Il Sogno di Garibaldi e la lotta di contadini definiti poi “Briganti”

L’Italia ai nostri giorni è colpita da numerosi problemi,primo fra i quali la crisi economica, ma vorrei fare un salto nel tempo ed approdare nel Sud del Nostro Paese. Alla vigilia del processo unitario, regioni come la Campania,Il Molise,la Puglia, la Basilicata e la Calabria erano territori quasi prevalentemente agricoli. C’erano immense distese di spighe di grano, piccoli rilievi ricoperti di uliveti, con madorli e ulivi, sontuose montagne verdi di pini dove da cui scendevano piccoli torrenti e numerose aziende agricole fortificate: le”masserie”, e diverse colline sulla cui sommità spiccava il campanile di una chiesa e la Torre di un castello baronale;un paesaggio molto variegato  come lo era la gente che vi abitava. Gli abitanti erano  genuini, semplici, e per la maggior parte analfabeti dediti al lavoro della terra o  al pascolo di bestiame. Sia la terra che il bestiame  appartenevano solitamente ai signorotti  propretari di  Masserie  come anche ai  Baroni che risiedevano nel castello sito al centro del paese.  La loro vita era fatta di stenti, i signorotti e la nobiltà locale appoggiata dal clero li vessava in svariate maniere, questo sistema andava avanti dai tempi del lungo dominio spagnolo, rimasto immutato dopo la  creazione del Regno delle due Sicilie dai Borbone. Numerosi sono stati i tentativi di rivolta dall’episodio di  Masaniello e passando per le guerre Napoleoniche ma la situazione era rimasta uguale. La gente viveva in modo modesto in capanne di campagna o in case diroccate ai margini dei paesi e la vita per loro scorreva sempre nello stesso modo, anche la capitale Napoli dove viveva la corte Borbonica nel lusso del palazzo reale e delle Reggie di Caserta , di Portici e di Capodimonte, appariva tanto lontana, solo li’ infatti risiedeva una piccola borghesia intellettuale

Vittorio Emanuele

Vittorio Emanuele

e mercantile, e si concentravano le poche industrie, i cantieri, gli arsenali e il primo tratto ferroviario in Italia. La situazione non era delle piu incoraggianti anche se non molto diversa da altre situazioni del resto d’Europa. Il regno borbonico era finito nell’occhio del ciclone per vari motivi nell’opinione pubblica internazionale,anche per via delle lettere a riguardo che aveva scritto il Primo Ministro Inglese Gladstone sulla condizione di arretratezza del Sud’Italia. Nell’Alta Italia,  il Piemonte si stava ingrandendo a spese degli  Austriaci, da tempo arbitri supremi delle questioni della penisola Italiana, ma partì a un certo punto da uno scoglio di Quarto nei pressi di Genova una spedizione detta “dei Mille” comandata dal Generale Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi

che già si era distinto in altre imprese anche in Sud America. Garibaldi, agiva in buona fede, volendo creare una Patria fondata sugli ideali liberali e repubblicani, mentre nei palazzi di Torino il Re Vittorio Emanuele II di Savoia, cercava col pretesto dell’unità nazionale di allargare ulteriormente il suo regno e il Primo ministro Camillo Benso Conte di Cavour, principale protagonista di questo progetto,  si impegnava astutamente districandosi in complicati giochi diplomatici, cercando aiuti e sostegni in tutti i modi da parte della maggiori potenze europee e forse anche dalla Massoneria Internazionale. Nel momento in cui Garibaldi sbarco’ a Marsala nel maggio 1860 e si proclamo’ dittatore in nome di Vittorio Emanuele, a Napoli il Re Francesco II di

