“IL MARE DELL’INTIMITA'” A GORIZIA, “èSTORIA”, SABATO 19, ALLE 12

Sabato 19 maggio, alle 12.00, nella sala conferenze (1° piano) dell’elegante Palazzo De Grazia, a Gorizia, in via Oberdan 15, nel contesto del festival culturale “éStoria”, si racconteranno le mille storie del mare Adriatico con gli interventi di Rita Auriemma, archeologa subacquea, Pietro Spirito, giornalista e scrittore, Martina Vocci, giornalista.
Lo spunto sarà dato dalla presentazione delle versioni in italiano e in inglese del ricco catalogo, edito dall’editore romano Gangemi, della mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico”, della quale Rita Auriemma, direttore del Servizio catalogazione, formazione, ricerca dell’ERPAC (Ente Regionale Patrimonio Culturale) del Friuli Venezia Giulia, è stata curatrice.
Il volume, ricco di oltre 300 pagine, con centinaia di immagini a colori, presenta decine di contributi di studiosi italiani e stranieri che aprono anche inedite prospettive di conoscenza su fatti, personaggi, leggende, ritrovamenti che hanno costellato il mare Adriatico, dalla protostoria ai giorni nostri.
Il titolo della mostra prende le mosse da una citazione del grande studioso croato (ma sarebbe meglio definirlo “europeo”) Predrag Matvejević, presa da “Breviario Mediterraneo”, uno dei suoi grandi successi: “(…) L’Atlantico e il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità”.
E da questa poetica riflessione ha preso l’avvio una rassegna espositiva, aperta al Salone degli Incanti di Trieste dal dicembre dell’anno scorso fino al 1° maggio di quest’anno, che ha riscontrato un lusinghiero successo: si sono infatti registrati 23.856 visitatori in quattro mesi e mezzo di apertura, con una media giornaliera di quasi 200 persone; il progetto ha inoltre avuto un importante riconoscimento da parte del Ministero dei beni culturali e del turismo che ha inserito l’iniziativa nel programma ufficiale “2018. Anno europeo del patrimonio culturale”.
Con Rita Auriemma dialogheranno Pietro Spirito, altra “anima” della mostra triestina, appassionato subacqueo anch’egli, e Martina Vocci, quotidianamente impegnata a intrecciare rapporti e scambi culturali tra le sponde del “mare dell’intimità”.




La Parenzana – il treno dal fiato corto. Un viaggio musicale in Istria lungo il percorso della ex ferrovia (29 aprile – 1 maggio 2018)

“La Parenzana – il treno dal fiato corto” è una commedia musicale inedita itinerante lungo la ex-ferrovia istriana. Nata da un’idea di Cesare Tarabocchia con il supporto musicale di Muja Folk-Serenade curato da Andrea Sfetez, ed organizzazione di Serenade Ensamble di Muggia, vuole illustrare con aneddoti, musiche e canti, i territori e la tradizione dell’Istria del primo Novecento, uniti dal filo conduttore di una rotaia effimera sia per durata che per efficacia; quella di una ferrovia molto più importante per le stazioni minori che per i suoi capolinea.

L’idea si sviluppa nell’alternarsi di dialoghi recitati a leggìo con l’accompagnamento di un gruppo strumentale (costituito da una quindicina di elementi) e di un insieme canoro di una cinquantina di elementi, espressione della coralità del pluralismo dei territori attraversati. Sia la musica che il testo vogliono immergere lo spettatore nel viaggio immaginario dei tempi e luoghi in cui la ferrovia Parenzana, a noi tanto cara, conobbe la sua storia. È proprio a tale scopo che l’intenzione degli autori-esecutori è quella di presentare lo spettacolo, nelle sue diverse tappe parziali, in luoghi diversi, lungo l’itinerario della ferrovia e non solo. Lo spettacolo itinerante, coordinato insieme all’APS Viaggiare Slow di Muggia, si svolgerà in tre giornate, dal 29 aprile al 1° maggio 2018 e vedrà attori, musicisti, coristi e pubblico impegnati a percorrere insieme la Parenzana in bicicletta.

L’escursione cicloturistica, insieme agli autori, musicisti e cori lungo l’intero tracciato della ex-ferrovia, nel lungo weekend di fine aprile, prevedrà, lungo lo svolgersi del tracciato la messa in scena dei singoli spezzoni teatrali pertinenti con la sede di ciascuna delle soste previste, così da descrivere l’ambiente che si sta attraversando e la sua storia legata all’antica via di collegamento ferroviario.
A conclusione della terza tappa, sulla via del rientro, la sera di martedì 1° maggio, lo spettacolo sarà presentato nella sua interezza ospitato dalla Comunità di Babici / San Lorenzo. Negli anni a seguire si prevede di replicare lo spettacolo presso le Comunità locali interessate nelle tre nazioni toccate.

La partecipazione a una singola tappa o all’intero percorso è libera e gratuita.

Testi e scene di Cesare Tarabocchia e Francesco Fait

Musiche arrangiate e dirette da Andrea Sfetez

Orchestra Muja Folk Serenade e Gruppo musicale Castrum Band con la partecipazione del Coro della Comunità degli Italiani di Pirano, Coro Scout di Trieste, Gruppo vocale Semplici Note di Muggia, Coro misto C.I. di Grisignana, Coro misto C.I. di San Lorenzo-Babici e Coro misto C.I. di Visinada

La ferrovia Trieste – Parenzo

La linea ferroviaria Trieste-Buie-Parenzo, nota con il nome di “Parenzana”, tra il 1902 e il 1935,ha rappresentato per le nostre terre e le nostre genti uno straordinario elemento di collegamento e connessione, lasciando nella memoria collettiva indelebili ricordi e romantiche cartoline di un periodo storico lontano ormai un secolo.

La linea univa la città di Trieste a Parenzo, attraversando dapprima un tratto di costa istriana tra Muggia e Portorose e poi i piccoli paesi collinari interni quali Buie, Grisignana, Portole, Montona, Visinada e Visignano.

Il percorso, lungo 123 km., adottava lo scartamento ridotto di 760 mm e fu inaugurato il 1° aprile del 1902 per volontà del governo austroungarico. La linea aveva lo scopo di togliere dall’isolamento la parte nord occidentale dell’Istria, collegandola all’importante emporio triestino.

