Monfalcone_Diretta online con Gian Carlo Blasini, Vicepresidente Pro Loco Monfalcone_lunedì 1 giugno

Gian Carlo Blasini, vicepresidente della Pro Loco di Monfalcone, Presidente del Consorzio Isontino Giuliano delle Pro Loco delle province di Gorizia e Trieste, è il prossimo ospite (lunedì 1 giugno alle 18.00) della rassegna online sulla pagine Facebook “Monfalcone Eventi”, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Monfalcone nell’ambito del progetto “La cultura ti fa compagnia”.

Grafico, vignettista, appassionato dello spettacolo, della storia e delle tradizioni di Monfalcone, Gian Carlo Blasini è noto al pubblico per l’organizzazione e la conduzione di spettacoli, manifestazioni e cerimonie (fra i tanti eventi, “Magnemo fora de casa”, il “Canta Festival de la Bisiacheria”, la “Festa del Vino” e la “Festa del Bosco”) , ma anche come ideatore e conduttoBlre di programmi televisivi di intrattenimento in onda su reti private. Figura di punta del Carnevale di Monfalcone (impersona anche la figura del “Notaio Toio Gratariol” che lo vede impegnato al fianco de “Sior Anzoleto”), collabora alla rivista “La Cantanda”, la storica pubblicazione di satira e umorismo, di cui è stato per molti anni direttore responsabile.

Il suo grande impegno, anche nel volontariato, è stato riconosciuto dal Comune di Monfalcone da cui ha ricevuto i sigilli della Città.

Federica Zar




Libertà e Politica

Ai drammatici eventi della politica e della libertà, ci sono certezze e ricompense, possiamo vedere alcuni elementi. Elementi dello sviluppo della storia. Benjamin Constant (1767-1830 è stato uno scrittore, politico, scienziato politico, nobile ed intellettuale francese di origini svizzeri) nel suo saggio, Sulla libertà degli antichi e dei moderni (De la liberté des Anciens comparée à celle des Modernes discorso pronunciato nel 1819) descrive che per gli antichi la libertà era partecipazione e quindi adesione alla vita dello Stato, mentre per i moderni il problema era quello dei limiti tra la libertà dell’individuo nella sua vita privata e il potere pubblico. Era giusto quello che sosteneva Benjamin Constant, perché per la filosofia politica greca antica esistevano tre libertà. La libertà dell’individuo, la libertà sociale, e la libertà politica. Però l’uomo della moderna storia stava nel subordinare la coscienza individuale al potere politico, nel credere che effettivamente l’uomo potesse rinunciare alla propria sovrana coscienza morale in cambio di una fittizia moralità impostagli dallo Stato, nell’immaginare che vi potesse essere una vita etica, che non aveva la propria sede e la propria fonte nella coscienza dell’uomo.

Cosi la “faccenda” non è la libertà sociale e la libertà politica, com’era nella filosofia politica greca antica, perché secondo la filosofia politica occidentale, l’uomo può diventare materialmente schiavo, ma non può “alienare” la propria coscienza. L’alienazione è una categoria centrale della ligico-metafisica, della politica occidentale. L’“alienazione” che il nuovo umanesimo deve superare, è intesa in senso mondano, come dominio dell’uomo e, nel mondo moderno, come dipendenza economica del proletariato nei confronti del capitale. Cosi la politica diventa solo una “faccenda” della coscienza, e non diventa una “faccenda”, della partecipazione.

Scrive per esempio Benjamin Constant: «Risulta da ciò che ho dimostrato, che noi non possiamo più godere della libertà degli antichi, che consisteva nel prender parte attiva e costante al potere collettivo. La nostra libertà deve consistere nel pacifico godimento dell’indipendenza privata. La parte che anticamente ciascheduno prendeva alla sovranità nazionale, non era certo, come al giorno d’ oggi, una supposizione astratta. La volontà di ciascuno aveva un’influenza reale; l’esercizio di questa volontà era un piacere vivo e ripetuto. In conseguenza gli antichi erano disposti a far molti sacrifici per conservare i loro diritti politici, e la loro influenza sull’amministrazione dello stato. Ciascuno conoscendo con orgoglio quanto valeva il suo voto, trovava in questa coscienza della sua importanza personale, un grande compenso. Questo compenso oggi non esiste più fra noi. L’individuo perduto nella moltitudine, non s’accorge quasi mai dell’ influenza ch’egli esercita. Giammai la sua volontà s’imprime sull’insieme, niente prova a suoi occhi la sua cooperazione. L’esercizio dei diritti politici non ci offre. Dunque, che una parte di quelle soddisfazioni che vi trovavano gli antichi; nello stesso il progresso della civiltà, la tendenza commerciale dell’epoca, le comunicazioni dei popoli tra loro, hanno moltiplicati e variati infinitamente i mezzi del benessere privato…Il primo bisogno dei moderni è, dunque, l’ indipendenza individuale. Per conseguenza non bisogno mai chiederne il sacrificio, per stabilire la libertà politica. Ne segue che nessuna delle istituzioni tanto numerose e vantate, che nelle antiche repubbliche impacciavano la libertà individuale, sono compatibili con i tempi moderni…» (Traduco dal libro di B. Constant: « De la liberté des Anciens comparée à celle des Modernes. Mille. Et. Vine. Nuits» )

