A tu per tu con una vecchia gloria del calcio italiano :Antonio Pietro Paolo Virdis

Mi ero da poco immerso nell’autentica “bolgia” dell’Expo 2015 di Milano, evento concluso 8 giorni fà, ed ero a spasso per la metropoli lombarda prima di fare rientro a Trieste.

virdis2Quasi per caso,passeggiando per la centrale Corso Sempione,mi sono imbattuto in un piccolo locale;una vineria con degustazione di prodotti tipici sardi e,con mia sorpresa mista a gioia,trovo al bancone il noto ex calciatore Antonio Pietro Paolo Virdis.

Il nostro incontro con la vecchia gloria

Il nostro incontro con la vecchia gloria

Questi,è stato un famoso attaccante in attività dalla meta degli ’70 fino ai primi anni ’90 ,che tutti i tifosi meno giovani ricorderanno sicuramente.Ha militato nel Cagliari,Juventus,Udinese,Milan e Lecce,e con la compagine rossonera ha toccato l’apice della sua carriera vincendo uno scudetto ,una coppa dei Campioni e il titolo di capocannoniere di serie A,sommati ai 2 scudetti vinti con la”Vecchia Signora”.E’ stato per me un tuffo nel passato,all’epoca in cui ero un grande collezionista di figurine riguardanti i protagonisti dei tornei F.I.G.C. e appassionato di un calcio,a mio parere, molto diverso e,forse, piu’ “pulito e genuino” del mondo calcistico contemporaneo.Avevo davanti un uomo squisito e molto semplice,che fra un bicchiere di vino rosso,un tagliere di formaggi e salumi sardi e un pasta con il pesto fatto artigianalmente da sua moglie,torinese e conosciuta quando militava nella Juventus,ha soddisfatto molto educatamente le mie curiosità da nostalgico e appassionato del mondo del pallone.

Virdis,senza peli sulla lingua,mi ha parlato di quell’universo accennandomi ad avvenimenti che solo gli addetti ai lavori possono conoscere;un ritratto paterno di Giovanni Trapattoni,una descrizione di un passionale Arrigo Sacchi, spesso fuori dagli schemi;un riservato e tranquillo Marco Van Basten,un Arthur de Coimbra Zico ,solare e dal cuore buono.Egli,ha anche ricordato il patron dell’Udinese,ancora oggi alla guida del Team Friulano,attento piu’ alle trattative di mercato che alla posizione della squadra in classifica e della piccolo mondo a tratti controverso che gravitava attorno al noto ex Campione argentino e ex numero 10 del Napoli Diego Armando Maradona.Proprio in una partita contro la squadra partenopea,Pietro Paolo ha vissuto il momento migliore della sua carriera segnando una doppietta che valse lo scudetto al Milan nella stagione 1987/88,evento narrato con una particolare luce nei suoi occhi.Infine ha preferito tacere quando ho fatto il nome dell’attuale amministratore delegato dei rossoneri.Mi sono sentito a mio agio ,in ambiente famigliare e dopo essere uscito dal locale, soddisfatto del pranzo e della piacevole chiacchierata, è stato inevitabile per me fare paragoni con i Campionati attuali.Oggigiorno.nel nostro Paese, militano quasi solo giocatori non italiani che talvolta possono sembrare piu’ personaggi da piccolo schermo che atleti che ,non di rado,sono coinvolti in episodi di corruzione e scandali che esulano dai puri gesti tecnici.

Andrea Forliano




Cieli rossi, Bassano in Guerra la Grande Guerra attraverso il massacro di uomini e di luoghi

Il documentario che narra la Grande Guerra attraverso il massacro di uomini e di luoghi

Anteprima mondiale il prossimo 10 Novembre al Parlamento Europeo di Bruxelles (Sala A3E2, ore 18.30) per Cieli Rossi, Bassano in Guerra, il film documentario scritto e diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon e prodotto da Sole e Luna Production. Un lavoro profondo ed accurato, frutto di due anni di ricerche e di studi, che offre una visione inedita sui quattro anni del Primo Conflitto Mondiale, anni che hanno cambiato per sempre il mondo intero. Un massacro raccapricciante di uomini e, caso particolarissimo nella storia, un conflitto che ha tramutato e stravolto radicalmente lo stesso territorio. Il documentario sarà in Italia a partire dal 17 novembre.Ingredienti di questo attento studio sono state le pagine dei diari d’epoca, la selezione di materiale fotografico esclusivo. A queste gli autori e registi hanno aggiunto suggestive immagini video realizzate sul fronte. Fondamentale la consulenza militare del Colonnello Gianni Bellò, la consulenza storica del professor Marco Mondini e le preziose informazioni sulla logistica del professor Gianni Idrio.Cieli Rossi, Bassano in Guerra narra la storia di quegli uomini che hanno votato la propria vita all’amor patrio, inteso come l’amore per la terra dei padri, e ci racconta, in particolare, dell’Armata del Grappa, le cui gesta e sofferenze, sono state spesso dimenticate nella narrazione dei quattro anni del conflitto.

