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LA NOTTE CHE IL FRIULI ANDÒ GIÙ Dieci voci raccontano il terremoto del ’76

IN TUTTE LE LIBRERIE il nuovo libro di Bottega Errante Edizioni con i testi di: Renzo Brollo, Pericle Camuffo, Pierluigi Di Piazza, Gian Paolo Gri, Maurizio Mattiuzza, Paolo Medeossi, Giada Messetti, Silvia Sacher, Antonella Sbuelz, Renzo Stefanutti

Presentazione in anteprima al Festival Vicino/Lontano 2016
Venerdì 6 maggio, ore 19.30, Chiesa di San Francesco, Udine
Intervengono: Pierluigi Di Piazza, Antonella Sbuelz,
Gian Paolo Gri, Paolo Medeossi, Maurizio Mattiuzza

Presentazione in anteprima anche del cortometraggio 1976 prodotto da Bottega Errante, scritto e diretto da Alessandro Venier con protagonista Fabiano Fantini

Un canto collettivo, corale, popolare, che ci riporta dentro la notte del 6 maggio 1976. Una data scolpita nella memoria di intere generazioni, che ha spostato la linea retta della storia del Friuli, un modo di essere, di vedere il mondo, di farne parte. Il racconto di una tragedia, che accanto ai mille morti e al crollo totale di interi paesi, è diventata simbolo dello spirito profondo di un popolo, di una comunità, fatto di commovente solidarietà, tenacia, lacrime trattenute, pacche sulle spalle.
La letteratura ha anche il compito di costruire un immaginario, di provare a narrare le emozioni, le contraddizioni, i dolori di quel 1976. Dai testi più “politici” ai più poetici, dalle testimonianze dirette alle riflessioni, scrittori, giornalisti, critici, musicisti ci mostrano in questo libro che cos’è stato per loro il terremoto.

Allora la solidarietà si è sperimentata in modo diretto, profondo, esteso: persone singole, gruppi, associazioni, comunità, alpini, diocesi e altri soggetti ancora d’Italia, d’Europa, d’altri Paesi in cui ci sono migranti friulani, sono stati presenti con dedizione di tempo, energie, denaro, competenze, in modo positivo, costruttivo. E si è vissuta la solidarietà nelle tendopoli e nei prefabbricati…
(Pierluigi Di Piazza)

Penso che dopo quarant’anni, per restare in vita e mantenersi lievito fecondo e critico, l’esperienza del terremoto abbia però una chance: non la strada della memoria passiva e ripetitiva, ma la sua trasformazione in oggetto di reinvenzione narrativa. Servono narratori non consunti e temi narrativi diversi.
(Gian Paolo Gri)

La sera di quel 6 maggio trattiene nella sua memoria un chiarore malato e opalescente, una calma precaria e un clima caldo, troppo caldo per la tarda primavera. Durante l’intera giornata il cielo è stato sereno, di un limpido azzurro disarmante, ma adesso è prossimo a imbrunire…
(Antonella Sbuelz)




Resistenze femminili Giovedì 21 aprile ore 21.00 Teatro Miela TUTTE LE ANIME DEL MIO CORPO

Chiude la rassegna  il giorno 21aprile  alle ore 21.00 il documentario Tutte le anime del mio corpo  regia di Erika Rossi prodotto da Quasar Multimedia  (Italia-Slovenia, 2016, 63’).

Questa proiezione rappresenta una delle tappe del progetto europeo Women of the Resistence, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma EACEA – Europe for citizens, e sviluppato dall’associazione PiNA di Capodistria che si avvale di un partenariato internazionale di cui fanno parte la cooperativa Bonawentura (IT), Associazione culturale La Giordola (IT), Associazione Quarantasettezeroquattro (IT), Foundation for partnership and civil society development (CRO), CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia (IT), Istrska regija (CRO), che si è svolto durante la stagione nelle scuole di Trieste e della regione, in Slovenia e in Croazia, raccontando le storie delle donne della Resistenza e esplorando che cosa vuol dire resistere nel mondo di oggi.

La regista Erika Rossi e la protagonista Lorena Fornasir introdurranno il film e incontreranno il pubblico affrontando il tema della resistenza e del suo significato rispetto alla società attuale.

