Buon pari Udinese, Pordenone secondo

Ottimo pareggio dell’Udinese contro il Napoli arrivato in terra friulana per prova ad uscire dalla crisi di risultato che lo attanaglia da quasi due mesi.

3-5-2 per Gotti che schiera Musso in porta, difesa con De Maio, Troost-Ekong e Nuytinck, in mezzo Larsen, Fofana, Mandragora, De Paul e Ter Avest con Lasagna e Okaka in avanti. Inizio non particolarmente vivace: ci provano De Maio da un lato e Insigne dall’altro, conclusioni che non trovano la porta. Al tiro anche Fofana, anche in questo palo. Al 32′ bella palla di Fofana che tagli in due la difesa ospite e serve Lasagna che controlla e trova un diagonale che supera il friulano Meret: Udinese in vantaggio. Reazione del Napoli non particolarmente rabbiosa: ci prova solo Lozano da posizione defilata, palla sul fondo.

Inizio di ripresa con il Napoli che prova a reagire. Doppia conclusione al 50′ con Mertens e Fabian Ruiz, la difesa bianconera si salva. Ancora Fabian Ruiz e colpo di testa di Llorente poco dopo. Al 69′ arriva il pareggio con Zielinski che trova un sinistro da dentro l’area e supera Musso. Il Napoli prova a vincerla con Mertens e Zielinski, ma le conclusioni non trovano la porta. L’Udinese risponde con un colpo di testa di Lasagna che finisce sul fondo. Finale di marca napoletana con tentativo pericoloso di testa di Llorente, bravo Musso, poi il solito Zielinsk, ancora Llorente e Mertens, ma il risultato non cambia.

Pareggio giusto quello del Friuli con l’Udinese ora che andrà a Torino contro la Juventus.

Vittoria in una partita “sporca” per il Pordenone che nel posticipo del 15° turno di B supera per 1 a 0 il Crotone grazie ad un autogol di Mustacchio al 43′. Gara scorbutica quella dei neroverdi che rischiano di andare sotto all’11, bravissimo in un doppio intervento il portiere Di Gregorio, ma poi controllano bene la gara e portano a casa il 20° punto su 24 disponibili fra le mura amiche e si riportano al secondo posto, con il Cittadella, a quota 25 lunghezze.

Rudi Buset

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Gioia Udinese: 4 a 0 contro il Bologna e passaggio del turno

Ottima vittoria dell’Udinese che supera con un rotondo 4 a 0 il Bologna e passa agli ottavi di finale di Coppa Italia dove affronterà la Juve.

Mister Gotti fa qualche cambio rispetto alle ultime gare mettendo in porta il secondo Nicola, difesa con De Maio, il debuttante Sierralta e Nuytinck, a metà campo Opoku, Fofana, Mandragora, Barak e Ter Avest con le due punte Teodorczyk e Lasagna.

Inizio di studio con il Bologna che ci prova con il giovane Juwara senza grossi pericoli per il portiere bianconero. Friulani pericolosi prima con Fofana e poi con Lasagna. Al 24′ contropiede degli uomini di Gotti con Lasagna che non riesce ad andare al tiro ma lascia la palla per Barak che trova un sinistro che insacca per il vantaggio casalingo. Il Bologna ci prova ancora con un colpo di testa di Juwara, palla sul fondo. Al 42′ punizione dalla sinistra di Barak, tocco di testa di Nuytinck che libera De Maio per il tapin vincente che porta il risultato sul 2 a 0 a fine primo tempo.

La ripresa inizia con un Bologna più vivace con due conclusione di Orsolini su cui è bravo e attento Nicolas. L’Udinese non sta a guardare e con Teodorczyk, Lasagna, una girata di Sierralta e un tiro dalla distanza del nuovo entrato Pusseto va vicina al terzo gol che arriva con Mandragora al 77′ con un tiro da fuori area, dopo un palo di Lasagna. Nel finale di match c’è spazio, al 92′, per il meritato gol del più volte citato Lasagna che si sblocca concludendo il match con un rotondo 4 a 0.

Vittoria meritata quella dei bianconeri che superano un Bologna non molto vivace. Prestazione che dà fiducia ai bianconeri in vista di un trittico impegnativo da qui a Natale con le gare casalinghe contro Napoli e Cagliari e la trasferta di Torino contro la Juventus.

Rudi Buset

rudibuset@live.it

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Suns Europe 2019: il festival della canzone in lingua minorizzata va alla catalana Magalì Sare

Non deve essere stato assolutamente un compito facile per la giuria di Suns Europe 2019 decretare il vincitore dell’edizione 2019, i brani in concorso erano infatti tutti meritevoli di un riconoscimento e di un premio, segno questo dell’altissimo livello raggiunto da tutti i gruppi che hanno partecipato alla manifestazione musicale in lingua minorizzata organizzata dalla cooperativa Informazione Friulana con il sostegno finanziario della Regione FVG, dell’ARLeF e della Fondazione Friuli tenutasi sabato scorso al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

L’ha spuntata Magalì Sare, la cantante catalana che ha saputo amalgamare diversi stili musicali (jazz, classica, pop, progressive) in “Venim a aquest món”, un brano originale impreziosito dai vocalizzi della notevole voce dell’artista. Questa la motivazione della giuria tecnica internazionale nell’assegnare il premio a Magalì Sare: «Per l’originalità del ritmo e la particolarità dell’esibizione. Per la grandissima presenza sul palco e la notevole padronanza vocale. Per il testo della canzone, il cui importantissimo messaggio viene trasmesso in modo impeccabile».

