Il Don Pasquale di Donizetti al Teatro La Fenice di Venezia

Recensione – Se c’è una cosa che un regista d’opera dovrebbe essere capace di fare, questa è la costruzione dell’azione scenica sulla musica, sfruttandone accenti ed inflessioni, assecondandone la narrazione. Dire che tale abilità sia minoritaria tra chi si occupa di teatro musicale, almeno nel nostro paese, è un garbato eufemismo: è tristemente noto che non pochi intendano la regia quale sinonimo di scenografia, tuttalpiù come pedissequo svolgimento delle didascalie del libretto. Il Don Pasquale di Italo Nunziata, in scena al Teatro La Fenice, è una piacevolissima eccezione alla regola: uno spettacolo fresco e scorrevole, in cui il sorriso non cede mai il passo al riso, che lascia emergere le sottili malignità, le malinconie, le illusioni che della commedia donizettiana sono ingredienti fondamentali. Il tutto partendo dalla partitura: ogni gesto è pensato sulla musica, non relegata dunque a colonna sonora dell’azione ma, com’è giusto che sia, elemento narrativo primario. Scene e costumi di Pasquale Grossi sono curati, esteticamente gradevoli e funzionali al disegno; la vicenda è ambientata nella prima metà del XX secolo, Don Pasquale è un imprenditore che se la cava bene con gli affari e male con le donne, Ernesto e Norina paiono usciti da una commedia di Wilder. L’approccio al lavoro è profondo ma non serioso, il taglio drammaturgico rinuncia alla comicità più esteriore senza essere pedante.
Roberto Scandiuzzi ha poco in comune con i Pasquale di tradizione, nel bene e nel male: la voce è sontuosa per timbro ed ampiezza, il volume importante, tuttavia è difficile non avvertire una certa estraneità stilistica al canto donizettiano. La tendenza a legare le frasi anche laddove sarebbe richiesta una scansione ritmica bruciante (come nel sillabato) e ad omogeneizzare il suono in una rotondità senz’altro fondamentale in altro repertorio ma qui poco incisiva, privano la performance di quella varietà di colori ed accenti che ne consentirebbero il salto di qualità. Leggerina ma frizzante e stilisticamente a posto la Norina di Barbara Bargnesi, la quale è anche una notevole attrice, il che aiuta non poco l’economia dello spettacolo. Encomiabile Davide Luciano nei panni del Dottor Malatesta per padronanza tecnica e stilistica nonché per bellezza dello strumento; non è imprudente prevedere una brillante carriera per il giovane cantante se saprà continuare su questa strada. Delude invece Alessandro Scotto Di Luzio, in difficoltà nella scomoda tessitura di Ernesto; la voce ha timbro di prima qualità nel medium ma tende a perdere appoggio e conseguentemente intonazione già dal passaggio. Lodevole il notaro di Matteo Ferrara che pulisce la piccola parte delle stratificazioni di vezzi e macchiettismi a cui in pochi sanno rinunciare.
Omer Meir Wellber, che ormai alligna sul podio del teatro veneziano, concerta con buon passo teatrale, sostenendo il palco e curando bene l’accompagnamento al canto. Non c’è al momento, nel suo Donizetti, la profondità d’analisi che abbiamo apprezzato in Verdi, ma nemmeno gli scivoloni belliniani. Una direzione efficace, con ottimi momenti (secondo atto) e qualche pesantezza di troppo qua e là; l’orchestra ha visto serate migliori. Bene il coro preparato da Claudio Marino Moretti.

Paolo Locatelli
paolo.locatelli@ildiscorso.it
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DISORIENT EXPRESS: il nuovo spettacolo di CINZIA LEONE (10-22 marzo) TEATRO GHIONE- ROMA

Uno spettacolo che racconta la confusione generata da una forma di democrazia virtual-virale alla quale eravamo impreparati: milioni di persone che improvvisamente, grazie alle infinite opportunità di espressione offerte dalla tecnologia e dalla virtualità, parlano, esprimono opinioni e aggiungono informazioni. Siamo disorientati da un vento di contraddizioni che ci spettina tutti i pensieri.. Questo è il perno del racconto plasmato dall’intelligente e diretta ironia di una predicatrice, previsionista e affabulatrice comica che si immedesima – tra battute, gag e copioni tratti dalla nostra vita quotidiana – nella mente confusa di ognuno di noi.
Si intitola DISORIENT EXPRESS, il nuovissimo lavoro di Cinzia Leone scritto a 4 mani con Fabio Mureddu e prodotto da Cristian Di Nardo in scena dal 10 al 22 marzo al Teatro Ghione di Roma.