Il documentario narra la storia di Maria Antonietta Moro, giovane partigiana che nel Friuli degli anni 1943-1945 partecipò prima alle attività dei gruppi antifascisti jugoslavi nel goriziano e poi a quelle italiane. Una storia nascosta, che neanche la figlia conosceva fino alla scoperta, dopo la morte della madre avvenuta nel 2009, di un diario che narrava nel dettaglio ogni istante di quel periodo.
Quel diario è diventato prima un libro (“Tutte le Anime del Mio Corpo”, Iacobelli Editore, collana Frammenti di Memoria) e poi un documentario, dal titolo omonimo, diretto da Erika Rossi.
Tra dubbi e nuove scoperte, materiali d’archivio e collegamenti con l’oggi, “Tutte le anime del mio miela1le-anime-del-mio-corpo-300x300corpo” diventa un viaggio nella storia personale di una famiglia, del rapporto intimo tra una mamma e una figlia, dei segreti che si mantengono e dei motivi per cui lo si fa. Ma è anche un viaggio nella Storia, con la “S” maiuscola, quella dell’Italia che seppe resistere, dei rapporti con la Jugoslavia, di un passato che sembra lontanissimo e invece è poco più di ieri.

“Tutte le anime del mio corpo” è un documentario diretto da Erika Rossi e prodotto da Quasar Multimedia (società con sede in regione), Casablanca Films (Slovenia), RTV Slovenija, e realizzato con il sostegno del Fondo Audiovisivo FVG, FVG Film Commission e Fondo Audiovisivo Sloveno.

Info: www.miela.it

Prevendita c/o biglietteria del teatro tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00. www.vivaticket.it

Andrea Forliano




GRANDE GUERRA: INAUGURA SABATO 2 APRILE A CASARSA DELLA DELIZIA LA MOSTRA EASTERN FRONT/ESTERN MERIDIAN

B#SIDE WAR, il festival internazionale promosso dall’associazione IoDeposito, evento unico al mondo ad occuparsi specificamente di indagare i lasciti delle guerre del ‘900 al mondo contemporaneo, questo fine settimana porta la sua riflessione sui conflitti (a partire dalla Grande Guerra e fino al conflitto dei Balcani) finalmente a Pordenone. Dopo la presentazione delle edizioni critiche cartacea e multimediale nate dal progetto di ricerca sui libri di guerra di Mario Puccini svoltasi presso Palazzo Pera l’1 aprile, sabato 2 aprile alle ore 18.00 inaugurerà la mostra Eastern Front/Eastern Meridian- artisti contemporanei internazionali a confronto con i lasciti del Fronte Orientale a Casarsa della Delizia nella suggestiva architettura ideata da Gino Valle per l’ex municipio, in Piazza IV Novembre.

imageLa mostra, visitabile fino al 30 aprile, vede dodici artisti internazionali ritrarre l’esperienza di altrettanti territori cent’anni fa connessi durante il primo conflitto mondiale dalla linea del Fronte Orientale, lungo il meridiano da nord a sud, dal Baltico al Balcani: territori oggetto delle volontà dominatrici austro-ungariche, soggiogati dalla Russia e dagli imperi Occidentali. La narrazione sarà condotta attraverso lo sguardo di interpreti di atavica potenza: sogni, fantasmi, infanzia, identità e oppressione saranno così i protagonisti delle opere pittoriche, installative e di sound art. Al centro di questo intenso percorso, le vicende storiche dei territori d’origine degli artisti, in parallelo alle loro personali ed intime riflessioni. Il ripetersi seriale della violenza, il sempiterno conflitto, emergono dall’intensità dei colori, dalle pennellate concitate e sofferte, dall’ampia dimensione delle tele, volontariamente lasciate senza cornice, quasi a voler intaccare le pareti come pitture rupestri. Ne emergono un affresco corale e sfaccettato, un percorso di decostruzione e ricostruzione dell’esperienza umane del primo conflitto.