Francesco II di Borbone

Francesco II di Borbone

Borbone, salito al trono un anno prima a seguito della morte del padre Ferdinando II cercava di continuare l’operato del suo predecessore,  convinto che il suo regno era inespugnabile essendo bagnato da 3 parti dal mare e da una parte dall’acqua santa dello Stato della Chiesa. Egli si mise subito al lavoro con l’intenzione di salvare il salvabile concedendo una costituzione liberale e formando un nuovo governo nel quale si distingueva la figura del ministro degli interni Liborio Romano noto massone e uomo facilmente corruttibile. Questi ebbe un influenza rilevante sul Sovrano a riguardo di importanti decisioni fra le quali la spedizione di un esercito contro i Garibaldini che quasi non opposero resistenza nella battaglia di Calatafimi  facilitando l’avanzata di Garibaldi verso Nord. In tutte le province dello Stato delle 2 Sicilie tanti contadini, tanti soldati sbandati e tanti delinquenti comuni o gente diventata criminale per vendicarsi da torti subiti dai potenti, si unirono agli originari”Mille” sia per la promessa di amnistia fatta da Garibaldi, con la speranza di potersi riscattare dal loro passato entrando nel futuro esercito Italiano, sia per vedere finalmente cambiare l’ordine sociale. Garibaldi,dopo aver concluso  vittoriosamente la sua impresa, veniva frettolosamente congedato e inviato nell’isola di Caprera da Vittorio Emanuele dopo l’incontro avvenuto presso la località di Teano,  in Campania e tutti coloro che tornavano dall’impresa con molte aspettative e con in mano l’attestato garibaldino rientravano trionfalmente nei loro paesi festeggiati da amici e parenti. Ma, dopo la gloria,  un’amara sorpresa li attendeva: il Re era stato sostituito da un altro Re che aveva aggiunto nuove tasse e tributi alle precedenti, nei municipi e nelle prefetture vi erano gli stessi funzionari passati con facilità dai Borbone ai Savoia e che non avevano dimenticato il passato, inoltre erano presenti nuovi soldati mandati dal Piemonte-carabinieri, bersaglieri e guardia nazionale- che parlavano un dialetto incomprensibile e che avevano nuovi mandati di cattura ai danni di costoro che poi diventarono “I Briganti”. La delusione di queste persone era grandissima e incommensurabile, essi si sentivano traditi e si rifugiarono nelle montagne, soprattutto nell’Appennino lucano, vivendo di rapine e di espedienti, guidati dal Capo indiscusso Carmine Crocco,

Carmine Crocco

Carmine Crocco

dal suo Luogotenente Nicola Summa”Ninco Nanco“e da tanti capibanda come Michele Caruso,Coppa, Caporal Teodoro,Sergente Romano,Secchitello e Malacarne.  L’ex Re Francesco II dalla piazzaforte di Gaeta, dove difendeva alacremente l’ultimo lembo del suo regno, appoggiato dagli Spagnoli e dalle autorità Pontificie decise di sostenere i briganti e di mandare come supporto il Generale Spagnolo Borjes e questi si ritrovavano ad essere un esercito regolare con Crocco loro Generale. I successi dell’esercito dei briganti, appoggiati da numerosi popolani furono strepitosi, e agevolati da una perfetta conoscenza del loro territorio,riconquistarono tutta la zona del Melfese, le cittadina di Rionero in Vulture e , luogo di nascita di Crocco, parte dell’Irpinia, del Sannio, della Daunia e della Murgia, rimettendo i vessilli borbonici al posti di quelli sabaudi.La reazione del Governo di Vittorio Emanuele fu immediata:fu mandato un Esercito di riconquista comandato dal generale Enrico Cialdini,convinto di essere mandato in un luogo selvaggio da civilizzare,dimenticando che anche quella era parte della Nuova Italia,ed adotto’ sistemi di repressione agghiccianti.Costui,infatti,mosso da pregiudizi e convinto che tutta la popolazione civile appoggiasse i briganti,attuò tremende rappresaglie che culminarono in massacri di innocenti e nella distruzione di 2 intere borgate del Beneventano:Casalduni e Pontelandolfo.Il terrore diffuso dai metodi di Cialdini,seguiti dalla sconfitta definitiva di Francesco II,dal ritiro dell’appoggio Papale e in ultimo dalla rottura fra il generale Borjes e Crocco in seguito a contrasti sul come gestire la guerra, ridusse l’esercito dei briganti nuovamente in un insieme di bande che si ritirarono dalle piazzeforti conquistate e continuarano a spostarsi da una località all’altra senza ancora  arrendersi e con l’unico scopo di cacciare il cosiddetto “invasore Piemontese” e purtroppo rendendosi anche loro colpevoli di svariati delitti.Ci fu presto l’epilogo nel 1864:il capobanda Caruso” tradi'”,probabilmente per dissidi personali,gli ex compagni,passando dalla parte dei Savoia,svelo’ i rifugi e i piani dei Briganti,che furono presto definitivamente sconfitti;Ninco Nanco braccato in un bosco vicino Avigliano, il suo paese natale,fu fucilato sul posto; Crocco,invece, fuggi’ nello stato pontificio convinto di avere giustizia e appoggio.I soldati papalini arrestarono l’ex Generale dei Briganti presso Veroli,in Ciociaria,che fu mandato prima a Marsiglia e condannato a morte,poi dopo vari trasferimenti e inseguito alla  decisione di commutare la sua pena ai lavori forzati  a vita,fu confinato nella colonia penale di