Escluse le stazioni di estremità di Trieste e Parenzo, il tracciato particolarmente ardito comprendeva 33 tra fermate e stazioni intermedie, 9 gallerie e 11 tra ponti e viadotti. Il traffico ferroviario fu esercitato sia per il trasporto di persone che di merci (vino, olio, sale, legname e pietra lavorata). Dopo la prima Guerra mondiale la linea passò sotto l’amministrazione italiana, registrando un lento e inesorabile declino che venne bilanciato da una lenta, ma sempre maggiore, diffusione di autocorriere e automobili. La linea venne chiusa per motivi economici il 31 agosto 1935. Già nel 1939 il materiale rotabile e parte degli immobili vennero ceduti e la linea venne quindi totalmente smantellata. Il suo sedime è stato recuperato e destinato ora a percorso ciclopedonale, asfaltato nella parte iniziale e sterrato nella parte croata. Il percorso si snoda attraverso tre nazioni: Italia, Slovenia e Croazia. Viene chiamato anche “Strada della salute e dell’amicizia”. Pedalare o camminare lungo questo tracciato significa ripercorrere la storia del territorio attraverso un secolo di cambiamenti ed evoluzioni storico-politiche, che hanno disegnato nuovi scenari in queste terre.

 

PROGRAMMA

 DOMENICA 29 APRILE

  • 9.30 – 10.30 Trieste, Piazzale S.Andrea  Spettacolo d’apertura
  • 11.30 Muggia, Largo Nazario Sauro Spettacolo parziale
  • 12:00 Partenza in bicicletta da Muggia
  • 13.30 Arrivo a Capodistria – Rebechin
  • 15.00 – 15.30 Capodistria-Koper spettacolo parziale
  • 16.00 – 16.30 Isola d’Istria-Izola spettacolo parziale
  • 18.00 – 18.30 Pirano-Piran spettacolo parziale

LUNEDI’ 30 APRILE

  • 9.30 – 10.00 Sicciole-Sečovlje, tre ponti spettacolo parziale
  • 11.00 – 11.30 Salvore-Savudrija, stazion Parenzana  pettacolo parziale
  • 12:30 Grisignana-Grožnjan, Caffè, spettacolo parziale
  • 13.30 – 14.00 Piemonte-Završje, museo della musica
    spettacolo parziale, pranzo al sacco
  • 15.30 – 16.00 Levade-Livade spettacolo parziale
  • 18.00 – 18.30 Montona/S.Pancrazio – Motovun/Brkac
    spettacolo parziale – a seguire cena – agriturismo da Toni

MARTEDI’ 1° MAGGIO

  • 10.00 partenza da Montona/Brkac
  • 11.00 – 11.30 Visinada-Vižinada, stazione Parenzana spettacolo parziale
  • 13.00 Arrivo a Parenzo-Poreč e pranzo libero
  • 16.30 Partenza bus/minivan per Babici S.Lorenzo-Lovrečica Babići
  • 18.00 – 19.00 San Lorenzo Babici, Casa della Cultura
    spettacolo completo
  • 19.00 Cena a Babici S. Lorenzo
  • 20.30 Partenza bus per Trieste

Istituzioni e Partner aderenti:

REGIONE AUTONOMA FRIULI VENEZIA GIULIA

COMUNE DI TRIESTE

COMUNE DI MUGGIA

MESTNA OBCINA KOPER – COMUNE CITTÀ DI CAPODISTRIA

ASSOCIAZIONE DELLE COMUNITÀ ISTRIANE

UNIVERSITÀ POPOLARE DI TRIESTE

ASSOCIAZIONE MUSEO-STAZIONE TRIESTE CAMPO MARZIO

SERENADE ENSEMBLE

APS VIAGGIARESLOW

ASSOCIAZIONE COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI PIRANO – GIUSEPPE TARTINI

ASSOCIAZIONE XXX OTTOBRE – SEZIONE DI TRIESTE DEL CLUB ALPINO ITALIANO

BANDA CITTADINA AMICI DELLA MUSICA – MUGGIA

COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI CAPODISTRIA

RADIO KOPER CAPODISTRIA

COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DANTE ALIGHIERI – ISOLA

OPĆINA GROŽNJAN / COMUNE DI GRISIGNANA

COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI GRISIGNANA

MUSEO DEGLI STRUMENTI POPOLARI DI PIEMONTE D’ISTRIA

COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI VISINADA

COMUNITÀ DEGLI ITALIANI DI S. LORENZO BABICI

Il programma e gli spettacoli potranno subire delle modifiche o variazioni in base alle condizioni meteo.

Per info: +39 339 4150897

Per altre informazioni: http://www.viaggiareslow.it/la-parenzana-il-treno-dal-fiato-corto/

Andrea Forliano




Nasce a Udine La Repubblica di Emma (Anno Zero) Udine, 28 aprile 2018

Non solo commemorazione, ma nemmeno l’insieme puro e semplice di diverse performance tra parole, teatro, musica, storia. La Repubblica di Emma – Anno Zero è molto di più: è un ideale antico che ha urgenza di essere nell’oggi.

La Resistenza e la Liberazione a Udine si festeggiano, dunque, anche nella giornata di sabato 28 aprile, a Cas*Aupa, in Via Val d’Aupa 2 (in caso di maltempo al Circolo Nuovi Orizzonti, Via Brescia 3) dalle 13.30 alle 20 circa: La Repubblica di Emma coinvolge storici, artisti, attori, accademici e normali cittadini con l’intento di celebrare l’idea che ispirò l’azione di una partigiana della Carnia (23 anni nel 1944) che diventa simbolo della lotta del passato e della svolta verso il futuro.
Emma e la sua Repubblica (che ci immaginiamo come la sua terra carnica) sono – come lei stessa scrive cinquant’anni dopo – la pianura friulana verde, fiorita, libera;  un vivere finalmente senza violenze, senza odio, un vivere in cui ogni uomo rispettasse l’altro uomo senza distinzioni di nazione, censo, religione, pelle.

A volere la manifestazione sono Giovanni Baracetti, nipote di Emma, Irene Bolzon e Piero Rosso. Tema di partenza dei dialoghi e delle rappresentazioni è la reazione sociale e gli avvenimenti seguiti all’8 settembre: tutto quanto – di terribile e nobile – è successo per portare prima alla Repubblica di Salò e poi all’intervento dei Partigiani.

