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Circe, nell’antro della maga 𝟮𝟯 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝗖𝗵𝗶𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗦𝗮𝗻 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 (NA)

Si svolgerà Giovedì 23 Settembre all’interno della rassegna “Do Maggiore”, patrocinata dal Comune di Napoli lo spettacolo “Circe, nell’antro della maga”, a cura de “La chiave di Artemysia”.

Un viaggio che costringe Ulisse ad un percorso di presa di coscienza di sé stesso, introspezione personale e cambiamento: quando per la prima volta la sua volontà di tornare a casa viene messa a dura prova non dalla guerra, né dagli eventi, ma da una donna, anzi da una maga. Circe.

Una donna seducente, figlia di Dei, esperta nell’uso dei “farmaka” e per nulla spaventata dall’idea di usarli per raggiungere i suoi obiettivi. L’amore per Ulisse diviene, quasi subito, il suo principale obiettivo.

Circe trasforma i compagni di Odisseo in porci. L’eroe, per restituire loro sembianze umane è costretto a fermarsi un anno da lei.

Grazie ai suoi consigli Odisseo decide di intraprendere un viaggio che gli farà attraversare tutta la costa e gran parte della Campania stessa mettendolo faccia a faccia con il suo inconscio.

Inizia una catabasi nel regno dei morti scendendo nel lago d’averno.

Lì riesce a entrare in contatto con le figure dei compagni perduti durante la guerra di Troia, con la madre e con l’indovino Tiresia.

Infine quando sarà costretto ad andare via, consapevole del suo destino, e a lasciare questo amore che lo ha nutrito, sarà pronto ad affrontare pericoli di ben altra portata, come l’insidioso canto delle sirene.

Questo si propone di mettere in scena “La chiave di Artemysia”

Un’iniziativa atta a dare vita ad una rivalutazione del territorio che prende le sue fondamenta dalla storia dei luoghi.

Essi vanno celebrati e non dimenticati.

Il testo prende forti spunti dal lavoro di Madeline Miller, “Circe”.

Testo pregevole che sta riscontrando successo di pubblico a livello mondiale.

È il Chiostro di San Domenico Maggiore che si fa ospite della performance diventando, per l’occasione, la dimora della Maga Circe.

Il pubblico, insieme ad Ulisse, percorrendo le stanze, cortile, i corridoi, assiste alla sua storia vivendone paure, bellezze emozioni. Incontrandone, man mano i personaggi principali: Circe, Tiresia, le Sirene, ed attraversando gli Inferi.

Questo perché quando la storia si mescola alla leggenda, e la leggenda alla storia, non ha bisogno che nulla venga inventato, ma contiene in sè già tutto ciò che è necessario raccontare.

in scena:

CIRCE: Roberta Misticone

ULISSE: Errico Liguori

TIRESIA: Rodolfo Medina

PENELOPE: Orentia Marano

SIRENA: Livia Bertè

ENSEMBLE: Luisa Leone

ENSEMBLE: Diana Bevilacqua

Regia di Livia Bertè

Movimenti coreografici a cura di: Luisa Leone

Info: 𝟮𝟯 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 ore 21:00

BIGLIETTO 12 euro  BIGLIETTO RIDOTTO 10 euro (fino a 10 anni)

𝗖𝗵𝗶𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗦𝗮𝗻 𝗗𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲

P.za S. Domenico Maggiore,

80134 Napoli NA

***Protocollo Coronavirus***

Per garantire la sicurezza di tutti è OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE.

Modalità di prenotazione

messaggio whatsapp 3404657949 – 24h su 24




Da Napoli a New York e Dubai: successo per la mostra di Giacomo Pietoso, dal PAN al mondo

Il servizio Rai Pubblica utilità mette a disposizione le audiodescrizioni per non vedenti di due opere di Pietoso

Da Napoli a New York, passando per Venezia, Giacomo Pietoso continua a stupire con la sua arte. Sono tanti gli impegni dell’artista a seguito del finissage al PAN della sua personale “Blind Art”, a cura di Anna Esposito e Monica Picardi dell’Associazione e casa editrice “Colorando i pensieri”, che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, ricevendo la visita e i complimenti dell’Assessore al Comune di Napoli Annamaria Palmieri, di Monsignor Antonio di Donna, Vescovo di Acerra, del Dott. Stefano Iuorio, Dirigente del commissariato P. S. di Acerra, del Senatore Francesco Urraro e del Consigliere del Comune di Napoli Francesco Emilio Borrelli.

Il servizio Rai Pubblica utilità, media partner della mostra, ha messo a disposizione due audiodescrizioni per non vedenti delle opere di Pietoso, sul sito Rai.it.

Ancora, a ottobre l’artista riceverà l’Oscar per le arti a Montecarlo, mentre a novembre le sue opere saranno esposte a Dubai. “Sono felice di proseguire con un percorso che, passo dopo passo, si va delineando come una rappresentazione fisica del messaggio di vita che desidero trasmettere a tutti coloro che incontrano le mie opere, dipinti, libri o poesie, sul proprio cammino” spiega Giacomo Pietoso.

Ad agosto l’artista ha ricevuto il Leone d’Oro a La Biennale Arte di Venezia, nello stesso mese le sue opere sono state esposte anche a New York nel White Space di Chelsea.