Il regno delle 2 Sicilie

Il regno delle 2 Sicilie

Portoferraio nell’Isola d’Elba,dove mori’ nel 1905;tale era la fama di costui che numerosa era la gente che assisteva ai suoi vari spostamenti da una carcere all’altro.

Il nuovo Governo fra tante contraddizioni si insediò nelle nuove province dell’Italia Meridionale dando vita all’annosa questione Meridionale e per molti contadini fu una sconfitta a cui posero rimedio nell’immigrazione oltre Oceano.Tutt’oggi è ancora viva nella memoria della gente del Sud’Italia in generale e della Basilicata in particolare le”gesta” dei briganti,infatti ogni estate viene ricordata in una rievocazione storica:La Festa della Grancia,nella splendida cornice della piccola località di Brindisi di Montagna in provincia di Potenza.

  Andrea F.




Dresda sotto una pioggia di bombe

Nei giorni scorsi è ricorso il sessantanovesimo anniversario del bombardamento della città tedesca di Dresda,capoluogo della regione(Land)della Sassonia,uno fra il piu’ cruenti  massacri di civili nel periodo della seconda guerra mondiale.La città,un autentico gioiello dell’arte barocca e una delle piu’ belle e piu’ ricche di arte e cultura in Germania,fu sottoposta,infatti,a un terribile “bombardamento a tappeto” da parte dell’aviazione angloamericana fra 13 e il 15 febbraio 1945;nel quale persero la vita una moltitudine di civili,andò distrutta la quasi totalità del centro storico e furono danneggiate numerose strutture pubbliche,civili e ospedaliere.Le cause sono ancora tutt’ora avvolte nel k7367738mistero,come è ancora misterioso il numero di vittime;alcune stime parlano di circa 23.ooo civili caduti,ma si pensa che siano stati anche molti di piu’.Facciamo un piccolo passo indietro:dopo lo sbarco in Normandia del giugno 1944,fu presa la decisione dall’alto comando Alleato di usare la tattica del”bombardamento a tappeto”contro le maggiori città tedesche al fine fiaccare il morale della popolazione di una Germania già allo sbando,ma tenuta psicologicamente ancora in piedi,dalla potente propaganda nazionalsocialista.I luoghi piu’ colpiti da quel momento in poi furono,oltre la capitale Berlino,i bacini minerari della Ruhr,la prosperosa città portuale di Amburgo,e le città industriali e culturali di Hannover,Monaco di Baviera,Francoforte sul Meno e Norimberga. Dresda fino alla fine del gennaio 1945 era stata toccata dalle incursioni aeree solo in minima parte,ma ai primi di febbraio 1945 si tenne nella località ucraina di Jalta una conferenza che interesso’ i tre rappresentanti delle potenze alleate:Franklyn Delano Roosvelt,presidente degli Stati Uniti d’America,Wiston Churchill,primo ministro di sua maestà Britannica e Josif Vissarionivc Dzugasvili Stalin,capo supremo dell’Unione Sovietica.Nella suddetta conferenza si decisero in maniera definitiva le sorti del mondo dopo la guerra,già abbozzate un anno e due mesi prima nella conferenza di Teheran,si presero decisioni su come terminare il confitto e soprattutto si delinearono