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Trieste  DOMENICA 24 APRILE UNA LEZIONE DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO: PANAMA PAPERS

Trieste DOMENICA 24 APRILE UNA LEZIONE DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO: PANAMA PAPERS

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TRIESTE – E’ il caso del giorno per i media dell’intero pianeta e sarà certamente ricordata come l’inchiesta giornalistica del decennio: non solo perché Panama Papers ha scoperchiato nomi e meccanismi dell’industria dell’off shore e di 21 Paradisi Fiscali, dove proliferano oltre 200mila società trust e Fondazioni con decine di migliaia di clienti in tutto il mondo; ma anche per il metodo innovativo che ha richiesto l’azione coordinata di oltre 400 reporter internazionali, riuniti in un pool di giornalismo “investigativo” che ha lavorato per molti mesi all’inchiesta: ricercando, collegando, verificando e sistematizzando i nomi e i dati contenuti in 11,5 milioni di file pervenuti in prima battuta al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Panama Papers, con il racconto degli ultimi mesi di lavoro del pressnet che sta facendo tremare – e cadere – i governi europei, sarà al centro di Link 2016, Premio Luchetta Incontra, il festival dell’attualità e del

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buon giornalismo in programma a Trieste dal 22 al 25 aprile. Sarà un backstage d’autore, quello che Link proporrà al suo pubblico domenica 24 aprile, alle 20, nella Fincantieri Newsroom di Piazza della Borsa: perché per la prima volta intorno a Panama Papers si confronteranno, in un appassionante one to one con la platea triestina, i tre giornalisti che hanno firmato le “carte” italiane dell’inchiesta per il settimanale L’Espresso, unico partner italiano dell’Icij, l’International consortium of investigative journalists. Vittorio Malagutti, caporedattore all’Espresso, Paolo Biondani, firma d’inchiesta e di cronaca giudiziaria per lo stesso settimanale e Leo Sisti, che dopo vari decenni all’Espresso è rimasto collaboratore di riferimento ed è direttore esecutivo di

imageInvestigative Reporting Project Italy, saranno protagonisti a Link dell’incontro su Panama Papers: «l’occasione per una vera e propria lezione di giornalismo investigativo – spiega la curatrice di Link Francesca Fresa – e al tempo stesso un gate privilegiato per entrare nella notizia e in un format che ha probabilmente tracciato il futuro del giornalismo d’inchiesta, nel mondo globalizzato. Abbiamo accolto con entusiasmo l’opportunità di questo incontro, in aggiunta al cartellone già presentato dell’edizione 2016 del festival: attualità e buon giornalismo sono il leitmotiv di Link e sintetizzano perfettamente il lavoro alla base dei Panama Papers, e il suo effetto dirompente in Europa e nel mondo». «In Italia abbiamo cominciato a lavorare sui Panama Papers a inizio 2016 – spiega Vittorio Malagutti – con un pool ristretto di cui, insieme a me e Paolo Biondani, sono stati riferimento Leo Sisti, che è anche collegamento italiano con l’Icij, e i giornalisti Stefano Vergine e Gloria Riva. Lavorare in rete significava confrontarsi quotidianamente con centinaia di colleghi impegnati contestualmente in tutto il mondo: anche in Uruguay, Brasile, in Giappone e in Asia, persino in Russia, malgrado l’altissimo rischio personale della mission in quel Paese. Certo, su Putin, personaggio ‘globale’, hanno lavorato colleghi di molte redazioni nel mondo, ma il collega russo ha fornito il lavoro di base rispetto a nomi e collegamenti che potevano risultare meno significativi per chi non lavora sul campo, a Mosca. E pare che il regime gli abbia già fatto arrivare i ‘complimenti’ per l’inchiesta: le prime intimidazioni sono state puntualmente recapitate. A noi, per il momento sono arrivate letteracce dagli avvocati e l’eco infastidita di nomi eccellenti coinvolti nell’inchiesta, a cominciare da Montezemolo». Già, ma come si è davvero lavorato su Panama Papers e quali conseguenze porterà lo tsunami mediatico? «Investigare sui nomi italiani significava soprattutto contestualizzarli – osserva ancora Malagutti – l’elenco non aveva solo ‘protagonisti’ eccellenti, c’erano soprattutto nomi sui quali approfondire i collegamenti e la rete che aveva portato verso l’offshore. Un vero lavoro investigativo, di cui abbiamo dato preciso alert: inviando a tutti una mail in cui segnalavamo che il loro nome era comparso in un’inchiesta su società off shore, chiedendo dunque spiegazioni e dettagli per il servizio al quale stavamo lavorando». Le reazioni? «C’è chi non ha mai risposto, come Montezemolo, chi ci ha fatto scrivere dagli avvocati, come Barbara D’Urso, chi ha mandato spiegazioni surreali, chi ha ammesso e minimizzato. Da venerdì saremo in edicola sull’espresso con nuovi nomi: una volta che la magistratura e l’Agenzia delle Entrate avranno acquisito gli elenchi, scatterà la verifica, caso per caso, fra lecito e illecito: fra chi ha dichiarato, inserendo la sua società nello scudo fiscale o nella voluntary disclosure, e chi ha omesso. In Inghilterra la vedo dura per Cameron: l’imbarazzo è anche politico, si era caratterizzato per una battaglia fortissima di trasparenza dei paradisi fiscali associati alle British Virgin Island. Essendo Cameron un grande sostenitore Ue, il rischio è che il 23 giugno l’elettorato inglese possa spingere per l’uscita dall’Unione. In Italia non sono coinvolti politici di rilievo: certo mi aspetto a breve una importante intervista a Carlo Verdone in cui la sua immagine possa rigenerarsi. Chissà, magari è stato solo mal consigliato … ».INFO: www.premioluchetta.it Promosso nell’ambito della 13^ edizione del Premio Giornalistico internazionale Marco Luchetta, istituito dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, Link 2016, organizzato da Prandicom, vede quest’anno il pieno sostegno di Fincantieri assieme al contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune e della Camera di Commercio di Trieste. Hanno collaborato all’edizione 2016 l’Ordine dei Giornalisti FVG e la FNSI, media partner Radiounorai, RaiNews 24, Rai TGR, Rai FVG e Il Piccolo.

About Enrico Liotti

Giornalista Pubblicista dal 1978, pensionato di banca, impegnato nel sociale e nel giornalismo, collabora con riviste Piemontesi e Liguri da decenni.

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