Questa storia ha iniziato con un certo grado di confusione e forse con una buona dose d’ignoranza. Montesquieu cercava di introdurre nel concetto dello Stato sovrano moderno l’idea della libertà del cittadino, che non è più il suddito. Voleva trasformare il “sujet” in “citoyen”, diventando la sovranità dello stato in tre distinte sovranità. Cosi egli intende la libertà essenzialmente come garanzia giuridica. Montesquieu ha organizzato un costituzionalismo formale è una concezione statica e meccanica. Staël ha visto che nel pensiero di Montesquieu manca l’etica, cosi la concezione statica e il costituzionalismo formale di Montesquieu, con lo sforzo di Staël si arricchisce di motivi etici. Però Staël non segue semplicemente la dottrina del costituzionalismo di Montesquieu, ma reca in esso questa esigenza etica e difettava la cultura giuridica ed amministrativa. Da qui abbiamo il pensiero di calvinisti nella politica. Cosi l’etica, la giuridica e l’amministrativa e non la partecipazione, è il nuovo luogo della politica. Nel caso della tradizione politica filosofica greca antica – dai presocratici fino al XIV secolo d.C, la problematica ontologica resta sottratta alle visioni individuocentriche, insiste sulla verifica «comunionale» delle proposizione politiche, e la verifica «comunionale» della conoscenza. “Καθ΄ ὅ,τι ἃν κοινωνήσωμεν, ἀληθεύομεν, ἃ δε ἃν ἰδιάσωμεν, ψευδόμεθα” Eraclito. Qui troviamo la partecipazione della politica. Partecipare significa, o vuol dire, prendere parte alla vita politica della società in cui si vive alle attività politiche della propria comunità.

Senza esagerazione un altro pensatore che sostiene il concetto della libertà civile sul piano etico era Jean-Jacque Rousseau. J.J.Rousseau aveva dato (contro i giusnaturalisti come Hobbes e Diderot che vedevano nel contrato sociale un patto utilitario) al contrario sociale il carattere di un acquisto della morale mercé la totale rinuncia alla propria individualità. Jean –Jacque Rousseau, esisteva lettore di Plutarco, e aveva in mente l’austera Sparta, i cui cittadini trovavano la loro libertà nella totale dedizione delle leggi della patria. In tal mondo attribuendo un valore etico assoluto o un imperativo categorico, alla volontà dello Stato, del singolo Stato, cui l’individuo appartiene, Rousseau veniva a negare qualsiasi superiore istanza, qualsiasi principio universale, qualsiasi legge mortale o religione, cui l’ individuo potesse appellarsi. L’individuo che anche soltanto nel proprio intimo, si ribellava alla volontà generale, (qui si trova anche il pensiero di Kant, di Hegel, di Heidegger, di Lacan, ecc), ricadeva nella selvaggia libertà naturale, era un reprobo che andava ucciso. L’errore di Rousseau – come l’errore del pensiero filosofico occidentale – stava nel subordinare la coscienza individuale al potere politico nel credere che effettivamente l’uomo potesse rinunciare alla propria sovrana coscienza morale. Qui ha l’inizio, il pensiero dell’imperativo categorico di Kant e l’assoluto Stato di Hegel.

Il moralismo di Rousseau, avevano amato i Tedeschi pensatori come Gervinus, e i liberali romantici. Avevano amato quello “vedere il reale nelle cose”, di Rousseau, e il reale, è diventato l’esigenza d’un dover essere ideale, che si pone come una norma al di sopra della storia, – qui, possiamo ricordare anche, quello che ha detto Hegel “ciò che è razionale è reale”. Il reale era lo “spirito di sistema” ricompare soprattutto nel pensiero politico dei costituzionalisti dell’età della Restaurazione e della Monarchia. Il reale era quella borghesia che già i vecchi aristocratici presentavano come la classe speculatrice e sfruttatrice, responsabile dei dolori del popolo, concependo il problema politico come un problema di educazione politica. Il reale oggi, sono i criteri di convergenza e la disciplina di bilancio.

Che abbiamo dimenticato noi i moderni e i postmoderni cittadini? Abbiamo dimenticato che ci sono tre luoghi nella politica. Sono i luoghi che troviamo nel pensiero politico della classica greca. I) Personalistica riguarda la società come un tutto di persone la cui dignità è anteriore alla società. II) Comunitaria riconosce che la persona tende naturalmente alla società e alla comunione, in particolare alla comunità politica e perché riguarda il bene comune come superiore a quello degli individui. III) Pluralistica comprensiva del fatto che lo sviluppo della persona umana esige normalmente una pluralità di comunità autonome aventi i loro diritti, le loro libertà e le loro proprie autorità.

Giorgos Kontogiorgis Professore di Scienze Sociali ed ex Rettore all’Università Panteion, ha parlato di cosmosistema che non esiste. Il cosmosistema era il modello della democrazia, un modello, che si trova oggi in mancanza. Il cosmosistema antropocentrico in cui a vissuto l’ellenismo durante il periodo pre-etnocratico è stato – dovrebbe sorprendere – quello delle città-stato. Si tratta del cosmosistema antropocentrico su piccola scala che vide nascere l’epoca creto-micenea e che si cristallizzò nel periodo classico, prima di tramutarsi in ecumene. La fase che attraversarono le società greche, mentre l’Europa viveva il Medio Evo feudale, il Rinascimento e l’Illuminismo fino al XIX secolo, è stata quella dell’ecumene post-statocentrico il cui contenuto si è fissato in modo definitivo essenzialmente durante l’epoca bizantina. Questa fase erediterà dall’epoca statocentrica non solo il sistema delle koina (città) e l’economia crematistica (o monetaria), ma anche le politéia inerenti, come la democrazia, l’oligarchia, la rappresentanza, ecc… Si evolverà ancora, ad esempio sulla questione della costituzione della relazione tra lavoro e capitale che, nella sua trasformazione in relazione di partenariato, condurrà alla dissoluzione completa del lavoro mercantile o schiavista.

Libertà e politica nella storia. Nella storia ai drammatici eventi della quale tenti di riconoscere il cenno d’assenso, la certezza della ricompensa, e come sempre il migliore sonnifero dell’impazienza per una democrazia che sempre manca.

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia.