I partecipanti.
Mediatore degli interventi  è Carli Pup di Radio Onde Furlane, da sempre studioso e autore di saggi sulla storia friulana e di trattati sociopolitici.

Irene Bolzon, addottoratasi a Udine e oggi direttrice dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della marca trevigiana, racconta della situazione sociale, politica ed emotiva causata dall’8 settembre 1943 “La morte dello Stato: cittadini, violenza, potere”.
Fabio Verardo, dottore di ricerca in Studi storici presso l’Università di Trento e autore di diversi saggi, interviene con una relazione su La Repubblica partigiana della Carnia e dell’alto Friuli: un laboratorio di democrazia (estate-autunno 1944).
Gabriele Donato spiega “Un’implacabile lotta armata”: l’importanza simbolica della violenza nella lotta di liberazione. Donato è insegnante, ricercatore esperto di nazifascismo e di politica negli anni Settanta in Italia.

A seguire due storie tra le più appassionate verranno affrontate e discusse: la prima quella di Romano il Mancino e i suoi Diavoli Rossi – personaggi della lotta partigiana ormai entrati nel mito in Friuli – ai quali si vorrebbe dedicare un film, perché la loro appassionata storia non sia dimenticata.
La seconda, poi, è la questione – trattata da Luca Meneghesso – che affronta più o meno provocatoriamente come in realtà il paese di Ronchi oggi intitolato ai Legionari dovrebbe di fatto chiamarsi “Ronchi dei Partigiani” (un volume sull’argomento è in uscita per Kappa Vu editore, presente alla manifestazione).

Due i momenti più squisitamente artistici che simbolicamente aprono e chiudono La Repubblica di Emma:  la perfomance del CCFT, che apre le attività, è dedicata ad alcune riflessioni storiche e schiettamente umane sul valore della vita, della lotta e della libertà; a chiudere, invece, è il concerto del musicista e polistrumentista Paolo Paron.

Il CCFT è un gruppo nato in seno al Palio Teatrale Studentesco udinese, da ragazzi che – terminato il Palio – volevano continuare l’esperienza teatrale. Poi, capitanato da Serena de Blasio e Ornella Luppi,

si è sviluppato in Circolo Arci e Associazione, continuando  ad esprimersi con originali percorsi teatrali (e non solo: anche creativi in senso lato, attraverso mostre, attività, concerti). A Udine per La Repubblica di Emma il lavoro si svolge su testi tratti da “L’odio” della Szymborska, da “Cedi la strada agli alberi” di Franco Arminio e da “Girotondo” di De André.

Le riflessioni in musica con Paolo Paron, che chiudono la giornata, regalano grandissimo slancio musicale: Paron, infatti, è un funambolico artista friulano dalle mille risorse e dall’espressività appassionata; artista impegnato e versatile, è reduce dal primo album “Vinacce”, che si è guadagnato molte recensioni positive di firme illustri.

Andrea Forliano




l’esodo istriano in un premio: quasi 1600 elaborati arrivati da tutta Italia ed estero

“Furono 350mila gli esuli italiani istriani giuliani e dalmati, che lasciarono case e affetti volendo essere italiani due volte: per nascita e per scelta. Un evento di portata drammatica passato sotto silenzio e ancora oggi assente dai libri di storia, che io ho vissuto da esule in prima persona. Ricordo ancora le baracche e il campo profughi e di come la gente ci chiamasse slavi”. Così ha esordito il sindaco di San Quirino, Gianni Giugovaz, in occasione della presentazione del premio letterario internazionale “Villotte: storie in cammino…, un cammino di storia”, indetto dal Circolo Ricreativo Villotte, da un’idea di Luigino Vador e Nicoletta Ros, e realizzato col sostegno di Comune di san

Le prime case delle Villotte

Quirino, Comune di Roveredo in Piano e Comune di Pordenone, affiancati da sostenitori privati come Pontegobbo Bobbio, Associazione GueCi Rende, Cantine Gelisis, Itas Assicurazioni, Cantina Bessich, Ristoro Sferco, Bcc Pordenonese. Da tempo Luigino Vador e Nicoletta Ros si sono fatti portavoce delle storie degli esuli raccogliendo le loro storie in due volumi “Opzione Italiani” (2007) e “Senza ritorno” (2017), che hanno ottenuto il podio in 39 concorsi letterari, nonché il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente Sergio Mattarella. Ora hanno voluto lanciare la palla ai giovani, principalmente, ma non solo, affinché si facessero a loro volta testimoni. Lo scopo del Concorso era infatti quello di diffondere la storia dell’Esodo nelle scuole e raccogliere nuove testimonianze, così da far divenire il Centro Ricreativo delle Villotte un centro di raccolta di testimonianze e documentazioni sull’esodo Istriano Giuliano Dalmata. E se l’adesione del Comune di San Quirino, che accolse

I primi pionieri di Villotte

proprio in località Villotte, una sessantina di anni fa 49 famiglie di esuli istriani, tra cui la stessa famiglia del sindaco Gianni Giugovaz, è stata piena, arrivata la valanga degli elaborati, pronta è stata la risposta di Mara Giacomini, sindaca di Roveredo in Piano, nel cui comune insiste una significativa comunità di esuli e dell’assessore alla cultura del Comune di Pordenone Pietro Tropeano, che l’anno scorso è stato denunciato in procura (e pienamente assolto anche dopo il ricorso), per aver negato la saletta Degan a un incontro dal sapore negazionista proprio il Giorno del ricordo.
Il premio, nato con l’obiettivo di raccogliere un massimo di 300 elaborati, ha registrato l’invio di 1580 testi da tutta Italia e dall’estero (Grecia, Canada, Svezia, Bulgaria e Germania), guadagnandosi dunque subito sul campo la qualifica di premio internazionale. A giudicare gli elaborati una giuria tecnica e una giuria popolare.
La giuria tecnica presieduta da Marinella Rosin Beltramini (che ha sottolineato l’alta qualità e la profondità degli elaborati) è composta da Gianni Bellinetti, Bruno Brusadini, Serena Fogolini, Roberto Iacovissi, Flavia Maraston, Rita Marceca, Elisa Martin, Erika Protti, Gabriella Rapini, Roberta Tommasi, Paola Voncini, Annalisa Vucusa. A comporre la giuria popolare sono Lidio D’Odorico, Graziella Miot, Nicoletta Ros, Chiara Sartori, Pietro Taurian, Gina Vador, Luigino Vador.
Il concorso è strutturato in tre sezioni: adulti sul tema dell’esodo, adulti su tema libero e studenti. Le due sezioni per adulti hanno le sottosezioni poesia edita, poesia inedita, narrativa inedita, narrativa edita. La sezione per studenti ha la sottosezione narrativa e poesia a tema libero e quella di narrativa e poesia sul tema dell’esodo.
Per quanto riguarda gli adulti hanno partecipato anche poeti e scrittori con curriculum di spessore, libri editi all’attivo e concorsi letterari vinti. Tra essi, per esempio Giuseppina Mellace di Roma, che nel libro illustrato “Storie di donne dimenticate” ha raccolto racconti al femminile sulla tragedie delle foibe, il leccese Donato Maglio, la poetessa Rita Muscardin di Savona che, esule, ha dedicato il suo componimento alle madri di Aleppo, il poeta e scrittore di Jesi Lorenzo Spurio, il poeta romano Mauro Montacchiesi, la poetessa goriziana Annapaola Prestia.