Uomini stremati, reduci da Caporetto, impegnati a salvare la Patria ma condannati alla tremenda responsabilità di salvare le proprie case, sotto minaccia del nemico a pochi chilometri dal fronte. Il loro sacrificio ha salvato la Pianura Padana e l’Italia intera ma non solo. Bassano Veneto, da tranquilla cittadina di confine si trova ad essere per lunghissimi ed interminabili giorni sotto il tiro costante dell’artiglieria nemica e dei bombardamenti aerei: una cittadina ferita nel profondo, un simbolo delle sofferenze e degli orrori che dovette subire ed accettare inerme la popolazione italiana.Il periodo trattato è quello dal giugno 1914 al 4 novembre 1918 e le vicende, oltre a quelle del Bassanese, sono quelle che hanno interessato tutto il fronte italiano, dal Carso a Caporetto, dal ripiegamento sulla linea del Piave all’attestamento sul Massiccio del Grappa. Senza tralasciare, ovviamente, gli avvenimenti che hanno visto protagonista l’Altopiano di Asiago.Il titolo Cieli Rossi, Bassano in guerra è un’immagine fotografica, la stessa che rimase per sempre impressa negli occhi dei pochi civili rimasti a presidiare la cittadina di Bassano. Uomini inermi che di notte guardavano con dolore il Sacro Monte infiammato, “dal cui grembo si scatenavano i fuochi di mille vulcani” “e che inghiottiva e polverizzava interi battaglioni”. Immagini terrificanti che ci racconta l’allora parroco Don Dal Prà.

A condurci nei quattro anni di guerra la voce del professor Marco Mondini, membro del Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra dell’Università degli Studi di Padova, il quale per la prima volta, certifica l’instancabile lavoro degli autori e da vita ad una collaborazione che ha contribuito a rendere unico l’intero progetto.Il documentario è dedicato alle tante “anime” che sono sepolte nel Sacrario Militare di Cima Grappa, soldati poco più che ventenni provenienti da ogni parte d’Italia. Ma anche a quelle vite, nemiche per volere politico e militare, che caddero, come i nostri, in nome della propria Patria.
Il Massiccio del Grappa a tutt’oggi mostra ai suoi visitatori i crateri e le ferite lasciati dalle esplosioni delle bombe dei cannoni e delle granate, che lo hanno reso un paesaggio lunare, altamente suggestivo, a tratti spettrale e per questo motivo definito un museo a cielo aperto.

Le riprese sono state effettuate tra Bassano del Grappa, il Massiccio del Grappa e l’Altopiano di Asiago e vanno ad aggiungersi alle relazioni ufficiali dell’esercito, ai preziosi documenti degli archivi comunali, al materiale fotografico e alle lettere-testimonianza dei soldati al fronte.Un contributo fondamentale viene dai filmati storici: asciutti e struggenti, sanno immergere lo spettatore nel racconto storico.La colonna sonora, scritta sulle immagini, è del veronese Federico Mosconi e fonde magistralmente i suoni della natura con armonie musicali nuove, regalando un’esperienza d’ascolto unica e suggestiva.Il documentario prodotto da Sole e Luna con il sostegno della Regione Veneto – Fondo Regionale per il cinema e l’audiovisivo e grazie alla collaborazione con: la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra dell’Università degli Studi di Padova, il Comitato Regionale Veneto Centenario Grande Guerra, l’Unione Montana del Grappa, l’Unione Montana Valbrenta, la Provincia di Vicenza, la Provincia di Treviso, il Comune di Bassano del Grappa, il Comune di Asiago, il Comune di Mussolente, l’Associazione Nazionale Alpini, l’Associazione “Musei all’aperto 1915/18 – Grande Guerra sul Monte Grappa”.

  La presentazione a Bruxelles è fortemente voluta e supportata dall’Onorevole Mara Bizzotto.