VENTURINI BALDINI, IL PRIMO CHATEAU D’EMILIA: TRA STILE AUTENTICO E RISPARMIO ENERGETICO

VENTURINI BALDINI, IL PRIMO CHATEAU D’EMILIA

RONCOLO 1888, da antica residenza a spazio innovativo dedicato all’accoglienza e a un turismo colto e elegante, luogo ideale dove soggiornare per chi volesse concedersi una vacanza di charme e visitare le bellezze della campagna e delle città emiliane

Immersa tra le dolci colline nella campagna emiliana, Dimora Ancini, Relais situato all’interno della proprietà Venturini Baldini che conta anche una villa del XVI secolo e un’acetaia del ‘700, è stata oggetto di una recente ristrutturazione che l’ha portata ai suoi antichi splendori. Adagiata all’interno di un meraviglioso parco e attorniata da 130 ettari di terreno – di cui 32 vitati dove si assapora l’incanto dei rigogliosi vigneti da cui nasce il celebre Lambrusco, ma non solo – la struttura dall’architettura rigorosa e dal design contemporaneo, è divenuta oggi la perla della Tenuta, fondata nel 1976 da Carlo Venturini e Beatrice Baldini di cui porta ancora i nomi e dal 2016 di proprietà di Julia e Giuseppe Prestia.

La struttura, situata nel cuore delle terre di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia e a una trentina di chilometri da Parma, ora dispone di 11 eleganti stanze, concepite e disegnate nel rispetto della tradizione che si amalgama con il design contemporaneo, dove gli ospiti possono godere appieno del relax e del fascino della natura.

“I nostri principali obiettivi sono quelli di far sentire i nostri ospiti “a casa” e di garantire loro un soggiorno confortevole e piacevole, un’esperienza unica, facendo conoscere la nostra Cantina e anche le eccellenze del nostro territorio che devono essere sempre più valorizzate in Italia e all’estero”, spiega Julia Prestia. “Nel progetto del Relais abbiamo voluto mantenere la struttura della dimora, optando per una ristrutturazione che enfatizzasse le bellezzeoriginarie e dove ogni dettaglio è stato studiato con attenta minuziosità, in totale armonia con la natura e con una particolare attenzione all’aspetto del risparmio energetico”.

La recente ristrutturazione ha voluto mantenere lo stile autentico e affiancando scelte di materiali e arredi moderni e di recupero, parte di realtà di eccellenze italiane, per creare spazi eleganti e confortevoli. Il piano terra è stato adibito a zona accoglienza e agli spazi comuni – cucina, sala colazione e sala lettura con camino – mentre le camere si trovano ai piani superiori. Per garantire il massimo confort e privacy tra gli ambienti, le pareti divisorie interne sono state realizzate con lastre di cartongesso a zero emissioni di formaldeide e con l’aggiunta di isolamento acustico in lana minerale ecologica.

La pavimentazione al piano terra sfoggia tavelle in cotto, riportate al colore originale, mentre per gli altri spazi e stato scelto un pavimento in rovere predefinito a olio 100% biocompatibile.

Il confort termico è stato garantito invece da un isolamento tramite contropareti perimetrali, nuovi serramenti altamente performanti in termini di trasmittanza termica – ma dal punto di vista estetico in linea con lo stile di quelli già esistenti in legno – e da un impianto di riscaldamento capace di creare un confort ottimale e di ridurre al minimo i consumi. Inoltre, un impianto domotico, centralizzato dalla reception, permette di programmare e verificare le temperature delle stanze. Anche per il sistema di illuminazione si è optato per lampade dalle linee moderne ed eleganti che garantiscono un’atmosfera rilassante, tutte con fonti a led, sempre in un’ottica di risparmio energetico e attenzione all’ambiente.

Per gli arredi e i complementi è stata scelta una palette di colori naturali e rilassanti, con piccoli tocchi di fantasie declinate in varie tonalità di colori, è il fil rouge che lega tessuti e arredi, alcuni di questi realizzati su misura mentre altri frutto di ricerche in mercatini vintage o antiquari. Un relais di charme che reinterpreta il concetto di ospitalità in un’atmosfera di raffinata essenzialità ed eleganza dove rilassarsi, degustare i vini della Cantina e luogo ideale dove sostare per visitare i dintorni e le città culturali vicine.

Per maggiori informazioni: https://venturinibaldini.it  http://acetaiadicanossa.it

 




AdessoCinema sei nuovi titoli disponibili sulla piattaforma del Visionario

AdessoCinema, la piattaforma di streaming pensata e curata dal Visionario di UdineCinemazero di Pordenone e La Cineteca del Friuli in collaborazione con la Tucker Film si arricchisce da oggi giovedì 28 maggio di quattro nuovi titoli, a cui si aggiungerà un quinto titolo il 31 maggio e un sesto il 2 giugno, Festa della Repubblica.

I documentari TRIESTE GIALLO NERA e TRIESTE VERDE BIANCO ROSSA, firmati da Giampaolo Penco, ci riportano nella città giuliana, raccontandoci due momenti importanti della sua storia. Nel primo ci troviamo nel 1914: è l’anno in cui comincia la prima guerra mondiale, l’ultimo anno di Trieste come grande porto dell’Impero Austro-Ungarico. Attraverso documenti, fotografie e filmati il documentario cerca di ricostruire quell’anno fatale e i cambiamenti epocali che di lì a poco seguiranno. Nel secondo titolo ci troviamo invece nel 1918: il 3 novembre attracca sul Molo San Carlo l’incrociatore Audace, la prima nave italiana che arriva a Trieste. Il giorno dopo l’annuncio ufficiale: la guerra è finita, Trieste è italiana dopo cinquecento anni di permanenza nell’Impero Austro-Ungarico. Il film racconta tutti i passaggi dei primi anni della Trieste italiana, dal 1918 all’avvento del fascismo.

La Cineteca rende omaggio questa settimana a Elio Ciol, la cui fama internazionale di fotografo ha oscurato l’attività di cineamatore, svolta fin dai primi anni ’50 con il Cineclub Udine. Soggetto dei suoi primi cortometraggi è il Friuli contadino, il lavoro nei campi e momenti di vita sociale nella sua Casarsa, dove il settore vitivinicolo era diventato un elemento fondamentale. GRAPPOLI D’ORO, realizzato nel 1957 – in un magnifico bianco e nero – con Riccardo Castellani e vincitore al Concorso Nazionale di Montecatini organizzato dalla Federazione Italiana dei Cineclub, segue le diverse fasi della produzione dell’uva, dalla cura delle viti al momento gioioso della vendemmia, alla vinificazione. IL PAESE DELL’UVA – CASARSA 1950-1963 raccoglie immagini girate all’epoca e montate da Ciol a decenni di distanza. Accompagnate dai testi di Piero Colussi e Stefano Polzot e dalle musiche originali di Francesco Bearzatti e Romano Todesco, documentano il ciclo dell’uva, la nascita e le prime edizioni della Sagra del vino e lo sviluppo della Cantina sociale. Entrambi i titoli sono raccolti in un dvd della pro-Casarsa del 2018 mentre i filmati originali in 16mm sono conservati dalla Cineteca.