Famiglia Legovich

Alla sezione studenti hanno partecipato la Scuola Media “Colonia Caroja” di San Quirino (Pordenone), l’Istituto Comprensivo Scuola Primaria Villa di Serio di Bergamo, l’Istituto Comprensivo “A. Gramsci” di Ossi (Sassari), l’Istituto Comprensivo “Vittorino da Feltre” di Bobbio (Piacenza). Dalla Sardegna arriveranno a Pordenone dunque 4 ragazze per ritirare il proprio premio, accompagnate dalla docente di origine friulana.
Una splendida risposta al bando di Concorso è giunta dal Liceo Artistico “Enrico Galvani” di Cordenons, che ha sviluppato il tema in forma grafica/artistica con 20 elaborati, realizzati unendo tradizione e innovazione: stampe artistiche, frutto di una ricerca su testi e immagini d’epoca con approfondimenti storici e letterari.
Da questa risposta è nata l’idea di affidare agli studenti del liceo la realizzazione del logo del concorso per le prossime edizioni.
Questo il programma delle premiazioni: in ogni occasione saranno lette integralmente le poesie e l’incipit delle opere in prosa premiate.

La famiglia Jacaz

Venerdì 4 maggio alle 10 a Villa Cattaneo di San Quirino, premiazioni dei racconti e poesie a tema libero e sul tema “l’Esodo Istriano – Fiumano e Dalmata”, realizzati dagli studenti delle scuole primarie e secondarie.
Sabato 5 maggio alle 17,00 al Centro Ricreativo delle Villotte, premiazione delle sezione Adulti: Racconti e poesie sul tema l’Esodo Istriano – Fiumano e Dalmata. Contestualmente verranno scoperte le mattonelle di ceramica incise con titoli, stralci e autori delle opere prime classificate, fissate sule pareti del Centro.
Sabato 12 maggio alle 17 al Ridotto del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, premiazione della sezione adulti Racconti e poesie a tema libero. Contestualmente verranno esposte e premiate le opere grafico – pittoriche sul tema L’Esodo realizzate dai giovani del Liceo Artistico “E. Galvani” di Cordenons coordinati dalla docente Laura Santarossa.

Andrea Forliano




Da sabato 7 apr.all’Associazione Archeosofica di Siena Gli eterni valori della Cavalleria

Storia, spiritualità, mistero, mito, leggenda: c’è questo e molto di più nel nuovo ciclo di incontri “Gli eterni valori della Cavalleria” che, ad ingresso libero, prenderà il via il prossimo sabato 7 aprile a Siena. Sette appuntamenti che, organizzati dalla sezione senese dell’Associazione Archeosofica, cercano di far luce sulla figura del cavaliere.
E così, dal misticismo islamico dei sufi, alla ricerca del Graal condotta dai Templari, si attraverseranno i secoli alla scoperta della comune natura esoterica che mosse le gesta di tanti eroi senza tempo, protagonisti di un percorso spirituale e iniziatico rivoluzionario.

Gli incontri che avranno inizio alle ore 17.30, si terranno presso la sede dell’Associazione Archeosofica di Siena in via Banchi di Sopra 72, a partire dal prossimo sabato 7 aprile quando si parlerà della “Cavalleria d’Oriente”.
Francesco Parisi condurrà il pubblico in un viaggio per comprendere il pensiero, la mistica, ed i culti misterici che hanno caratterizzato i cavalieri esoterici d’oriente dalla cui dottrina, insegnata all’interno di speciali circoli spirituali, si svilupperanno la poesia, la musica e l’alchimia tipica del mondo arabo.

“Eroi senza tempo” è invece il tema che Filippo Costanti e Elisabetta Meacci proporranno sabato 21 aprile quando andranno alla scoperta della storia e dei valori degli Ordini cavallereschi più famosi d’Oriente e di Occidente costellata da uomini coraggiosi protagonisti di imprese eroiche, ma anche di delitti e tradimenti.

“La Cavalleria e il Graal” è il tema che Elisa e Giovanna Burgio tratteranno il prossimo sabato 28 aprile offrendo un incontro che tra storia, mistero e simbolismo rilegge una delle pagine più affascinanti del Medioevo occidentale ancora oggi ricca di valori attuali.

Sabato 5 maggio Ettore Vellutini parlerà de “Il segreto della Cavalleria” e cercando di capire quale fosse il segreto che univa l’Amore e la Guerra nella mentalità e nella mistica dell’uomo medioevale trascinerà il pubblico nelle Corti d’Amore dove si diffuse il mito del Graal e venne promosso un profondo rinnovamento culturale che cambiò per sempre la storia dell’Occidente.
Sabato 12 maggio, tra storia ed esoterismo, Francesco Vadi parlerà de “Le origini regali della Cavalleria” mentre sabato 19 maggio Matteo De Benedetti e Fabrizio Leone proporranno un viaggio nella spiritualità dei valori cavallereschi come via iniziatica per l’uomo in “Cavalleria Spirituale, cavalleria terrestre”.
A concludere il ciclo sarò Francesco Cresti che sabato 26 maggio tratterà il tema “La libertà nello spirito della Cavalleria tra Oriente e Occidente”.

