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Vinicio Capossela in concerto a Pordenone – 6 Dicembre 2012

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Capossela si presenta al pubblico del Deposito Giordani con un cappello rosso e lunghi baffi rebetici (finti), perché “un uomo senza baffi è come una donna con i baffi”. Persone di tutte le età affollano il Deposito per ascoltare l’istrionico cantautore nella sua veste rebetica. Sette musicisti sul palco, tra cui l’eccezionale Manolis Pappos, virtuoso del bouzouki. L’accoglienza è calorosa, l’esordio travolgente con “Misirlou”, antica canzone greca nota ai più nella versione surf rock di Dick Dale. Capossela ci vuole proporre la sua “ginnastica per la parte sovversiva”: è questo il rebetiko, musica ribelle dai bassifondi della Grecia. I primi brani sono all’insegna del ritmo, ma il pubblico è un po’ statico, persino nelle prime file.
Capossela si siede al “piano-bar”, si versa un bicchiere, si accende una sigaretta e fa il Tom Waits sulle note di “Contratto per Karelias”.

È il momento poi delle canzoni politiche, con le interpretazioni di “Lavorare con lentezza” dell’anarchico Enzo Del Re e di “Oi prothipourgoi” (“I primi ministri”) di Márkos Vamvakáris, padre del rebetiko. Sulla struttura di quest’ultimo brano i musicisti trasformano il blues di “Quello che non ho” di De André in uno zeibekiko, danza in 9/8. È quindi l’ora del romanticismo: “Non è l’amore che va via”, “Pena de l’alma” e la prima parte del concerto si chiude con una coinvolgente esecuzione di “Scivola vai via”.

Al rientro Capossela ci presenta i musicisti cantando “Eh Cumpari”, canzone tradizionale siciliana. Dopo un divertente intermezzo, dedicato a San Nicola (che si festeggia in questi giorni), per un attimo ci lasciamo alle spalle i tempi dispari e i ritmi frenetici e ascoltiamo Vinicio nella sua versione più intimista, che al piano ci affascina con “Ovunque proteggi”. Siamo vicini alla conclusione: per affrontare gli ultimi due brani, “Brucia Troia” e “Il ballo di San Vito”, Capossela si trasforma in Minotauro. Indossa un cappotto di pelle di pecora e per completare la metamorfosi veste in volto la maschera in legno dei Boes di Ottana. In preda a delirio mistico il cantautore urla, sussurra, si dimena furiosamente mostrando tutta la sua teatralità. Il ritmo ossessivo dei due brani e l’incredibile presenza scenica dell’autore trascinano il pubblico, finalmente, in un ballo concitato.

MUSICISTI

Vassilis Massalas – chitarra e baglamas
Ntino Chatziiordanou – fisarmonica e organo Farfisa
Dimitri Emmanouil – percussioni
Manolis Pappos – bouzouki
Alessandro “Asso” Stefana – chitarra
Glauco Zuppiroli – contrabbasso

SCALETTA

Misirlou
Gymnastika
Il pugile sentimentale
Contrada Chiavicone
Maraja
To minore to tekies
Contratto per Karelias
Corre il soldato
Non trattare
Lavorare con lentezza
Oi prothipourgoi/Quello che non ho
Abbandonato
Non è l’amore che va via
Pena de l’alma
Rebetiko Mou
Atakti
Scivola vai via

Eh Cumpari
Santo Nicola è arrivato in città
Ovunque proteggi
Sante Nicola
Brucia Troia
Il ballo di San Vito

Federico Munini

© Riproduzione riservata

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