“Non è la storia di un treno che non sa dove andare – preannuncia l’attrice che dichiara essersi ispirata dai milioni di input che la giungla tecnologica ci offre – “è una fotografia di gruppo in cui ci siamo tutti e tutti abbiamo un’espressione visibilmente disorientata.
Siamo disorientati, sì. Ci aggiriamo nel mondo con l’espressione di nonna nella foto di Natale, scattata dopo che l’hanno rimbambita cercando di farle ricordare i nomi di tutti e trentasei i nipoti.
E come può non essere disorientata un’umanità travolta ogni minuto da un cambiamento?
Come possiamo essere sicuri di noi stessi e della realtà che ci circonda se ad ogni notizia sentita in televisione possiamo trovare contemporaneamente la smentita su Internet?
Come possiamo accontentarci anche solo di un lavoro qualunque, in un momento in cui, qualunque sia il lavoro non ti pagano e il massimo che puoi farci è mettertelo nel … curriculum?
Come possiamo rilassarci con lo zapping, se, anche potendo scegliere tra centinai di canali, troviamo ovunque la stessa cosa: gente che canta o che cucina?”

Per raccontare tutto questo in una sola rappresentazione, che la vede interagire sul palco insieme allo stesso Mureddu e ad una serie di proiezioni, Cinzia affronta i contenuti provando ad aggiornarli in tempo reale, esattamente come avviene nei programmi in diretta, come se ci fosse una redazione costantemente connessa al mondo esterno in tutte le sue inaspettate varianti.

“Credetemi sulla parola, la realtà vista così è destabilizzante e comica allo stesso tempo perché i cambiamenti e le contraddizioni continue la rendono invisibile. E’ per questo che siamo disorientati, proprio come treni che viaggiano senza un binario e che non sanno dove andare…”

DISORIENT EXPRESS, come di consueto al Teatro Ghione, avrà una replica speciale per le persone non vedenti ed ipovedenti domenica 22 marzo; un’iniziativa in collaborazione con Isiviù Cultura Accessibile. Maggiori info su http://www.teatroghione.it/accessibilita

 




“Storie di papaveri e papere” e “Il magico ponte colorato” al Teatro dei Fabbri. 21 febbraio 2015

Sabato 21 febbraio alle 15.30 chiude la rassegna Fiabe e Film al Cioccolato al Teatro dei Fabbri  con lo spettacolo “Storie di papaveri e papere” di e con Daniela Gattorno allietato, come da consuetudine, da una tazza di cioccolato caldo offerto da Chocolat.

Domenica 22 febbraio alle ore 11 sempre al Teatro dei Fabbri per la rassegna TI RACCONTO UNA FIABA arriverà “Il magico ponte colorato” .

Enza De Rose

Enza De Rose

Storia di due bambini che non si piacciono affatto perchè sono entrambi convinti che l’altro sia strano, “Il magico ponte colorato” parte da un loro incontro su un prato. Non è facile per loro capire perché hanno difficoltà a comunicare e di certo lui non vorrebbe rivelare a quella bimba di essere affetto da dislessia, così come lei è riservata riguardo al suo daltonismo. Ma una magia li porta a doversi unire per sconfiggere una strega cattiva e saranno proprio i loro punti deboli a rivelarsi