INFO E CONTATTI
sabato 02.04.16 – ore 18.00
CASARSA DELLA DELIZIA – Presso l’ex municipio, in piazza IV novembre n° 23
Inaugurazione della mostra Eastern Front/Estern Meridian.
In occasione dell’inaugurazione, un talk con artisti e curatori.
L’evento è gratuito ed aperto a tutti.
www.iodeposito.org / info@iodeposito.org




I villaggi operai di Torviscosa, Schio, Valdagno e Crespi d’Adda protagonisti su RAI Storia Il 14 marzo

Andrà in onda lunedì 14 marzo alle ore 22.00 su RAI Storia (canale 54 del digitale terrestre) e poi in replica venerdì 18 alle ore 17.00 il documentario dedicato a Torviscosa le cui riprese sono state effettuate all’inizio dello scorso dicembre. La puntata, intitolata “Abitare nell’età industriale: i villaggi operai”, è curata da Lucrezia Lo Bianco e Alessandra Conforti ed è inserita nella serie di Eugenio Farioli Vecchioli e Davide Savelli “Italia: viaggio nella bellezza” frutto di una collaborazione tra la RAI e il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo allo scopo di presentare al grande pubblico il patrimonio culturale e artistico italiano. image
Secondo le autrici, la particolare storia di Torviscosa, che ne ha condizionato anche le caratteristiche architettoniche, urbanistiche e paesaggistiche, la rende oggi uno degli esempi di insediamento industriale più interessanti d’Italia. La sua fondazione è legata alla particolare situazione economica dell’Italia degli anni Trenta, contraddistinti dall’autarchia imposta dal regime. È proprio l’esigenza di rispettare la legge autarchica che spinge la SNIA Viscosa a sperimentare la produzione di cellulosa a partire da materie prime nazionali. Da qui nasce l’insediamento di Torviscosa, dalla duplice natura agricola e industriale, e contemporaneamente sorge anche la cittadina dalla tipica architettura fascista. Oggi, tutto quello che si vede a Torviscosa racconta ancora questa microstoria così legata alla “grande” storia nazionale ed europea: l’impianto urbanistico, che divideva il paese in aree funzionali e la zona residenziale in base alle categorie professionali, la piazza “metafisica” alla De Chirico, il villaggio operaio, l’ex campo di concentramento per i prigionieri di guerra neozelandesi e sudafricani che fino all’8 settembre 1943 furono impiegati nelle attività della SNIA Viscosa, il paesaggio delle bonifiche circostante e soprattutto il grandioso stabilimento industriale in mattoni rossi, in eccellente stato di conservazione, che ora ospita importanti attività industriali come la Bracco Spin e la Caffaro Industrie.
Le riprese televisive per la realizzazione del documentario hanno coinvolto 9 operatori che, per due giorni interi e con l’utilizzo di 4 diversi strumenti di ripresa, hanno filmato l’intera area del territorio comunale, compresi Malisana, il Villaggio Roma, le agenzie 1 e 5. La troupe ha avuto accesso anche allo stabilimento industriale, grazie alla disponibilità e collaborazione delle aziende insediate.
Dopo la messa in onda, l’intera puntata sarà visibile anche online, dal sito www.raistoria.rai.it.




PER “DUE FRONTI, UNA CITTÀ”: DOPPIA PROIEZIONE NELL’AUDITORIUM DEL SALONE DEGLI INCANTI

Venerdì 11 marzo alle ore 16.00 e alle ore 18.00  PER IL FILM “UN ANNO DI SCUOLA”

Si torna all’Auditorium del Salone degli Incanti – Ex Pescheria con una doppia proiezione del film “Un anno di scuola” di Franco Giraldi, alle ore 16.00 e alle ore 18.00 di venerdì 11 marzo,nell’ambito del programma di incontri promossi per la mostra “Due fronti, una città” e organizzati da La Cappella Underground.

Tratto dai racconti di Gianni Stuparich, il film è ambientato a Trieste e girato al Liceo Dante: prodotto da Raidue, è stato mandato in onda in due puntate (8 e 10 giugno 1977). Come si legge dalle critiche,“Franco Giraldi non ha soltanto reso, con l’abituale finezza, un buon servizio allo scrittore triestino Stuparich, ma ha rievocato in
modo attendibile il clima storico-culturale della gioventù triestina del tempo e sottolineato l’attualità della volitiva e spregiudicata Edda, ritratto di una donna coraggiosa, capace di svelare tutte le piccole contraddizioni di una Trieste e di un Impero verso la catastrofe della Prima guerra mondiale”.