“Il nodo di Odino” nella Napoli a fumetti della Belle Époque: è in libreria il romanzo della Ammirati

Si parla della Napoli che fu, bella e incantevole, ma soprattutto di una storia di amore, di morte e di magia, sospesa tra scienza ed esoterismo, fantasia e realtà. “Il nodo di Odino”, romanzo a fumetti scritto da Gemma Ammirati con le illustrazioni di Carmelo Zagaria e la sceneggiatura di Francesco D’Amore, è il primo lavoro della collana “Le Nuvole” di Edizioni Fioranna.

Siamo all’ombra del Vesuvio all’epoca della “Belle Époque”, in un clima culturale unico e contraddittorio in cui l’interesse profondo per la scienza, le arti e il progresso si incrocia con l’idealismo, la passione per il mistero, il soprannaturale e l’esoterismo più irrazionale. In questo contesto si svolge la storia del duca Pasquale Del Pezzo, matematico, e della moglie Anne Charlotte Leffler, scrittrice svedese. Sullo sfondo la presenza del Nodo di Odino, simbolo persistente nella mitologia nordica e segno di legame indissolubile, inciso su un misterioso medaglione dai poteri oscuri. Questo oggetto, secondo la vicenda scritta da Gemma Ammirati e rappresentata grazie alle illustrazioni di Carmelo Zagaria e alla sceneggiatura di Francesco D’Amore, avrà conseguenze tragiche nella vita dei due personaggi.

Gemma Ammirati, soggettista e mentore del progetto, è un medico di famiglia che sogna la Napoli scintillante della Belle Époque, sul finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: «Quando ero adolescente – spiega Gemma – viveva vicino a casa nostra un’anziana signorina nata agli inizi degli anni Novanta dell’Ottocento. La sua famiglia aveva giocato un ruolo significativo nel processo di unificazione italiana, un tempo era stato in suo possesso l’intero edificio dove abitavamo. La signorina non sapeva accendere i fornelli ma parlava francese, suonava il violino, dipingeva. Mi raccontava della sua giovinezza in piena Belle Époque. Mi parlava delle serate che si svolgevano nei salotti della sua abitazione, dei letterati, musicisti , pittori, italiani e stranieri, che le frequentavano. Mi mostrava i tanti deliziosi soprammobili, gioielli, profumi, vestiti di quell’epoca che ancora erano in casa sua. Questo mondo ha continuato a coinvolgermi».

«Da donna matura ho sentito questo mondo crescere ancora e ancora dentro di me. Mi sono decisa ad agire quando mi sono imbattuta in Pasquale Del Pezzo, uomo di scienza e politico, che nella Belle Époque napoletana ha giocato un ruolo decisivo anche se dimenticato. Quando ho scoperto una serie di aneddoti che lo riguardavano, una sua divertente caricatura, mi sono decisa. Un racconto non mi sembrava adatto, servivano delle immagini e ho scelto così la strada della graphic novel. Mi sono presentata da Mario Punzo alla sua scuola di comics, credo mi abbia preso un po’ per stramba o forse capricciosa. Mi ha assecondata, mi ha proposto due giovani: uno sceneggiatore, Francesco D’Amore, e un disegnatore con un cognome e qualche parentela un po’ impegnativi, Carmelo Zagaria». La soddisfazione più grande? «Ne ho inviato una copia ad una mia anziana conoscente nata negli anni Venti del secolo passato. Anche la sua famiglia ha svolto un ruolo importante  negli anni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Dopo qualche giorno mi è arrivato il suo commento, in due parole: era così».

Per Anna Fiore, titolare della casa editrice Fioranna, si tratta di un nuovo importante passo: «Una storia coinvolgente ambientata nell’affascinante Napoli della Belle Époque. Una bellissima occasione che mi ha invogliata ad allargare l’offerta culturale della casa editrice inserendo una nuova collana. “Il Nodo di Odino” apre, infatti, la neonata collana di graphic novel “Le Nuvole”. Quello che mi ha coinvolta di più della storia è prima di tutto la figura del protagonista, Pasquale Del Pezzo che, con la sua scintillante personalità, è stato uno dei protagonisti della vita culturale e sociale napoletana di quel periodo. Interessante è stato leggere come la sua vita si sia incrociata con quella di altri personaggi illustri come il filosofo Benedetto Croce, lo scrittore e psichiatra Axel Munthe, il poeta Salvatore Di Giacomo, il pittore Edoardo Dalbono, il medico Antonio Cardarelli, il letterato Edoardo Scarfoglio, l’alchimista ed esoterista Giuliano Kremmerz, i quali hanno giocato ruoli importanti. In secondo luogo, lo sfondo. Sono state riscostruite tutte le atmosfere, i sogni e il clima culturale di un’epoca in cui l’interesse profondo per la scienza, le arti e il progresso s’incrociava con l’idealismo, la passione per il mistero e l’esoterismo».




Al Campania Teatro Festival 2021 Ellegipì TEATRO 20 debutta con ALLUCCAMM 22 giugno nel Giardino Paesaggistico di Porta Miano – ore 22:30

Martedì 22 giugno, alle ore 22:30, a Capodimonte, nel Giardino Paesaggistico di Porta Miano (Porta Miano), Ellepigì TEATRO 20 debutta con ALLUCCAMM e rientra nel programma del Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio, realizzata con il sostegno della Regione Campania e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano. Lo spettacolo è scritto e diretto da Luca Pizzurro, con Andrea Fiorillo e Mauro Collina, con le musiche originali di Enzo Gragnaniello. Le coreografie sono a cura di Luana Iaquaniello, i costumi di Graziella Pera, le scenografie di Fabrizio Piergiovanni e l’assistente alla regia di Sandro Gallo.