Dal 31 maggio al 7 giugno, in occasione dell’anniversario della strage di Peteano, frazione della cittadina di Sagrado in provincia di Gorizia, (avvenuta 31 maggio 1972), sarà inoltre disponibile il documentario PER MANO IGNOTA. PETEANO: LA STRAGE DIMENTICATA di Cristian Natoli.

 A partire dal 2 giugno sarà visibile sulla piattaforma un altro documento prezioso, AVASINIS 2 MAGGIO 1945, LUOGO DELLA MEMORIA, realizzato nel 2007 da Dino Ariis e Renata Piazza. Testimoni e storici ricordano e commentano il massacro compiuto da un gruppo di SS in ritirata il 2 maggio 1945 nel piccolo centro di Avasinis, in Comune di Trasaghis. Le vittime orribilmente trucidate furono 51, in maggioranza anziani, donne e bambini.

Il catalogo completo di AdessoCinema è disponibile su www.adessocinema.it.

 




Come hanno visto la pandemia di coronavirus gli intellettuali dell’Europa.

Un intellettuale è un uomo che usa più parole del necessario per dire più di quanto sappia” sosteneva Dwight Eisenhower. L’intellettuale oggi – come anche in passato – è privato dei privilegi. La differenza è che oggi l’intellettuale non s’identifica col tipico eroe romantico, cioè questo tipo di flâneur, degli intellettuali per anni teso alla perenne ricerca della libertà. L’intellettuale contemporaneo è costretto a definirsi un professionista come professore dell’università (non ci sono molti oggi intellettuali all’università) come giornalista, o come consulente dei politici. E’ vero che oggi l’intellettuale non ha questo senso critico. Come hanno visto gli intellettuali la crisi pandemica con coronavirus?

Leonardo Sciascia scriveva per gli intellettuali: «L’intellettuale in Europa aveva un potere ed io credo che il vertice di questo potere sia stato esercitato da Zola e dai firmatari dell’appello di Zola al momento del processo Dreyfus. Poi è venuto l’inquinamento partitico, l’impegno devoluto alla sinistra: e ha molto inquinato, questo potere dell’intellettuale. Oggi il potere è in tutte altre mani, il potere è la televisione, il potere è la casa di moda. L’intellettuale non ha più nessun potere, comunque io continuo a scrivere come se ci credessi.»

Seconda parte:

Bruno Latour

Bruno Latour, sociologo, antropologo e filosofo francese, conosciuto per i suoi lavori in sociologia delle scienze, ha condotto delle ricerche sul campo in cui ha osservato gli scienziati al lavoro descrivendo il processo di ricerca scientifica come una costruzione sociale. Bruno Latour ha scritto per quanto riguarda la crisi pandemica di coronavirus. Immaginare gesti-barriera contro il ritorno alla produzione pre-crisi. AOC, 30 marzo 2020. Scriverà «La prima lezione del coronavirus è anche la più sorprendente: è stato infatti provato che, in poche settimane, è possibile sospendere, in qualsiasi parte del mondo e allo stesso tempo, un sistema economico a detta di tutti impossibile da rallentare o redirezionare. A tutti gli argomenti degli ambientalisti sul cambiamento dei nostri stili di vita, si rispondeva sempre con l’argomento della forza irreversibile del “treno del progresso” che niente poteva far deragliare “a causa”, si diceva, “della globalizzazione”. Tuttavia, è proprio la sua natura globale che rende così fragile questo sviluppo, capace invece di frenare e poi fermarsi improvvisamente.In effetti, non sono solo le multinazionali o gli accordi commerciali o Internet o gli operatori turistici a globalizzare il pianeta: ogni entità su questo stesso pianeta ha il suo proprio modo di agganciarsi agli altri elementi che costituiscono, a un certo punto, l’insieme. Questo è vero per la CO2 che riscalda l’atmosfera globale attraverso la sua diffusione nell’aria; per gli uccelli migratori che trasportano nuove forme di influenza; ma è anche vero, lo impariamo ancora e dolorosamente, per il coronavirus, la cui capacità di connettere “tutti gli esseri umani” passa attraverso l’intermediario apparentemente innocuo del nostro espettorato. I virus sono dei super-globalizzatori: quando si tratta di risocializzare miliardi di esseri umani, i virus lo fanno in fretta […]Ecco allora l’incredibile scoperta: c’era davvero nel sistema economico mondiale, nascosto a tutti, un segnale di allarme rosso vivo con una grossa maniglia d’acciaio temprato che i capi di Stato, ciascuno a sua volta, potevano tirare subito per fermare “il treno del progresso” con un forte stridio di freni. Se la richiesta di virare di 90 gradi per atterrare sulla Terra sembrava a gennaio ancora una dolce illusione, diventa improvvisamente molto più realistica: qualsiasi automobilista sa che per avere la possibilità di dare un’ultima sterzata senza andare fuori strada, è meglio aver rallentato prima…Sfortunatamente, questo improvviso arresto nel sistema di produzione globalizzata, non sono solo gli ambientalisti a vederlo come una grande opportunità per far avanzare il loro programma di sbarco. I globalizzatori, quelli che dalla metà del XX secolo hanno inventato l’idea di fuggire dai vincoli planetari, anche loro vedono in esso una formidabile possibilità di rompere ancora più radicalmente con ciò che li ostacola nella loro fuga dal mondo. Per loro, è troppo bella l’occasione di sbarazzarsi del resto dello stato sociale, della rete di sicurezza dei più poveri, di quello che rimane delle normative antinquinamento e, più cinicamente, di sbarazzarsi di tutto queste persone in soprannumero che ingombrano il pianeta.» (Traduzione di Daniele Guido, Donato Ricci, Dario Rodighiero, e Giulia Taurino per Antinomie)