Nato a Comeno, oggi Komen in Slovenia, di madre carsolina di cultura slovena e di padre istriano di cultura italiana, Franco Giraldi cresce tra San Daniele del Carso (oggi Štanjel), dove entra in contatto con la
resistenza partigiana, e la lacerata Trieste del dopoguerra. Distante dai salotti romani Franco Giraldi rivede alcuni passaggi cruciali del cinema italiano: dal fenomeno del western all’italiana alla commedia
all’italiana, fino alla cosiddetta televisione d’autore, con interessanti trasposizioni letterarie e in cui maggiormente si riflette la delicata malinconia mitteleuropea dell’uomo di frontiera.

“Un anno di scuola” sottolinea particolarmente il legame tra la città e il Carso: numerose sono infatti le sequenze, a cominciare dall’incipit del film, in cui vediamo la protagonista (Laura Lenzi) impegnata in un’arrampicata sul ciglione carsico che sovrasta la Napoleonica. Notevole nel film è anche la presenza della Val Rosandra
(molto raramente usata come location cinematografica). Non mancano i luoghi più classici di Trieste (piazza Unità, Molo Audace, le Rive…), ma anche prospettive e scorci inediti, come lo splendido palazzo in stile Liberty di via Tigor al civico 12, già cinematograficamente rivelato da “Senilità” (1962) di Mauro Bolognini, e più tardi utilizzato in sequenze del film televisivo“Appuntamento a Trieste” (1987) e “La coscienza di Zeno” (1988)
di Sandro Bolchi.

Andrea Forliano




Val Resia 1944: la tragica fine di una missione di soccorso. venerdì 11 marzo 2016 alle ore 18 presso la Libreria Tarantola Udine

Era il 16 ottobre 1944, quasi alla fine del dramma della Seconda Guerra Mondiale. I partigiani erano stati costretti a ritirarsi sulle valli del Natisone dopo una massiccia operazione di rastrellamento lanciata dal comando tedesco in Friuli. Con grande difficoltà, un messaggio di aiuto venne fatto pervenire alla Special Operation Executive statunitense, che predispose una missione speciale a nord di Udine. Le condizioni meteorologiche per quella sera si rivelarono davvero inadatte al volo che, per la sua particolarità, veniva compiuto in maniera segretissima e senza l’ausilio di aerei scorta. La tragica conclusione di questa missione di supporto però non poteva essere immaginata davvero da nessuno.
Grazie anche ad un imponente lavoro di ricerca negli archivi americani, va reso merito a Tommaso Zuzzi (scomparso prematuramente nel 2013) e a Enrico Barbina di aver riportato alla luce questa triste pagina.
Per “Gli incontri de La Panarie” Enrico Barbina racconterà la vicenda con documenti e immagini inedite venerdì 11 marzo 2016 alle ore 18 presso la Libreria Tarantola in via Vittorio Veneto a Udine. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.




4 MARZO TEATRO PALAMOSTRE E TEATRO SANGIORGIO PROGETTO DONNE DELLA RESISTENZA

Venerdì 4 marzo dalle ore 10 al Teatro Palamostre e dalle ore 14.30 al Teatro S. Giorgio una giornata di studio e di confronto con Lidia Menapace, Michela Ponzani e tante altre ricercatrici e storici della Residenza

FOTO DI DONNA PARTIGIANA

FOTO DI DONNA PARTIGIANA

Donne della Resistenza è il tema del convegno in programma martedì 4 marzo al Teatro Palamostre e al Teatro S. Giorgio di Udine, nell’ambito del progetto “Women of the Resistance”, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma EACEA – Europe for citizens. Sviluppato dall’associazione PiNA di Capodistria (SLO) in partenariato con cooperativa Bonawentura (IT), La Giordola (IT), Associazione Quarantasettezeroquattro (IT), Foundation for partnership and civil society development (CRO), CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia (IT), Istrska regija (CRO)




DUE FRONTI, UNA CITTÀ: AL REVOLTELLA 26 feb.-18.00 nell’Auditorium del Museo FILM “LA ROSA ROSSA” DI GIRALDI