Per la compagnia, è la prima produzione in assoluto e vanta il patrocinio del Di’Gay Project DGP. Il testo integrale dello spettacolo è pubblicato da Gremese Editore e si è subito aggiudicato il secondo posto al Premio Letterario Internazionale Città di Castrovillari.

SINOSSI

Potrebbe essere solo una delle tante storie disperate della vita durante la seconda guerra mondiale. Potrebbe anche voler raccontare come nacque ed esplose quella rivolta conosciuta con le 4 giornate di Napoli. Potrebbe essere una storia di infanzia rubata, di ricerca di identità, di violenza, quelle storie che ben conoscono i femminelli di Napoli. Ma, forse, vuole essere qualcosa di più di questo. Vuole essere qualcosa di più di un racconto, vuol essere un viaggio nei sentimenti, nelle emozioni, di chi vive in un corpo che non sente adeguato, di chi vorrebbe essere in grado di conoscere la gioia di una maternità, che è loro negata. Sì, tutto questo, ma è soprattutto una storia di umanità, di vita, nonostante tutto.

Info: https://campaniateatrofestival.it/spettacolo/alluccamm/




ELLA AND FRANK Lunedì 21 giugno 2021, il giorno della Festa Europea della Musica,

Ella Fitzgerald è l’unica performer con cui ho lavorato che mi rendeva nervoso. Credo che lei sia la più grande cantante al mondo”: parola di “The Voice”, Frank Sinatra.

Emilia Zamuner – ph. Riccardo Piccirillo

Nonostante l’ammirazione che Ella Fitzgerald e Frank Sinatra nutrivano reciprocamente, le due più incredibili voci del Novecento non hanno mai realizzato un disco insieme. I due jazz-singer italiani Emilia Zamuner e Sergio Carlino hanno provato a immaginare un ideale incontro discografico tra i due artisti in questo loro album, intitolato “Ella and Frank”, in uscita il 21 giugno 2021 – in occasione della Festa Europea della Musica – con l’etichetta Useless Label.

Il disco esce in concomitanza con il 35esimo anniversario dalla scomparsa della Fitzgerald, avvenuta nel giugno del 1996: Ella è la cantante che, più di ogni altra, ha spinto Sinatra su territori improvvisativi da lui non sempre frequentati, come ha spesso ricordato lo stesso “The Voice” e come dimostrato dai loro duetti, inaugurati nel 1959 sugli schermi televisivi statunitensi.

Sergio Carlino – ph. Riccardo Piccirillo

Nelle tracce del disco di Zamuner e Carlino, che alterna duetti d’autore e brani per voce solista, trovano spazio la pirotecnica “Air Mail Special”, la sinuosa “The Lady is a Tramp”, le palpitanti “They can’t take that away from me” o “Puttin’ on the Ritz” e molto, moltissimo altro.

Affiancati da tre dei più autorevoli musicisti della scena jazz italiana – il pianista Piero Frassi, il contrabbassista Massimo Moriconi e il batterista Massimo Del Pezzo – Zamuner e Carlino regalano agli ascoltatori due interpretazioni sorprendenti, uniche nel loro genere: la divertita “Suicide”, composta da Sir Paul McCartney per Frank Sinatra e mai incisa dal cantante italoamericano, e la romantica “Moonraker”, firmata dai grandi Hal David e John Barry per l’omonimo film della saga cinematografica di James Bond e originariamente destinata alla voce di Sinatra, prima di essere interpretata da Shirley Bassey.

Emilia Zamuner e Sergio Carlino dedicano “Ella and Frank” a due voci che sono, letteralmente, due ‘documenti sonori’ di assoluto rilievo del XX secolo, due straordinari protagonisti della Musica della contemporaneità.




NAPOLI Galleria Toledo: a maggio tre spettacoli per ripartire!

Il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo riapre al pubblico in presenza e propone tre spettacoli per il mese di maggio: Quartett dal testo di Heiner Müller con la regia di Alessandro Marmorini (11 e 12 maggio), il thriller psicologico In casa con Claude diretto da Giuseppe Bucci (dal 18 al 20 maggio) e La conoscenza della non conoscenza.05, performance di danza contemporanea con Adriana Borriello (22 e 23 maggio). Lo storico spazio culturale di avanguardia e di ricerca in Via Concezione a Montecalvario 34, diretto da Laura Angiulli e da trent’anni al centro della scena artistica napoletana, presenta tre opere di successo recuperando alcuni dei titoli previsti nella stagione sospesa 2020-2021.
  