Magalì Sare

Da rilevare che per il secondo anno consecutivo a conquistare il premio  più ambito è un duo, dopo l’elettro pop degli Jansky è stata appunto la volta di Magalì Sare che era accompagnata sul palco dal suo chitarrista Sebastià Gris

Magalì Sare e Sebastià Gris

Martina Iori, presentatrice della serata

Il rapper carnico “Doro Gjat” anchegli presentatore di SUNS

Al secondo posto si sono classificati i Mocher’s (Paese Basco) che hanno infiammato il pubblico con il loro potente hard rock, terzi i gallesi Sybs che hanno proposto un brano riconducibile al punk anche se, a onor del vero, sia il loro brano che molti altri proposti nella serata conclusiva di Suns Europe erano comunque ricchi di contaminazioni di stilii diversi e difficilmente catalogabili in un unico genere.

Il frontman dei MOCKER’S

I gallesi SYBS

Il frontman dei SYBS

Leon Moorman

Il pubblico ha invece decretato Leon Moorman (Bassa Sassonia) miglior performer della serata con il brano Knooin; la votazione è avvenuta tramite un sito raggiungibile dal cellulare dove il pubblico, sia presente in teatro che sintonizzatto sulle frequenze di Radio Onde Furlane e su facebook con il Digital Storytelling dell’Università di Udine, ha potuto dare la sua preferenza in tempo reale, una svolta tecnologica indubbiamente al passo con i tempi.

Le istruzioni per raggiungere il sito per le votazioni

SON OF FORTUNE dalle lontane isole Faer Øer

SON OF FORTUNE

Magalì Sare

Leon Moorman

La friulana Silvia Michelotti

Il batterista della Michelotti

MALASORTI

Francesco Bachis,dei MALASORTI

MALASORTI

Mattiu Defuns

MAURESCA FRACAS DUB

L’eclettico chitarrista dei MOCKER’S

La giuria tecnica internazionale

Giovanni Govetto in rappresentanza del Comune di Udine

A Leon Moorman è andato il premio del pubblico

Il presidente della giuria internazionale annuncia la vincitrice: Magalì Sare

La serata è stata magistralmente condotta da “Doro Gjat” (all’anagrafe Luca Dorotea), rapper carnico già partecipante negli anni passati a Suns ed ora sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine in veste di presentatore, e da Martina Iori, artista ladina anch’essa abituè del festival e perfettamente a suo agio nel duettare con Doro Giat per presentare le band in concorso. Entrambi si sono esibiti in brani del loro repertorio, Martina Iori in apertura di serata con un brano che ha ammaliato il pubblico che l’ha subito riconosciuta tributandogli un caoloroso e lunghissimo applauso, mentre il rapper carnico ha entusiasmato il “teatrone” con due brani eseguiti prima delle premiazioni che hanno evidenziato tutta l’energia del sound di Luca Dorotea.

L’esibizione di Martina Iori in apertura di serata

Doro Gjat

Suns Europe si conferma quindi come evento consolidato di una vetrina internazionale delle lingue minorizzate che da visibilità e soprattutto voce a delle realtà che per quanto minoritarie hanno un indiscutibile valore e debbono essere preservate e valorizzate.

Servizio e foto Dario Furlan




Light of my Life – recensione del film scritto, diretto e interpretato da Casey Affect

Light of my Life è un film lento e intimistico, basato sul rapporto tra padre e figlia. Quanto accade nella storia narrata è funzionale a concentrare l’attenzione dello spettatore sulla stretta relazione tra la preadolescente Rag e suo padre, del quale non ci è dato sapere il nome, bene interpretati dalla giovane Anna Pniowsky e da Casey Affect.

La scena iniziale è ambientata dentro una tenda, nella quale un padre racconta una storia a sua figlia. Una scena molto lunga, che bene introduce il film, facendoci capire i suoi tratti essenziali: una narrazione molto lenta ma bene interpretata e ricca di suggestioni, focalizzata sui due protagonisti.

Un film post-apocalittico, ma lo sguardo è su Rag e suo padre

Solo successivamente apprendiamo che i due si muovono cautamente in una distopia post-apocalittica, dove le donne sono state quasi del tutto eliminate da un morbo misterioso, e nella quale un’umanità invecchiata, morente e abbruttita trascina una esistenza alla quale è difficile trovare un senso.

Un mondo ostile, popolato da maschi alienati, nel quale il protagonista deve continuamente preoccuparsi del fatto che nessuno capisca che il suo giovane compagno di viaggio è in realtà una ragazzina. Per questo motivo Rag ha i capelli tagliati molto corti e indossa vestiti larghi, privi di ogni riferimento femminile.

Poco ci è dato sapere della misteriosa epidemia che ha flagellato l’umanità, così come del passato dei due protagonisti, del quale ci viene fornito qualche flashback di molti anni indietro, risalenti a quando Rag era appena nata e sua madre era stata colpita dal morbo. Brevi sguardi su un passato lontano, che tuttavia non ci forniscono nessuna informazione utile per capire quanto effettivamente successo nel mondo, e ai due protagonisti, dopo la morte della madre di Rag. Solo qualche accenno allo stato emotivo del padre, travolto dalla tragicità degli eventi, sui quali non ha nessun controllo.

Il film è avaro di informazioni su come la società si sia evoluta dopo l’epidemia. Tutto quello che sappiamo è che ci sono dei centri dove vengono forniti generi di prima necessità, e che dovrebbero esistere dei bunker dove le ultime donne vengono tenute rinchiuse.