“Memorie di Guerra” – A Novara sei incontri per riscoprire, in modo originale, i testi che raccontano il tema della guerra

Dopo il successo del ciclo “Memorie Russe”, tornano in città Leonardo Bucciardini e Daniele Bacci, docenti – attori della Compagnia Venti Lucenti di Firenze che incontreranno scuole e cittadini per dare nuova “lettura” a testi incentrati su un tema imprescindibile della Storia umana.

Novara 19 Ottobre 2015. All’interno del progetto “Cultura e Aree Urbane – Sistema Culturale e Casa Bossi” finanziato da Fondazione Cariplo, Comune di Novara e Fondazione Teatro Coccia, tornano a proporre una “cultura a portata di mano”.
Dopo il successo del ciclo “Memorie Russe”, ideato per avvicinare alla lettura dei Grandi Classici Russi che ha coinvolto, lo scorso anno, circa 1.800 persone, (di cui 1.000 alunni delle scuole cittadine e circa 800 spettatori intervenuti agli incontri pomeridiani) è pronto a partire il calendario di “Memorie di guerra”, ciclo di letture spettacolo condotto dagli attori Daniele Bacci e Leonardo Bucciardini della Compagnia fiorentina Venti Lucenti che daranno vita a testi più popolari ma anche meno conosciuti, incentrati sul tema della Grande Guerra.

broletto novaraLa guerra è da sempre un tema caro alla letteratura: affermazione di valori sociali, culturali o religiosi e scontro fra uomini, popoli e nazioni, la guerra da sempre riveste un ruolo essenziale per indagare tra le pieghe dell’agire umano. Appare, quindi, interessante affrontare i testi più popolari e quelli meno noti che raccontano la Grande Guerra, (nel centenario dell’entrata dell’Italia nel conflitto), secondo un itinerario che parte dall’oralità epica dell’Iliade e della Bibbia per passare alla ricostruzione del Realismo Ottocentesco e approdare, poi, alle diverse sfaccettature memoriali e romanzesche del Primo Conflitto Mondiale. Proprio alla letteratura sulla Grande guerra, momento rivelatore della capacità distruttiva dell’uomo e dell’accelerazione del “secolo breve”, saranno, infatti, dedicati gli appuntamenti finali, ideati anche per introdurre all’opera (in prima assoluta) “La paura”, scritta da Orazio Sciortino che andrà in scena al Teatro Coccia, Giovedì 3 dicembre 2015.
Sei gli appuntamenti in cartellone, realizzati anche in collaborazione con la Biblioteca Civica Negroni e con il Circolo dei Lettori di Torino, che si terranno la mattina nelle scuole novaresi e il pomeriggio nella preziosa cornice dell’Arengo del Broletto.

L’illustrazione dei testi scelti, del contesto che li ha prodotti, nonché la lettura di brani scelti e la visione di filmati ispirati a questi capolavori sarà condotta dai professori Bucciardini e Bacci: al mattino alle 10.30 nelle scuole superiori, alle 17.30 all’Arengo del Broletto, cuore della città; simbolo dell’importanza della cultura nella continua costruzione dell’identità civile.
La possibilità di assistere agli incontri pomeridiani in un luogo di grande importanza per la città e di grande intensità è un ulteriore elemento di valore del ciclo di appuntamenti; pensato anche per avvicinare i cittadini ad un angolo di Novara che cela in sé una storia imprescindibile e conserva un’atmosfera unica.




GRANDE GUERRA, UDINE DIVENTA CANTIERE DI UN’OPERA D’ARTE COLLETTIVA UDINE VIALE VAT 9 E 10 OTT.

Nell’anno del centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale la Grande Guerra diventa il tema centrale di una grande opera d’arte collettiva. Venerdì 9 e sabato 10 ottobre Udine trasforma alcuni dei suoi luoghi in uno spazio laboratorio in cui chiunque lo desideri può contribuire a un’azione pittorica collettiva.

Modux/Kalmar, 2015 Kalmar, Svezia. Autore foto : BridA

Modux/Kalmar, 2015 Kalmar, Svezia. Autore foto : BridA

L’iniziativa, curata dall’associazione culturale Etrarte per il progetto “Storie in corso”, realizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Udine in collaborazione con molte realtà della città, permetterà, attraverso un medium digitale, di comporre immagini astratte e policrome sul tema della Grande Guerra. L’opera d’arte sarà il frutto delle interazioni fra il punto di vista dell’artista e l’interpretazione soggettiva di ogni singola persona coinvolta nel processo. “È un progetto artistico molto interessante – sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone – perché mette in contatto la memoria della Grande Guerra con il sentire del presente espresso da persone comuni. L’iniziativa, che avrà un taglio interculturale, fa parte del programma di eventi proposti