“Riapriamo le porte del nostro teatro per dimostrare anche simbolicamente che la cultura deve ripartire – commenta Laura Angiulli – e per dare il segno di una presenza che vuole abbracciare i differenti linguaggi della scena. Abbiamo scelto degli spettacoli a cui teniamo molto e che siamo felici di recuperare, non solo per la grande finezza dei registi e degli interpreti, ma anche per le tematiche più che mai attuali che affrontano. Ma non ci fermeremo qui. Continuiamo le attività con le scuole e con gli atenei, e stiamo lavorando alla nuova edizione della rassegna Doppio Sogno, che tornerà nel periodo estivo a Villa Pignatelli”.
Gli spettacoli, a capienza ridotta, si svolgeranno nel pieno rispetto delle normative anti-Covid con obbligo di indossare la mascherina per tutta la durata dello spettacolo. E’ gradita la prenotazione.
11-12 maggio 2021 ore 19.30
Compagnia Tiberio Fiorilli / Officina dinamo
QUARTETT
Tratto da uno dei testi più celebri e controversi di Heiner Müller, tra i maggiori drammaturghi tedeschi del XX secolo, la coproduzione tra la Compagnia Tiberio Fiorilli e Officina dinamo porta sul palco di Quartett l’11 e il 12 maggio. La storia di due amanti, che richiama Le relazioni pericolose di Laclos, diventa occasione per un’approfondita indagine sul tempo storico e sugli archetipi dei rapporti tra generi. La regia è di Alessandro Marmorini, sul palco Cristina Golotta e Roberto Negri
18-20 maggio 2021 ore 19.30
Produzione Piccola Città Teatro
IN CASA CON CLAUDE
 Dal 18 al 20 maggio torna lo spettacolo In casa con Claude, produzione Piccola Città Teatro, tratto dall’omonima opera del drammaturgo canadese René-Daniel Dubois scritta negli anni ’80, tradotta, adattata e diretta da Giuseppe Bucci. Un thriller psicologico sul tema dell’emarginazione degli omosessuali, con Mario Autore Ettore Nigro.
22 – 23 maggio 2021 ore 19.30
Produzione AB Dance Research
LA CONOSCENZA DELLA NON CONOSCENZA.05
Spazio alla danza con La conoscenza della non conoscenza.05 (22 e 23 maggio), produzione AB Dance Research. Una lecture-performance di improvvisazione con Adriana Borriello, straordinaria e raffinata espressione internazionale della danza contemporanea, e Ilenia Romano. Le due artiste condivideranno con il pubblico l’alternarsi tra la parola e il movimento, in base alle pratiche, ai principi e agli strumenti narrativi impiegati dalla Borriello nel suo lavoro di coreografa e pedagoga della danza.



“Parthenopei”, una trasmissione televisiva che racconta la storia della lingua napoletana

Da “ ‘a Maronna ce accumpagna” a “s’arricuorda ‘o cippo a Furcella”, da “me pare ‘nu mamozio” a “guappo ‘e cartone”, sono solo alcuni dei tanti temi di “Parthenopei”, format ideato e condotto dall’attore e scrittore Salvatore Zanni.

Il giovedì alle 19:20 su Campania Felix Tv, Zanni veste i panni del professore alla riscoperta dei segreti della lingua partenopea, nel programma che unisce comicità e cultura della tradizione della nostra terra.

In studio anche Giacinto Esposito (Tino D’Afragola) e Rosario Rollo (Rosi Rò) in veste di inviati per sondare quanto i napoletani siano preparati sui modi di dire e le espressioni proposti in puntata.

Al tempo dei teatri chiusi a causa della pandemia da Covid 19, “Parthenopei” ha il potere di conciliare il palcoscenico televisivo con quello teatrale mettendo in scena delle storie e dei personaggi dal grande spessore sociale. Un esempio è la famiglia del piano di sopra, coinquilini del palazzo, composta da Antonio Sellitti (Don Antonio), sua moglie Marisa Di Costanzo (donna Assunta) e la figlia Marianna Patanella (Nunzia). Altra intrusione è quella di un simpatico barista, Gionatan Monfrecola (Ciro) che porta caffè, arancini e crocchè alla fine di ogni puntata inscenando con gli altri interpreti simpatiche gag.

Lo scopo del programma, dunque, non è solo quello di intrattenere, ma di porre l’accento sulla cultura partenopea legata alle radici più profonde della nostra storia e che rivive nella vita di tutti i giorni attraverso le espressioni e i modi di dire spesso citati senza conoscerne le origini.

Il prossimo appuntamento con “Parthenopei” è fissato per giovedì 25 marzo su Campania Felix Tv alle 19:20. Per rivedere le puntate precedenti, basta andare sul canale YouTube di Salvatore Zanni.




NAPOLI Assunta Pacifico, imprenditrice de ‘A figlia d”o Marenaro: “Resistiamo per i nostri 60 collaboratori e le loro famiglie.”

Resilienza è il termine giusto per descrivere l’indole dei napoletani. Questa volta è anche la risposta all’ultimo Dpcm a riguardo dei ristoranti da parte de ‘A figlia d”o Marenaro:  “resistiamo per i nostri 60 dipendenti e le loro famiglie”. E’ stato questo, infatti, il primo pensiero della imprenditrice napoletana Assunta Pacifico, titolare dello storico brand che lo scorso marzo chiuse le porte del ristorante dapprima del decreto lanciato da Conte. Lo storico ristorante di via Foria annuncia l’apertura a pranzo per tutti i giorni della settimana e festivi. Per cena, invece, servizio d’asporto attivo fino alle ore 22:30, mentre per chi non potesse raggiungere il locale, c’è la consegna a domicilio con Glovo (menù digitale: bit.ly/afigliadomarenaro). In base alle ultime ordinanze, si cambia anche l’assetto in sala e si rispetta la norma che prevede i tavoli occupati da un massimo di quattro persone.