determinanti nella vittoria. Dopo un’esperienza così emozionante, i due piccoli eroi non potranno che scoprirsi amici per la pelle. Enza De Rose e Francesco Paolo Ferrara saranno i protagonisti dello spettacolo diretto dalla stessa De Rose. L’ appuntamento con “Fiabe e Film al Cioccolato” andrà in scena, come da consuetudine, presso il teatro dei Fabbri. Biglietto d’ingresso unico 5,00 €. Per “Il magico ponte colorato” inserito nella Rassegna Ti racconto una fiaba, il biglietto unico è di 7 euro; “Card Teatro Bobbio” per 5 ingressi a 25 euro; “Card Teatro Bobbio” per 8 ingressi a 36 euro. Gli ingressi delle due Card sono non nominali e usufruibili per tutti i titoli di TI RACCONTO UNA FIABA. Informazioni: 040.390613; teatroragazzi@contrada.it;www.contradateatroragazzi.it.

 




La vita accanto approda alla Sala Bartoli dal 20 al 22 feb.

“Il romanzo di Maria Pia Veladiano diviene spettacolo grazie alla regia di Cristina Pezzoli: La vita accanto indaga il tema della bellezza ed è ospite dal 20 al 22 febbraio del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per il cartellone altripercorsi. Protagonista del monologo è Monica Menchi”.
CostanzoQuattro donne – la scrittrice Maria Pia Veladiano, la drammaturga Maura Del Serra, la regista Cristina Pezzoli e l’attrice Monica Menchi – artefici di uno spettacolo che sembra scritto per i nostri animi confusi.
Il tema è la bellezza: quella esteriore e quella interiore, più difficile da scorgere, ma incredibilmente intensa.
«Se non ci fossero specchi, resterebbero gli occhi a dire ad una donna brutta che è brutta» spiega la regista Pezzoli. «Gli occhi degli altri sono uno specchio. Sono il giudice che decreta se esistiamo o no. Se siamo belli o brutti. Possiamo ignorare il giudizio, cercare di esserne indipendenti, ma tutti desideriamo che qualcuno nelilariamondo guardi la nostra bellezza. La riconosca. Non essere guardati equivale a non essere amati. Crescere storti, evitati, provoca dolore. Ma la possibilità di trasformare il dolore, genera a volte, una nuova inaspettata bellezza. La bellezza della musica, della poesia, la bellezza che sta nelle mani di questa bambina brutta». Riflessioni profonde, che scavano nel nostro quotidiano: quante volte ci limitiamo all’esteriorità? Quante volte le diamo una rilevanza esagerata, sia nel giudizio degli altri, sia in ciò che pretendiamo da noi stessi? E peggio ancora, quante volte dimentichiamo che ci sono bellezze “altre” da sviluppare, a cui dare spazio e attenzione?
«L’atto scandaloso di una bellezza che ha bisogno di orecchie e di anima per essere vista» continua infatti la regista. «Questa storia sfida il tempo in cui è stata scritta: un’epoca in cui l’apparire ha seppellito l’essere, in cui “photoshoppare” visi e corpi è la regola che si impone per correggere ogni imperfezione del corpo umano. Mettere in scena la bruttezza come metafora, conservarne il mistero, non banalizzare rendendo realisticamente “mostruosa” la protagonista, è un compito non piccolo poiché tutto quello che accade nel romanzo di Maria Pia Veladiano e nell’efficace riduzione di Maura Del Serra, ruota intorno a questa condizione. La letteratura e la poesia possono far vedere solo dicendo, il teatro deve far vedere anche agli occhi. L’invenzione della bruttezza sarà dunque il nostro punto di partenza, il cambio dello sguardo del pubblico alla fine del racconto, ci auguriamo sia il punto di arrivo». 
La vita accanto di Mariapia Veladiano (Giulio Einaudi Editore) va in scena nell’adattamento teatrale di Maura Del Serra e per la regia di Cristina Pezzoli. Ne è protagonista Monica Menchi. Ha curato maschera, scene e costumi Rosanna Monti.
Lo spettacolo è una produzione dell’Associazione Progetto Teatro con il contributo della Fondazione Banche di Pistoia e Vignole ‒ Montagna Pistoiese distribuzione Compost Prato.
I biglietti per lo spettacolo si possono acquistare presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, ed i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it all’acquisto on line. Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.