Modux 1.0 Maribor, Slovenia, Autore foto : BridA

Modux 1.0 Maribor, Slovenia, Autore foto : BridA

dall’assessorato alla Cultura per il centenario dello scoppio della prima guerra mondiale”.
I “direttori d’orchestra” di questa riflessione collettiva saranno gli artisti sloveni BridA (Tom Kerševan, Sendi Mango e Jurij Pavlica), che porteranno a Udine la loro piattaforma Modux. Dopo essere stati invitati da alcune fra le più importanti esposizioni internazionali di arte contemporanea come Karlsruhe (ZKM, 2006), Kassel (2008) e Linz (Ars Eletronica, 2009) ed aver portato Modux alla Tate Gallery (St Ives, 2013) e al Kalmar Konstmuseum (2015) quello di Udine è il loro primo esperimento legato alla Grande Guerra.

Modux 3.0, ZKM Karlsruhe, Germania, Autore foto : BridA

Modux 3.0, ZKM Karlsruhe, Germania, Autore foto : BridA

I BridA, segnalati dal curatore dei Civici Musei di Lubiana, Blaž Peršin, sono stati accompagnati dal curatore scientifico della manifestazione “Storie in corso”, Luca Giuliani, nella selezione di un tema portante per il loro intervento, ovvero l’idea di Umanità rispetto al tema della guerra. Oggi, 9 ottobre, i BridA saranno ospiti di due istituti scolastici, la scuola secondaria di primo grado “A. Manzoni” e l’istituto statale d’arte “G. Sello”. Sabato mattina, 10 ottobre, saranno presenti invece dalle 10.30 alle 12:30 al mercato di viale Vat, mentre nel pomeriggio incontreranno la cittadinanza in piazza XX Settembre dalle 16 alle 18. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a etrarte@associazionetrarte.it.




72°ANNIVERSARIO MORTE NORMA COSSETTO

ANNIVERSARIO MORTE NORMA COSSETTO

    Organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato provinciale di Trieste, in collaborazione con il Comune di Trieste, si è svolta ieri pomeriggio (lunedì 5 ottobre) la cerimonia a ricordo  del 72° anniversario della morte di Norma Cossetto.

 

L'assessore Antonella Grim, per la provincia il vicepresidente Igor Dolenc.

L’assessore Antonella Grim, per la provincia il vicepresidente Igor Dolenc.

   Una corona d’alloro è stata deposta in prossimità della stele che nell’omonima via la ricorda. Alla cerimonia, per l’Amministrazione comunale  era presente l’assessore Antonella Grim, per la provincia il vicepresidente Igor Dolenc.

La ragazza in questione,all’epoca di circa 23 anni,era figlia di Giuseppe,segretario del fascio di Santa Domenica di Visinada,nei pressi di Parenzo/Porec ,in Istria.Era in procinto di conseguire la laurea in lettere presso l’università di Padova,elaborando una tesi riguardante la storia Istriana,dal titolo “Terra Rossa”(dal colore del terreno della regione,ricco di bauxite),spostandosi da una località all’altra in bicicletta.Il suo correlatore era il noto Professore e letterato Concetto Marchesi.Subito dopo la resa italiana del 8 settembre1943,in Istria vi furono giorni di” vuoto di potere”,e tanti poveri braccianti agricoli si unirono alle brigate dell’esercito di liberazione Jugoslavo.Molti lo fecero anche per vendicarsi delle angherie subite in 20 anni di regime fascista;infatti si parlò di una “jaquerie”contadina.La ragazza fu presa prigioniera dalle milizie partigiane croate che operavano nella zona e condotta nei locali della scuola di Visignano.Fu,tenuta lì per 8 giorni e invitata a unirsi ad essi,subendo maltrattamenti alternati a sporadiche blandizie.Una testimone,che abitava dirimpetto all’edificio sostenne di averla vista,seminuda,legata a un tavolo.Davanti a un  netto rifiuto da parte della giovane di offrire collaborazione,fu condotta presso la foiba di monte Croce e poi giustiziata.L’intera area fu invasa dalle truppe naziste poco tempo dopo tramite l’operazione”Nubifragio”; gli avvenimenti intrecciatisi in quei giorni furono un triste preludio di quello che successe 2 anni dopo a guerra terminata.Nell’immediato dopo guerra,l’Ateneo Padovano conferì la laurea a Norma ad “Honoris Causa”,e sua sorella Licia si è battuta strenuamente negli anni a venire per tenere vivo il ricordo della congiunta.