Il mondo nel quale si muovono i due protagonisti è scarsamente popolato e intrinsecamente ostile. Rag e suo padre cercano di stare alla larga dai centri abitati, spostandosi nei boschi e vivendo in una tenda. Quando si fermano in una abitazione, devono scappare o battersi per sopravvivere, sempre minacciati da piccoli gruppi di maschi predatori.

Il film di fatto porta ai massimi livelli il tradizionale conflitto tra cultura e natura, dove la prima è ormai ridotta al perimetro della piccola famiglia formata da Rag e suo padre, mentre tutto ciò che è a essa esterno è potenzialmente pericoloso. I due protagonisti vivono una condizione di perenne incertezza, ovunque si trovino, sia nei boschi apparentemente deserti, che nei semi-spopolati centri abitati e nelle inquietanti case isolate.

Una scelta che ovviamente mette in rilievo il rapporto padre-figlia, unico elemento positivo percepibile durante gran parte del film. Il genitore è molto protettivo nei confronti della figlia, e, nonostante la situazione non certo idilliaca, si sforza di conservare la sua umanità e di trasmetterla a Rag, cercando di prepararla alla pubertà e alle sue trasformazioni, prossime a venire. La giovane figlia è infatti una figura quasi androgina, pronta però a sbocciare in una giovane donna.

Una film femminista?

Difficile non pensare tuttavia al rapporto padre-figlia come una metafora di quello tra i due sessi. La scena iniziale è da questo punto di vista illuminante. Il padre nella tenda dice alla figlia che la storia che le vuole raccontare parla di una volpe femmina e del suo compagno, ma a un certo punto Rag fa notare al suo genitore che in realtà il discorso è concentrato sul maschio. Una palese allusione all’incapacità maschile di comprendere e parlare del mondo femminile.

E sono proprio le donne, alla fine, le vere protagoniste del film. Anche quando non ci sono. Perché è impossibile non notarne la mancanza. Ed è lo stesso protagonista a spiegare alla figlia che l’alienazione dei maschi è riconducibile alla mancanza delle donne, che è all’origine della mancanza di equilibrio nel mondo dove si muovono.

Anche tra i due protagonisti la figura che alla fine emerge è quella di Rag. Il film può essere anche visto come un racconto di formazione, che vede la ragazzina conquistarsi lentamente una posizione di rilievo, mentre il padre perde progressivamente la capacità di proteggerla e guidarla, crollando psicologicamente e fisicamente sotto l’incalzare di eventi drammatici che non riesce più a fronteggiare da solo.

Un processo graduale che trionfa nello splendido e inaspettato finale, che vede i ruoli della scena iniziale completamente invertiti: è Rag a raccontare una sua storia, breve e toccante, al padre. Poche, sentite parole, capaci però di gettare una luce di speranza in un mondo dove tutto sembra essere perduto. Alla fine, la salvezza viene dal mondo femminile. Quello maschile ha fallito su tutta la linea, anche nella sua accezione più positiva rappresentata nella pellicola, costituita dal ruolo paterno. E probabilmente non è per caso che non ci è dato conoscere il nome del protagonista maschile.

Un storia non originale, ma che vale la pena vedere

Va detto che non è la prima volta che viene utilizzata una ambientazione post-apocalittica per concentrare l’attenzione dello spettatore sul rapporto tra genitori e figli. Basti pensare a The Road, di John Hillcoat, del 2009, dove però erano un padre e un figlio che dovevano lottare per sopravvivere. Oppure al più recente Bird Box, di Susanne Bier, del 2018, nel quale è invece una donna che alla fine riuscirà a salvare suo figlio e un’altra bambina.

Anche A Quiet Place – Un posto tranquillo, di John Krasinski, del 2018, utilizza lo stesso artificio narrativo, descrivendo la vita dell’intera famiglia Abbott, formata da padre, madre, due figli e una figlia, costretta a battersi contro degli invasori alieni, asserragliati in una fattoria isolata. Anche l’idea di un mondo dove non è più possibile riprodursi non è originale: basta pensare a I Figli degli Uomini, di Alfonso Cuaron, del 2006, dove l’infertilità ha colpito il genere umano.

Eppure è piacevole lasciarsi trasportare dalla lenta narrazione di Light of my Life. Merito di una recitazione di alto livello, di una fotografia eccellente e di un uso sapiente delle inquadrature, ricche di campi lunghi, e del montaggio, che sottolineano la potenza della natura nella quale i due protagonisti si muovono.

Un film sottrattivo, dove accade molto poco, capace però di trasmettere forti emozioni. Una pellicola a basso budget, priva di particolari effetti speciali, lontana dai ritmi forsennati del cinema di cassetta. E forse proprio per questo vale la pena gustarsela, regalandoci due ore di tranquilla visione al cinema.