Dall’astice blu alla zuppa di cozze, passando per la pizza – anche di mare – si potrà continuare a godere dell’arte culinaria de ‘A figlia d’’o Marenaro e degli abbinamenti consigliati. “La sicurezza prima di tutto, siamo stati tra i primi a dirlo. Abbiamo investito, come altri, per adottare le norme di sicurezza da loro studiate – afferma la Pacifico -, appositamente per farci essere un luogo sicuro. E lo siamo: qui, è certo che si rispettano le distanze, l’igiene si rispettava già da prima e la cucina è sempre fornita di ottima materia prima. Ora, se vogliamo davvero rialzare la testa, dobbiamo iniziare a garantire la tenuta psicologica delle persone. Rassicurarle, far capire che andare al ristorante è più sicuro di altri luoghi”.

‘A figlia d”o Marenaro non è solo un ristorante, ma è uno dei luoghi di cultura enogastronomica che divulga nel mondo la tradizione partenopea. “Il nostro ristorante è famoso per la convivialità, per divulgare attraverso i piatti ma anche la mia voce – racconta l’imprenditrice partenopea – la storia di Napoli e del Sud, avendo come punto di forza la trasmissione dell’identità partenopea”. Soprannominata la “regina dei crostacei”, dopo aver collezionato diversi riconoscimenti, la Pacifico sottolinea: “Voglio ricordare che siamo il motore trainante di pescatori, agricoltori, casari, produttori di vino, oltre che di ben 60 famiglie. La catena è più lunga di quella che si può immaginare: abbiamo tutti bisogno di speranza, di fiducia, di sostegno, e di poter guardare negli occhi altre persone. E, guardandole, di credere che davvero ne usciremo vincitori. Tutti.”.




Il teatro Galleria Toledo NAPOLI da il via alla sua trentesima stagione artistica

È la stagione del trentennale per il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo, lo spazio culturale d’avanguardia nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli e al centro della scena artistica della città. Diretto dalla regista e drammaturga Laura Angiulli sin della sua fondazione nel 1991, il Teatro presenta il cartellone 2020/2021 da martedì 27 ottobre al 21 aprile 2021, data dell’anniversario di Galleria Toledo, con un programma trasversale e interdisciplinare che vuole essere di ‘formazione’, aperto a molteplici linguaggi artistici e pronto ad offrire nuove opportunità di riflessione.

Venti gli spettacoli nella sala di Via Concezione a Montecalvario, 34, a capienza ridotta per le norme anticovid, con drammaturgie contemporanee, classici e rappresentazioni inedite. L’inaugurazione è con il progetto firmato da Angiulli e prodotto dal Teatro, “La Congiura”, da due opere di William Shakespeare: “Giulio Cesare” (27-31 ottobre) e “Antonio e Cleopatra” (16-22 novembre). Poi spazio ai grandi protagonisti della scena italiana, come i registi Premio Ubu Massimiliano Civica e Sandro LombardiAlessandro BenvenutiMassimo Verdastro, la regista ‘vocale’ Chiara Guidi, il pianista Antonio Ballista, la cantautrice Violetta Zironi e gli interpreti Paolo CalabresiGinestra Paladino e Giovanni Battaglia, insieme ai napoletani Lino MusellaAniello Arena, Alessandra D’Elia e molti altri. In programma, allestimenti da ShakespeareGaddaBuzzatiVivianiNabokov Muller. E ancora, produzioni originali di Galleria Toledo, che conferma la storica collaborazione con il fotografo Cesare Accetta per il disegno luci e lo scenografo Rosario Squillace, il ritorno di spettacoli di successo della scorsa stagione e il recupero di quelli sospesi per il lockdown.È una stagione che nasce sull’incertezza – dice Laura Angiulli – e, nell’impossibilità di fare dal vivo il consueto lavoro con scuole superiori e università, abbiamo voluto dare un segnale significativo attraverso un programma di ‘formazione’, finestra di dialogo con giovani generazioni e pubblico di raffinata sensibilità. Questa scelta appare quanto mai appropriata nella celebrazione del trentesimo anno di Galleria Toledo, e nella volontà di riaffermare il sentimento che ne accompagnò gli inizi. Galleria Toledo si propose subito come punto di riferimento per i “ragazzi” dei vivaci anni ’90, alcuni dei quali sono oggi importanti figure del parterre culturale nazionale. Nonostante le difficoltà del passato e del presente siamo sempre riusciti a tenere in piedi il teatro e la sua identità, e anche oggi presentiamo un cartellone che possa segnare opportunità di osservazione in vari ambiti artistici, con uno sguardo lanciato verso elaborazioni di margine e di confine”.

 

in foto: Rosario Squillace, direttore organizzativo
Il programma nel dettaglio:
 Il debutto della nuova stagione teatrale di Galleria Toledo è affidato al progetto “La Congiura” ispirato alle opere di William Shakespeare, con due spettacoli scritti e diretti da Laura Angiulli e prodotti da Galleria Toledo. “Giulio Cesare” è in programma martedì 27 ottobre, con repliche fino a sabato 31 ottobre. Potenza, umanità, fragilità dei destini, una riflessione politica sulla società e le sue derive, con Pietro PignatelliAlessandra D’Elia, Stefano Jotti, Luciano Dell’Aglio, Paolo AguzziAntonio Marfella e Giovanni Battaglia. Dal 16 al 22 novembre va in scena “Antonio e Cleopatra”: dramma politico, sconfitta del mal riposto amore, vicenda stretta nella complessità dei sentimenti e delle aspirazioni. Lo spettacolo è interpretato da Pietro Pignatelli, Alessandra D’Elia, Luciano Dell’Aglio, Paolo Aguzzi, Antonio Marfella, Giovanni Battaglia.