le sfere di influenza delle superpotenze,infatti gran parte dei provvedimenti presi a Jalta sono rimasti tali fino al 1991.La parte orientale della Germania era un tema scottante riguardo il dibattito fra U.S.A e U.R.S.S. infatti secondo gli accordi doveva finire nella sfera di influenza sovietica e secondo la versione ufficiale la cruenta pioggia di bombe che investi’ k9814000Dresda era per spianare la strada all’Armata Rossa che procedeva da est.La città contava circa 600.000 abitanti all’epoca ed era sede di un importante snodo ferroviario e di alcuni stabilimenti della Siemens e della Messerschmitd( fabbrica di materiale bellico)ma dal punto di vista strategico e industriale era meno importante di altre zone del Reich; ma era invece, ed è tutt’oggi,una vera perla dal punto di vista artistico e culturale,completamente in stile barocco,già capitale del antico regno di Sassonia,denominata la Firenze del Nord,meta di molti artisti e  che gli abitanti sentivano intoccabile.Gli ordigni furono gettati ininterrottamente per quasi tre giorni,nelle ore giornaliere dall’aviazione americana(USAAF) e nelle ore notturne dall’aviazione britannica(RAF).Andò quasi interamente distrutto il meraviglioso centro storico,la stazione ferroviaria,numerose scuole,ospedali ed edifici pubblici ma,paradossalmente,poco danneggiata la zona delle caserme.Tutto questo ha fatto supporre che ci fosse un’altro motivo per questa carneficina:gli angloamericani,dispiegando un cosi’ massiccio sforzo bellico,oltre che spianare la strada, volevano spaventare l’Unione Sovietica in vista di contrasti che  sarebbero potuti avvenire  in seguito;che infatti poi sono avvenuti,quindi un preludio della Guerra Fredda.Le conseguenza dopo questo tragico episodio, oltre il sacrificio di tanti abitanti innocenti,fu l’ulteriore inasprimento della persecuzione Hitleriana sempre a danni di altri innocenti.La ricostruzione di Dresda è stata avviata,dopo la guerra,dalle autorità della Repubblica Democratica Tedesca(DDR) ma ultimata dopo la Riunificazione delle 2 Germanie del 1990.k11237946Passeggiando fra le vie del centro urbano si possono ammirare,rifatti quasi fedelmente a come si presentavano nel 1944, i piu’ rappresentativi edifici di questa splendida città come il duomo(Frauenkirche), reinaugurato nel 2006,dopo sessant’anni;il Castello della Famiglia Reale di Sassonia,il Teatro,la piazza del Mercato(dove si tiene il suggestivo mercatino di Natale),il belvedere sul Fiume Elba e le varie statue.Si può notare,infine,un piacevole contrasto fra blocchi di pietra bianca e blocchi di pietra nera:i blocchi di pietra nera sono quelli risalenti a prima della distruzione e quelli di pietra bianca sono stati aggiunti nella riedificazione.                                                                                                                                                                                                                                             Andrea F.