Gli eterni valori della Cavalleria – programma

7 aprile “La Cavalleria d’Oriente: i Sufi”
(Francesco Parisi)

21 aprile “Eroi senza tempo”
(Filippo Costanti – Elisabetta Meacci)

28 aprile “La Cavalleria e il Graal”
(Elisa Burgio – Giovanna Burgio)

5 maggio “Il segreto della Cavalleria”
(Ettore Vellutini)

12 maggio “Le origini regali della Cavalleria”
(Francesco Vadi)

19 maggio “Cavalleria Spirituale, cavalleria terrestre”
(Matteo De Benedetti – Fabrizio Leone)

26 maggio “La libertà nello spirito della Cavalleria tra Oriente e Occidente”
(Francesco Cresti)

Le conferenze avranno inizio alle ore 17.30 nella sede dell’Associazione (Siena, via Banchi di Sopra 72). Ingresso libero.
Per informazioni 3661897344; Info.siena@boxletter.net




COMUNE DI UDINE: TROVATI ADESIVI CON IMMAGINE DI HONSELL IN DIVISA DA DEPORTATO

Un gesto che dimostra deficienza, nel senso di totale mancanza di conoscenza di quella che è la storia, e questo a prescindere dal fatto che ad essere oggetto di questo vergognoso atto sia stata una figura come quella di Furio Honsell, che proprio sul tema della Resistenza e dell’antifascismo si è sempre battuto in prima persona”.
Non usa mezzi termini il sindaco in carica, Carlo Giacomello, non appena appresa la notizia di alcuni adesivi attaccati in qualche via del centro storico cittadino, da via Sant’Agostino a piazza Primo Maggio. Gli adesivi ritraggono l’ex sindaco Honsell, in divisa da deportato, con il logo dell’Anpi appiccicato alla giacca e, sotto, la scritta “Furio Honsell sindaco di auschwitz”.
“Udine – ricorda ancora una volta Giacomello –, a nome di tutto il Friuli, è Medaglia d’Oro al valor militare per la Lotta di Liberazione, senza contare il fatto che proprio il capoluogo friulano ha avuto un sindaco, Elio Morpurgo, morto durante la deportazione ad Auschwitz. Lui come milioni di altre persone morte nei campi di concentramento e di sterminio. Nostro compito – conclude –, dove per nostro non intendo noi come amministrazione, ma noi come cittadini tutti, è quello di essere sempre vigili affinché casi come questo siano casi isolati”.

IN ALLEGATO L’IMMAGINE DI UNO DEGLI ADESIVI TROVATI




Colui che impersonificherà il lato umano di Sandro Pertini:Aldo Rape’

Giovedi’ 15 andrà in scena al Teatreo Miela :PERT ,vita e miracoli del partigiano Pertini.

In questa occasione Sandro Pertini avrà le sembianze dell’attore Aldo Rapè,il quale mi ha concesso una breve ma significativa intervista. L’interprete ha voluto porre l’accento al contesto storico e politico in cui viviamo, la così detta “era digitale “.Questa epoca è ormai quasi priva di uomini di carisma come lo era Pertini e qualche altro autorevole personaggio della metà del secolo scorso.Un uomo che io stesso, come tanti, abbiamo definito “fuori dalle righe” ,ma che non lo era affatto, come mi ha confidato Rapè. Il grande politico Ligure, nonostante abbia avuto svariati ruoli nella sua lunga vita, da detenuto politico a Presidente della Repubblica, non ha mai smesso di essere se stesso e portare avanti con grande energia le sue opinioni, senza cambiare ideologia; come spesso si sente di questi giorni.

La scelta di interpretare l’uomo Pertini,continua Rapè, è stata voluta da lui stesso, in quanto tutti lo abbiamo visto come combattente per la Libertà, Presidente della Camera dei Deputati e infine a capo del Quirinale. In pochi, come mi ha ricordato l’attore, credo che  sappiano come è stato come uomo ,Sandro Pertini. Un uomo semplice pieno di pregi e anche , probabilmente, con molte debolezze e incertezze.

Ricordo,infine,per chi volesse assistere a questo inedito Pertini, col volto di Aldo Rapè, l’appuntamento sarà al Teatro Miela , giovedi 15 marzo alle ore 20,30.

Andrea Forliano

 




Un secolo fà la Russia diventava Unione Sovietica.

Vi sono poche notizie sui giornali e sui media riguardo allo storico anniversario odierno; tutto sembra come ogni giorno,anche nella Federazione Russa alle prese con il nuovo scandalo finanziario che coinvolge l’entourage del Presidente Putin e con la campagna elettorale per le imminenti elezioni presidenziali;ma esattamente un secolo fa successe qualcosa che cambio’ notevolmente la Terra Russa e influenzò il Mondo intero.Il 7 novembre 1917(24 ottobre per il Calendario Giuliano allora in vigore nel Paese) la Corrente Bolscevica del Partito Socialdemocratico Operaio Russo guidata da Vladimir Ilic Ulianov “Lenin”,esautorando il fragile governo provvisorio guidato dal Socialista Rivoluzionario Aleksandar Kerenskij,prese il Potere proclamando successivamente l’Unione delle Repubbliche Socialiste e Sovietiche.

A quel tempo,Il clima globale era terribile;la Grande Guerra era in atto da oltre 3 anni smantellando le ultime vestigia delle Monarchie assolutistiche dell’età Moderna.L’impero Russo guidato dall’imperatore”Zar” Nicola II della dinastia Romanov ,era alla deriva da molto tempo.Costui,un uomo semplice, fatalista e ingenuo, era succeduto sul trono al padre Alessandro III nel 1895 e coadiuvato solo da pochi uomini provenienti dall’aristocrazia,i Cadetti,era ostinato nel conservare le sue prerogative di Re Onnipotente per grazia  Divina davanti a un popolo prevalentemente composto da poveri contadini e con la quasi totale assenza di una classe Borghese.