Andrea Forliano

 




78° Anniverasario della promulgazione delle leggi razziali a Trieste

Trieste – Oggi 18 settembre è una data particolare per la nostra città, in quanto ricorre un anniversario che segna uno dei più oscuri periodi della storia del nostro Paese. Il Duce Benito Mussolini, annunciava alla gremita folla raccolta in piazza Unità d’Italia, sotto il balcone del Municipio, la promulgazione delle leggi antisemite in Italia. Questo “gesto” era l’apice di una involuzione politica determinata dall’aggressione da parte del nostro esercito all’Etiopia del 1935; azione che provocò il distacco dell’Italia da Gran Bretagna e Francia e il suo successivo avvicinamento graduale alla Germania Nazista. Il duce, avvertì come un vero e proprio affronto,“le inique sanzioni economiche”, che la Società delle Nazioni decretò per il Regno d’Italia; le stesse in verità non furono poi rispettate da tutti i Paesi membri e molte potenze intercontinentali, come gli Stati Uniti, non erano tenute a rispettarle in quanto estranei alla stessa Società delle Nazioni, antenata dell’ONU, con sede a Ginevra. Un uomo che era abituato ormai da troppi anni ad avere “sempre ragione” e sempre più in preda al “sogno” di poter ricostituire l’Impero Romano, si lasciò abbindolare facilmente dalla dialettica del dittatore Tedesco Adolf Hitler. Il 25 ottobre 1936 infatti fu sancito “l’asse Roma-Berlino”; il governo tedesco in cambio di risorse minerarie e finanziarie si assicurò l’impegno italiano a non opporsi all’annessione dell’Austria al Reich, la collaborazione al “Caudillo” Francisco Franco nella guerra civile in Spagna, il progressivo avvicinamento del fascismo al nazismo. A partire da quel momento il Regime, il quale annoverava nei suoi ranghi anche illustri gerarchi Ebrei come Renzo Ravenna, Podestà di Ferrara, prese una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti dei “cittadini di razza ebraica”. Dapprima furono isolati gli ebrei non italiani, poi gli stessi non fascisti, seguirono poi, una serie di ulteriori restrizioni che culminarono nelle “leggi razziali”, annunciate appunto a Trieste. Corriere_testata_1938Queste privavano di ogni diritto i cittadini Italiani “di Razza Ebraica”, ed erano molto simili alle leggi promulgate a Norimberga 3 anni prima dal Fuhrer. In alcuni casi fortunatamente ci furono delle “scappatoie all’italiana”, in quanto vi era la grottesca e poco precisata clausola degli ebrei “arianizzati”. La scelta di proclamare tutto ciò proprio nel Capoluogo Giuliano, non fu per niente casuale. La nostra città era stata per moltissimi anni Porto Franco e fino al 1918 , principale approdo del Grande Impero Asburgico, quindi era una città multi etnica e multi culturale, con una cospicua comunità ebraica, che in periodi antecedenti aveva contribuito a fondare importanti imprese cittadine come la società di assicurazione Lloyd e Generali, oltre al liquore Stock. Ma non era solo quello purtroppo; già all’indomani della Presa del potere del Fascismo, i numerosi Sloveni e Croati, sia presenti nel centro metropolitano che nell’area circostante,  furono chiamati in modo dispregiativo “allogeni” e furono oggetto di numerose persecuzioni di tutti i tipi. La più emblematica, fu l’incendio della Narodni Dom (oggi sede della Scuola Superiore di Interpreti e Traduttori), maggiore centro culturale sloveno e croato presente in Città. Una acuta propaganda messa a punto da Mussolini e passata alla storia come “fascismo di confine” indicava la popolazione di origine slava nemica dell’Italia, già collaboratrice delle Autorità Austriache contro l’Italia, durante e fino al termine dell Grande Guerra. Leggi_razziali_fascismoIl discorso che il Duce pronunciò nel suo stile, affacciato al balcone del palazzo Comunale, fu salutato con gaudio dai più fanatici esecutori del “fascismo di Confine”, e preoccupò non poco le svariate migliaia di “non ariani”, che da secoli popolavano la nostra città e che si vedevano, loro malgrado e inspiegabilmente chiudersi tante porte in casa propria. Purtroppo questo episodio non fu che l’inizio di molte ben note tragedie di dimensioni colossali che, avvennero sia a Trieste che nell’intera Europa nei successivi sette anni, dopo dei quali, tutto tornò sotto una “certa normalità”. Proprio nei giorni scorsi, a causa dei continui conflitti in Medio Oriente e in Africa, si sente spesso di numerosi esseri umani disperati. Essi premono alle frontiere dell’Unione Europea in cerca di un futuro migliore e portati fin lì da gente senza scrupoli che non esita a trarre profitto da questa situazione. Alcuni governi Europei, specie il Primo Ministro Ungherese, stanno prendendo delle misure , che definirei alquanto affrettate, per cercare di tenere lontano il flusso di migranti dai confini dell’UE; l’erezione di un  muro e altre cose che possono ricordare quello che è successo proprio all’interno delle loro Patrie più di 70 anni fa. E’ mio desiderio ricordare infine, quello che comportarono in seguito le leggi razziali allora; i principi sui quali, statisti del calibro di Alcide De Gasperi e Robert Schumann, analizzate le stragi della appena terminata Seconda Guerra Mondiale, fondarono le basi di un progetto che nel 1959 diventò la Comunità Economica Europea e nel 1992 Unione Europea.