 

La compagnia “Chille de la balanza” presenta “Napoli ’70”, di e con Claudio Ascoli, con la partecipazione di Sissi Abbondanza e le musiche di Dario Ascoli (27-29 novembre). La pièce è il racconto del fermento creativo degli anni ’70 a Napoli, un decennio culturale e artistico restituito attraverso sogni e speranze, per ricordare tutto ciò che di quel tempo è stato perso, e tutto quello che ancora resta.
L’associazione culturale Seven Cults porta in scena “Elisabetta I – Le donne e il potere” (3-6 dicembre) di David Norisco per la regia di Filippo d’Alessio e Maddalena Rizzi nel ruolo dell’ultima sovrana della dinastia Tudor.

in foto: Massimo Verdastro

Dall’8 al 10 dicembre torna “Eros e Priapo”, l’invettiva di Carlo Emilio Gadda contro il ventennio fascista, spettacolo interrotto lo scorso aprile per l’emergenza sanitaria. Massimo Verdastro interpreta il suo monologo tratto dal feroce e satirico libro scritto nel 1944 contro il delirio della dittatura e del carisma persuasivo di Benito Mussolini, secondo una rilettura psicologico-sessuale. Una produzione firmata Galleria Toledo e Compagnia Diaghilev. Lo spettacolo è ancora una volta una significativa prova attoriale di Verdastro che da oltre quarant’anni calca i palchi per dar voce a un pensiero scenico di assoluta autonomia, spesso affidato all’assunzione poetica di pagine letterarie.
Dal capolavoro di Dino Buzzati “Il deserto dei Tartari”, l’adattamento e la drammaturgia di Massimo Roberto Beato, regia di Elisa Rocca. Sono in scena, con lo stesso Beato, Alberto Melone e Matteo Tanganelli. Produzione “La Compagnia dei Masnadieri” (11-13 dicembre). “Il deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940 e primo capitolo della “Trilogia degli sconfitti”, è progetto di ricerca sulla generazione nata tra gli anni ’70 e gli anni ’80 e riflette sugli ‘anti-soggetti’, personaggi socialmente inadatti e condannati al fallimento, impegnati nella perenne battaglia degli sconfitti.

in foto: scene da “Il deserto dei Tartari” e “Quartett”

 La produzione “Officina dinamo” presenta “Quartett”, uno dei testi più celebri e controversi di Heiner Müller, tra i maggiori drammaturghi tedeschi del XX secolo, che richiama “Le relazioni pericolose” di Laclos (18 e 19 dicembre). La storia di due amanti diventa occasione per un’approfondita indagine sul tempo storico e sugli archetipi dei rapporti tra generi. La regia è di Alessandro Marmorini, sul palco Cristina Golotta Roberto Negri.

A chiudere il 2020 è “Pescatori” di Laura Angiulli, dal 26 dicembre all’1 gennaio 2021, una produzione di Galleria Toledo già presentata al Napoli Teatro Festival 2020 presso la Rotonda Diaz ma qui riportata alle esigenze, anche poetiche, dell’ambientazione “in teatro”. Sul palco Aniello ArenaAlessandra D’EliaPietro Pignatelli, Agostino ChiummarielloFranco Pica e altri sette attori. Ispirato all’omonima opera di Raffaele Viviani, l’allestimento richiama con puntualità i personaggi del dramma che, liberati dallo stereotipo interpretativo di genere partenopeo, si lasciano portare piuttosto verso un’intensa pervasione dal complesso e pungente intreccio della vicenda: intrico di affetti e ossessioni, la trama si sviluppa in modo essenziale e incisivo, richiamando nella nettezza e nella schematicità degli eventi la grande tragedia classica.

in foto: scene da “Pescatori” e “Pinocchio”

Il 2021 si apre con ancora un’opera prodotta da Galleria Toledo, scritta e diretta da Laura Angiulli. È il “Pinocchio” di Carlo Collodi, dal 3 al 6 gennaio, già in scena nella scorsa estate al Napoli Teatro Festival. Le immagini realizzate da Mimmo Paladino guidano la galleria dei personaggi interpretati da Ginestra Paladino e riportano, nelle figure che accompagnarono la nostra infanzia, le tappe di quel viaggio di formazione rappresentato dalle vicissitudini del burattino più famoso della letteratura.

Dal 15 al 17 gennaio in programma “Fauno”, di e con Nicola Vicidomini, una produzione “Baracca Vicidomini”, con la collaborazione de “Il cantiere” e “Teatro Vascello”. Lo spettacolo è assimilabile a una possessione visionaria, autentico attentato all’uomo e al retaggio strutturale della sua narrazione, oscena apparizione di un Satiro con gambe caprine e zoccoli, puro sberleffo della dittatura del senso.