Gia’ ne 1905,a seguito della sconfitta nella guerra contro il Giappone, vi era stato un tentativo di Rivoluzione.I braccianti agricoli e gli operai si erano associati in vari collettivi,i Soviet, e avevano reclamato delle riforme democratiche marciando per le vie dell’allora Capitale Pietroburgo.La rivolta fu repressa nella cosiddetta “Domenica di Sangue”,ma lo zar fece un timido tentativo in direzione costituzionale;concesse un parlamento,la Duma , un primo ministro “illuminato”,Piotr Stolipyn e aveva mutato il nome della Capitale in Pietrogrado,un toponimo meno “occidentale” del precedente.

Ma tutto ciò si rivelò un fallimento culminato con l’assasinio di Stolipyn,e nonostante un Paese completamente allo sfascio,il Sovrano si gettò nell’impresa della Prima Guerra Mondiale,con l’intento di sconfiggere gli Imperi Austriaco e Tedesco,acquisire maggiore influenza nei Paesi dell’Area Balcanico Danubiana e riguadagnare consensi in Patria.

Lo Zar,diede inizio a una  serie di misfatti;assunse il comando supremo delle Forze Armate,inimicandosi l’Aristocrazia Militare.Poco prima,egli, si era già messo contro la potente nobiltà cortigiana che ,da sempre,lo supportava a causa dello scandalo provocato da Grigorij Rasputin. Questi era un contadino siberiano,il quale si autodefiniva monaco ed esorcista,il quale accorso al capezzale del Principe ereditario,lo Zarevic Aleksej malato di emofilia,avrebbe mostrato doti di guaritore conquistandosi la fiducia della Zarina Aleksandra ; diventata nel frattempo succube e forse amante del presunto Mistico. Rasputin fu ucciso da una congiura di Palazzo,mentre le sconfitte sul fronte Occidentale fioccavano una dietro l’altra e la popolazione era oramai affamata e allo stremo.Il giorno 8 marzo 1917 (22 febbraio per il calendario Giuliano),durante la celebrazione della Festa della Donna a Pietrogrado,i contadini e i lavoratori si unirono nuovamente in Soviet,e assaltarono il Palazzo d’Inverno ,sede della Corte Imperiale.La guardia zarista ,contrariamente al 1905 si ammutinò e Nicola II,in quel momento sul campo di battaglia e persuaso dai suoi luogotenenti ,firmò la propria abdicazione in favore del fratello, il Granduca Michele,il quale rifiutò a sua volta.Le redini del governo andarono al Principe Lvov,assistito dal Socialrivoluzionario Aleksandar Kerenskij,il quale diventò ministro della guerra e dopo pochi mesi anche primo ministro,al posto di Lvov e Milukov. Nicola II,la Zarina Aleksandra e i Principi Akseij,Olga,Maria,Tatijana e Anastasija furono tratti in arresto e trasferiti da una residenza all’altra,ma qualcosa si muoveva anche a sinistra del governo provvisorio.Oltre il moderato e poco organizzato Partito Socialista Rivoluzionario di Kerenskij, era attivo il Partito Socialista Democratico Operaio diviso nella corrente Menscevica e Bolscevica.La prima capeggiata da Plechanov  auspicava un governo condiviso fra classe operaia e borghesia,e la seconda che desiderava il potere assoluto e diretto nelle mani delle masse popolari e dei soviet.Il leader dei Bolscevichi era  Lenin insieme con  Leon Troctkij,Lev Kamenev e Grigorij Zinovev ,inoltre, vi militava anche un Georgiano di nome Josip Vissarionovic Dzugalvili ,soprannominato Stalin,ovvero  l’uomo d’acciaio ,per la sua provenienza dal lavoro in miniera.

Lenin,dopo essere stato uno dei fondatori del Partito Socialista Democratico Operaio Unificato e della Rivista Pravda (verità) ,viveva in esilio dopo i Disordini del 1905.Con la Rivoluzione di Febbraio in atto ,egli rientro’ in Russia dalla Svizzera,a bordo di un treno messo a disposizione dalla Germania,(la quale sperava grazie alla rivoluzione di terminare la guerra a Est) ma si trovo’ in netto disaccordo con  Kerenskij .Il governo provvisorio non voleva terminare il conflitto,sperando ancora in una resa almeno onorevole,e ordinò l’arresto nei confronti della direzione Bolsecivica,che era per la cessazione immediata delle ostilità.

Lenin fuggi’ ,quindi,in Finlandia,ma ben presto una  rivolta di truppe controrivoluzionarie, orchestrata dal Generale Kornilov mise in evidenza le numerose  contraddizioni in cui si dibatteva il gabinetto Kerenskij. Fu allora che i Bolscevichi in cooperazione con i Soviet e con qualche ex menscevico(Trotckij,il nome piu’ illustre),mettendo in fuga il ministri transitori, assunsero i ruoli di governo nominando Il Consiglio dei Commissari del Popolo.Essi riportarono la sede amministrativa nella città di Mosca,antica Capitale.Vi fu la sostituzione dell’obsoleta armata imperiale in un nuovo esercito popolare(Armata Popolare),furono indette le prime Libere Elezioni e,infine fu conclusa la Pace di Brest-Litovsk,nella quale il Reich tedesco mise le mani su buona parte delle ricchezze nazionali.Il Movimento Bolscevico ,fu rinominato Partito Comunista,in ricordo del primo governo popolare della storia:la Comune di Parigi,che opero’ nella Capitale Francese a seguito della sconfitta Prussiana nel 1871.Le durissime  imposizioni Teutoniche,sommate alla parziale sconfitta bolscevica nelle elezioni del 1918 , alla rivolta dei Filo zaristi(Bianchi) manovrati da Inghilterra,Stati Uniti e Francia,e alla fucilazione dei Romanov presso Ekaterimburg trascinarono la Russia in una sanguinosa guerra Civile terminata solo al 1922 .

Gli avvenimenti in Russia ebbero un profondo eco nel resto dell’Europa ,appena uscita dagli orrori del primo conflitto Mondiale.Numerose  furono le ondate rivoluzionarie in quasi tutti gli Stati,generando anche un certo timore nella gente ancora attaccata a tradizioni secolari e religiose. Purtroppo queste paure  furono ingigantite e sfruttate ad arte da grossi poteri religiosi e dalla ricca borghesia economica e militare,con il risultato di spianare la strada ai regimi Fascisti e Nazisti i quali portarono l’Europa allo sfacelo.