Andrea Forliano




L’ULTIMO VIAGGIO DEL BARON GAUTSCH di PIETRO SPIRITO con Sara Alzetta,tre replicheal MUDEO DE HENRIQUEZ 3, 4 e 5 set.

L’ultimo viaggio del Baron Gautsch di Pietro Spirito, con Sara Alzetta, ha debuttato lo scorso luglio, suscitando molta attenzione: da qui la decisione del Comune di Trieste e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che collaborano all’organizzazione degli spettacoli estivi al Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez”, di riproporre il monologo per ulteriori tre repliche a chiusura della rassegna.Lo spettacolo sarà dunque in scena – sempre al Museo de Henriquez – nelle giornate di giovedì 3, venerdì 4 e sabato 5 settembre con inizio alle ore 21: date da tenere presenti, per chi avesse perduto le prime repliche e volesse applaudire L’ultimo viaggio del Baron Gautsch in quest’occasione.
A questo proposito, si sottolinea che la sala scelta dagli artisti per la messinscena ha una capienza limitata, e pertanto si consiglia di acquistare i biglietti in prevendita presso tutti i punti vendita consueti del Teatro Stabile regionale.
La biglietteria per gli spettacoli al Museo è attiva nei giorni di replica a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.Il relitto del Baron Gautsch è a tutt’oggi un’icona della prima guerra mondiale, inquietante e allo stesso tempo affascinante: lo scrittore e giornalista Pietro Spirito ha raccontato la storia sfortunata della nave in un romanzo, da cui prende ora vita il monologo  L’ultimo viaggio del Baron Gautsch curato dallo stesso autore. Ne è protagonista Sara Alzetta, mentre le musiche originali sono create da Giulio Centis. La computer grafica è opera di Chiara Scrigner.
L’ultimo viaggio del Baron Gautsch avvenne il 13 agosto 1914, in una splendida giornata di sole, mentre l’Europa precipitava nel baratro del primo conflitto mondiale. La nave passeggeri del Lloyd Austriaco, salpata da Cattaro e attesa a Trieste, per un errore di manovra, al largo della costa istriana urtò una mina di sbarramento, affondando in pochi minuti. Morirono più di centotrenta persone, in gran parte donne e bambini, profughi in fuga dalle regioni coinvolte nei combattimenti. Furono le prime vittime civili della Grande guerra, e il naufragio del piroscafo divenne subito metafora della fine dell’Impero asburgico e di un’intera epoca. Attraverso le voci dei naufraghi – i passeggeri, i marinai, gli ufficiali di bordo – e le loro vivide testimonianze, cui dà voce la versatile Sara Alzetta, lo spettacolo racconta cosa accadde in quei pochi minuti, quando il destino di tante persone si intrecciò con i destini decisi dalla Storia, in un corto circuito in cui il mare diventa, ancora una volta, protagonista e muto testimone delle tragedie di chi cerca scampo dai rivolgimenti del proprio tempo.
Pietro Spirito, nato a Caserta 1961, vive e lavora a Trieste come scrittore e giornalista professionista alle pagine culturali del quotidiano “Il Piccolo”. Ha pubblicato saggi, romanzi, racconti, e curato antologie. Collabora con la Rai e diverse riviste e periodici tra cui “L’Indice”Ha svolto seminari e corsi di scrittura creativa e giornalismo in alcune scuole superiori, università enti e associazioni, ed è fra l’altro socio e collaboratore della Deputazione di Storia patria della Venezia Giulia e della sezione italiana dell’Historical Diving Society. Suoi racconti sono stati tradotti in francese, catalano, croato, ungherese.
Lo spettacolo è inserito nella programmazione estiva del Comune di Trieste, realizzata al Museo in collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. I posti sono limitati, dunque si consiglia agli interessati di acquistare in prevendita.Biglietti a 7 euro con riduzioni per gli abbonati al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, gli Under 25 e gli Over 65: si acquistano nei punti vendita consueti dello Stabile regionale, in internet (www.ilrossetti.it) e al Museo stesso nelle sere di spettacolo, fino ad esaurimento dei posti disponibili.La biglietteria del Politeama Rossetti segue l’orario d’apertura estivo, da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle 14. Si può contattare la biglietteria tramite il centralino del Teatro al numero 040-3593511.