Per l’ormai consueto incontro, organizzato da La Cappella Underground, del venerdì su “Due fronti, una città” – la mostra promossa dal Comune di Trieste – il 26 febbraio alle 18.00, nell’Auditorium del Museo Revoltella, sarà proiettato il film di Franco Giraldi “La rosa rossa” del 1973, tratto dall’omonimo romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini (1937).
Una vicenda sommessa e intimista, girata interamente in Istria con finezza e ironia da Franco Giraldi: il regista, nato nel 1931 a Comeno (oggi Komen, in Slovenia), un paese del Carso a sud est di Gorizia, ha sempre dimostrato grande sensibilità nei confronti della sua terra d’origine, l’area giuliana, un tipico mondo di confine, di frontiera, che si ritrova spesso nei suoi lavori.
In particolare, La rosa rossa è il primo film di una trilogia composta da “Un anno di scuola” (1977) e “La frontiera” (1996), anch’essi ispirati ad opere letterarie. La vicenda di “La rosa rossa” è ambientata dopo la prima guerra mondiale a Capodistria, diventata italiana, ove fa ritorno il conte Paolo Balzeri, ex generale austriaco, ospite del cugino Piero de Faralia e sua moglie Ines. È un piccolo mondo di provincia in cui tutto sembra rimasto fermo, legato al passato, alle consuetudini, al rispetto delle forme e delle gerarchie sociali, un microcosmo non privo però di qualche tensione e piccoli segreti, come la rosa rossa che il conte Paolo trova infilata in un bicchiere da una mano sconosciuta.
Ben sostenuto dalla colonna sonora di Luis Bacalov e dalle interpretazioni di un cast di grande livello, il film vanta numerosi riconoscimenti da parte della critica e delle giurie di molti festival.

 




Memobus 2015-2016: oggi parte il primo dei due viaggi in programma verso i luoghi della memoria

UN VIAGGIO DI FORMAZIONE AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ-BIRKENAU. UN’ESPERIENZA EDUCATIVA PER COMPRENDERE LA STORIA E TRAMANDARE LA MEMORIA. UN PROGETTO EDUCATIVO RIVOLTO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE MEDIE E SUPERIORI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, UN VIAGGIO – AL CONTEMPO FISICO E IDEALE – ALL’INTERNO DELLE MEMORIE TRAGICHE DELLA SHOAH E DEI TOTALITARISMI. image

Parte oggi martedì 23 febbraio il primo dei due viaggi previsti dal “Memobus”, progetto dell’associazione Quarantasettezeroquattro che si fonda sulla convinzione che per mantenere e tramandare la memoria della Shoah sia necessario un lungo percorso che attraverso l’analisi, la riflessione, e l’immedesimazione, porti alla comprensione.
Questo primo viaggio, destinato alle scuole superiori di Gorizia e Trieste (il secondo si terrà a metà marzo con le scuole medie di Fiumicello), tocca la Risiera di San Sabba e prosegue con una visita a Cracovia e ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau come momento centrale di un’esperienza formativa che intende focalizzarsi sugli eventi, sui luoghi e sulle persone. Un’esperienza che si compone di lezioni interattive, incontri con i testimoni e laboratori per concludersi con un confronto diretto con i luoghi della memoria: i campi, ma anche il ghetto di Cracovia, il quartiere ebraico e il museo Schindler.
La visita ai più grandi e importanti campi di sterminio concepiti dal regime nazista rappresenta un’esperienza di forte impatto: consente agli studenti di confrontarsi direttamente con gli spazi che furono al centro di eventi che ormai possono apparire lontani e incomprensibili, se non addirittura inimmaginabili. Più volte si è ripetuto che Auschwitz è impensabile, che la Shoah non è rappresentabile. Che l’esperienza del campo di sterminio è un limite invalicabile per l’immaginazione e per la narrazione. Tali constatazioni hanno contribuito a creare, attorno al problema dei campi di concentramento e di sterminio – non solo degli ebrei, ma anche degli oppositori politici, di Rom e Sinti e di tutti coloro ritenuti inferiori o pericolosi dal regime di Hitler – una sorta di aura, relegandolo quasi in una dimensione di sacralità, in un universo a cui bisognava accostarsi con prudenza e riverenza.
Tale aura ha spesso rappresentato un ostacolo per coloro che intendevano, con i mezzi più diversi, avvicinarsi alla Shoah con l’intenzione di “raccontarla”, di tramandarla, di farla comprendere alle nuove generazioni.
Hannah Arendt ha insistito sul fatto che «là dove il pensiero fallisce, proprio là il pensiero deve insistere e persistere, tentando magari vie diverse». Non bisogna quindi parlare di inimmaginabile, ma bisogna anzi essere disposti a riconoscere che per sapere, per comprendere e per comunicare è innanzitutto necessario immaginare. «Dobbiamo provare a immaginare l’inferno di Auschwitz». Bisogna aprirsi all’«immaginazione, malgrado tutto» (G. Didi-Huberman).
Attraverso la collaborazione con l’ANED i partecipanti al progetto hanno avuto la possibilità di dialogare e confrontarsi con alcuni ex deportati e, attraverso i loro racconti, acquisire delle chiavi di lettura fondamentali per comprendere ciò che andranno a vedere. Al contempo, però, gli studenti avranno modo di riflettere sul fatto che, essendo l’ultima generazione a poter ascoltare le testimonianze dirette di chi visse quegli avvenimenti, sarà necessario “immaginare” e promuovere nuove modalità per mantenere e tramandare la memoria.
E questa sarà una loro responsabilità.