“Eva vs. Eva”, in scena al Centro Teatro Spazio (San Giorgio a Cremano) dal 20 al 22 febbraio

Eva vs. Eva di Maurizio Tieri è al Centro Teatro Spazio (San Giorgio a Cremano) dal 20 al 22 febbraio.
“In principio Dio creò il cielo e la terra, la luce, il mattino e la sera, i mari e i fiumi, gli alberi, i fiori e i frutti, le stagioni, i giorni e gli anni, il Sole e la Luna, gli esseri marini e gli uccelli, gli animali domestici e i rettili e le fiere… ed infine erano trascorsi sei giorni, Iddio era stanco, ma prima di riposarsi volle concludere la sua opera… creò l’uomo, Adamo,  e poi la donna, Eva…” Solo che era troppo stanco dopo aver portato a termine la sua opera. La stanchezza lo porta a distrarsi e… patatrac! Crea un’altra Eva… per distrazione! Lo scontro e l’alleanza e il ri-scontro tra le due Eva porterà il Paradiso Terrestre sull’orlo della fine prima dell’inizio del tutto. Una commedia quasi musicale (sul genere di quelle del Trio Marchesini – Solenghi – Lopez, con accenni al buon Woody Allen, non disdegnando quella che è stata la Commedia al’Italiana) scorretta e ricca di colpi di scena. Un Paradiso che rischierà di divenire altro. Eva 1, Eva 2, Adamo, l’Arcangelo Gabriele e Dio si confrontano, si sbeffeggiano, si scontrano in nome e per conto di quello che l’uomo e la donna saranno d’allora fino al Giorno del Giudizio… e non solo loro… Relativamente al Serpente tentatore, non si hanno più notizie dopo che incontrò le due Eva… Altro non sa da dire… Il resto lo racconterà il palcoscenico. L’idea è sempre la stessa, intrattenere, divertire e far pensare.
Eva vs. Eva  di Maurizio Tieri  con  Vincenzo Borrelli (Dio), Cristina Ammendola (Eva 1), Marina Billwiller (Eva 2),  
Paolo Cunsolo (l’Arcangelo Gabriele)  Simone Somma (Adamo)  la partecipazione dei Balzacc. regia Maurizio Tieri
una produzione CTS

 




Father and son AL Teatro Nuovo Giovanni da Udine – Udine 25-26 febbraio [Teatro Contatto]

La società dei dopo-padri e dei figli in modalità “sdraiati”, così come li racconta Michele Serra, per l’attesissimo ritorno sulle scene di Claudio Bisio.

BISIO2Claudio Bisio 
incrocia lo sguardo acuto e irriverente di Michele Serra e delle sue due più recenti pubblicazioni, Gli sdraiati e Breviario comico e si confronta con un testo di grande forza emotiva e teatrale, comica ed etica al tempo stesso.
Father and son radiografa senza pudori e con un linguaggio in continua oscillazione tra il comico e il tragico, il rapporto padre/figlio. Dalle pagine di Michele Serra che si fanno racconto teatrale emerge infatti una riflessione raffinata e lucidamente ironica sul nostro tempo inceppato e sul futuro dei nostri figli, sui concetti — entrambi consumatissimi — di libertà e di autorità, che rivela in filigrana una società spaesata e in metamorfosi, ridicola e zoppa, verbosa e inadeguata.

Una società di “dopo-padri”, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto. Da questa assenza di rapporto nasce un racconto beffardo e tenerissimo, un monologo interiore (ovviamente del padre, verboso e invadente quanto il figlio e muto e assente) a tratti spudoratamenteBISIO1 sincero. La forza satirica di Serra si alterna a momenti lirici e struggenti, con la musica in continuo dialogo con le parole. La società dalla quale i ragazzi si defilano è disegnata con spietatezza e cinismo: ogni volta che la evoca, il padre si rende conto di offrire al figlio un ulteriore alibi per la fuga. E’ una società ritorta su se stessa, ormai quasi deforme, dove si organizza il primo Raduno Nazionale degli Evasori Fiscali, si medita BISIO3di sostituire al Porcellum il ben più efferatoSputum, dove non è chiaro se i vecchi lavorano come ossessi pur di non cedere il passo ai giovani o se i giovani si sdraiano perché e più confortevole che i vecchi provvedano a loro.