Udinese sconfitta, Pordenone secondo

Week end di alti e bassi per le friulane. Continua la serie di gare senza sconfitte in casa, centrando la quinta vittoria e il 17° punto su 21 fra le mura amiche, il Pordenone che batte con un rotondo 3 a 0 il Perugia. Primo tempo più equilibrato con i neroverdi maggiormente pericolosi: tentativi di Strizzolo e Pobega che centra la traversa. Il Perugia si fa vedere senza creare particolari pericoli. Nella ripresa al 55’ Gavazzi si mette in proprio e si accentra dalla sinistra trovando un diagonale che bacia il palo e si insacca alle spalle del friulano Vicario. Il Pordenone ci mette 8 minuti per trovare il raddoppio con Ciurria che sfrutta al meglio una buona percussione di Strizzolo. Il Perugia reagisce solo con conclusioni dalla lunga distanza da Di Chiara e Falasco, nessun problema per Di Gregorio. Il Pordenone si fa pericoloso in azione di contropiede e trova il terzo gol con Mazzocco all’88’ che sfrutta al meglio un bel passaggio di Misuraca. Vittoria giusta e meritata quella degli uomini di Tesser che eguagliano il record di Juventus e Frosinone con 7 gare casalinghe, ad inizio campionato, senza sconfitte e si portano, in solitudine, al secondo posto in classifica. Tesser predica calma dicendo di pensare di partita in partita ma è chiaro che l’entusiasmo della piazza si sente e può essere ancora da ulteriore sprone per continuare in questo splendido inizio di stagione.

Sconfitta dolorosa dell’Udinese che esce con un 2 a 1 da Genova nella gara contro la Sampdoria. Inizio buono dei bianconeri che vanno in rete dopo appena due minuti con Nestorovski, ma l’arbitro annulla. La Sampdoria va vicino al gol all’11 con Ramirez, ma la palla si stampa sul palo. Tentativi da ambo i lati, Gabbiadini prima, Opoku poi, ma le conclusioni finiscono sul fondo. Al 29’ il vantaggio bianconero: palla persa da parte di Bertolacci e recuperata da Nestrorovski che va al tiro da fuori e, complice anche la sfortunata deviazioni di Colley, supera Audero. La gara scivola senza grossi scossoni ma al sesto minuti di recupero Gabbiadini calcia una punizione su cui Musso non può fare nulla, pareggio dei blucerchiati! La ripresa inizia con un altro momento decisivo per il match: secondo giallo per Jajalo che lascia i bianconeri in 10. La Sampdoria cerca di approfittare di un uomo in più e ci prova con Quagliarella e Ramirez. L’Udinese non demorde e con Lasagna sfiora il palo. Al 75’ rigore per i padroni di casa per fallo di Troost-Ekong su Quagliarella. Sul dischetto va Ramirez che ribalta il risultato. Nel finale ci provano Pusseto per i bianconeri e il solito Gabbiadini su punizione ma il 2 a 1 non cambia lasciando i bianconeri a quota 14 in classifica prima di un trittico che prevedere le trasferte contro Lazio e Juventus e la gara casalinga contro il Napoli.

In serie C vittoria all’ultimo respiro per la Triestina che grazie a Mensah batte per 1 a 0 il Sudtirol e rimane in zona playoff.

Rudi Buset

rudibuset@live.it

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TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE 26, 27 nov.2019 – 28 nov. 2019 – ore 19.30 MADRE COURAGE E I SUOI FIGLI

Opera leggendaria del ventesimo secolo, Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht arriva sul palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine da martedì 26 a giovedì 28 novembre 2019 nel nuovo allestimento della Società per Attori e Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con la Fondazione Campania Festival – Napoli Teatro Festival.

foto di Sabrina Cirillo

In scena, una strepitosa Maria Paiato nel ruolo della protagonista si muove in un tempo distopico dove parola, corpo e musica ritraggono un’agghiacciante umanità che somiglia molto al nostro presente, affiancata da Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Anna Rita Vitolo, Roberto Pappalardo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio.  La drammaturgia musicale e la regia sono firmate da Paolo Coletta, che a quest’opera è stretto da un legame profondo risalente al 1991 quando, in veste di giovane attore, partecipò alla versione storica di Antonio Calenda interpretata da Piera Degli Esposti.

Mercoledì 27 novembre 2019 alle 17.30, nel foyer, Maria Paiato e la Compagnia dello spettacolo incontreranno il pubblico in un nuovo appuntamento di Casa Teatro condotto da Paola Colombo, curatrice del Festival vicino/lontano. Interverrà Andrea Zannini, professore ordinario di Storia moderna, direttore del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale (Università di Udine).

Ricordiamo che la replica di giovedì 28 novembre avrà inizio alle ore 19.30. Martedì 26 e mercoledì 27 novembre il sipario si alzerà invece alle 20.45.

Scritto da Bertolt Brecht fra il 1938 e il 1939, Madre Courage e i suoi figli vede la luce quando l’artista di origini ebree era già in esilio. La Polonia stava per essere invasa dalle truppe di naziste di Hitler e la guerra civile imperversava in Spagna: due eventi tragici che si aggiungevano, con la loro scia di dolore, morte e distruzione, alle rovine del primo conflitto mondiale ancora drammaticamente vivide.E la guerra – quella seicentesca dei Trent’anni, fra cattolici e protestanti – è anche lo scenario che incombe su Anna Fierling e i suoi tre figli. Figura ambigua, inselvatichita, spesso sospesa sulla soglia tra bene e male, Anna si guadagna da vivere seguendo gli eserciti e vendendo ai soldati merce di tutti i generi. Odia la pace perché la guerra è il suo business ed è l’unica via di fuga dalla miseria che le è consentita, ma questa allo stesso tempo sarà la sua rovina. Madre Courage e i suoi figli è uno spettacolo visionario scolpito dalla musica di Paul Dessau e ancorato a un tema antico come il mondo qual è quello della vita e della morte al tempo dei conflitti; è un alternarsi continuo di contraddizioni e antinomie a partire da quella principale, secondo cui Anna si sforza di proteggere i propri figli dalla guerra ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro; è, ancora, una riflessione sul capitalismo che mette in luce nella figura della protagonista il tema della libertà femminile. «Se Madre Courage non ricava nessun insegnamento da ciò che le succede, penso che il pubblico, invece, possa imparare qualcosa» annotava Brecht nel 1949, alla vigilia della storica messinscena a Berlino. Da allora, quest’opera epica è diventataun grido contro l’orrore della guerra, un monito bagnato nel sangue per tutti coloro che alla vita si affacciano e si affacceranno nei secoli.

