UN SANREMO RIVOLUZIONARIO?

Non ci interessa darvi la classifica di chi vince  o perde il festival “nazionalpopolare” ne sapere chi indici di ascolto ha raggiunto la trasmissione su RAI 1  del 63° Festival della Canzone Italiana. Sono notizie da un mese riempiono le prime pagine di rotocalchi e quotidiani. E’ strano come in un continuo clima di crisi e di mancanza di futuro e lavoro per una buona massa dei cittadini italiani tutti si accaniscano ancora a distrarre la gente con le canzonette. A parte il livello artistico e professionale di vera rottura esibita quest’anno dal Festival altro non c’è. Poca politica perché siamo ad una settimana dal voto e non è possibile parlare di scelte. Poca “crisi” perchè comunque sarebbe campagna politica. Un poco di attenzione al problema del “femminicidio” e della violenza sulle donne. E finalmente poche donne sul palco sia nella scelta di Fazio di avere al suo fianco solo la Luciana Littizetto e non fatalone vallette tutta bellezza e poco cervello e sia sul podio dove dopo la finale dell’anno scorso tutta “made Amici e De Filippi”  è stata stravolta da un vincitore proveniente da Xfactor (concorrente della De Filippi) e da un grande anzi grandissimo Elio e le Storie Tese , che con la loro canzone hanno perfino vinto il premio della critica Mia Martini. Qualcosa è forse cambiato quest’anno e la grossa percentuale d’ascolto di tutte le serate, una volta di più dimostra che non è necessario essere banali e usare argomenti da TV spazzatura per ottenere audience. Forse dopo un ventennio di berlusconismo e di televisione spazzatura un moto di rivolta e un conato liberatorio ha contagiato lo spettatore medio della televione pubblica. Il Festival è finito, ma quello che alla fine rimane,  è un dato molto importante, una svolta moto significativa nel percorso della nostra televisione che forse può tornare ad essere una fornace anche di cultura in barba a chi alcuni mesi fa predicava che con la cultura non si mangia. Forse chi ha professato questa fede si rendeva conto che proprio con maggior cultura la gente come Lui non avrebbe potuto più mangiare perchè la gente avrebbe cominciato a capire di esser stata gabbata per oltre due decenni.

ENRICO LIOTTI

 

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