Il ricordo e la lettura di questa importante pagina di Storia, a mio avviso può aiutare meglio la comprensione anche degli avvenimenti attuali e metterli in relazione,al fine di non commettere i soliti errori e magari di non dare troppo peso a notizie esageratamente diffuse dai nuovi sistemi di comunicazione.

Andrea Forliano




La Vecchia e Nuova Catalogna.

 

In questi giorni si fa’ un gran parlare del voto riguardo la secessione della Catalogna dal Regno di Spagna,una regione molto frequentata dai turisti soprattutto per il mix di arte e vita notturna che il capoluogo Barcellona offre e per le spiagge della Costa Brava ,dove le località di Lloret del Mar e Tossa de Mar sono luoghi estremamente apprezzati.

La leggenda vuole Amilcare Barca,padre del mitico Annibale e comandante dell’Impero Cartaginese,fondatore di Barcino,l’odierna Capitale.L’area,come il resto della Penisola Iberica, fu presto colonizzata dai romani , ai quali si succedettero i visigoti di Alarico nel V secolo e infine gli Arabi.

Durante le prime fasi della “Reconquista”,nel XI/XII secolo,si formarono le prime identità autonome .L’antica città di Girona era il massimo centro della Contea di Catalogna che comprendeva il nord dell’attuale territorio inseme ad alcune località dell’attuale Francia Meridionale;e attorno Barcellona vi era l’omonima Contea.

Essi furono parte integrante,fin da subito, del Regno d’Aragona,grande forza marinara dell’era Medievale, la quale al culmine del proprio splendore alla fine del XV secolo,sotto il regno di Ferdinando si unirà alla Castiglia della Regina Isabella,moglie dello stesso Ferdinando,detta la Cattolica.

Il neonato Stato incomincerà a denominarsi Spagna,a partire dalla metà del XVI per volere del Re Filippo II d’Asburgo.

La lingua Catalana,derivata dalle lingue romanze,era molto diffusa in Aragona e oltre ad essere parlata,nelle varie varianti, in tutta il litorale del regno era diventata una sorta di linguaggio “franco” dei marinai nel Mediterraneo Occidentale,proprio come lo era il Veneto nel lato Orientale del medesimo mare.

Anche in Sicilia e in Sardegna,vi furono fiorenti colonie commerciali  Catalane,oggi scomparse fatta eccezione per la cittadina di Alghero,in provincia di Sassari,dove sopravvive ancora oggi ed è tutelata dalle leggi Italiane con rappresentanza diplomatica della Giunta di Barcellona.

Tuttavia,dopo l’unione spagnola venne preferito il Castigliano,il quale oggi viene chiamato spagnolo ed è la terza lingua piu’ usata al Mondo.

Nel 1714, a causa di una guerra sanguinosa,la dinastia dei Borbone era subentrata sul trono di Madrid al posto degli Asburgo; uno degli atti del nuovo Re Filippo V,fu di abrogare ufficialmente le lingue locali, fra le quali Galiziano,il Basco quindi  il Catalano,al fine di salvare un Regno in decadenza.

Il XIX secolo,fu un periodo di grande fermento e denso di rivolte in tutta l’area Iberica;la parte settentrionale,piu’ vicina al Resto d’Europa fu interessata dalla Rivoluzione Industriale;Barcellona divenne presto una Metropoli industrializzata,la città (di conseguenza tutta la Regione) si arricchi’ di opere architettoniche e divenne un laboratorio di Arte e Cultura,e vi fu una rinascita della Letteratura locale.

Alla fine del ‘800 e all’inizio del ‘900 durante la cosiddetta”Belle Epoque” grossi nomi come Antoni Gaudi’,Ildefons Cerda’ e Salvador Dali’ diedero lustro a Barcellona che fu anche una sorta di “culla” per la nascita delle prime rivendicazioni sociali in Spagna dopo il la disastrosa Guerra del 1898 che l’aveva privata di quasi tutti i suoi possedimenti Coloniali.

Tali disordini culminarono nella famosa “Semana Tragica” del 1909 e la richiesta di Autonomia dal traballante governo di Re Alfonso XIII divento’ sempre piu’ incalzante.

Il dittatore Miguel Primo de Rivera(1923-1930) attuò una politica di dura repressione e durante la guerra Civile del 1936/39,la sacca attorno la capitale Catalana sede di un’eroica Resistenza ai ribelli Nazionalisti del Generalissimo Francisco Franco aiutato dai Nazifascisti di Hitler e Mussolini,fu una delle ultime zone in cui fu dichiarata la Resa.

Gli indipendentisti della Catalogna,collaborarono  con la fazione anarco – trockysta del POUM,nell’ambito degli schieramenti che supportavano la difesa della leggittimità del giovane governo repubblicano del Presidente Manuel Azana.

L’Autonomia(Generalita’) della Regione fu ripristinata con la costituzione del 1978,dopo che in 36 anni di dittatura Franchista vi fu negati ogni diritto;dopo un nuovo risveglio culturale complice le Olimpiadi del 1992,il tema dell’indipendenza è tornato in auge.

Puo’ apparire,talvolta, contraddittorio che Barcellona,città da sempre legata alla multiculturalità e ogni giorno zeppa di visitatori e studenti, possa rappresentare il punto cardine di questo movimento separatista,ma tale esigenza si è,diciamo,”acuita” con la crisi economica Mondiale del 2008 insieme ad altre analoghe correnti presenti in Europa,casualmente coincidenti alle aree piu’ ricche e industrializzate.

E’ ,sicuramente,giusto il diritto del popolo di Catalogna nel vedere riconosciuto un certo grado di Autonomia,paragonabile magari allo Status del nostro Alto-Adige,ma ritengo d’altro canto,pericolosa una completa indipendenza della stessa,che potrebbe finire negli appetiti delle Pontenti Economie Globali e lobbies ,le quali potrebbero trasformarla in una sorta di “Paradiso off – shore “; processo già in atto in un piccolo Stato dei Balcani di recente formazione.

Fu,proprio,la divisione interna ad acconsentire la vittoria e il successivo regime dittatoriale del “Caudillo” Franco nel Paese Iberico ; così è accaduto in altre simili situazioni,e la lettura della Storia, come anche ha ricordato il Nostro Presidente della Repubblica Mattarella,insegna a non commettere i soliti errori.