Slavoj Žižek, filosofo, sociologo, politologo ed accademico sloveno studioso di marxismo, idealismo

Slavoj Žižek

tedesco e psicanalisi lacaniana, è divenuto celebre per la sua capacità di affrontare questioni di stringente attualità, unendo tradizione filosofica e cultura popolare. Anche è uno strenuo ed appassionato critico del modello economico e sociale neoliberista, proponendo altresì un ritorno allo spirito originario del comunismo. L’ultima opera di Slavoj Žižek ha il titolo Virus, editore Ponte alle Grazie, qui il filosofo descrive la pandemia di coronavirus che sta trasformando i rapporti tra individui e le relazioni internazionali tra gli Stati. Slavoj Žižek ha una logica di un bipolarismo che guida in una totale confusione. Che cosa dice: «Questa realtà ci obbliga a ridurre concretamente le nostre libertà? Certo, le quarantene e simili provvedimenti limitano la nostra libertà, e ci vorrebbero dei nuovi Assange qui per smascherare possibili abusi. Ma la minaccia di un contagio virale ha anche dato un impulso formidabile alla formazione di nuovi modi di solidarietà locale e globale, per di più ha reso manifesta la necessità di sottoporre al controllo anche lo stesso potere.» E continua con un’antitesi, – è l’antitesi della logica bipolare – «Magari si propagherà un virus ideologico diverso e molto più benefico, e che ci infetti c’è solo da augurarselo: un virus che ci faccia immaginare una società alternativa, una società che vada oltre lo Stato-nazione e si realizzi nella forma della solidarietà globale e della cooperazione.»

L’antitesi: Il coronavirus è una malattia del globalismo dei confini aperti dell’economia dello sviluppo oggi si è passati (come dice Giulio Tremonti) da quello che era considerato il giusto global order a qualcosa di oggettivamente diverso che taluni chiamano global disorder.

La nostra epoca segna un ulteriore passaggio dall’ utopia alla distopia. Il coronavirus è la distopia che viene. Slavoj Žižek accetta quello che diceva Rahn Emanuel «mai lasciare che una buona crisi vada sprecata» e cosi vede una opportunità di avere un nuovo comunismo. Non è un comunismo politico, ma un comunismo della solidarietà. Che cosa non capisce Slavoj Žižek? Il comunismo è un sistema politico dei rapporti sociali mentre l’epoca della pandemia è una vita a distanza, non ha visto la differenza Slavoj Žižek, non ha visto anche che non esiste la solidarietà? Basta vedere che cosa è successo in Europa. Per esempio la Germania preparava il divieto di export dei dispositivi di protezione: guanti, mascherine, occhiali, tute. Dov’è la solidarietà Slavoj Žižek? Ancora non vedi Slavoj Žižek la realtà? Non vedi lo sfacelo dell’Europa?

Non siamo in una situazione di emergenza come crede Slavoj Žižek ma siamo in una nuova epoca. Questo non può capire Slavoj Žižek. E come diciamo il topo non vede più il gatto, ma soltanto il formaggio cosi funziona anche Slavoj Žižek.

Jürgen Habermas

Jürgen Habermas sociologo, filosofo, politologo, epistemologo ed accademico tedesco, tra i principali esponenti della Scuola di Francoforte, sosteneva per anni una teoria « teoria habermasianache» che conteneva una logica dei livelli di sviluppo dell’umanità. Secondo la teoria di Hambermas si possono distinguere tre livelli di sviluppo. Si può affermare che tanto più il “sistema” si forma differenziando se stesso e aumentando la propria complessità tanto maggiore sarà la colonizzazione della Lebenswelt (“mondo vitale”) da parte del “sistema”, e tanto più gli uomini interiorizzeranno le imposizioni eteronome e sociali come imposizioni autonome individuali. In una lunga intervista a Le Monde, Jürgen Habermas ha detto: “ Da un punto di vista filosofico, noto che la pandemia impone, allo stesso tempo e su tutti, una spinta riflessiva che, fino ad ora, era l’attività degli esperti: dobbiamo agire nella conoscenza esplicita del nostro non sapendo. Oggi, tutti i cittadini stanno imparando come i loro governi devono prendere decisioni con una chiara consapevolezza dei limiti di conoscenza dei virologi che li consigliano. La scena, in cui l’azione politica è immersa, nell’incertezza, è stata raramente illuminata in modo così brillante. Forse questa esperienza almeno insolita lascerà il segno sulla coscienza pubblica.”

Anche Jürgen Habermas in un’altra intervista in giornale – rivista Kölner Stadt-Anzeiger dirà: “Una cosa si può dire: non abbiamo mai saputo così tanto la nostra ignoranza, e insieme la nostra insicurezza […]ma queste ignoranze e insicurezze sono risolte dai esperti, cosi gli esperti diventano più forti che mai […] Ora l’insicurezza esistenziale è globale è grande, gli individui sono collegati alle reti di comunicazione e cercano trovare una soluzione […] Ogni individuo isolato viene informato dai rischi della pandemia con una grande informazione dai mezzi di comunicazione e con istruzioni comportamentali che formano nuovi situazioni. E’ vero che viviamo l’auto-isolamento, come malati dal virus in ospedale e come cittadini dalla paura nella casa.” E poi molti parlano di problemi economici che verranno dopo la crisi della pandemia di coronavirus dirà Jürgen Habermas “Gli economisti e i sociologi devono stare attenti con previsioni sconsiderate”. E per quanto riguarda la politica, oggi con la crisi della pandemia Jürgen Habermas ha sostenuto: “Nello sviluppo della crisi, molti politici non possono capire che la strategia è una, cioè lo sforzo dello stato di salvare la vita di tutti i cittadini e devono avere la priorità sul calcolo utilitaristico delle conseguenze economiche “

Fine seconda parte

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia




la Biglietteria del TEATRO Rossetti di TRIESTE riapre per appuntamento da giovedì 28 maggio

Riapre solo su appuntamento la Biglietteria del Politeama Rossetti, per coloro che non hanno la possibilità di richiedere il rimborso e lemissione voucher per gli spettacoli annullati dallemergenza Covid-19, attraverso la piattaforma web del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Alla biglietteria si accederà, a partire da giovedì 28 maggio, dopo aver ottenuto un appuntamento allo 040-3593511. Lingresso sarà regolato da personale fin dallesterno della biglietteria in ottemperanza alle modalità di sicurezza.