“Si tratta di un’opera dal respiro profondo e ormai storicizzato del classico, la cui forza risiede nella capacità di colpirci con una densità raramente tanto alta di conflitti e paradossi – sottolinea Paolo Coletta nelle note di regia -. Seppur, come detto, Brecht scrisse il testo nel 1938, l’opera ha assunto il suo vero significato forse solo dopo la guerra, sottolineando implicitamente che l’umanità non riuscirà mai a imparare dai propri errori. Anna Fierling si chiama Courage: ma è davvero una donna coraggiosa o, piuttosto, una codarda? Le risposte possibili in questo testo riguardano chi ha e chi non ha, chi prende le decisioni e chi deve eseguirle. È innegabile che l’azione di Madre Courage – il suo andirivieni sul corpo di una Europa schiacciata, gli assassinii, i saccheggi, gli incendi – abbia prefigurato quanto stava realmente per accadere. In una nota del 1949 Brecht precisa i punti essenziali che una rappresentazione di Madre Courage deve mettere in luce: ‘Che in una guerra non sono i piccoli che fanno i grossi affari. Che la guerra – che non è altro che un tipo di commercio ma con altri mezzi – trasforma tutte le virtù umane in una forza di morte anche in chi le possiede. Che nessun sacrificio è tropo grande per combatterla comunque’. Oggi, nel 2019, la dichiarazione di Brecht è ancora attuale. Lo stato di guerra è uno dei pilastri su cui il Potere, dalla notte dei tempi, fonda la sua stessa ragion d’essere. E al mantenimento di questa eterna macchina da guerra partecipiamo tutti, volenti o nolenti”.

Gli sportelli della biglietteria di via Trento 4 saranno aperti dalle 16.00 alle 19.00 (chiuso la domenica, il lunedì e i giorni festivi). L’acquisto dei biglietti è possibile anche nei punti vivaticket e alla Libreria Feltrinelli di Udine (Via Canciani), il venerdì mattina dalle 9.30 alle 13.00. Online su www.teatroudine.it e www.vivaticket.it. Per info: tel. 0432 248418 e biglietteria@teatroudine.it




Parasite – recensione del film di Bong Joon Ho

Parasite è un film molto complesso, anche se costruito a partire da elementi molto semplici, tra loro contrastanti. Viene messa in scena la contrapposizione tra due famiglie appartenenti a classi sociali diverse. Entrambe sono formate da padre, madre, una figlia e un figlio. Ma la differenza in fatto di disponibilità economiche e di tenore di vita è abissale.

Le due realtà vengono in contatto perché al figlio della famiglia povera viene offerta la possibilità di essere assunto da quella ricca. Ricorrendo a una serie di stratagemmi, riuscirà a fare impiegare anche tutti i propri familiari, costringendo a una improbabile convivenza i due gruppi sociali, che incarnano valori e aspettative che si riveleranno essere incompatibili.

La prima parte del film è basata sui meccanismi della commedia, anche se la differenza culturale con gli stereotipi dell’occidente è notevole, e può rendere poco leggibile la pellicola a chi non sappia levarsi i suoi filtri culturali.

Nella seconda parte esplode il dramma, e il film diventa un thriller, con elementi splatter che probabilmente non dispiacerebbero a Tarantino. Anche nella struttura del film è quindi rilevabile un forte contrasto tra le sue parti, che lo rende difficilmente classificabile in un genere preciso.

Bong Joon Ho

Il ritorno della lotta di classe sul grande schermo

La contrapposizione tra le due famiglie mette in scena lo scontro di classe. I ricchi contro i poveri, in una lotta senza esclusione di colpi. Due mondi contrapposti, bene rappresentati anche dalle case dove vivono le due famiglie.

I ricchi vivono in un villone circondato da un alto muro di cinta, costruito su una collina e dotato di un ampio e curatissimo giardino, la cui vista può essere goduta dall’interno dell’abitazione, grazie a un’ampia vetrata. Gli interni della villa sono luminosi, lindi e meravigliosamente progettati, nella loro essenziale funzionalità.

I poveri vivono in un lercio seminterrato, nella città bassa, intasato da chincaglierie di ogni tipo. L’unica cosa che è possibile vedere attraverso le piccole finestre del tugurio è un lurido vicolo, dove spesso gli ubriachi si fermano a urinare.

La differenza tra i due mondi è sottolineata dal fatto che la villa sorge su un’altura, e per raggiungere la sua spelonca la famiglia povera è costretta a scendere un’infinita serie di gradini. Una efficace metafora della discesa nella scala sociale, per raggiungere la posizione che compete ai poveri, nella quale sono destinati a trascinare la loro incerta esistenza.

Ma nel film viene anche messa in scena la lotta per la sopravvivenza tra i poveri, e ancora una volta è la dimensione verticale la metafora della differenza tra i ceti. Nei sotterranei della villa c’è infatti un bunker antiatomico, nel quale si nasconde un segreto, sconosciuto anche ai ricchi proprietari, che costituirà l’innesco per il dramma finale.

