempio di tale rinuncia, non sovrano illuminato quanto piuttosto uomo sofferente per il sacrificio, necessario alla ragione di stato, di ogni passione o istinto. E la sua aria del secondo atto suona come un appello disperato agli uomini, gli spettatori che, in una sala illuminata a giorno, diventano gli “amici dei” a cui Tito chiede “un altro cuore”, un cuore severo che lo metta al riparo dagli affetti umani, così depistanti per il suo dovere di sovrano.

Il Mozart secondo gli Herrmann è pessimistico, lo è nell’approccio al Settecento ed all’illuminismo. La ragione non è strumento per il raggiungimento del bene ma mezzo di manipolazione o di analisi disincantata della realtà mentre i sentimenti sono ambigui, talora esagerati, spesso simulati. Chi ama davvero, Annio e Servilia, rimane fuori dai giochi o, peggio ancora nel caso di Sesto, ne viene travolto.
Questo è teatro, sublime, delicato, sconvolgente. La regia degli Herrmann è a perfetta misura, ogni gesto è calibrato con cura assoluta, ogni sguardo, ogni movimento, tutto è studiato sulla musica e sulla parola.

Sul podio di un’orchestra in forma smagliante, Ottavio Dantone sapeva assecondare la forza teatrale della musica mozartiana senza sacrificare la bellezza del suono orchestrale o l’approfondimento; basterebbe citare i fraseggi dei soli o la pregnanza di significato drammatico delle pause nel finale primo. Una lettura vibrante, ricca di sfumature ritmiche e timbriche in cui ogni scelta concorreva a costruire un disegno compiuto ed organico, perfettamente aderente al palcoscenico.

Molto buona la prova di Carlo Allemano nei panni di un dolente e lacerato Tito. Il tenore possiede voce dal colore particolare ma affascinante, eccellente musicalità e autorevolezza scenica.
Carmela Remigio era una Vitellia di grande classe e personalità, impeccabile nella scrittura mozartiana. Eccellente Monica Bacelli, Sesto commovente per intensità interpretativa, espressività di fraseggio e bellezza di canto. Molto buona la prova di Raffaella Milanesi, Annio di bel timbro e buona tecnica. Solido ed autorevole il Publio di Luca Dall’Amico. Julie Mathevet era una Servilia dolce e gradevole.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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“Eva contro Eva” di Mary Orr alla Contrada. Venerdì 31 gennaio alle 20.30

Un classico del cinema arriva al Teatro Bobbio. “Eva conto Eva” di Mary Orr debutta alla Contrada, dove resterà in scena fino a lunedì 3 febbraio. A Pamela Villoresi e Romina Mondello viene affidata una sfida tutta al femminile per la corsa al successo. Eva Contro Eva prende il via dal mondo del teatro come rappresentazione del mondo. Una piccola comunità che è lo specchio della società, con le sue piccolezze,le sue ossessioni, il desiderio di arrivare a conquistare una posizione sociale riconosciuta e rispettata. Margo Channing, è un’attrice famosa e di successo e offre il ruolo di segretaria alla sua fan Eva ma si ritrova alle prese con un’arrivista che è disposta a tutto per ottenere il suo ruolo in uno spettacolo. Eva riesce a spingersi ancora oltre arrivando ad insidiarle anche il fidanzato.image4188 Un’ascesa al successo compiuta sfruttando ogni espediente porterà Eva al massimo dei riconoscimenti per le sue interpretazioni teatrali ma la condannerà anche all’ inevitabile solitudine. Margo, invece, che inizialmente temeva il passare degli anni come una minaccia per la sua carriera e la sua fama, riesce così a fare chiarezza sulla sua vita, scoprendone i veri valori della vita e convolando a nozze con il suo Bill. Un segnale di consapevolezza e di maturità che va controcorrente, rispetto agli attuali comportamenti di uomini e donne dello spettacolo disposti a tutto per un attimo di notorietà e una scelta ben diversa da quella di Norma Desmond in Sunset Boulevard, alla quale inizialmente Margo era stata comparata.

Tratto da un breve racconto di Mary Orr “The wisdom of Eve” scritto per Cosmopolitan nel maggio del 1946, “Eva contro Eva” è un titolo che ha lasciato il segno e che è stato spesso oggetto di citazioni in altri film, dal capolavoro di Almodovar “Tutto su mia madre” a serie televisive come “Glee”, “Gossip Girl”, “The L world”, “Will & Grace” e “The Simpsons”. In questo nuovo allestimento arriva a teatro nella versione italiana firmata da Maurizio Panici e Marzia G. Lea Pacella per la regia dello stesso Maurizio Panici. Pamela Villoresi e Romina Mondello saranno affiancate da Massimiliano Franciosa e da Massimiliano Iacolucci, Maurizio Panici,Stefania Barca e Alessia Spinelli. Le scene sono firmate da Giorgio Gori, le musiche da Stefano Saletti e i costumi da Lucia Mariani. Emiliano Pona ha curato le luci ed Andrea Giansanti i video.