Riapre al pubblico, da giovedì 28 maggio, la Biglietteria del Politeama Rossetti: una riapertura in sicurezzache prevede, per ora,  lingresso contingentato e solo per appuntamento.

Per ottenere lappuntamento il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia invita a telefonare a partire da mercoledì 27 maggio al numero 040-3593511.

Il servizio di biglietteria sarà rivolto solo a coloro che non hanno la possibilità di accedere al web e di servirsi della piattaforma che lo Stabile regionale ha creato per eseguire la pratica di rimborso e di relativa emissione di voucher per biglietti e abbonamenti agli spettacoli della stagione 2019-2020 annullati a causa dellemergenza Covid-19.

In ottemperanza alle norme di sicurezza, lingresso alla Biglietteria sarà contingentato e regolato da personale fin dallesterno: si potrà accedere soltanto nellorario fissato per lappuntamento.

A partire dal 27 maggio sarà attivo sulla piattaforma web (ed eseguibile anche in biglietteria, per appuntamento) anche il modulo per la richiesta di rimborso per gli abbonamenti a turno fisso, liberi e con le stelle.

Ricordiamo che tutte le stelleutilizzate per biglietti di spettacoli annullati a causa dellemergenza Covid-19 sono state riaccreditate sullabbonamento, per il quale va compilata la richiesta di rimborso.

Tutti i voucher emessi (come da indicazione del DPCM del 10/04/2020 e successivi aggiornamenti) rimarranno validi per 18 mesi e saranno utilizzabili per lacquisto di altri biglietti e abbonamentisempre per spettacoli organizzati dallo Stabile regionale.

Gli spettacoli annullati per cui si può richiedere il voucher sono nello specifico: Truman Capote, Bodytraffic, Scintille, Va Pensiero, Le affinità elettive, Miseria e Nobiltà”, A Sarajevo il 28 Giugno, Cabaret Sacco e Vanzetti, The Beginning of Nature, John Butler, John Gabriel Borkman, Mister Green, Arsenico e vecchi merletti, Saduros, Cartes Blanches, Volontariamo, Tango Fatal, Nel nome del padre, Tartufo, Antigone, Slavas Snowshow.

Si raccomanda a chi si rivolgerà alla biglietteria di portare con sè i biglietti e gli abbonamenti da annullare.

Si raccomanda a coloro che ne hanno la possibilità, di prediligere loperazione tramite piattaforma web, a cui si accede

Per i BIGLIETTI dal link: https://www.ilrossetti.it/it/biglietteria/voucher-biglietti

Per gli ABBONAMENTI dal link: https://www.ilrossetti.it/it/biglietteria/voucher-abbonamenti

Il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia si sta impegnando in ogni modo per ritornare quanto prima alla dimensione dal vivo, garantendo sicurezza, emozione e divertimento al proprio pubblico come ai propri artisti e dipendenti, e guarda con attenzione allipotesi  di attività estive e alla riprogrammazione, magari nella stagione prossima, dei titoli più attesi e momentaneamente perduti, assieme a molte altre interessanti proposte.

Informazioni e momenti di sorpresa e spettacolo, intanto, sono disponibili sui profili Facebook, Instagram e Twitter de IlRossetti dove il teatro dialoga con gli spettatori e dà seguito al ciclo #cerianchetu?

#theshowwillgoon




Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide ha predisposto delle accattivanti iniziative “social”.

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto dalla dottoressa Adele Bonofiglio, afferente alla Direzione regionale Musei Calabria, guidata dalla dottoressa Antonella Cucciniello, considerata la difficoltà derivante dalla situazione sanitaria in atto, ha predisposto, accattivanti iniziative “social”.

Propone, infatti, sui social istituzionali del Museo, ubicato a Cassano all’Ionio (Cosenza), la pubblicazione periodica di alcuni racconti e storie ispirate a reperti esposti nel museo.

Si inizia, per la gioia dei bimbi, con una breve filastrocca (di Silvia Roncaglia) riferita ad un’opera esposta nella struttura museale.

Partecipa, inoltre, alla campagna Save the culture, ideata e promossa da Heritage S.r.l. in collaborazione con il Museo Tattile di Varese con una selezione di fotografie e relativa scheda di reperti archeologici inseriti in un apposito percorso all’interno del gioco “Save the Culture”.

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, è presente, altresì, sul sito “https://savetheculture.it/” nel percorso “Archeologica e curiosità”.

In attesa della riapertura di tutti i musei sono fiorite molteplici iniziative da parte delle realtà culturali al fine di divulgare la cultura in rete. In questa ottica si sta muovendo, con incisività e positività, il museo diretto dalla dottoressa Bonofiglio.




TEATRO GIOVANNI DA UDINE RIMBORSO BIGLIETTI SPETTACOLI ANNULLATI

Udine, 25 maggio 2020 – Novità per quanto riguarda i titoli d’ingresso relativi agli spettacoli della Stagione 2019/20 del Teatro Nuovo Giovanni da Udine annullati a causa dell’emergenza Coronavirus.

Secondo le nuove disposizioni di legge, infatti, possono ora essere rimborsati tramite voucher anche i biglietti e gli abbonamenti riferiti ai seguenti appuntamenti:

  • Opera lirica Le nozze di Figaro (programmata per il 19/05/2020);
  • Concerto del Monteverdi Choir e dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique diretti da Sir John Gardiner (programmato per il 29/05/2020).
  • Spettacolo di Prosa Arsenico e vecchi merletti con Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini (riprogrammato per il 3, 4, 5 giugno 2020);
  • Lezione di Storia Donne: la maternità rubata – a partire da Cenere di Grazia Deledda con la professoressa Valeria Palumbo (7 giugno)
  • Concerto dell’Akademie Für Alte Musik Berlin con Isabelle Faust al violino e il maestro di concerto Bernhard Forck (16 giugno).

