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UNO SPETTACOLO DA NON PERDERE: “IL NOSTRO ENZO – RICORDANDO JANNACCI” 27-28-29 APRILE 2016 – MONI OVADIA – TEATRO MIELA DI TRIESTE

UNO SPETTACOLO DA NON PERDERE: “IL NOSTRO ENZO – RICORDANDO JANNACCI” 27-28-29 APRILE 2016 – MONI OVADIA – TEATRO MIELA DI TRIESTE

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In scena al teatro Miela di Trieste fino a venerdì 29 aprile alle 21.00 lo spettacolo di Moni Ovadia che rende omaggio ad Enzo Jannacci.

 

Intenso e di lunga data il rapporto di Moni Ovadia con la città giuliana che considera un pò sua: Triestini sono molti amici ed artisti che considera suoi maestri, apprezza molto anche il dialetto locale in cui talvolta si esprime, recitando poesie di autori locali.

Numerosissimi gli spettacoli ospitati negli anni a Trieste (irresistibili le storielle yiddish interpretate in svariate occasioni).

Tra le tante identità di Moni Ovadia (nato in Bulgaria nel 1946 da una famiglia ebraico-sefardita e trasferito presto a Milano) molto forte è quella milanese, di cui parla il dialetto, apprezza la cultura di cui considera Enzo Jannacci il più grande interprete.

In questi giorni ad omaggiare il grande cantautore milanese lo troviamo affiancato ad un mostro da palcoscenico: Alessandro Nidi.

Nello spettacolo i talenti dei due poliedrici artisti presenti sul palco si fondono, si integrano fino a formare un’unica entità eccezionalmente non comune e ci trasportano nella Milano degli umili, dei diseredati, di quel popolo variegato delle fabbriche, dei mestieri inconsueti, quel popolo brulicante di culture e idiomi che popola il ventre delle città, quel  centro storico dall’ architettura delle ringhiere come nelle più remote periferie, della Milano capitale economica, della Milano operaia degli anni ‘50-‘70 attraverso la poesia di uno dei più grandi poeti dialettali del secolo scorso, Enzo Jannacci che con le sue canzoni cariche di ironia e di passione, spesso storie piccole, di emarginati e dimenticati, ama far diventare eroi romantici e disperati.

Nello spettacolo in scena viene sottolineata da Ovadia l’importanza del dialetto, lingua di comunicazione primaria identitaria del gruppo che serve a parlare delle cose di tutti i giorni. Esso possiede un’innegabile forza espressiva e descrittiva genuina che deriva dalla sua vicinanza alla vita di ogni singolo, del suo sentire, del suo viverla quotidianamente nel proprio spazio, sia fisico che ancor più culturale e sociale, per cui con esso è più facile esprimere e condividere sentimenti, valori, culture, speranze, disagi e piaceri.

Il dialetto consente di ripercorrere i sentieri della socialità oggi sempre più inquinati dalla freneticità della vita contemporanea, a differenza della lingua primaria, basata sul puro significato letterale delle parole comuni a tutti riportate e codificate in un dizionario.

Infatti è molto più ampio e complesso il dialetto che in un suono, in un accento, in un’intonazione e inflessione vocale, comunica al suo simile un intero pensiero, un elaborato concetto, difficilissimo se non impossibile trasmettere con la lingua ufficiale. Miracolo possibile solo tra chi ha in comune la propria storia, la cultura comune, il comune sentire.

Il dialetto è l’espressione di un popolo, è come un abito fatto su misura, è come una spugna che assorbe e restituisce fatti, episodi, storia, luoghi, persone con profilo e identità precisi, ma soprattutto con un’anima.

Enzo Jannacci viene associato, a buon diritto, tra i maggiori poeti-cantori in vernacolo e Moni Ovadia, da uomo di attento acume locandina OVADIA 2016culturale quale è, quasi a sottolineare l’universalità dell’argomento, non poteva non associarlo al grande poeta palermitano Ignazio Buttitta, che affermava in modo perentorio che la perdita della propria lingua primaria degrada l’essere umano a livello di schiavitù.

 

Nell’aprile 2013, quando venne a mancare il cantautore milanese, Moni Ovadia scrisse su “La Stampa”:

«Il suo talento di musicista si esprimeva al meglio nel jazz come nel rock, ma la fonte più intima della sua prodigiosa ispirazione era l’humus poetico-culturale delle periferie urbane e specificamente quelle della sua Milano. La “capitale morale”, quando Jannacci fece la sua comparsa sulle scene della canzone e del cabaret, era una metropoli industriale in pieno ed impetuoso sviluppo, dava lavoro, chiamava gli immigrati dalle periferie meridionali orientali ed isolane dello Stivale. Ma la stessa orgogliosa città, albergava nei suoi interstizi e nei suoi sottofondi, la povera gente, i disperati, i fuori di testa, gli esclusi, i sognatori senza voce, i terroni, gli abbandonati dall’amore e dalla vita, le puttane navi scuola da strada e da cinema. Di tutti questi poveri cristi, lui è stato il cantore assoluto. Jannacci ne ha colto, incarnato e raccontato la storia, le emozioni, i sentimenti e la vita vera. Di quel popolo ha interpretato la malinconica, maleducata e balorda grazia, ha rivelato che la poesia dei luoghi, fiorisce nei gesti impropri e sgangherati degli ultimi fra gli ultimi, nella loro grandiosa lingua gaglioffa e sfacciata. Enzo non era nato povero cristo, aveva fatto ottimi studi in ogni senso, ma quella condizione l’aveva incorporata con arte alchemica».

 

Jannacci non si è limitato al vernacolo, con la sua capacità di essere comico, stralunato, drammatico, appassionato, romantico, ironico, attore e autore, cantante e cabarettista, scrittore e inteprete. E’ stato capace di rappresentare un’Italia in grado di essere creativa e solidale, impegnata e divertente, piccola e grande nelle sue miserie e nei suoi splendori.

 

In questo spettacolo lo stesso Moni Ovadia, coi suoi toni vocali graffianti, nell’intonazione a volte quasi sgraziata, interpreta i brani di Jannacci confermandosi ancora una volta eclettico e curioso sperimentatore, singolare protagonista del teatro e in particolare del teatro musicale contemporaneo.

Ne coglie così in pieno la grandezza, accompagnato al pianoforte dal notevole talento del Maestro (chiamarlo semplicemente pianista è molto riduttivo) Alessandro Nidi, compositore e arrangiatore di musiche originali di alto valore e di amplissime atmosfere.

 

L’attore alterna alla musica il contrappunto di un fluire di pensieri, ricordi, racconti.

Eseguiti brani indimenticabili come “Vengo anch’io, no tu no”, “L’Armando”, “El purtava i scarp del tennis”, brani in dialetto, ma non solo, anche una suite per piano.

 

Uno spettacolo da non perdere.

 

 

IL NOSTRO ENZO – RICORDANDO JANNACCI

 

voce Moni Ovadia
pianoforte Alessandro Nidi
produzione Promo Music

al 27 al 29 aprile 2016 – ore 21

Teatro Miela – Trieste

 

Organizzazione:

Il Rossetti Teatro Stabile del FVG / Bonawentura

 

http://www.ilrossetti.it/scheda_altripercorsi.asp?RecordID=5310

 

http://www.miela.it/default.asp?pag=evento&id=4821

 

About Massimo Fabris

Nasce e vive a Trieste, dove consegue la laurea specialistica in Giurisprudenza. Impiegato nel settore privato. Appassionato di fumetto, letteratura, cinema, musica e teatro.

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