 




TRIESTE:riconsegnata alla città pulita e restaurata LA STATUA DI NAZARIO SAUR0

Il 10 agosto del 1916 Nazario Sauro (patriota e militare italiano, uno tra le più importanti figure dell’irredentismo italiano e massimo rappresentante di quello istriano) moriva a Pola. Cinquant’anni dopo, il 10 agosto del 1966, veniva inaugurata a Trieste la sua statua, opera dello scultore Tristano Alberti. Oggi, passati altri 50 anni,  la grande statua bronzea su basamento in pietra d’Istria raffigurante Nazario Sauro è stata riconsegnata e presentata alla cittadinanza pulita e restaurata.Nel corso di una 2015_21870-stampaconferenza stampa -svoltasi ai piedi del monumento davanti alla Stazione Marittima- sono state illustrate  le modalità del significativo intervento di restauro e valorizzazione dello storico monumento, che avviene nel centenario della prima Grande Guerra. I lavori sono stati promossi dai Civici Musei del Comune di Trieste, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Culturali e realizzati dalla ditta Mauro Vita restauro e conservazione. Sul posto sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore comunale alla Cultura Paolo Tassinari, la direttrice  del Museo d’Arte Moderna Revoltella e dei Musei Civici di  Storia ed Arte Maria Masau Dan, per la Soprintendenza la dott.ssa  Rossella Scopas Sommer , i presidenti dell’ANVGD Trieste e del Comitato nazario-sauro-statuaper le Onoranze a Nazario Sauro, dell’ Associazione comunità istriane, della Fameia Capodistriana e dell’IRC II restauro –è stato evidenziato nel corso dell’incontro– ha interessato sia la statua bronzea che il suo basamento in pietra, con il fine di ridare al manufatto l’originale patina del tempo. La parte in bronzo era la più rovinata, pertanto è stata quella che ha maggiormente pesato sulle operazioni di restauro. Si è intervenuto essenzialmente sulle zone ossidate (riconoscibili perché caratterizzate dalla presenza di abbondanti gore di colore verde) e su quelle cerose (ricoperte da una patina nera dovuta alla cera addizionata a pigmento) ed inoltre sulle micro-fessurazioni per ovviare al rischio di un’ossidazione più interna. Anche la pietra, a causa dell’ossidazione del bronzo, era anch’essa interessata da gore di colore verde soprattutto sulle zone sommitali.Il lavoro di restauro, del valore di oltre 6 mila euro, è stato eseguito dal personale specializzato della Mauro Vita che, mediante una paziente, blanda e ripetuta abrasione manuale, eseguita con spazzolini a setole morbide e polvere abrasiva, ha eliminato le superfici interessate da ossidazione. Poi mediante dei lavaggi con acqua distillata addizionata di tartrato di potassio, ha asportato le zone cerose di colore nero conferendo così alla statua un’immagine cromatica uniforme e piacevole alla vista. Sulla parte sommitale del basamento si è provveduto ad asportare l’ossido di rame con prodotti complessanti, previa interposizione di fogli di cellulosa. Anche in questo caso le fessurazioni sono state risarcite mediante una resina e poi pigmentate con terre per uniformare il colore della pietra stessa. Statua bronzea e basamento hanno visto, come ultimo passaggio, la stesura di protettivi che dovranno “difendere” i materiali dagli eventi atmosferici e climatici per un lungo periodo. “Assieme alla ricerca e alla catalogazione –ha detto l’assessore Paolo Tassinari– il lavoro di conservazione e valorizzazione dei monumenti è uno dei compiti centrali delle istituzioni museali e culturali, un impegno condiviso, per vivere sempre meglio i nostri tempi, nel rispetto della storia e dei suoi luoghi”. Soddisfazione per il riuscito restauro, che segue gli interventi alla statua di Saba e alla lapide ai Volontari Giuliani sul Castello di San Giusto, è stata espressa anche dalla direttrice Masau Dan che ha ribadito l’importanza di “agire anche sugli spazi urbani per favorire la conservazione della memoria in funzione educativa e didattica”.La dott.ssa Rossella Scopas Sommer ha a sua volta sottolineato la positiva collaborazione  realizzata tra il Comune e la Soprintendenza, mettendo anche in luce come “il tema istriano era ben conosciuto dallo scultore triestino Tristano Alberti, che già all’inizio degli Sessanta collaborava con l’Opera Assistenza Profughi Giuliano Dalmati, scolpendo una serie di effigi sacre raffiguranti i patroni delle terre abbandonate dai profughi”. Parole di stima e apprezzamento per l’intervento di restauro sono venute anche dai presidenti  Renzo Codarin, Piero Sardos Albertini e Chiara Vigini, che hanno confermato il comune impegno a programmare una bella mostra per l’anno prossimo, nel Centenario della morte di Nazario Sauro.