Sono inoltre rimborsabili i ratei residui di tutti gli abbonamenti liberi “Album”.

I voucher potranno essere richiesti entro la data del 18 giugno 2020 sempre e soltanto accedendo al portale www.vivaticket.it.

Si completa così l’avvio alle procedure di rimborso di tutti gli spettacoli di prosa, musica e danza della stagione 2019/20 annullati a causa dell’emergenza Coronavirus, il cui elenco completo è disponibile sul sito www.teatroudine.it/sezione/biglietteria.

Ricordiamo che, come stabilito dal Decreto Legge 17/03/2020 (art. 88), i voucher rimangono l’unica forma di rimborso possibile e dovranno essere utilizzati esclusivamente per gli eventi organizzati dalla Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Saranno inviati ai richiedenti entro 30 giorni dalla data della presentazione della domanda, avranno valore pari a quello dei biglietti o dei ratei d’abbonamento non utilizzati e riporteranno la data entro la quale saranno spendibili sia presso la biglietteria del Teatro Nuovo Giovanni da Udine (via Trento, 4) che tramite il portalewww.vivaticket.it.

Il gentile pubblico è invitato a conservare con cura i tagliandi d’ingresso di tutti gli spettacoli annullati che siano stati rimborsati con relativo voucher poiché questi dovranno essere riconsegnati alla biglietteria del Teatro quando sarà possibile.

Gli uffici e la biglietteria sono chiusi al pubblico fino a nuova comunicazione. Per informazioni è possibile scrivere a biglietteria@teatroudine.it  o telefonare al numero 0432 248418 dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30.

Per tutti gli aggiornamenti sugli spettacoli ospitati al Giovanni da Udine ma che non fanno parte della stagione di prosa, musica e danza, si rimanda ai siti e alle pagine Facebook dei relativi organizzatori.

 




Come hanno visto la pandemia di coronavirus gli intellettuali dell’Europa.

Un intellettuale è un uomo che usa più parole del necessario per dire più di quanto sappia” sosteneva Dwight Eisenhower. L’intellettuale oggi – come anche in passato – è privato dei privilegi. La differenza è che oggi l’intellettuale non s’identifica col tipico eroe romantico, cioè questo tipo di flâneur, degli intellettuali per anni teso alla perenne ricerca della libertà. L’intellettuale contemporaneo è costretto a definirsi un professionista come professore dell’università (non ci sono molti oggi intellettuali all’università) come giornalista, o come consulente dei politici. E’ vero che oggi l’intellettuale non ha questo senso critico. Come hanno visto gli intellettuali la crisi pandemica con coronavirus?

Leonardo Sciascia scriveva per gli intellettuali: «L’intellettuale in Europa aveva un potere ed io credo che il vertice di questo potere sia stato esercitato da Zola e dai firmatari dell’appello di Zola al momento del processo Dreyfus. Poi è venuto l’inquinamento partitico, l’impegno devoluto alla sinistra: e ha molto inquinato, questo potere dell’intellettuale. Oggi il potere è in tutte altre mani, il potere è la televisione, il potere è la casa di moda. L’intellettuale non ha più nessun potere, comunque io continuo a scrivere come se ci credessi.»

Prima parte:

Roaul Vaneigem

Raoul Vaneigem è un intellettuale con una storia con l’Internazionale Situazionista, che fondata nel 1957 da Guy Débord. Nel 1964, e fino al 1972, Raoul Vaneigem è redattore dell’Encyclopédie du monde actuel. A partire dal 1986 è redattore dell’Encyclopaedia Universalis assieme a Hans Magnus Enzensberger. Raoul Vaneigem vive a Lessines, è la sua città natale, una vita del tutto riservata e “sotterranea” che contrasta con la sua fama di rivoluzionario e di anarchico -per cui gli è stato coniato il soprannome di Vampire du Borinage. Come vede la pandemia di coronavirus Raoul Vaneigem. Dirà: «Ci voleva il coronavirus per dimostrare ai più limitati che la de-naturazione per ragioni di convenienza economica ha conseguenze disastrose sulla salute generale – quella che continua a essere gestita imperturbabilmente da una OMS le cui preziose statistiche fungono da palliativo della sparizione degli ospedali pubblici ? C’è una correlazione evidente tra il coronavirus e il collasso del capitalismo mondiale. Allo stesso tempo, appare non meno evidente che ciò che ricopre e sommerge l’epidemia del coronavirus è una peste emotiva, una paura nevrastenica, un panico che insieme dissimula le carenze terapeutiche e perpetua il male sconvolgendo il paziente. Durante le grandi pestilenze del passato, le popolazioni facevano penitenza e gridavano la loro colpa flagellandosi. I manager della disumanizzazione mondiale non hanno forse interesse a persuadere i popoli che non vi è scampo alla sorte miserabile che è loro riservata? Che non resta loro che la flagellazione della servitù volontaria? La formidabile macchina dei media non fa che rinverdire le vecchie menzogna del decreto celeste, impenetrabile, ineluttabile laddove il folle denaro ha soppiantato gli Dei sanguinari e capricciosi del passato […] Il nostro presente non è il confinamento che la sopravvivenza ci impone, è l’apertura a tutti i possibili. È sotto l’effetto del panico che lo Stato oligarchico è costretto ad adottare misure che ancora ieri decretava impossibili. È all’appello della vita e della terra da riparare che vogliamo rispondere. La quarantena è propizia alla riflessione. Il confinamento non abolisce la presenza della strada, la reinventa. Lasciatemi pensare, cum grano salis, che l’insurrezione della vita quotidiana ha virtù terapeutiche inaspettate.» Raoul Vaneigem rivista lundimatin #234.