Lo spettacolo, che fa parte degli “spettacoli blu” debutta venerdì 31 gennaio alle 20.30 e rimane in scena fino a lunedì 3 febbraio, con i consueti orari del Teatro Bobbio: serali 20.30, festivi 16.30.

Prevendita dei biglietti, prenotazione dei posti e cambi turno presso la biglietteria del Teatro Bobbio (tel. 040.390613/948471 – orari: 8.30-13.00; 15.30-18.30) o al TicketPoint di Corso Italia 6/C (tel. 040.3498276/3498277 – orari: 8.30-12.30; 15.30-19.00). Prevendita On Line: Circuito VIVATICKET by Charta (vivaticket.it).

Informazioni: 040.948471 / 948472 /390613; contrada@contrada.it; www.contrada.it.




TEATRO ROSSETTI :Alessandro Gassmann regista e protagonista di RIII-Riccardo Terzo di Shakespeare

Lo spettacolo è in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia da mercoledì 29 gennaio a domenica 2 febbraio 2014 per il cartellone Prosa”.

 «È un mostro che vive per fare del male, abbandonando totalmente le regole quando raggiunge il tanto agognato potere. Il suo è un furore violento, come feroce è la sua brama di potere e la sua diversità. Un ritratto di uomo che purtroppo ci riporta non solo alle deformità insite nella natura umana, ma anche ai fatti drammatici ed aberranti della nostra attualità politica» così Alessandro Gassmann descrive Riccardo III, che interpreta sul palcoscenico. «Tutte le sere – aggiunge – sul palco, mi sforzo di non pensare all’Italia di oggi e all’esercizio spregiudicato del potere a cui finora abbiamo assistito, ma dopo ogni rappresentazione c’è sempre qualcuno che dice di aver pensato al nostro presente durante lo spettacolo».   10

Per l’artista romano quello con il malvagio Riccardo III è il primo incontro con un personaggio shakespeariano, che affronta da protagonista e regista, e dunque con una consapevolezza profonda e attraverso una lettura dal taglio interessante.  Seguendo una poetica che ha connotato tutta la sua produzione recente, Gassmann studia Riccardo III con rigore nei confronti della materia shakespeariana ma anche attraverso una koiné di linguaggi scenici molto moderna. R III – Riccardo Terzo, fin dal titolo si annuncia come un’operazione nuova, un progetto costruito sul capolavoro di Shakespeare. Un progetto che naturalmente parte dalla traduzione e dall’adattamento del testo, che Alessandro Gassmann ha affidato a Vitaliano Trevisan, uno scrittore contemporaneo, colto, capace di rispondere al suo desiderio di un lavoro rispettoso dell’originale ma anche attuale, forte: «Una lingua asciutta, secca – ricorda Trevisan come una delle più immediate e stringenti richieste dell’attore e regista, fin dal loro primo incontro – che arrivi dritta, rendendo la trama chiara e coinvolgente. E un Riccardo gigantesco, fuori scala rispetto agli altri e alla scena, costretto a chinarsi per potersi specchiare, per passare da una porta, o per guardare qualcuno negli occhi».

Lo scrittore rimane conquistato da questa visione: non è un caso che Shakespeare riservi a Riccardo III la parte più estesa che egli abbia mai scritto per un protagonista, superata solo da quella di Amleto. Bello che la statura scenica di questo irraggiungibile eroe/antieroe rispecchi la sua dimensione gigantesca vergata già sulla pagina, nel 1592, da uno Shakespeare trentenne.  Riccardo III  è infatti una sua opera giovanile, eppure costruita attorno a una figura complessa, mai incerta, perfetta nelle sue dinamiche psicologiche, straordinaria nelle sue voragini di perfidia, nelle sue macchinazioni, nel suo nero eroismo: domina il destino altrui manipolando le esistenze e si fa “regista” di quanto accade in scena. È di una malvagità sconvolgente, eppure è carismatico, possiede un fascino capace di soggiogare Lady Anna – che lo odia e ciononostante diviene la sua sposa – e le platee di ogni tempo. Il suo humor riesce ad alleggerire il respiro di un dramma altrimenti dalla cupezza gotica e incombente, segno che nello spettacolo permane sul piano della scenografia.  Il plot vuole che Riccardo di York (secondo Shakespeare piccolo e deforme, in questa messinscena, mostruoso per la sua altezza, scelta che lascia intatta la metafora fra deformità estetica e degenerazione dell’anima) ambisca al trono d’Inghilterra. Per questo spinge il fratello re Edoardo IV a credere a una profezia, che indica in qualcuno il cui nome inizia per G colui che distruggerà la discendenza regale. Necessario dunque imprigionare il loro fratello Giorgio, che sarebbe erede diretto al trono: ma la prigione non basta a Riccardo che lo fa uccidere da due sicari. 5Il rimorso dà alla fragile fibra di re Edoardo il colpo di grazia, mentre Riccardo – con una manovra degna di un retore di prima grandezza – si assicura la mano di Lady Anna, fresca vedova del principe Giorgio. A Riccardo viene affidata anche la tutela del giovane erede al trono: di tale gesto di fiducia dei Pari immediatamente approfitta per eliminare altri possibili oppositori del suo piano ambizioso. Coglie l’occasione del trasferimento a Londra dell’erede al trono, per l’incoronazione, per rinchiuderlo col fratellino nella Torre: ecco che Lord Buckingham può usare la propria influenza per indurre il Consiglio di Londra a proclamare re proprio Riccardo. Egli, in un capolavoro di dissimulazione, accetta la corona con riluttanza. Invece, appena salito al trono, provvede ad eliminare i due nipoti, e la stessa sorte infligge alla moglie Lady Anna. Ora, per rinsaldare la propria posizione, ambisce infatti alla mano dell’unica figlia di Edoardo IV e di Elisabetta, i precedenti regnanti. Ma la giovane è già promessa al nobile Richmond: sarà la saggia Elisabetta, stavolta, a dissimulare. Appare propensa a concedere la mano della figlia al re, pronto a scontrarsi con Richmond che si è posto a capo dei molti che ormai si oppongono al suo regime sanguinario. In una scena celeberrima, Riccardo III nella notte che precede lo scontro definitivo fra i ribelli e il proprio esercito, vede i fantasmi di tutti coloro che ha assassinato che gli augurano la sconfitta. Premonizione che puntualmente si avvera sul campo di battaglia, quando Riccardo combatte con valore ma perde il proprio cavallo e soccombe. Con la morte di Riccardo e le nozze e  l’incoronazione di Richmond, ha fine la Guerra delle due Rose, che oppose il ramo degli York a quello dei Lancaster e insanguinò il paese per lunghi anni.