I ricchi vengono dipinti come intrinsecamente ingenui e facilmente raggirabili, perché vivono in un vacuo mondo dorato, dove percepire i problemi di chi non ha i soldi per un pasto decente è di fatto inconcepibile. Un mondo sfarzoso, nullafacente, ipocrita, bacchettone, nel quale regna l’apparenza e l’uso degli stupefacenti non è disdegnato.

I poveri sono invece resi scaltri dalla necessità di battersi per la sopravvivenza, fino a essere pronti a pugnalare nella schiena i propri simili pur di assicurarsi la pagnotta. Una realtà feroce, dove ci si abbruttisce, e con gli anni si perde la capacità di sognare e di progettare il proprio futuro, inchiodati dalla necessità di pensare alla mera sopravvivenza quotidiana.

Temi universali, ma visti con il filtro di una cultura diversa da quella occidentale

La differenza tra le classi sociali è un tema universale, facilmente comprensibile da tutti. Molte affermazioni fatte nella famiglia povera rappresentata nel film potrebbero essere pronunciate in un qualsiasi contesto sociale occidentale. La globalizzazione ha reso universale il problema della creazione di enormi disparità tra i ricchi e i poveri, così come la difficoltà a trovare lavori qualificati anche per chi possiede un titolo di studio, rendendo spesso necessaria per i giovani l’emigrazione.

Altri temi ormai universali riscontrabili nel film sono l’urbanizzazione selvaggia e le problematiche ambientali a essa connessa, che si determinano quando le strutture urbanistiche costruite dall’uomo non sono più in grado di gestire piogge sempre più abbondanti. Problematiche che nella pellicola diventano drammatiche per i poveri, costretti a vivere in slum sovraffollati, ma sono molto meno sentite dai ricchi, asserragliati nei loro fortilizi ipertecnologici, appollaiati in cima alle colline.

Ma quando si scende nei rapporti interpersonali tra i personaggi che si muovono nel film, la differenza culturale con il mondo occidentale diventa rilevante. Non tenerne conto può diventare un problema per chi vuole gustare la visione di questa pellicola, sia nella prima parte del film, molto leggera e a tratti spassosa, che nella seconda, drammatica e carica di tensioni. Il rischio è che tutto si diluisca in una specie di commedia dell’assurdo, quasi surreale in certi momenti.

C’è speranza per l’umanità?

Il film comincia come una piacevole e scanzonata commedia, ma termina drammaticamente. Per i poveri, l’unica speranza è sognare a occhi aperti, salvo poi dovere affrontare una realtà drammatica, nella quale l’unica dimensione esistenziale possibile è la mera sopravvivenza.

L’incomunicabilità tra i ricchi e i poveri è totale, e l’unico risultato di una forzata convivenza tra le due classi, normalmente separate anche fisicamente, è lo scontro frontale. Per sottolineare l’abisso che separa le due realtà sociali, il regista utilizza una curiosa ma efficace metafora: l’odore che i ricchi percepiscono nei poveri, un lezzo che ammorba le loro case nei bassifondi e dal quale non riescono a liberarsi, per quanto perdano tempo a lavarsi.

Ma l’incomunicabilità esiste anche tra i poveri, che alla fine possono solo scannarsi, per accaparrarsi le briciole che i ricchi decidono di lasciare loro.

Alla fine della visione lo spettatore può lecitamente chiedersi chi siano i parassiti indicati dal titolo. I ricchi che sfruttano i poveri, ignorandone le necessità e le legittime aspirazioni? O i poveri, che pur di sopravvivere sono capaci di ogni furberia e tradimento, anche alle spalle dei disperati che stanno ancora più in basso nella scala sociale? O forse tutta l’umanità nel suo complesso, che alla fine non riesce a fare altro che autodistruggersi? Il film non sembra fornire una risposta chiara.

Bong Joon Ho aveva già affrontato il tema dello scontro tra classi sociali nel suo interessante film di fantascienza post-apocalittico Snowpiercer, del 2013. Il finale di quella pellicola lasciava però all’umanità un filo di speranza. In Parasite di quella speranza non è rimasta traccia. Sono passati solo sei anni. Cosa è successo in questo breve periodo di tempo per rendere molto più pessimista Bong Joon Ho? Non lo sappiamo, ma speriamo che si sbagli.




Teatro Pasolini Cervignano: i “Contrasti Sonori” del nuovo repertorio del Coro Polifonico di Ruda – mercoledì 20 novembre, alle 20.45

Secondo appuntamento con la musica, a cura di Euritmica, nel cartellone della nuova stagione artistica del Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli, “La forma delle emozioni”.

Mercoledì 20 novembre, con inizio alle 20.45, il palcoscenico cervignanese ospiterà una delle eccellenze culturali del Friuli Veneza Giulia: il Coro Polifonico di Ruda.

Diretto da Fabiana Noro e da sempre coro a voci pari maschili, questo ensemble vocale vanta una straordinaria storia di 74 anni, durante i quali si è esibito in tutto il mondo con concerti e riconoscimenti di prestigio in Russia, America del Nord e del Sud, Asia e in quasi tutta Europa. Estensione della tradizione musicale friulana, il coro si distingue per la sua  progettualità contemporanea.