Ispirato a “Gli Sdraiati” e “Breviario comico” di Michele Serra con Claudio Bisio
e con i musicisti, Laura Masotto violino, Marco Bianchi chitarra
regia Giorgio Gallione scene e costumi Guido Fiorato musiche Paolo Silvestri luci Aldo Mantovani
una produzione Teatro dell’Archivolto spettacolo proposto in collaborazione fra le stagioni del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e di Teatro Contatto



“Il giardinere di Villa Manin” con Fantini-Tusini-Venier venerdì 20 FEB. a Casarsa e sabato 21 FEB. a Sedegliano

Circuito ERT – Il giardiniere di Villa Manin, romanzo di Amedeo Giacomini pubblicato nel 2002, diventa spettacolo grazie alla collaborazione tra CSS Udine, Azienda Speciale Villa Manin e Progetto Integrato Cultura del Medio Friuli e all’interpretazione di Fabiano Fantini (voce narrante), Luigina Tusini (azione pittorica) e Glauco Venier (pianoforte). Il giardiniere che ha debuttato la scorsa estate proprio nel parco di Villa Manin approda ora nelle stagioni ERT: venerdì 20 febbraio al Teatro Pier Paolo Pasolini di Casarsa e sabato 21 febbraio al Teatro Plinio Clabassi di Sedegliano. Entrambe le repliche andranno in scena alle ore 20.45. 
Attraverso le pagine di un diario delicato e sereno, un giardiniere, poco prima di andare in pensione, racconta gli ultimi giorni di lavoro nel magnifico parco di Villa Manin.
Il giardiniere di Villa ManinÈ un uomo saggio, di grande cultura, esperto non solo di piante, ma filosofo, scienziato e anche artista. Il diario si apre sul quotidiano e su riflessioni legate al lavoro da ultimare, ma il flusso dei pensieri portano il giardiniere, come in una ricostruzione della memoria, a rievocare la storia del ‘luogo’ a cui ha dedicato la vita.
Fabiano Fantini, Luigina Tusini e Glauco Venier ripercorrono il racconto attraverso la recitazione, la pittura e la musica, alla ricerca dell’anima del giardiniere che, evocata da una suggestiva scelta delle parole di Giacomini, abita in ognuno di noi.
Amedeo Giacomini, nativo di Varmo, è stato filologo, narratore e poeta, oltreché traduttore dal latino e dalle diverse lingue romanze. Ha vinto numerosi premi tra cui il Rapallo e il Montefeltro per la prosa; il Firpo per la poesia; e il Nonino 1988. Come poeta è tradotto in danese, inglese, francese, tedesco, sloveno e spagnolo; è presente, con diverse liriche, in molte antologie dedicate alla poesia italiana contemporanea, e particolarmente nell’importante Poeti dialettali del ‘900, Einaudi, per le cure di Franco Brevini, e nella fondamentale antologia Poesia in dialetto, Mondadori 1999, dello stesso Brevini. 
Maggiori informazioni al sito ERT o chiamando la Biblioteca Comunale di Casarsa al  numero 0434 873981 e l’Ufficio Cultura di Sedegliano (0432 915529).

 




“Il teatro che fa la differenza!” ritorna il laboratorio al Teatro Bobbio. 19 febbraio primo incontro

Riparte, a grande richiesta, il laboratorio “Il teatro che fa la differenza!”un progetto ideato e realizzato da La Contrada-Teatro Stabile di Trieste che ne ha affidato la didattica laboratoriale a Francesco Paolo Ferrara. Un laboratorio aperto a tutti, senza limiti di età o di abilità, finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo teatrale nel quale si utilizza anche la lingua dei segni. Il primo incontro è fissato per giovedì 19 febbraio alle ore 14.30 presso la sala Polacco.

foto FrancescoSinicco

foto FrancescoSinicco

Inserita nell’ambito del Piano di Zona 2013/2015 Obiettivo 7.1 Anziani del Comune di Trieste, che vede la collaborazione fra il Comune stesso, l’Azienda per i Servizi Sanitari n. 1 Triestina, il Collegio IPASVI di Trieste, il Teatro Stabile La Contrada e i Comuni dell’Ambito 1.1 (Duino Aurisina-Sgonico-Monrupino) e 1.3 (Muggia e San Dorligo della Valle), questa iniziativa mantiene come finalità la promozione della salute e la prevenzione delle disabilità nell’anziano e nelle persone fragili.