 

RIII-Riccardo Terzo di William Shakespeare, nella traduzione e adattamento di Vitaliano Travisa, con l’ideazione scenica e la regia di Alessandro Gassmann va in scena al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in Abbonamento Prosa.  Le scene sono di Gianluca Amodio, i costumi di Mariano Tufano, Marco Calmieri è il light designer dello spettacolo mentre  la videografia è di Marco Schiavoni. Le musiche sono di Pivio & Aldo De Scalzi

Venerdì 31 gennaio alle ore 17.30 al Café Rossetti Peter Brown presenta Riccardo III di Shakespeare. L’incontro è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

I biglietti per gli spettacoli sono in vendita presso i consueti punti vendita del Teatro Stabile regionale, attraverso il sito www.ilrossetti.it e allo e allo 040-3593511

E.L.




“I WILL SURVIVE”, TRIANGOLI ROSA PER NON DIMENTICARE L’OMOCAUSTO

In scena lunedì 27 alle 20.30 al Cento Balducci di Zugliano (UD).

Teatro InGenere”, per la regia di Serena Di Blasio, presenta uno spettacolo sui gay e lesbiche perseguitatidal nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale

Storie di donne e uomini, perseguitati per il loro orientamento sessuale. Storie d’amore, odio, paura e amicizia, ma anche di speranza. Con l’obbligo morale di ricordare i 100 mila omosessuali che durante il nazismo vennero perseguitati, rinchiusi nei campi di concentramento, marchiati con il triangolo rosa e uccisi nelle camere a gas.

C’è tutto questo e molto altro ancora in “I will survive”, lo spettacolo che la compagnia Teatro InGenere porterà in scena lunedì 27 gennaio alle 20.30 al Centro Balducci di Zugliano (UD) con ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili.  La messinscena, per la regia di Serena di Blasio con la collaborazione di Ornelal Luppi, che ha curato anche le musiche, torna ora in regione dopo aver calcato in due anni i palcoscenici del capoluogo friulano e quelli di Vicenza e Torino. Lo spettacolo è prodotto da Arcigay e Arcilesbica Udine, in collaborazione con Arci Mis(s)kappa di Udine.

“I will survive” porta in scena il drammatico sterminio, spesso dimenticato, di omosessuali, lesbiche e transessuali perseguitati durante il nazismo e il fascismo solo per il loro orientamento sessuale, insieme con ebrei, zingari, malati di mente, disabili, oppositori politici, prostitute e testimoni di Geova. Gli attori daranno a voce a Max, Rudy, Horst, agli spietati ufficiali delle SS nei campi di concentramento, a Lilly e Felice, alle storie di tante donne e uomini sterminati solo per la loro “diversità”.

Lo spettacolo è inserito all’interno delle iniziative promosse dal Centro di Accoglienza “Balducci”. Parteciperanno alla serata anche Nicola Turello, Sindaco di Pozzuolo del Friuli, Pierluigi Di Piazza, responsabile del Centro Balducci, Bozidar Stanisic, scrittore della Bosnia e presidente del Centro Balducci e Giacomo Deperu, presidente dell’Arcigay Udine, oltre alla partecipazione del Coro dei “Pueri – Scuola di Musica di Motergliano e del Laboratorio di canto corale – Scuola Secondaria di Castions di Strada diretti dal Maestro Giuseppe Tirelli.


Rudi Buset
rudi.buset@ildiscorso.it
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