Al Pasolini, il polifonico di Ruda presenta il nuovo repertorio: un viaggio musicale nel complesso ed intenso universo dei sentimenti umani, tra generi e stili diversi tra loro, nel quale le voci sono strumenti che interpretano magistralmente la preghiera più intima e delicata, la denuncia quasi gridata degli orrori della guerra, la leggerezza e spensieratezza delle musiche da film, il doloroso ricordo di tragedie della nostra storia, con la solita qualità e professionalità apprezzata ovunque nel mondo.

Questi “Contrasti Sonori” vengono declinati attraverso i diversi organici che danno varietà al programma, dove i brani a cappella, dalla rigorosa essenzialità, si alternano a composizioni arricchite dalle sonorità del pianoforte solo ed ancora del trio pianoforte, violoncello e percussioni, che regalano un’intensa gamma di sfumature cromatiche.

Nasce cosi un raffinato gioco in cui voci e strumenti dialogano e si rincorrono, facendo emergere delicate e raffinate pagine musicali; un percorso che tocca le ieratiche atmosfere del massimo compositore sacro russo Chesnokov, la vena poetica delle musiche di Schubert, le stranianti alchimie di Whitacre, le provocatorie composizioni di Sollima per giungere ai spensierati e coinvolgenti temi di Piovani, Vangelis e Cohen.

Info ai siti: www.teatropasolini.it e www.euritmica.it

 

Credito fotografico: Hector Leka

euritmica – associazione culturale

Via Caterina Percoto 2 – 33100 Udine

Tel +39 0432 1720214

Ufficio Stampa e Comunicazione: Marina Tuni (+39 339 4510118 o +39 345 6968954)

PROGRAMMA:

2019

6 novembre, ore 20.45

Riccardo Sinigallia / Ciao Cuore Tour

20 novembre, ore 20.45

Coro Polifonico di Ruda / Contrasti sonori

Coro diretto da Fabiana Noro

12 dicembre, ore 18.00 (eventi fuori abbonamento ed ad ingresso libero)

Ore 17 film Romanzo di una strage di M.T. Giordana

Ore 19 docufilm 12 dicembre di P.P. Pasolini – in collaborazione con la Fondazione Pasolini di Casarsa ed introdotto dal suo direttore, Piero Colussi,

Ore 20.45 Incontro con il Magistrato Felice Casson, conduce Fabio Turchini

Ore 21.30 Concerto:

COJ & SECOND TIME

12 Dicembre Nero – Memoria di una strage (suite inedita – prima assoluta)

Claudio Cojaniz, pianoforte / Mirko Cisilino, tromba, flicorno / Alessandro Turchet, contrabbasso / Franco Feruglio, contrabbasso / Luca Grizzo, percussioni

16 dicembre, ore 20.45

Green Waves / Irish Christmas

Fulvia Pellegrini, violino / Michele Budai, percussioni, voce / Massimiliano D’Osualdo, fisarmonica, piano / Lorenzo Marcolina, hornpipes, gaita, clarinetto, thin whistle / Michele Pucci, chitarra

 

2020

9 gennaio, ore 20.45

Paolo Jannacci & Band in concerto – presentazione nuovo cd “Canterò”

Paolo Jannacci, piano, voce / Stefano Bagnoli, batteria / Marco Ricci, basso elettrico / Daniele Moretto, tromba

13 febbraio, ore 20.45

Mauro Pagani / Crêuza de mä – Il viaggio continua…

Mauro Pagani, voce, violino, bouzouki / Mario Arcari, fiati / Eros Cristiani, tastiere, fisarmonica / Joe Damiani, batteria, percussioni

 

5 marzo, ore 20.45

Claudia Grimaz – Loris Vescovo – Leo Virgili / Las feminas In/cjant

Claudia Grimaz, voce / Loris Vescovo, voce, chitarra / Leo Virgili, chitarra, fiati

26 marzo, ore 20.45

Amaro Freitas Trio / Rasif

Amaro Freitas, piano / Hugo Medeiros, batteria, percussioni / Jean Elton, contrabasso




Ritorna l’appuntamento autunnale con la Fiera del Radioamatore: il 16 e 17 novembre a Pordenone Radioamatore2

Foto: Damiano Podrecca e Guendy Furlan

Non solo materiale elettronico e informatico tra gli stand. In primo piano anche gli eventi collaterali: Fotomercato, la mostra mercato di materiale fotografico, il Mercatino del Radioamatore e la Linux Arena. Il fenomeno Radioamatore 2 di Pordenone si è costruito con un crescendo di successi nei suoi 16 anni di vita fino a raggiungere cifre di rilevanza nazionale: 6 padiglioni, 2 km e mezzo di banchi espositivi, 220 aziende presenti (si ripete il risultato dello scorso anno) ma soprattutto, più di 35.000 visitatori attesi da Friuli, Veneto e Trentino ma anche da Slovenia e Croazia.

Foto: Damiano Podrecca e Guendy Furlan

Nuovo e usato: tutto a Radioamatore 2 si vende a prezzi di assoluta convenienza più bassi della grande distribuzione: un valore aggiunto che rende Fiera del radioamatore un appuntamento imperdibile.

Iniziative Radioamatori ARI 2019

Per questo importante evento, la Sezione A.R.I. di Pordenone allestirà al Padiglione 6 un’intera area esclusivamente dedicata alle comunicazioni spaziali, siano queste dati meteorologici, oppure immagini, o semplici comunicazioni a voce tra stazioni di terra, sfruttando i satelliti come fossero normali “ponti ripetitori” collocati su montagne altissime, qualche centinaio di km per i tipi orbitanti, e fino a 36.000 km per quelli definiti geostazionari. 