La Contrada, che ha da sempre rivolto una particolare attenzione alla formazione ed alle agevolazioni per diverse tipologie di soggetti, ha aperto, già dalla scorsa stagione, il suo palcoscenico anche ai soggetti con disabilità e alla terza età. Si è trattato di una sorta di sfida creativa, artistica, educativa, che ha coinvolto una molteplicità di soggetti (grazie anche alla collaborazione dell’Istituto regionale “Rittmeyer” per i ciechi, La Quercia Società Cooperativa Sociale) che hanno lavorato sulla ricerca di un linguaggio comune, individuato nella lingua italiana dei segni. Con questo originale strumento comunicativo, che stimola la fantasia e consente l’elaborazione di un vocabolario universale,  la socializzazione tra i membri della compagnia riesce a  svilupparsi in un modo diverso da quello standard.

Il primo modulo del progetto laboratoriale continuerà fino al 18 maggio per poi ripartire in autunno per concludersi con lo spettacolo, in scena al teatro Bobbio, il 15 ottobre prossimo.

 “Il teatro che fa la differenza!” è un progetto aperto a tutti e mira ad abbattere le barriere (fisiche, sociali, culturali): tutti coloro che fossero interessati, anche ad imparare la lingua dei segni, sono quindi invitati quindi a partecipare.

Il progetto di questa nuova stagione prevede la messa in scena di uno spettacolo di prosa che prende il via dal teatro classico.

L’ingresso al laboratorio è gratuito. Gli incontri si terranno ogni lunedì e ogni giovedì pomeriggio presso la Sala Polacco dalle ore 14.30 alle ore 17.30.

Informazioni: 040.948471 / 948472 /390613; contrada@contrada.itwww.contrada.it.

 




Sabato 21 febbraio ore 20.45 “L’odissea di un pescivendolo” Teatro della Corte di Osoppo

Sabato 21 febbraio alle ore 20,45 va in scena “L’odissea di un pescivendolo”, un nuovo e importante spettacolo nella stagione del Teatro della Corte di Osoppo. La “Compagnia della Brocchetta” con la regia di Claudio Mezzelani e scritto da Alessandro Di Pauli, presenta il suo nuovo lavoro che si svolge in una città del nord Europa nel 1784. In un teatro che cade a pezzi, una compagnia di attori prova lo spettacolo che deve ridare speranza alla sopravvivenza del gruppo non più sostenuto dalla benevolenza dei regnanti. L’eco dell’arte di Shakespeare e del teatro elisabettiano risuona sul palco praticato dalla compagine di attori, ma i tempi cambiano, anche l’arte del teatro è in mutamento. pescivendoloGiunge un drammaturgo che deve portare a termine un copione incompiuto, ma l’autore sembra più rapito da una giovane attrice che dalla sua ispirazione. Strane e inquietanti presenze si agitano all’interno dell’edificio. Un lutto improvviso precipita gli eventi. Non ci sono più certezze e il tempo scorre inesorabile. La Compagnia della Brocchetta nasce nel 2010 e porta come lettera di presentazione il curriculum del Gruppo Teatrale “Sipario!” di cui eredita uomini e mezzi impegnandosi ad alimentare quel prestigio che la compagine ha costruito in quasi vent’anni di attività. Il gruppo è interessato ad una produzione che prevede una grande varietà di scelte in ambito drammaturgico e tecnico. Significative sono le componenti sperimentali, la creatività drammaturgica e scenografica, l’identificazione di spazi teatrali insoliti, tutte scelte con le quali il gruppo assume una sua specifica identità.