Molti dicono che Giorgio Agamben è il più grande filosofo in Europa. Giorgio Agamben vede una

Giorgio Agamben

dittatura sanitaria con la pandemia di coronavirus sostiene: «Che la scienza sia diventata la religione del nostro tempo, ciò in cui gli uomini credono di credere, è ormai da tempo evidente. Nell’Occidente moderno hanno convissuto e, in certa misura, ancora convivono tre grandi sistemi di credenze: il cristianesimo, il capitalismo e la scienza. Nella storia della modernità, queste tre «religioni» si sono più volte necessariamente incrociate, entrando di volta in volta in conflitto e poi in vario modo riconciliandosi, fino a raggiungere progressivamente una sorta di pacifica, articolata convivenza, se non una vera e propria collaborazione in nome del comune interesse […] Il fatto nuovo è che fra la scienza e le altre due religioni si è riacceso senza che ce ne accorgessimo un conflitto sotterraneo e implacabile, i cui esiti vittoriosi per la scienza sono oggi sotto i nostri occhi e determinano in maniera inaudita tutti gli aspetti della nostra esistenza. Questo conflitto non concerne, come avveniva in passato, la teoria e i principi generali, ma, per così dire, la prassi cultuale. Anche la scienza, infatti, come ogni religione, conosce forme e livelli diversi attraverso i quali organizza e ordina la propria struttura: all’elaborazione di una dogmatica sottile e rigorosa corrisponde nella prassi una sfera cultuale estremamente ampia e capillare che coincide con ciò che chiamiamo tecnologia. Non sorprende che protagonista di questa nuova guerra di religione sia quella parte della scienza dove la dommatica è meno rigorosa e più forte l’aspetto pragmatico: la medicina, il cui oggetto immediato è il corpo vivente degli esseri umani. Proviamo a fissare i caratteri essenziali di questa fede vittoriosa con la quale dovremo fare i conti in misura crescente.

Il primo carattere è che la medicina, come il capitalismo, non ha bisogno di una dogmatica speciale, ma si limita a prendere in prestito dalla biologia i suoi concetti fondamentali. A differenza della biologia, tuttavia, essa articola questi concetti in senso gnostico-manicheo, cioè secondo un’esasperata opposizione dualistica. Vi è un dio o un principio maligno, la malattia, appunto, i cui agenti specifici sono i batteri e i virus, e un dio o un principio benefico, che non è la salute, ma la guarigione, i cui agenti cultuali sono i medici e la terapia. Come in ogni fede gnostica, i due principi sono chiaramente separati, ma nella prassi possono contaminarsi e il principio benefico e il medico che lo rappresenta possono sbagliare e collaborare inconsapevolmente con il loro nemico, senza che questo invalidi in alcun modo la realtà del dualismo e la necessità del culto attraverso cui il principio benefico combatte la sua battaglia. Ed è significativo che i teologi che devono fissarne la strategia siano i rappresentanti di una scienza, la virologia, che non ha un luogo proprio, ma si situa al confine fra la biologia e la medicina.» (Giorgio Agamben La medicina come religione. Quodlibet)

André Comte-Sponville

André Comte-Sponville, filosofo materialista, razionalista e umanista, è un ex allievo dell’École normale supérieure de la rue d’Ulm, dove conobbe e fu amico di Louis Althusser. «Filosofare, scrive Comte-Sponville, è pensare la propria vita e vivere il proprio pensiero». Sul piano epistemologico, Comte-Sponville è vicino al razionalismo critico di Karl Popper mente in politica Comte-Sponville si definisce socialdemocratico o liberale di sinistra. Non spera nello Stato per creare la ricchezza, né sul mercato per creare la giustizia. André Comte-Sponville in un’intervista al giornale belga « Le Temps » intitolata «Laissez-nous mourir comme nous voulons!» (“Lasciateci morire come vogliamo!”) denuncia il fatto che in Francia “ci si preoccupi sempre più di salute e sempre meno di libertà.[…] l’ordine sanitario rimpiazzi l’ordine morale […] si affondi nel sanitariamente corretto come ci siamo inabbissati nel politicamente corretto […] la salute rappresenta un bene, forse anche supremo, ma non un valore che deve regolare le nostre società e le nostre decisioni politiche […] e seguendo nuovamente l’insegnamento di Montaigne, afferma che lo scopo dell’esistenza non è di evitare di soffrire ma di approfittare della vita e di rallegrarsene’’ Anche dirà: “Deploro il pan-medicalismo, questa ideologia che attribuisce tutto il potere alla medicina (Deploro il pan-medicalismo, questa ideologia che attribuisce tutto il potere alla medicina) …L’incertezza è sempre stata il nostro destino. La lotta tra umanità e microbi non è nuova e questa malattia non è la fine del mondo. Nei tempi antichi, era anche peggio.( L’incertitude est notre destin, depuis toujours. Le combat entre l’humanité et les microbes ne date pas d’hier, et cette maladie n’est pas la fin du monde.)

Fine prima parte

seconda parte il 27 maggio  

Apostolos Apostolou

Scrittore e Prof. di Filosofia

 

                                                                                                     




FONDAZIONE TEATRO LIRICO GIUSEPPE VERDI DI TRIESTE – IL MINISTRO FRANCESCHINI NOMINA STEFANO PACE SOVRINTENDENTE

Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini ha nominato
Stefano Pace Sovrintendente della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste a
partire dal 20 maggio 2020, ratificando la proposta unanime presentata dal Consiglio
d’Indirizzo della Fondazione, insediatosi il 18 maggio scorso, presieduto dal Sindaco
Roberto Dipiazza ,e del quale fanno parte l’Avv. Andrea Melon (vicepresidente), la
Dott.ssa Rosaria Marchese, il Dott. Gianfranco Nobile e il Dott, Massimiliano Ciarrrocchi.
Per Stefano Pace è il secondo mandato da Sovrintendente del Teatro Verdi, incarico che
ha già ricoperto dall’Aprile 2015, dopo una lunga carriera in diversi ruoli di direzione nei
maggiori teatri d’opera in Europa.