Andrea Forliano




Un piccolo Paese immerso fra tante luci e altrettanti contrasti ed emozioni : L’Albania.

Era l’8 agosto 1991,la nave mercantile Vlora,carica di oltre 20 mila profughi partiti il giorno prima dall’importante città costiera albanese di Durazzo, attraccava al molo di Levante del Porto di Bari:iniziava una nuova Era per entrambi i Paesi dirimpettai sull’Adriatico. L’Italia era stato fino ad allora un Paese di Emigrazione verso altre realtà; immigrati ce ne erano ben pochi e  per la prima volta stava sperimentando questo fenomeno alla quale era impreparata , che a oggi e’ diventato notizia di quotidiana attualità.In Albania,invece,si erano invece aperte da poco le porte alla Democrazia:il regime Comunista inaugurato nel 1944 dal terribile dittatore Enver Hoxha e continuato dal suo successore Ramiz Alia,si era appena dissolto,lasciando la nazione in una terribile crisi economica e nel caos piu’ completo,invogliando molta gente,ora finalmente libera, a scappare verso il “Paradiso visto attraverso la Tv”.A Bari,parlo in prima persona in quanto all’epoca vivevo lì la mia adolescenza;era una giornata nuova,inaspettata e piena di emozioni a volte contrastanti;ci trovavamo davanti a questa marea di disperati, ma esseri umani.”Sono Persone!” Esclamo’ il nostro Sindaco di allora Enrico Nicola Dalfino contro la decisione del Governo(Andreotti) di rinchiuderli nel vecchio stadio .Buona parte di noi esprimeva solidarietà ma molti erano anche abbastanza spaventati da questa gente così “diversa”,in una città moderna per alcuni aspetti ma ancora,tanto, legata al passata per altri . Da quel momento gli albanesi diventarono parte della nostra vita nel Capoluogo Pugliese;dovunque,a scuola,nei parchi e in tutti i luoghi pubblici era facile incontrare uno di loro,ma bisognava stare “attenti ” si sentiva spesso dire .-Non ti fidare di quelli che non si sa mai quello che possono fare- ,era una delle frase che ogni giorno mi toccava udire in giro per le vie della città e molto spesso venivano etichettati negativamente ,osservati in maniera poco benevola e sempre piu’ soventemente, l’epiteto “Albanese”assumeva connotazioni dispregiative.A dispetto di tutti i pregiudizi di allora,dopo 26 anni,io- adolescente piu’ stagionato- ero  a spasso per Tirana,in compagnia degli “albanesi”, a mio avviso,gente  molto gentile e ospitale,spesso ingenua ma sempre col sorriso sulle labbra con i quali ho condiviso  pranzi,caffè e  chiacchierate molto piacevoli.Tirana e’ ormai una metropoli di quasi un milione di abitanti dove le tante automobili di ottima marca tedesca,si affollano su enormi ed eleganti “boulevards” alberati ma con parecchi buchi sull’asfalto e in pessimo stato di manutenzione contornati da segnali stradali che sono la perfetta copia di quelli in uso nelle nostre regioni .  Tanti,fra donne e uomini vestiti quasi sempre all’ultima moda “fashion” escono da fabbricati ,il piu’ delle volte vecchi e fatiscenti.I nuovi  e splendenti grattacieli dell’esclusivo quartiere del Bloku fanno da contrasto alla attigua baraccopoli eretta intorno alla Piramide,monumento simbolo costruito al tempo del Comunismo .Un folto numero di  poliziotti in barba alla loro divisa ,si sporgono dall’abitacolo della loro auto per offrire servizio Taxi e ,nelle numerose bancarelle site in tutte le parti della città,si possono trovare allo stesso tempo ,smartphone e tablet di ultima generazione(peraltro molto diffusi)insieme a frutta,verdura,oggetti di seconda mano e pacchetti di sigarette.Ed è ,forse,per questo che sono rimasto colpito da questa Metropoli “fantasiosa”,dove tanta gente vive in maniera molto spensierata e magari non troppo “attenta” ma giustificato dal trauma,   dei tanti anni di Dittatura dove si viveva come in una grande prigione controllati ogni minuto dagli apparati statali e dalla feroce polizia segreta” Sigurimi”,e dagli anni successivi caratterizzati da malversazioni,abusi, e grande corruzione  da parte del governo “democratico” del dottor Sali Berisha. Scoprendo ,questa variopinta realta’ urbana,passo dopo passo si nota come in un raggio di poche centinaia di metri venga rappresentato tutto il passato multiculturale e ideologico di questo luogo. I giardini della Moschea e della torre dell’Orologio costruiti in Epoca Ottomana,la quale ha caratterizzato la storia della città per oltre 3 secoli,fanno da preludio alla Grande Piazza,da poco ristrutturata, dedicata all’indomito eroe nazionale Gergi Kastriota Skanderbeg,ivi raffigurato in una statua.Da un lato della Piazza vi sono i Ministeri in stile Liberty italiano,a ricordo dell’occupazione del nostro Paese durante il ventennio Fascista;dal lato opposto vi sono il Palazzo dell’Opera,il Museo Nazionale realizzati in arte Socialista e un grande Bunker.Quest’ ultimo come altri,numerosi in città come in tutto il Paese(erano 700 mila,edificati con l’aiuto della Corea del Nord) ,costruiti negli anni 70 dal Dittatore Hoxha(spaventato da una possibile invasione,sia dagli Stati capitalisti Occidentali che dagli stati “socialcapitalisti “e traditori dello Stalinismo” dell’Est Europa)  si sono svestiti ora di quella immagine di crudeltà e oppressione di un tempo e sono stati adibiti ad altre funzioni fra cui, Musei.In uno di questi ho potuto conversare a lungo,in perfetta lingua italiana,conosciuta e parlata dalla stragrande maggioranza della popolazione locale,con uno reduce dello sbarco della Vlora di 26 anni fa’. E’ stato per me un piacere enorme parlare amichevolmente con uno che era “dalla altra parte della barricata” e potere mettere a confronto le nostre sensazioni di un tempo.Una gioia,a mio avviso, unica, che si prova solo scoprendo altre culture e non rimanendo arroccati in “una parte della barricata”,una felicità che solo l’essere umano quando incontra altri essere umani senza timori e pregiudizi, puo’ essere in grado di provare.

Andrea Forliano