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Titanic: 100 anni dal dramma di quella notte

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Alle ore 2.20 della notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 i 700 sopravvissuti videro dalle scialuppe quella scritta sulla poppa, RMS TITANIC-LIVERPOOL scomparire nel buio dell’oceano. Quel giorno morirono più di 1.500 persone a largo dell’isola canadese di Terranova in seguito alla collisione del transatlantico britannico con un iceberg. La compagnia di navigazione White Star Line presieduta da Joseph Bruce Ismay e finanziata dal miliardario americano John Piermont Morgan (fondatore della “JPMorgan & Co”) progettò la costruzione di tre lussuosissime navi, Olympic, Titanic e Britannic
per le traversate transoceaniche a collegamento tra l’Europa agli Stati Uniti d’America in concorrenza con la Cunard Line e le sue velocissime Lusitania (il cui affondamento da parte di un sommergibile tedesco il 7 maggio 1915 contribuì a spingere gli Stati Uniti d’America ad entrare nel primo conflitto mondiale) e Mauritania. Il Titanic venne costruito nei cantieri Harland & Wolff di Belfast e, nel progetto di Morgan e Ismay, doveva essere la nave più grande,
lussuosa, sicura e veloce del mondo. Raggiungeva la lunghezza di 270 metri, un’altezza di 55 metri per 46.000 tonnellate di stazza con 2 motori a vapore a 4 cilindri da 30.000 cavalli e un motore a turbina da 15.000 cavalli per una velocità di 23 nodi. Partì per il viaggio inaugurale dal porto di Southampton il 10 aprile 1912 per New York e da “nave inaffondabile”, per via dei compartimenti stagni costruiti nello scafo, il Titanic divenne il simbolo della folle megalomania umana ed il suo affondamento è ancora oggi uno dei più grandi disastri della storia della navigazione.

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