Partono domani le visite guidate sulle tracce della Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

In un anno importante per la commemorazione del centenario della Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia, TurismoFVG propone un ricco calendario di visite guidate gratuite per conoscere le tracce che il conflitto ha lasciato in regione e i luoghi cruciali di questo doloroso evento. Le visite guidate partono domani e dureranno fino a dicembre 2015, portando i turisti, ma anche cittadini regionali interessati all’argomento, attraverso itinerari che si snodano all’interno di diversi contesti naturali, dall’Altopiano carsico che circonda Trieste, fino alle cime delle Alpi al confine con l’Austria. I partecipanti potranno così osservare con i propri occhi i campi di battaglia e i luoghi dove vissero i soldati in prima linea e di rivivere, attraverso la narrazione di guide specializzate, storie e curiosità della Grande Guerra. Ad esclusione di alcune uscite di trekking, gli itinerari sono adatti a chiunque, si svolgono in mezzo alla natura e coprono l’intero territorio regionale. Inoltre, per chi lo desidera, sono disponibili anche le visite guidate tematizzate sul tema del primo conflitto mondiale nelle città di Udine, Gorizia e Trieste. Tutte le visite guidate Grande Guerra sono gratuite: per partecipare è necessaria la prenotazione secondo le modalità indicate per ogni singola visita  sul sito http://www.turismofvg.it/




“Continuano al Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez venerdì 3 e sabato 4 luglio alle 21 le repliche di A Sarajevo il 28 giugno

 Continuano – venerdì 3 e sabato 4 luglio con inizio alle ore 21 – al Museo di guerra per la pace “Diego de Henriquez” le repliche dello spettacolo A Sarajevo il 28 giugno di Gilberto Forti con Gianfranco Saletta, Fulvio Falzarano, Maria Grazia Plos e Maurizio Zacchigna, realizzato in collaborazione fra il Comune di Trieste ed il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, e inserito fra le manifestazioni estive organizzate dal Comune. È un’occasione ricca di suggestioni per visitare questo singolare Museo, ed incontrarvi la Storia: quella dell’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie Sofia, evento da cui scaturì poi la prima guerra mondiale. L’attentato di Sarajevo viene rivissuto attraverso le testimonianze di alcuni personaggi coevi, magistralmente interpretati dagli attori, che ci fanno conoscere la Storia attraverso occhi diversi. Affascinante anche la costruzione dinamica dello spettacolo, che prevede che sia il pubblico a muoversi fra le sale del museo, incontrando i diversi protagonisti e soffermandosi ad ascoltare i loro monologhi. La serata è impreziosita dalle musiche – di Johann Strauß figlio e Franz Schubert – eseguite dal vivo dal Quartetto Iris e dalla possibilità per tutti i possessori di biglietto, di visitare, a partire dalle 20 e fino all’inizio dello spettacolo, il Museo “Diego de Henriquez”. Biglietti a 7 euro con riduzioni per gli abbonati al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, gli Under 25 e gli Over 65: si acquistano nei punti vendita consueti dello Stabile regionale, in internet e al Museo stesso nelle sere di spettacolo. La biglietteria del Politeama Rossetti segue l’orario d’apertura estivo, da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle 14. Si può contattare la biglietteria tramite il centralino del Teatro al numero 040-3593511