Un passo indietro: Sarajevo alla vigilia della Grande Guerra

Siamo in prossimità del Trieste Film Festival,che quest’anno fra gli altri eventi,propone una proiezione in ricordo del centenario dello scoppio della Grande Guerra,che ricorre proprio nell’anno in corso. Ora facciamo un passo indietro, nella Sarajevo del 1914 che dopo secoli sotto la dominazione turca dai quali fu anche fondata( Saraj ,dal turco vuol dire Palazzo), era passata da pochi anni sotto l’amministrazione austriaca, la quale dopo aver perso la supremazia in Italia voleva  imporla sui Balcani, dove però c’era un pericoloso concorrente: l’Impero Russo, da tempo anche esso in crisi. Sarajevo tornata a essere capitale della Bosnia, dopo la parentesi della cittadina di Travnik, era diventata una città in fermento, infatti era meta di numerosi architetti richiamati dal “Kaiser” austriaco Francesco Giuseppe per dare un volto diverso alla città, rendendola maggiormente conforme alle altre città dell’impero e europee in genere. Ma dietro questo fermento se ne nascondeva un altro, che cresceva giorno dopo giorno, quello del popolo; era nata la“Mlada Bosna (Giovane Bosnia)”.Questa era un’organizzazione giovanile sul modello di altre organizzazioni che precedentemente sono state alla base di altre unificazioni nazionali, come quella Italiana. Ma dietro questa riunione di giovani studenti che mirava alla riunificazione delle popolazioni slave del sud, c’era la figura del Re di Serbia, Pietro I Karadjordjevic, salito al trono pochi anni prima con l’appoggio russo, spodestando il vecchio Re filo-austriaco Milan Obrenovic. Pietro I, infatti, voleva la riunificazione di tutti gli slavi del Sud con la Serbia stato guida, come fu il Piemonte per l’Italia e la Prussia per la Germania, e finanziava segretamente la“Mlada Bosna” per creare disordini all’interno del Paese ai danni degli austriaci. La situazione si era ulteriormente aggravata quando l’arciduca Francesco Ferdinando di Asburgo-Este era diventato erede al Trono dello zio Francesco Giuseppe dopo la misteriosa morte avvenuta a Mayerling del cugino Rodolfo. Egli infatti sosteneva un progetto chiamato Trialismo, che consisteva nel creare uno stato autonomo slavo sotto la corona asburgica; in parole povere l’Impero da Austro-Ungarico doveva diventare Austro-Ungarico-Slavo. Questo progetto secondo Francesco Ferdinando doveva rafforzare la corona austriaca, anche se era avversato: dalla nobiltà Ungherese che temeva la diminuzione della loro influenza sul Kaiser Francesco Giuseppe, dalla Serbia che, come ho scritto prima, mirava al dominio della popolazione slava nei Balcani, dallo “Zar” Russo Nicola II che appoggiava la Sebia, con la scusa della comune radice slava e della comune religione ortodossa ma con il reale intento di avere uno sbocco sul mar Mediterraneo, ridiventato importate per gli scambi commerciali dopo l’apertura del canale di Suez.

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Il 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando accompagnato dalla moglie Sofia era in visita ufficiale a Sarajevo e gli esponenti della“Mlada Bosna”, che meditavano da tempo di uccidere l’Arciduca, entrarono in azione. Francesco Ferdinando e Sofia erano appena arrivati e dalla stazione ferroviaria si dirigevano verso l’albergo in carrozza; ci fu un primo tentativo di accoltellamento subito sventato, quindi si decise di passare all’arma da fuoco. Gavrilo Princip, studente di 19 anni, che si trovava nei pressi del Ponte Latino, nel pieno centro della Capitale Bosniaca, appena vide passare la carrozza premette il grilletto che uccise sul colpo la coppia arciducale. Egli fu subito arrestato e deportato nel forte di Theresienstadt in Boemia e da quell’episodio incominciarano le reazioni a catena. L’Austria, appoggiata dal potente impero Tedesco, diede un ultimatum di un mese alla Serbia per mettersi, de facto, sotto il suo protettorato; la Serbia forte dell’appoggio Russo, che a sua volta faceva parte insieme a Francia e Gran Bretagna della “Triplice Intesa”, oppose rifiuto e incominciò il primo grande massacro di militari e di civili della Storia.

Andrea F.