in foto: Nicola Vicidomini e Massimiliano Civica

Grande attesa per i due spettacoli di Massimiliano Civica, tra i più innovativi registi italiani e Premio Ubu nel 2017, prodotti entrambi dal Teatro Metastasio di Prato. Il 22 e 23 gennaio “Scampoli – da Robert Mitchum ad Andrea Camilleri”, e qui Civica racconta aneddoti, pensieri ed episodi della vita di alcuni protagonisti del mondo del teatro e del cinema come Robert Mitchum, Roberto Rossellini, Jerry Lewis, Emanuele Luzzati, Andrea Camilleri. Attraverso le vite di questi e di altri uomini di spettacolo si compone il ritratto dei nostri artisti ideali, modelli forse irraggiungibili ma proprio per questo esemplari. Il 24 gennaio, in data unica, è la volta di “L’angelo e la mosca. Commento sul teatro di grandi Mistici”: racconti e buffi indovinelli sono sempre stati utilizzati dai grandi Maestri dell’Occidente e dell’Oriente per “contrabbandare” insegnamenti profondi, aprendo il cuore degli uomini ad una comprensione più elevata della realtà, e svelando ciò che c’è oltre il nostro abituale modo di vedere le cose. I racconti del Baal Shem Tov e dei Rebbe dello Chassidismo, le storie dei Sufi e le poesie di Jalal al-Din Rumi, gli indovinelli dello Zen e le parabole di Jesù nei Vangeli Apocrifi sono materiali posti al servizio di un percorso illustrativo volto a illustrare e spiegare aspetti, comportamenti e situazioni del mondo del Teatro e dei suoi protagonisti.
A consolidare il successo della scorsa stagione torna sul palco di Galleria Toledo lo spettacolo “In casa con Claude” (27-30 gennaio), produzione T.T., tratto dall’omonima opera del drammaturgo canadese René Daniel Dubois scritta negli anni ’80, riadattata e diretta da Giuseppe Bucci. Un thriller psicologico sul tema dell’emarginazione degli omosessuali.

in foto: Paolo Calabresi

L’attore Paolo Calabresi e la cantautrice Violetta Zironi sono i protagonisti di “Lolita”, dal romanzo di Vladimir Nabokov, drammaturgia di Giuseppe Zironi (5-7 febbraio). La celebre trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick ha contribuito a imprimere nell’immaginario mondiale la figura della piccola e maliziosa Dolores Haze, detta Lolita, relegando il protagonista maschile a un ruolo marginale che non gli rende giustizia. Paolo Calabresi affronta la lettura di ampi stralci del romanzo insistendo sulla vicenda personale di Humbert, dal racconto della sua prima giovinezza fino all’omicidio del suo rivale e alter ego, Claire Quilty. La storia di Humbert, l’uomo dedito a mille sotterfugi per impadronirsi del corpo e della mente di Lolita, riemerge come diario di una redenzione impossibile, tra automobili, tristi motel, dolciumi e canzonette.

Attore di cinema e teatro, drammaturgo, sceneggiatore e regista, Alessandro Benvenuti scrive e dirige “Certi di esistere” (16-21 febbraio), una produzione Compagnia TBM Teatro. Storia di cinque attori, salvati e vissuti da sempre all’ombra di un autore padre-padrone, che dopo trent’anni ricevono da lui in dono un testo orribile, elemento imprevisto e indecifrabile che fa saltare tutti i loro schemi. Con Maddalena Rizzi, Maria Cristina Fioretti, Marco Prosperini, Andrea Murchio, Bruno Governale, Livia Caputo.

Dal 26 febbraio al 7 marzo in scena “La dodicesima notte”, pièce firmata da Galleria Toledo Produzioni con la drammaturgia di Laura Angiulli. Tratta da una tra le più evolute e strutturate commedie del sistema scespiriano si conforma in un’articolata narrazione e una raffinata composizione sul tema dell’amore, gestito in rapporti di contrapposizioni, contrasti, rispecchiamenti e imprevedibili soluzioni.

in foto: scene da “La dodicesima notte”

Torna in scena, dopo la felice performance della scorsa stagione, “Troia City, la verità sul caso Aléxandros” (12-14 marzo), a cura di Lino MusellaAntonio Piccolo e Marco Vidino, da un’idea di Gian Maria Cervo. Il testo è di Antonio Piccolo; interpretano Antonio Piccolo e Marco Vidino (cordofoni e percussioni); la produzione è condivisa da “Quartieri dell’Arte” e “Galleria Toledo”. A procedere dall’opera di Euripide “Aléxandros”, narrazione giunta incompleta e ambientata prima della guerra di Troia, un investigatore compirà un’indagine per mettere insieme i pezzi di una tragedia perduta, ricostruire la vicenda e i personaggi. Un giallo epico per un mondo passato che tenta di riprendere vita con il suono di un racconto, con una voce che canta in greco, con le note degli strumenti che suonano dal vivo, con una geniale idea scenografica.

Spazio alla danza con “La conoscenza della non conoscenza.04” (20-21 marzo), produzione AB Dance Research. Una lecture-performance di improvvisazione con Adriana Borriello, straordinaria e raffinata espressione internazionale della danza contemporanea, e Donatella Morrone. In riflessione intorno alle pratiche, ai principi e agli strumenti narrativi impiegati dalla Borriello nel suo la  voro di coreografa e pedagoga della danza, entrambe condivideranno con il pubblico l’alternarsi tra la parola e il movimento.

In foto: scene da “La conoscenza della non conoscenza.04” e “Il regno profondo. Perché sei qui?”

Il 27 e 28 marzo la regista Chiara Guidi, apprezzata espressione della più raffinata ricerca intorno all’uso della voce nella sua potenza di materia drammaturgica, sarà in scena con “Il regno profondo. Perché sei qui?”, scritto da Claudia Castellucci per la produzione della compagnia Socìetas Raffaello Sanzio e interpretato da Chiara Guidi Claudia Castellucci. Lo spettacolo è la terza parte del ciclo “Il regno profondo” dopo “La vita delle vite” e “Dialogo degli schiavi”; una lettura drammatica che ruota sul dialogo tra due personaggi che si sviluppa nella generazione continua di domande insaziate, insoddisfacenti perché provvisorie, incluse quelle fornite dalla religione.