 Alcuni di questi “oggetti” di altissima tecnologia sono stati interamente progettati e costruiti da Radioamatori, e messi poi in orbita sfruttando dei vettori messi a disposizione dai vari Enti all’effettuazione dei loro lanci.

Non solo materiale elettronico e informatico tra gli stand. In primo piano anche gli eventi collaterali: Fotomercato, la mostra mercato di materiale fotografico, il Mercatino del Radioamatore e la Linux Arena.

Due giorni da non perdere per dare libero sfogo alla voglia di shopping tecnologico: il 16-17 NOVEMBRE 2019 alla Fiera di Pordenone c’è la Fiera del Radioamatore 2, la manifestazione più amata dai giovani, diventata ormai la più ampia mostra mercato di elettronica, fotografia, informatica low cost in Italia.

Orari: Sabato dalle 9.00 alle 18.30 – Domenica dalle 9.00 alle 18.00



The Choir of Man Teatro Rossetti Trieste dal 14 novembre

“Debutto in esclusiva per l’Italia, giovedì 14 novembre per “The Choir of Man” alla Sala Assicurazioni Generali del Politeama Rossetti. Lo spettacolo, prodotto da Nic Doodson ed Andrew Kay, fra gli eventi più applauditi del Edinburgh Fringe Festival 2017, è reduce da una trionfale tournée nel Regno Unito, in Australia e America. I nove straordinari performer trasformano il palcoscenico in un pub dove si canta, si danza e ci si diverte, in una serata carica di energia e di talento. Repliche a Trieste fino al 17 novembre per il cartellone Musical ed Eventi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia”.

 

«Lascia i tuoi pensieri nel cappotto, sali in palcoscenico e prenditi una birra» consiglia una rivista di Broadway ai suoi lettori, dopo aver specificato che “The Choir of Man” è una vera festa per i sensi, che fa ballare anche il pubblico in platea.

Una festa che da giovedì 14 a domenica 17 novembre raggiunge per la prima volta l’Italia, per accendere di energia il Politeama Rossetti, dove va in scena in esclusiva nazionale, ospite del cartellone Musical & Eventi del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

 

Lo spettacolo ha il potere di trasformare il palcoscenico – attraverso la scenografia, ma anche tramite l’atmosfera e l’energia degli artisti – in un vero e proprio pub: e poiché in Inghilterra, la “pub culture” prevede che ognuno di questi locali possieda una propria personalità e specialità… questo in cui si troverà catapultato il pubblico del Rossetti sarà un pub dove si farà musica, si ballerà e si canterà. E naturalmente dove si spillerà qualche ottima birra. (Si ringrazia per la collaborazione Birra Castello).

 

“The Choir of Man”, creazione di Nic Doodson ed Andrew Kay, vive il suo debutto assoluto all’Edinburgh Fringe Festival 2017, dove conquista pubblico e critica: un successo replicato presto nel tour internazionale che tocca Regno Unito, Australia e America. 

Nic Doodson ed Andrew Kay sono un binomio che è garanzia di qualità e originalità: produttori molto accreditati hanno infatti al loro attivo la creazione di spettacoli di successo e formazioni come il Soweto Gospel Choir,  The Magnets e il pluripremiato “North by Northwest”.

In “The Choir of Man” scritto da Ben Norris e diretto dallo stesso Nic Doodson hanno inventato una formula del tutto singolare che in questa ambientazione “da pub” fa germogliare un’esperienza assolutamente divertente e coinvolgente, un’ora e mezza in cui l’energia della danza, si combina con percussioni dal vivo e coreografie di tap-dance e soprattutto con tanta musica, di stili e generi fra i più diversi, eseguita ad un elevatissimo livello. 

 

Il cuore dell’operazione e il segreto della sua riuscita sono infatti nell’incredibile talento dei nove artisti del cast, versatili, preparati, spontanei… Eseguono di tutto, da classici successi da cantare assieme, alle hit del grande rock, da accenni al musical a numeri di danza che sfiorano l’acrobazia, e sono capaci di passare istantaneamente da Broadway al folk, dal pub a raffinati numeri percussivi, magari usando solo piedi e bicchieri come strumento. 

La scaletta è incandescente e ricca di sorprese: sarà probabile intonare assieme ai nove “guys” “Hallo” di Adele, o infervorarsi con “Welcome To The Jungle” dei Guns ’n’ Roses, o sognare con “Somebody to Love” dei Queen… impossibile elencare tutti i titoli e forse anche le improvvisazioni che gli artisti “proprietari” del pub proporranno ogni sera, magari invitando qualcuno fra gli spettatori a salire in scena, e divertirsi un po’ assieme a loro fra tavolini, note e boccali.

Per approfondire la “pub culture” ci sarà un’ulteriore occasione: venerdì 15 novembre alle ore 17.30 al Cafè Rossetti Peter Brown – direttore della British School del Friuli Venezia Giulia – terrà un incontro dal titolo “Il pub è servito”: si parlerà della funzione del pub nella storia e nella cultura inglese. Come sempre, l’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

“The Choir of Man” va in scena in esclusiva nazionale alle ore 20.30 dal 14 al 16 novembre al 26 ottobre e domenica 17 novembre alle ore 16. Per biglietti e prenotazioni si suggerisce di rivolgersi alla Biglietteria del Politeama Rossetti agli altri consueti punti vendita, o via internet sul sito www.ilrossetti.it. Informazioni anche al numero del Teatro 040.3593511.