Immerso nel paesaggio che non ti aspetti : la Bosnia-Erzegovina

Dopo aver lasciato la molto bella e conosciuta costa dalmata,si incomincia a praticare delle strade piuttosto impervie,il mare e il turismo lo vedi  sempre più’ da lontano e sei sempre più catapultato in un paesaggio meraviglioso,nella natura più’ selvaggia…che a tratti ti può ricordare un film western…quanto più’ vai avanti in queste stradine impervie le montagne si fanno sempre più alte,i villaggi sempre più piccoli..appena passato un piccolo valico di frontiera,lo sguardo ha di fronte a se sempre di più’, piccole e medie cascate,nei sempre più’ radi cartelli stradali non c’è solo la segnaletica tradizionale ,per noi che siamo abituati così,in alfabeto latino ma appare anche quella in alfabeto cirillico. Nelle cime di questi monti sempre meno pieni di vegetazione ma ancora piu ricchi di grotte,cave e sorgenti naturali,si possono ammirare torri e costruzioni che ci portano a un passato lontano…ma non sono semplici fortificazioni o torri di avvistamento come ne abbiamo viste tante nella nostra patria,sono antichi minareti,con accanto le moschee e piccoli fiumi a carattere torrenziale collegati da semplici ponti fatti in pietra.Questo è il segnale che nonostante abbiamo lasciato da poco la turisticamente frequentata costa Dalmata-Croata,siamo in un posto quasi inesplorato e poco conosciuto dal turismo di massa:la Bosnia-Erzegovina.Un piccolo stato al centro dei balcani dove si sono combattute anche recenti guerre,che come si sente spesso parlare nei media,in nome di nazionalismi e credi religiosi,ma la verità assoluta di queste guerre   probabilmente ci è ancora sconosciuta.Continuando a esplorare questo meraviglioso Paese pieno di piccoli villaggi fortificati con minareti e moschee che riportano al passato in cui la zona era provincia(vilayet) dell’impero ottomano, poi contesa dalla potente corona Asburgica,si possono ammirare catene montuose sempre piu’ affascinanti dalle cime innevate e dai sempre meno radi piccoli corsi d’acqua. Al centro di queste catene montuose appena citate si trovano come perle nascoste in un cofanetto,città come Mostar

Mostar

Mostar

.divisa in due dal torrente Neretva e unita da un fantastico ponte in pietra recentemente ricostruito;se si ha la fortuna e la voglia di voler salire in uno dei tanti minareti che compongono la città,quasi come sono  le torri in una cittadina del nostro centro Italia,si ammira in tutto il suo splendore questo piccolo gioiello racchiuso dalla Alpi Dinariche;ma per quanto piccolo si può notare il centro storico di origine turca che quasi somiglia a un bazar del Medio Oriente e la maggior parte della gente ci capita per caso avendo come meta il piu’ noto santuario cattolico di Medjugorje sito nelle vicinanza.E l’ atmosfera mediorientale la assaggi anche nei piatti tipici locali,il burek primo fra tutti,e soprattutto nell’estrema ospitalità e cordialità della gente,ma mettendoci alle spalle Mostar e addentrandoci nel cuore dell alpi dinariche e sempre di piu’ immersi nella natura selvaggia e dopo aver ammirato i piccoli borghi sui dorsali dei monti.ci apparirà il monte piu’ mastodontico con i ghiacciai in vetta:il Bijela dove nasce un altro torrente: la Milijacka che taglia in due il gioiello piu’ bello di questo piccolo stato:la capitale

sarajevo

Sarajevo

SARAJEVO.Autentica città dalle mille culture e dai differenti credi religiosi e,appunto,queste diversità contraddisguono la bellezza di questa città.Infatti si può facilmente passare dal bazar turco dove la maestosa moschea di Hursrav Begov la fà da padrone al centro in stile austriaco del tardo ‘800,con chiese gotiche e una sinagoga,e fermarsi nei piccoli localini dove poter assaggiare l’originale caffè turco e ascoltare la tradizionale musica locale;ma purtroppo la periferia della città è ancora segnata da un conflitto da cui non sono passati ancora venti anni,dove i segni sono purtroppo evidenti e le testimonienze nelle varie mostre allestite al riguardo sono davvero toccanti.Questa è Sarajevo,una città  dalle mille emozioni,che

Travnik

Travnik

difficilmente si dimentica.La Bosnia-Erzegovina continua,con fantastici parchi naturali,e altre cittadine piu’ piccole ma altrettanto interessanti come Travnik ,per un periodo capoluogo della Bosnia Turca,come Visegrad tagliata dal torrente Drina ma unita da un altro ponte in pietra dove lo scrittore Ivo Andric ha trovato ispirazione per un suo noto  libro e come Neum,unico sbocco sull’adriatico del Paese,incastonanata in una baia profonda che ha i caratteri di un vero è proprio fiordo.Io spero di avere trasmesso all’eventuale lettore le emozioni che ho provato io ed è quello che mi prefiggo di fare nei miei articoli successivi

Andrea F.