Chiude la stagione (21-23 aprile) lo spettacolo “Il canto dei colori. Viaggio nella vita e nelle opere di Henri Matisse”, con voce recitante di Sandro Lombardi, attore e scrittore tra i più poliedrici della scena teatrale italiana, quattro volte vincitore del Premio Ubu, accompagnato dal pianoforte del maestro Antonio Ballista. Il testo è di Maria Antonietta Centoducati, su musiche di Debussy, Milhaud, Satie e Poulenc; la produzione è di Reggio Iniziative Culturali.
Nel 1941, a 72 anni, convalescente dopo un’operazione chirurgica, Henri Matisse rilascia una lunga intervista al critico Pierre Courthion con ricordi e racconti sugli argomenti più disparati, ma al momento della pubblicazione ritira il consenso giudicando i contenuti troppo intimi e privati. Da quell’intervista deriva lo spettacolo, che ripercorre le tappe essenziali della vita e della poetica dell’artista in un percorso che mette insieme arte, musica e teatro.

Il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo è diretto da Laura Angiulli

organizzazione e programmazione di Rosario Squillace, Lorenza Pensato, Lavinia D’Elia, Alessandra D’Elia, Anna Fiorile, Roberta Tamburelli, Samantha Munasinha Mudiyanselage.
grafica
Solimena Francesco Armitti
Ufficio stampa
Simona Martino e Sarah Manocchio
Tel. +39 3351313281; +39 3402352415
Email: simonamartino2009@gmail.comsarahmanocchio1@gmail.com

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CHIARA DYNYS OPERE INEDITE PER LA NUOVA MOSTRA ALLA GALLERIA CASAMADRE NAPOLI, 22 OTTOBRE

Si presentano a Napoli le raffinate suggestioni ottiche e le creazioni di Chiara Dynys.Inaugura giovedì 22 ottobre alle 19:00 presso la Galleria Casamadre Arte Contemporanea, la nuova personale dell’artista mantovana che presenterà due cicli inediti di opere, “La Blancheur” e “Kaleidos”conventi lavori mai esposti prima, concepiti appositamente per l’esposizione partenopea.

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In La Blancheur l’artista trae ispirazione dalle candide opere di Canova, accogliendo e scomponendo l’immagine delle sculture all’interno di forme riflettenti che ne modificano la percezione. Con Kaleidoslo sguardo è invece rivolto agli artifici che ingannano la vista dello spettatore, come suggestioni racchiuse nella magia di un caleidoscopio.

Opere intense, ironiche e affascinanti che si collocano in continuità con la poetica di Chiara Dynys, capace con il suo lavoro di costruire mondi e raccontare storie, senza necessariamente ricorrere all’impostazione narrativa, ma ponendosi in dialogo diretto con l’immaginazione dello spettatore. Giocando con la luce e con lo spazio, l’artista si ripropone di indagare l’ambiente con cui l’opera entra in contatto, superando le superfici materiche, trasformando la luce stessa in elemento linguistico fondante e instaurando un processo reciproco di costruzione di significato.

“Se si pensa a tutta la produzione di Chiara Dynys – variabile, multiforme ed eclettica – sotto una superficie di colori, materie e linguaggi, si può avvertire in profondità la scossa che spinge in un continuo rimbalzo emotivo e intellettuale. Il suo punto di vista tiene in gran conto la relazione tra i sensi e la mente, così che il codice non produce più enunciati astratti ma entra nella vita e nell’esperienza concreta dell’artista. Perciò i Kaleidos sono letteralmente forme belle in cui specchiarsi o idee platoniche in fuga verso l’iperuranio. E la Blancheurcon i suoi angoli aguzzi in cui si frantuma lo splendore canoviano infligge la nostalgia di una bellezza ideale, che è biancore astratto, pallore mortale”scrive Eduardo Cicelyn, fondatore di Casamadre Arte Contemporanea.

Chiara Dynys -La Blancheur – Legno, vernice a gesso, specchio, stampa fotografica – 35 x 30 x 11 cm

Conclude la mostra, un’installazione video dedicata alla città partenopea, dal titolo Nothing to lose,in cui scorrono senza sosta immagini di mari e di cielidi diversi luoghi del mondo, alcune della stessa Napoli. Scene in cui l’orizzonte è però sempre negato da un disturbo visivo, evocando come in un sogno quella prospettiva d’infinito che la continua trasformazione e stratificazione nei secoli di storia della città fa scaturire dal rapporto tra l’umanità e il suo presente, il suo passato e anche il suo futuro.

“Da molti anni Chiara Dynys sperimenta diverse tecniche, anche con la collaborazione di artigiani dai molteplici saperi incontrati in luoghi spesso remoti. Il suo modo di affidarsi con entusiasmo agli altri, cercando il calore del contatto umano, è ciò che rende particolare e notevole il suo lavoro. La sua figura morbida e duttile incarna la socievolezza del fatto artistico, come procedura empatica e partecipativa. Le sue “cose”, che lei qualche volta definisce dispositivi, non sono congegni astrusi. Sono opere sempre aperte, piene di luce, come pervase da un ottimismo senza remore” sottolineaEduardo Cicelyn.