Biglietti intero €10, ridotto € 8, è possibile prenotare i biglietti via mail su info@anathemateatro.com oppure telefonicamente al 04321740499 e ritirarli la sera stessa dello spettacolo.




Da mercoledì 18 a domenica 22 feb Sinfonia d’Autunno – diretto da Lavia – arriva al Teatro Stabile del FVG

La pièce ritrova ora la via del teatro grazie a un maestro della regia, come Gabriele Lavia, che con l’opera del geniale artista svedese ha intessuto un feeling raro, regalando già in passato emozionanti spettacoli: al Politeama Rossetti, ricordiamo Scene da un matrimonio, nel 1998 e nel 2001 Dopo la prova, splendido testamento spirituale bergmaniano.
Sinfonia d’Autunno è costruito da tanti “assolo”: sono quelli dei personaggi condannati a non riuscire a comunicare fino infondo, a non risolvere mai i loro nodi, i sensi di colpa reciproci, a non poter non sentirsi “esclusi”.
Bergman chiama questo doloroso stato “Solitudine Assoluta” e secondo Gabriele Lavia era ben conscio di cosa si prova a vivere questa”esclusione”: «Un sentimento comune ai “teatranti” – riflette  Lavia – anche ai “concertisti”… comune a quegli strani esseri umani che “si espongono”, che “sono” sul palcoscenico. Hanno una sola possibilità d’essere: “esporsi”. Non riescono a essere Padri o Madri. Mariti o Mogli. Non sono normali. Sono “strani” e sono condannati a quella che Bergman chiama la “Solitudine Assoluta”. Ma forse questa “esclusione” e questa “Solitudine Assoluta” è la maledizione comune della nostra epoca».
Non a caso, dunque la protagonista di Sinfonia d’Autunno è una grande concertista, Charlotte, cui dà vita una emozionante Annamaria Guarnieri. Al pianoforte ha votato la propria vita, tanto da sacrificargli tutto il resto: è stata una pessima madre, una pessima moglie… Ed ora un dolore alla schiena le impedisce di stare allo strumento, con cui ha creato un proprio mondo, chiuso.
“Esclusivo” è anche l’universo dolente e depresso di Eva, sua figlia. Ha da poco perduto il proprio bambino, e il suo amore di madre è frustrato: a Charlotte, con cui da sempre è in conflitto, rinfaccia di averla trascurata, come pure l’altra figlia, Helene, la cui vita è devastata da una malattia degenerativa e di cui ora si prende cura Eva. Più volto all’accettazione, appare il marito di Eva, Viktor, che però ritrova la pace solo rifugiandosi quotidianamente nella stanza vuota del figlioletto, in un gesto di solipsistica nostalgia.
Come pianeti solitari, si attrarranno senza riuscire mai a unirsi davvero, senza risolvere i loro desideri e i loro reciproci rancori, in un vortice di scavo psicologico e tensioni che solo un eccellente cast può restituire in scena.
Sinfonia d’Autunno di Ingmar Bergman, nella traduzione di Chiara De Marchi va in scena nella regia di Gabrilele Lavia; le scene sono di Alessandro Camera, i costumi di Claudia Calvaresi, e le musiche di Giordano Corapi, Simone De Angelis ha ideato le luci.
Anna Maria Guarnieri interpreta Charlotte, Valeria Milillo è impegnata nel ruolo di Eva, al cui marito Viktor dà vita Danilo Nigrelli. Nel ruolo di Helena ammireremo Silvia Salvatori. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria Fondazione Brunello Cucinelli.
Sinfonia d’Autunno va in scena al Politeama Rossetti da mercoledì 18 a sabato 21 febbraio alle ore 20.30 e domenica 22 febbraio in pomeridiana alle ore 16.I biglietti si possono acquistare presso tutti i punti vendita dello Stabile regionale, ed i consueti circuiti e accedendo attraverso il sito www.ilrossetti.it all’acquisto on line.
Ulteriori informazioni al tel 040-3593511.