Memobus è un progetto dell’associazione Quarantasettezeroquattro, in collaborazione con ANED sezione di Pordenone e con il contributo fondamentale della Provincia di Gorizia.




Non dimenticare il passato per non dimenticare il presente

“Che il giorno della memoria sia un monito per le generazioni piu’ giovani per non ripetere atti del genere”.Questa è stata la frase pronunciata oggi dal Vescovo di Trieste,Monsignor Giampaolo Crepaldi, in un uggiosa mattinata, presso il monumento nazionale ” Foiba di Basovizza”.Nella data odierna ricorre il giorno della memoria,istituito nel 2004,per ricordare le vittime della repressione da parte dell’esercito popolare Jugoslavo nei 43 giorni di occupazione del capoluogo Giuliano maturate dopo il terribile ventennio fascista e la successiva invasione nazista che avevano stravolto la natura di una  città, da sempre multietnica e multiculturale.”La guerra trascinata dalla Pace” per citare le parole di uno scrittore,è quello che esattamente avvenne in quei giorni concitati.Un miscuglio  di vendette di natura personale,oltre che di carattere ideologico ed etnico e avvenute sotto gli occhi dell’armata Alleata,presente in città, comandata dal Generale Neozelandese Freyberg ,il quale intervenne solo con blande proteste verbali.La giornata di oggi commemora anche gli oltre 250 mila profughi,che hanno lasciato le proprie case in Istria,e nelle ex province di Fiume e di Zara negli anni seguenti la fine della seconda Guerra Mondiale,territori passati dall’amministrazione Italiana a quella Jugoslava,appunto il 10 febbraio del 1947,giorno della firma delle condizioni di Pace a Parigi.In questi trattati prevalsero ,probabilmente, gli opportuni calcoli politici delle Potenze Vincitrici che l’effettiva “autodeterminazione dei popoli”,principio acclamato a gran voce dalle stesse potenze.Stamane,assieme al già citato Prelato e ai giovani delle scolaresche vi erano,infatti,anche alcuni ex profughi in imageetà avanzata e i figli di essi per testimoniare con la propria voce,la grossa sofferenza patita in quelle lunghe giornate.Presenti anche il Sindaco Roberto Cosolini e la Presidente della Regione Debora Serracchiani,intervenuti in fase di chiusura della Cerimonia.Proprio in questi giorni è avvenuta al Cairo, un’altra tragedia non meno grave;la morte del corregionale Giulio Reggeni.Le circostanze del delitto non sono del tutto ancora chiare;ma è palese la morte di un giovane ricercatore andato con grande entusiasmo nella Capitale Egiziana per inseguire i propri sogni e approfondire i propri studi interculturali;approfondimenti che forse gli sono stati fatali.Sono tanti,ad oggi,i giovani e la gente in generale che la propria casa ,senza divise militari e relativi cospiqui compensi,e che paga con la vita,l’attaccamento alle proprie idee ed esprimendo cio’ mi congiungo alla frase con la quale ho aperto l’articolo.

Andrea Forliano.